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	<title>blockchain &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Jul 2024 14:55:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>blockchain &#8211; Rivista Paginauno</title>
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		<title>Da grande voglio fare lo Stato</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/da-grande-voglio-fare-lo-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[neoliberismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra anarco-capitalismo e blockchain, i miliardari della Silicon Valley stanno progettando le loro smart city con sovranità politica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-80-dicembre-2022-gennaio-2023/" data-type="post" data-id="6639" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>(Paginauno n. 80, dicembre 2022 &#8211; gennaio 2023</em>)</a></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Tra anarco-capitalismo e blockchain, i miliardari della Silicon Valley stanno progettando le loro smart city con sovranità politica</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Nel 2018 Jeffrey Berns ha messo sul tavolo 170 milioni di dollari e ha comprato 67.000 acri (270 km²) di <em>nulla</em>, in Nevada: terra arida, non edificata, disabitata. Berns, comunemente definito “il miliardario delle criptovalute”, fondatore e amministratore delegato di Blockchains – azienda specializzata nei sistemi crittografici impiegati nelle criptovalute – ha dichiarato nel 2020 che in quell’area sarebbe sorta Painted Rock, una smart city a base blockchain: 36.000 residenti programmati, case, scuole, spazi commerciali e aziende, una criptovaluta interna e servizi cittadini erogati su struttura blockchain. Perché funzioni, ha affermato Berns alla BBC, “è necessario un nuovo modello di governo locale”: istituzioni politiche autonome da quelle del Nevada (1). </p>



<p>Nel febbraio 2021 il governatore Democratico dello Stato, Steve Sisolak, ha annunciato la proposta di legge <em>Innovation Zones</em>, destinata alle aziende dei settori Internet of Things, robotica, intelligenza artificiale, blockchain, tecnologia wireless e green: le società in possesso di almeno 50.000 acri di terreno non edificato e disabitato – all’interno di un’unica contea e al di fuori da città o paesi – con una disponibilità finanziaria di 250 milioni di dollari e un piano di investimento per un miliardo in dieci anni, avrebbero potuto costruire città e governarle autonomamente. “Le zone inizialmente opererebbero all’interno della contea locale in cui si trovano”, ha dichiarato Sisolak, “ma alla fine sarebbero in grado di assumerne le funzioni e diventare un <em>ente governativo</em> indipendente”: avrebbero un consiglio di sorveglianza di tre membri, scelti dall’azienda, con gli stessi poteri di un consiglio di commissari di contea, e il governo autonomo avrebbe l’autorità, “per esempio, di imporre tasse, formare distretti scolastici e tribunali di giustizia, e fornire servizi governativi” (2). Il piano non è andato in porto: la proposta di legge si è insabbiata nel Parlamento del Nevada e il 30 settembre 2021 Berns ha ritirato il programma, lamentandosi del mancato supporto politico (3). Ma Painted Rock non è l’unico progetto in piedi.</p>



<p>Nel 2017 Bill Gates, tramite la Cascade Investment, ha pagato 80 milioni di dollari per quasi 25.000 acri (100 km²) di deserto disabitato, in Arizona. Obiettivo: costruire Belmont, una smart city pianificata per 200.000 abitanti, destinata a “una comunità lungimirante, con una spina dorsale di comunicazione e infrastruttura che abbraccia la tecnologia all’avanguardia, progettata attorno a reti digitali ad alta velocità (5G), data center, nuove tecnologie di produzione e modelli di distribuzione, veicoli autonomi e hub logistici autonomi”, interamente digitale, dai servizi governativi, ai trasporti urbani alla produzione alimentare; un funzionamento automatico complessivo che solo la blockchain può garantire (4). A ottobre 2020 sono stati comprati altri 2.800 acri (5). Del progetto non si sa altro, perché dopo la fuoriuscita della notizia sull’acquisto del terreno le informazioni sono state tenute riservate. Lo stesso coinvolgimento di Gates è stato inizialmente taciuto, finché una ricerca giornalistica su dati societari e registri delle proprietà non l’ha svelato.</p>



<p>Peter Thiel – creatore di Paypal, tra i primi investitori di Facebook e fondatore nel 2003 di Palantir, importante azienda di big data attiva nell’ambito militare e di sicurezza, appaltatrice di Pentagono, Cia e Dipartimento di Stato USA – ha invece investito quasi 9 milioni di dollari in Pronomos Capital, una società di venture capital che si concentra esclusivamente su startup come Bluebook Cities (6): fondata nel 2019, sta lavorando al progetto “Praxis”. Il sito (<a href="https://www.praxissociety.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.praxissociety.com/</a>) dà l’idea della visione generale: con una narrazione epica si definisce un movimento di moderni pionieri che vogliono costruire una smart city, all’interno della quale una comunità di membri facoltosi – 10.000 nella prima fase, poi a crescere: “10.000 residenti con un tenore medio di vita di oltre 2 milioni di dollari rappresentano collettivamente oltre 20 miliardi di dollari di valore della città” – vivrà in uno Stato con <em>sovranità politica</em>, con una criptovaluta e una criptoeconomia a base blockchain. L’ubicazione è ancora da scegliere, potrebbe essere “da qualche parte nel Mediterraneo” (7): “collaboreremo con un governo ospitante” si legge sul sito, “per creare una giurisdizione speciale”.</p>



<p>Anche Elon Musk, a marzo 2021, ha dichiarato di voler costruire Starbase, una smart city che vuole inglobare e riprogettare il villaggio di Boca Chica, nel Texas, dove attualmente ha sede la base spaziale Space X. La stampa statunitense la definisce una “città privata con leggi proprie”, ma dalle informazioni a oggi disponibili sembra più un allargamento della struttura aziendale di Space X e meno una città vera e propria, aperta a residenti.</p>



<p>Infine c’è Telosa. Uscita nel 2021 dall’immaginazione di Marc Eric Lore, il miliardario “mago dell’e-commerce” che ha portato Walmart a diventare il secondo sito di shopping online dopo Amazon, questa città del futuro dovrebbe essere costruita in una zona desertica degli Stati Uniti ancora da definire: “La prima fase di costruzione, che ospiterà 50.000 residenti su 1.500 acri, ha un costo stimato di 25 miliardi di dollari; l’intero progetto dovrebbe superare i 400 miliardi, con la città che raggiungerà 150.000 acri (600 km², <em>n.d.a.</em>) e la popolazione target di 5 milioni entro quarant’anni”, si legge sul sito (<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.cityoftelosa.com/" target="_blank">www. cityoftelosa.com/</a>). Interamente ecosostenibile e con una produzione alimentare autosufficiente, non è del tutto chiara la governance. Lore parla di “equitismo, una nuova e più giusta fase del capitalismo”: rispolverando una teoria economica del 1879 proposta da Henry George, propone “la creazione di una fondazione privata fondiaria, proprietaria del terreno, che utilizzerà il reddito generato dalla rivalutazione della terra stessa (grazie alla costruzione e vendita di case, infrastrutture, edifici ecc., <em>n.d.a.</em>) per finanziare i servizi sociali della città”. Una sorta di nuovo contratto sociale, la cui cittadinanza dipende quindi dalla capacità economica dell’individuo di acquistare una casa. Questa condivisione della ricchezza generata dalla fondazione, afferma Lore, “ricalca il modello delle startup digitali, dove i dipendenti vengono pagati con <em>stock option”</em>. L’organo di governo della città sarà una sorta di “consiglio di amministrazione” eletto direttamente dai residenti tramite voto elettronico e blockchain. “Non stiamo solo costruendo una città, stiamo creando un nuovo modello per la società”, ha dichiarato Lore.</p>



<p>Folli visionari del Big Tech? Non proprio. È più una tendenza, che prova a muovere i primi passi su base locale. Anarco-capitalismo e nuove tecnologie, privatizzazioni ed esternalizzazioni di funzioni statali e cambiamento nella percezione collettiva dell’immagine e del ruolo delle imprese, sono il terreno su cui l’idea ha messo radici e la visione ha iniziato a concretizzarsi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Anarco-capitalismo</h4>



<p>Come tutti i pensieri politici, anche l’anarco-capitalismo ha correnti al proprio interno, che vanno dall’idea di uno Stato minimo fino a visioni più radicali. Se prendiamo queste ultime, e tralasciando il quadro economico e filosofico sui quali poggia storicamente e culturalmente, l’anarco-capitalismo è la dottrina secondo la quale una società capitalistica del tutto <em>priva di Stato</em> è economicamente efficiente e moralmente desiderabile. La società così strutturata non ha governo, parlamento, magistratura, polizia, forze armate né qualsivoglia istituzione pubblica: interamente basata sulla proprietà privata, vede le imprese competere sul libero mercato per offrire <em>tutte</em> le merci e <em>tutti</em> i servizi che la società stessa richiede.</p>



<p>Qualche dettaglio pratico.</p>



<p>Ciò che individuiamo come welfare pubblico (sanità, previdenza, disoccupazione, istruzione&#8230;) è venduto al singolo cittadino da aziende private, sotto forma di servizio o assicurazione; non esiste suolo pubblico, sia esso un terreno, un fiume, un lago&#8230; le infrastrutture (strade, piazze, ponti, acquedotti, aeroporti, rete digitale&#8230;) sono costruite da imprese private, che ne affittano alle singole persone il diritto di utilizzo, passaggio o sosta, oppure ne vendono la proprietà (anche in regime di comproprietà, come la strada che porta a un complesso abitativo acquistata dai proprietari degli appartamenti); polizia, tribunali e carceri sono gestiti da società private di sicurezza: fermo restando il diritto riconosciuto a ciascuno a difendere <em>da solo</em> la propria persona e la propria proprietà <em>con ogni mezzo</em>, il singolo individuo acquista servizi da una compagnia di sicurezza privata per prevenire o reprimere azioni a suo danno (funzione di polizia), e accetta di rimettersi alla stessa compagnia nel caso in cui si rendesse lui stesso colpevole di violenza contro persone o proprietà (funzioni di tribunale e carcere); queste stesse compagnie lo difenderanno anche in caso di attacchi da parte di entità straniere, svolgendo la funzione delle forze armate. Alla base di tutto, un ordine sociale strutturato su un <em>diritto naturale oggettivo</em> che postula nulla più del diritto alla proprietà privata e alla libertà individuale, propria e altrui; su tale diritto viene a costruirsi <em>spontaneamente</em> un corpus di leggi, date dal diritto consuetudinario e dalla giurisprudenza dei tribunali privati.</p>



<p>È evidente che nel pensiero anarco-capitalista l’unità di base è il singolo individuo e tutto si compra e si vende, nella convinzione che il comportamento interessato di soggetti egoisti produca una cooperazione spontanea, efficace e auto-regolatrice. È stabilita l’uguaglianza formale degli esseri umani sul piano giuridico, ma è altrettanto postulato il darwinismo sociale: non esistono reti a supporto, chi è privo di denaro, perisce. Al punto che pur ammettendo mecenatismo e beneficenza come meccanismi privati volontari di produzione di beni pubblici, si afferma l’illegittimità di ogni politica distributiva – le imposte statali sono considerate un furto – in base al diritto alla libertà individuale: l’obbligo di aiutare gli altri è coercitivo rispetto alla libertà individuale, dunque non può esistere.</p>



<p>Jeffrey Berns di Painted Rock, “il miliardario delle criptovalute” sopra citato, colui che apparentemente si è maggiormente avvicinato alla realizzazione in Nevada della sua smart city con sovranità politica e a base blockchain, ha dichiarato alla BBC: “Non sono antigovernativo, ma penso che il governo abbia ficcato troppo il naso nei nostri affari”. Aggiungendo che la struttura decentralizzata della blockchain può finalmente creare “un posto” dove lo Stato non possa avere il potere di “interferire” nella vita delle singole persone.</p>



<p>La blockchain è infatti stata il punto di svolta: ha segnato il passaggio dell’anarco-capitalismo dall’utopia (!) alla possibilità concreta.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Blockchain</h4>



<p>L’anarco-capitalismo scorre nelle vene della Silicon Valley fin dall’insediamento della prima azienda tecnologica. Non è un caso che il progetto della rete blockchain e del bitcoin nasca nel 2008 all’interno della comunità hacker californiana, con il manifesto<em> Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System</em> a firma Satoshi Nakamoto – uno pseudonimo di cui tuttora non si sa con certezza a chi corrisponda, nemmeno se si tratti di un singolo o un collettivo –; il documento contiene i principi e il codice di un software open source in grado di creare la prima criptovaluta digitale decentralizzata, che si sottrae al potere delle banche e al concetto politico di sovranità monetaria come monopolio statale (8).</p>



<p>Il punto debole dell’anarco-capitalismo è sempre stato il presupposto di uno stato di natura più vicino a Locke che a Hobbes: non il <em>b</em><em>ellum omnium contra omnes</em> ma uomini predisposti alla giustizia e alla pace, dotati di una <em>Ragione</em> che insegna loro uguaglianza, indipendenza e rispetto dell’altrui libertà e proprietà. Certo l’innesto, nella visione politica, dell’egoismo economico di Adam Smith, ha dato maggiore solidità alla convinzione di un ordine sociale spontaneo pacificato – più di quanto potesse fare una lettura idilliaca della natura umana – ma non ha risolto il problema della fiducia/garanzia a tutela, su cui si basano le relazioni sociali: lo ha fatto la tecnologia digitale.</p>



<p>La blockchain va ben oltre la capacità di creare una criptovaluta: è in grado di eliminare la necessità di qualsivoglia istituzione o organizzazione, ufficialmente riconosciuta, che si ponga come garante di legittimità e legalità nelle più diverse attività sociali, si tratti di una banca centrale per la moneta a corso legale, di un ministero per la certificazione di una votazione, di una università per l’autenticazione di titoli accademici, di un pass digitale per accedere a luoghi, esercitare diritti ecc. Grazie alla crittografia, alla rete decentralizzata e alla struttura a blocchi, la blockchain elimina la possibilità di truffe, frodi, manomissioni varie: la fiducia creata da <em>bit</em>.</p>



<p>Da Painted Rock a Belmont a Praxis a Telosa, tutte le smart city progettate dai miliardari del Big Tech citano la blockchain come struttura portante, a ragion veduta: è l’innovazione tecnologica che consente loro di implementare un nuovo tipo di <em>governance</em>, orizzontale e non verticale. Una società che possa fare a meno di autorità centrali a garanzia, gerarchiche, sia politiche che finanziarie ed economiche.</p>



<p>Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum di Davos, pubblica nel 2016 <em>La quarta rivoluzione industriale.</em> Nel prevedere “una fusione di tecnologie attraverso il mondo fisico, digitale e biologico”, una “trasformazione dell’umanità” grazie a blockchain, intelligenza artificiale, stampa 3D, robotica, computer quantistici e ingegneria genetica (“Non si tratta solo di cambiare ‘cosa’ e ‘come’ facciamo le cose, ma anche ‘chi’ siamo”), Schwab non tralascia l’aspetto politico: “I governi (<em>governments</em>, le amministrazioni pubbliche in senso ampio, <em>n.d.a.)</em>, nella loro forma attuale, saranno costretti a cambiare, poiché il loro ruolo centrale nella conduzione della politica diminuirà sempre più, a causa dei crescenti livelli di concorrenza e della redistribuzione e decentralizzazione del potere che le nuove tecnologie rendono possibile”; sopravviveranno solo se saranno in grado di farlo, afferma Schwab, abbracciando il cambiamento, ma in ogni caso “saranno completamente trasformati in una <em>cellula</em> di potere, molto più snella ed efficiente, all’interno di un ambiente di strutture di potere nuove e concorrenti”.</p>



<p>In questa visione, lo Stato è dunque avviato a perdere centralità. Tuttavia non si può dire che non abbia collaborato alla propria graduale marginalizzazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Meno Stato più mercato</h4>



<p>Il pensiero neoliberista ha dominato per trent’anni e ha ridisegnato la società e il rapporto pubblico-privato. Privatizzazioni ed esternalizzazioni hanno progressivamente svuotato lo Stato del proprio ruolo – soprattutto in Europa, dove avevamo conosciuto i ‘trenta gloriosi’. Oggi il welfare è principalmente di natura privata (in regime di accreditamento o meno) e sta prendendo piede quello aziendale; le guerre e le ‘missioni di pace’ le combattono i contractor delle Società Militari e di Sicurezza Private (<em>P</em><em>ri</em><em>vate Military and Security Compa</em><em>nies</em>, PMSC), chiamate sempre più a occuparsi anche di sicurezza interna (9); la corsa alla Luna e allo Spazio, le comunicazioni satellitari e le stazioni spaziali – ambiti sia commerciali che militari, come ci ha recentemente mostrato la guerra in Ucraina – sono sempre più dominate dai privati, da Elon Musk a Jeff Bezos (10); la tecnologia sta sgretolato monopoli statali – quello della moneta, reso obsoleto da blockchain e criptovalute – o ne sta sottraendo il reale controllo: algoritmi proprietari, di cui solo l’azienda privata fornitrice conosce il funzionamento (big data elaborati e logica di calcolo), sono già entrati nei tribunali, ‘dettano’ le sentenze e affiancano i giudici nelle decisioni dibattimentali (11), mentre intelligenza artificiale, algoritmi predittivi e telecamere a riconoscimento facciale disseminate in ogni angolo delle città stanno trasformando il modus operandi delle forze dell’ordine: non più la gestione di un evento criminale ma la prevenzione del crimine, attraverso l’identificazione di modelli, luoghi, attività e individui sospetti (12) – il pensiero va inevitabilmente a <em>Mi</em><em>nority Report</em> di Philip Dick.</p>



<p>Lo Stato ha ceduto al capitalismo parte della propria sovranità e storica legittimità – il contratto sociale e il monopolio delle forza – ben prima che i visionari anarco-capitalisti della Silicon Valley iniziassero a progettare le proprie smart city.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’impresa <em>responsabile</em></h4>



<p>Nell’accettazione di un cambiamento sociale, il passaggio simbolico è fondamentale: ai cittadini deve essere consegnata una nuova narrazione, che per essere introiettata e divenire dominate deve essere pervasiva e totalizzante, occupare ogni spazio pubblico.</p>



<p>Fino a non molto tempo fa, un’azienda era un’azienda, nulla più, e così era percepita: <em>gli affari sono affari</em>. Le persone vi si relazionavano nella consapevolezza che l’unico obiettivo di un’impresa è il conseguimento di profitti economici; le pubblicità rivendicavano la qualità dei prodotti e vendevano promesse di letizia o uno status sociale, entrambi indirizzati al <em>singolo individuo</em>; il patto sottaciuto tra il consumatore e l’azienda era: tu acquisti e sei felice, io faccio soldi aumentando fatturato e utili.</p>



<p>Da qualche anno, slogan, dichiarazioni e marketing pubblicitario hanno al centro questioni etiche e sociali, <em>collettive</em>: il cambiamento climatico, l’ambientalismo, il bene comune, le diseguaglianze di genere e/o razziali ecc. Producono documenti nei quali affermano che l’azienda deve creare benefici non solo per gli azionisti ma per tutti gli <em>stakeholder</em>: dipendenti, fornitori, clienti e soprattutto la comunità circostante. Promuovono fondazioni filantropiche che finanziano strutture e servizi sociali, escludendo i circuiti statali – come, abbiamo visto, contempla il pensiero anarco-capitalista. Una rivendicata efficienza delle imprese private contro la lenta ed elefantiaca macchina pubblica, antagonismo già utilizzato per sostenere le privatizzazioni neoliberiste, viene ora messa al servizio di una comunicazione aziendale a favore di politiche sociali e ambientali. Si tratta certamente, <em>anche</em>, di banale marketing volto ad aumentare l’apprezzamento del <em>brand</em> e dunque vendite e profitti; ciò non toglie che la nuova narrazione sia riuscita a mutare l’immagine pubblica dell’impresa e la percezione del cittadino del suo ruolo: non solo un’entità produttiva e finanziaria, squisitamente economica, anche una realtà <em>portatrice di valori</em>. In una parola, una realtà politica. Al patto sottaciuto individuale si è dunque affiancato quello collettivo, che consegna all’immaginario la visione di un mondo futuro, un modello politico di società: più giusto, più equo, più responsabile. L’azienda si fa <em>tutto</em>.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Confini</h4>



<p>La fabbrica, la società, la vita: il Capitale non può avere confini, il suo ciclo vitale è segnato dall’espansione. Deve alimentare costantemente l’accumulazione, fagocitare ogni spazio disponibile, mettere a valore ogni cosa. Sussumerà anche lo Stato? Forse non avrà, in realtà, la convenienza a farlo: svuotare progressivamente il potere politico fino a lasciarne solo un vuoto involucro utile a rappresentazioni di proscenio, può risultare economicamente e socialmente più proficuo; senza per questo rinunciare alla creazione di smart city private, riservate a facoltosi residenti. Per ora, lo Stato – <em>borghese</em>, direbbe Marx – conserva un’importante funzione: salvare il capitalismo dalle sue ontologiche crisi. Iniezioni di denaro pubblico e architettura legislativa su misura sono gli atti politici che consentono al sistema capitalistico di sopravvivere alle sue curve discendenti, e permettono il rinnovo tecnologico necessario alla continuità dei profitti: la crisi pandemica e quella energetica, la transizione ecologica e digitale, sono solo gli esempi più recenti (13). Tuttavia la visione marxiana struttura/sovrastruttura inizia a veder sfumare il confine. Non è un cambiamento di poco conto.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) <a href="https://www.bbc.com/news/world-us-canada-56409924">https://www.bbc.com/news/world-us-canada-56409924</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) <a href="https://www.reviewjournal.com/news/politics-and-government/2021-legislature/bill-would-allow-tech-companies-to-create-local-governments-2272887/">https://www.reviewjournal.com/news/politics-and-government/2021-legislature/bill-would-allow-tech-companies-to-create-local-governments-2272887/</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://thenevadaindependent.com/article/blockchains-withdraws-plan-for-innovation-zone-legislation-citing-lack-of-support-from-state-governor" target="_blank">https://thenevadaindependent.com/article/blockchains-withdraws-plan-for-innovation-zone-legislation-citing-lack-of-support-from-state-governor</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) <a href="https://www.dezeen.com/2017/11/13/bill-gates-plans-smart-city-arizona-desert-belmont-partners/">https://www.dezeen.com/2017/11/13/bill-gates-plans-smart-city-arizona-desert-belmont-partners/#</a> e <a href="https://hwy.co/bill-gates-smart-city-in-arizona/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://hwy.co/bill-gates-smart-city-in-arizona/</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) Cfr. <a href="https://www.globest.com/2020/03/05/an-update-on-bill-gates-new-smart-city-in-arizona/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.globest.com/2020/03/05/an-update-on-bill-gates-new-smart-city-in-arizona/</a></p>



<p class="has-small-font-size">6) Cfr.<a href="https://nypost.com/2021/05/10/tech-bros-next-move-private-cities-without-government-control/">https://nypost.com/2021/05/10/tech-bros-next-move-private-cities-without-government-control/</a></p>



<p class="has-small-font-size">7) <a href="https://www.curbed.com/article/inside-the-peter-thielbacked-praxis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.curbed.com/article/inside-the-peter-thielbacked-praxis.html</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) Il fatto che il bitcoin sia stato strutturato come una criptovaluta speculativa nulla toglie alla potenzialità della blockchain di creare una moneta mezzo di scambio. Per la storia del bitcoin e il funzionamento della blockchain, cfr. Giovanna Cracco, <a rel="noreferrer noopener" href="https://rivistapaginauno.it/bitcoin-tra-tecnologia-e-politica/" target="_blank"><em>Bitcoin, tra tecnologia e politica</em></a>, Paginauno n. 56, febbraio-marzo 2018 </p>



<p class="has-small-font-size">9) Per un approfondimento sul tema cfr. Giovanna Cracco, <em>Contractor e diritti umani. Dalla guerra alla pace, la privatizzazione della violenza, </em>20° Rapporto sui Diritti Globali curato da Associazione Società Informazione, Milieu Edizioni, dicembre 2022</p>



<p class="has-small-font-size">10) Per maggiori dettagli: Marcello Spagnulo, <em>L’invisibile battaglia spaziale nella guerra d’Ucraina</em>, Limes n. 7/2022, volume “La guerra grande”, luglio 2022; e volume “Lo spazio serve a farci la guerra”, Limes, dicembre 2021</p>



<p class="has-small-font-size">11) Cfr. Giovanna Baer, <a href="https://rivistapaginauno.it/usa-giustizia-artificiale-big-data-ia-e-algoritmi-predittivi-nei-tribunali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>USA: giustizia artificiale. Big data, IA e algoritmi predittivi nei tribunali</em></a>, Paginauno n. 65, dicembre 2019/gennaio 2020</p>



<p class="has-small-font-size">12) Cfr. Kate Crawford, <em>Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro delle IA</em>, Il Mulino, 2021 </p>



<p class="has-small-font-size">13) Cfr. Giovanna Cracco, <a rel="noreferrer noopener" href="https://rivistapaginauno.it/capitalismo-e-ambientalismo-la-transizione-non-ecologica/" target="_blank"><em>Capitalismo e ambientalismo. La transizione (non) ecologica</em></a>, Paginauno n. 78, giugno/settembre 2022</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Contro il Green Pass. La posta in gioco: disciplina e sorveglianza</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/contro-il-green-pass-la-posta-in-gioco-disciplina-e-sorveglianza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[controllo sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli ultimi studi su vaccini, contagiosità e immunità naturale, la blockchain europea del Green Pass con le ‘condizionalità’ che implementa e l’identità digitale, i corpi docili e la disciplina come pratica di potere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-74-ottobre-novembre-2021/" data-type="post" data-id="5522" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>(Paginauno n. 74, ottobre <em>–</em> novembre 2021</em>)</a></li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Gli ultimi studi su vaccini, contagiosità e immunità naturale, la blockchain europea del Green Pass con le ‘condizionalità’ che implementa e l’identità digitale, i corpi docili e la disciplina come pratica di potere</p></blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Il corpo è anche direttamente immerso in un campo politico: i rapporti di potere operano su di lui una presa immediata, l’investono e lo marchiano, lo addestrano, lo suppliziano, lo costringono a certi lavori, l’obbligano a delle cerimonie, esigono da lui dei segni. Questo investimento politico del corpo è legato, secondo relazioni complesse e reciproche, alla sua utilizzazione economica. È in gran parte come forza di produzione che il corpo viene investito da rapporti di potere e di dominio, ma, in cambio, il suo costituirsi come forza di lavoro è possibile solo se esso viene preso in un sistema di assoggettamento: il corpo diviene forza utile solo quando è contemporaneamente corpo produttivo e corpo assoggettato.”
Michel Foucault, <em>Sorvegliare e punire</em></pre>



<pre class="wp-block-verse">“Chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa.”
Herbert Marcuse, <em>L’uomo a una dimensione</em></pre>



<p class="has-drop-cap">Ciò che ruota attorno a Covid-19, vaccini e Green Pass andando a investire le sfere politiche, economiche e sociali, è molto ampio. Circoscrivere un’analisi a un focus è inevitabile. Su ciò che è stata la gestione politica della pandemia abbiamo già scritto ad aprile 2020 (1), e con il passare del tempo la situazione non è affatto cambiata. La novità degli ultimi mesi sono i vaccini. Non si intende qui approfondire l’intricata questione – sperimentazione, produzione, brevetti, effetti collaterali, sviluppo alternativo del protocollo per le terapie di cura ecc. – ma la campagna vaccinale italiana e l’introduzione del Green Pass, con la tecnologia blockchain e la rete europea <em>Gateway</em> che lo caratterizzano.</p>



<p>Partiamo dai punti fermi.</p>



<p>1. Vaccinazione e Green Pass sono due atti differenti. La scelta di vaccinarsi contro il virus Sars-Cov-2 tocca aspetti intimi e personali quali le ataviche paure della malattia e della morte, a cui ciascuno risponde con le proprie, insindacabili, scelte. Quanto la martellante propaganda politica e mediatica abbia alimentato ad arte <em>tutte</em> le possibili paure umane in questi quasi due anni, è un discorso che esula dalla riflessione che si vuole qui affrontare: resta l’esistenza del sentimento con cui ognuno deve scendere a patti, e la vaccinazione è uno dei patti possibili. Il Green Pass è un’altra cosa: pur vaccinandosi, si può decidere di non scaricarlo e di non utilizzarlo. Sulla sua divenuta obbligatorietà di fatto, legata all’università e al lavoro, torneremo più avanti, ma la questione focale è che vaccinazione e Green Pass sono due azioni separate, due decisioni diverse in capo a ogni persona, e la prima non implica per forza la seconda.</p>



<p>2. La libertà individuale non è assoluta: all’interno di una comunità deve fare i conti con la dimensione collettiva, ossia deve limitarsi.</p>



<p>Stabilito questo, si tratta di ragionare.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il sonno della logica</h4>



<p>Due sono gli aspetti che investono la vaccinazione: protezione personale e circolazione del virus (ossia protezione degli altri). Su questi temi, aggiungiamo altri punti fermi.</p>



<p>3. Il vaccino tutela il vaccinato dal contrarre la malattia in forma grave e quindi, in teoria, dal ricovero ospedaliero e, si spera, dalla morte. L’ultimo studio al momento disponibile (21 luglio 2021) dell’Istituto Superiore di Sanità (2) analizza le caratteristiche dei 127.044 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 (sono lo 0,21% della popolazione italiana, secondo i dati Istat): l’età media è 80 anni e, su un campione rappresentativo di ogni fascia di età, il numero medio di patologie presenti è 3,7. Sono numeri che, a distanza di 16 mesi dall’inizio dell’epidemia, confermano il dato che i decessi colpiscono gli anziani, prevalentemente con patologie, e le persone non anziane già compromesse da patologie.</p>



<p>4. Si moltiplicano studi e dichiarazioni che fissano a sei mesi la protezione degli attuali vaccini, periodo dopo il quale l’efficacia progressivamente diminuisce in modo importante. Una ricerca pubblicata su Lancet e confermata da Luis Jodar, vicepresidente senior e direttore medico di Pfizer Vaccines, afferma che dopo sei mesi l’efficacia di due dosi Pfizer decade dall’88% al 47% e che “le infezioni da Covid-19 nelle persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino sono pertanto molto probabilmente dovute alla diminuzione di efficacia e non causate dalla Delta o altre varianti che sfuggono alla protezione del vaccino” (3): da qui l’avvio della campagna per la terza dose.</p>



<p>5. Anche le persone vaccinate possono trasmettere il virus. Al momento non si hanno ancora studi con numeri definitivi, ma la contagiosità sembra essere inferiore rispetto ai non vaccinati. Quello della Oxford University del 29 settembre, pubblicato in preprint su MedrXiv (4) – quindi ancora privo della peer-reviewed – sembra essere l’ultimo e più completo studio sul tema: basato sul tracciamento di un campione di 95.716 casi indice, ha rilevato una minore contagiosità rispetto alla variante Delta del 65% per Pfizer e del 36% per AstraZeneca. Da una parte quindi si conferma che i due principali vaccini non bloccano la trasmissione, dall’altra è comunque positivo, soprattutto per il dato di Pfizer – molto meno per quello di AstraZeneca – poter ridurre la circolazione del virus. Tuttavia il tracciamento operato ha evidenziato anche che dopo appena 12 settimane (meno di tre mesi) non si misura più alcuna differenza tra vaccinati e non vaccinati nella trasmissione della variante Delta. In altre parole, i due vaccini presi in esame proteggono dal contagio per appena tre mesi. </p>



<p>Lo studio rileva inoltre che gli eventi di contatto si sono verificati “prevalentemente all’interno delle famiglie (70%), nei visitatori delle famiglie (10%), in eventi e attività (10%) e al lavoro/scuola (10%)”: ci si contagia dunque all’80% nell’ambiente domestico e solo per il 20% nei luoghi pubblici (dove ora è necessario il Green Pass). </p>



<p>Infine un dato estremamente significativo: la contagiosità degli asintomatici. Il tracciamento ha mostrato che, nel caso dei vaccinati, la trasmissibilità del virus (variante Delta) da parte degli asintomatici era ridotta del 39%; contemporaneamente però si è rilevato che “le cariche virali nelle infezioni della variante Delta che si verificano <em>dopo</em> la vaccinazione sono simili negli individui vaccinati e non vaccinati, anche se la durata dello spargimento virale può essere ridotta. Ciò mette in dubbio che la vaccinazione possa controllare la diffusione della Delta con la stessa efficacia di Alpha (la precedente variante, <em>n.d.a.</em>) e se, con una maggiore trasmissibilità, ciò spieghi la rapida diffusione globale della Delta nonostante la crescente copertura vaccinale”. Ripetiamo che è uno studio recente che attende la peer-reviewed, e quindi dati definitivi sulla questione ancora non esistono, ma indubbiamente i ricercatori sono autorevoli e il campione preso in esame è ampio.</p>



<p>6. L’immunità naturale offre una protezione più duratura rispetto ai vaccini, e la acquisiscono anche gli asintomatici e i paucisintomatici. Il 7 luglio 2021 l’Istituto Mario Negri affronta il tema (5) mettendo a confronto diversi studi internazionali, e aggiunge: “I dati ufficiali riportano che circa il 10% della popolazione italiana ha avuto una diagnosi di laboratorio di positività al SARS-CoV-2. Questa percentuale, in realtà, potrebbe essere molto più alta dato che la maggior parte delle infezioni (si stima tra l’80 e il 90%) rimane asintomatica e non viene quindi diagnosticata”. Per quanto sia una stima, è un numero impressionante; anche fosse solo il 40-50%. Perché significa, dopo 19 mesi di pandemia e tre ondate, che oggi una parte niente affatto irrilevante della popolazione – milioni di persone – è già protetta dall’immunità naturale <em>senza saperlo</em>, e altri milioni di cittadini potrebbero acquisirla entrando in contatto con il virus evitando di ammalarsi. Una immunità a lungo termine, che potrebbe durare addirittura anni grazie alle “cellule della memoria” che si rifugiano nel midollo osseo, e proteggere anche dalle varianti (quelle finora conosciute, ovviamente: non si può studiare ciò che ancora non esiste): si rimanda direttamente al link in nota per i dettagli scientifici. L’Istituto Negri evidenza inoltre che nelle persone già in possesso dell’immunità naturale la vaccinazione aumenta la protezione dal virus, ed è ovvio: produce gli anticorpi a breve – quelli che decadono dopo sei mesi circa – sommandoli alla protezione delle cellule della memoria. Ma il punto è che gli studi effettuati finora mostrano che l’immunità naturale di durata già offre, di per sé, la protezione.</p>



<p>7. Quando ragioniamo in termini di trasmissibilità/circolazione del virus, quindi, la semplice equazione “non-vaccinato = maggiore contagiosità rispetto al vaccinato” è errata: sia perché non tiene conto dell’immunità naturale già acquisita <em>inconsapevolmente</em> da milioni di persone rimaste asintomatiche nelle precedenti ondate, sia perché la minore contagiosità dei vaccinati potrebbe durare appena tre mesi (a fronte di un Green Pass che ne dura dodici). Certo il Pass viene rilasciato anche a chi ha una diagnosi di guarigione dal Covid, dunque a chi ha l’immunità naturale, ma è evidente che un asintomatico non può avere una diagnosi di guarigione da una malattia di cui non ha manifestato sintomi.</p>



<p>Tirando le somme, il vaccino protegge se stessi dalla malattia grave ma non protegge in egual misura gli altri; pur diminuendo la diffusione del virus (forse per appena tre mesi), non ne blocca la circolazione – né l’eventuale creazione di varianti –; milioni di persone hanno inconsapevolmente già acquisito una immunità naturale che li pone sullo stesso piano dei vaccinati ed è durevole (a differenza di quella data dai vaccini, a quanto pare); gli asintomatici vaccinati hanno cariche virali simili a quelle dei non vaccinati, e questo incide nella trasmissibilità del virus; la mortalità per Covid-19 colpisce i ‘fragili’, ossia anziani (prevalentemente con patologie) e non anziani già compromessi da patologie.</p>



<p>La prima considerazione è ovvia: le categorie ‘fragili’ possono proteggersi. Questo è il dato principale e positivo della vaccinazione. E significa anche, parallelamente, che non si pone alcun dilemma etico tra libertà individuale e collettività, perché le conseguenze della scelta di non immunizzarsi con il siero ricadono unicamente sulla persona che opera tale scelta: <em>l’altro</em>, che ha optato per la vaccinazione, è protetto. Dunque, come è insindacabile la decisione personale di vaccinarsi, lo è quella contraria.</p>



<p>È privo di fondamento ribattere che la mancata inoculazione è comunque un atto egoista e irresponsabile in quanto, se si contrae la malattia, si contribuisce a <em>intasare</em> gli ospedali, pesando quindi economicamente sul sistema sanitario e togliendo posti letto ad altre patologie: al di là del fatto che il ragionamento apre a una pericolosa deriva da Stato etico, che impone una condotta sanitaria ai cittadini in nome dell’utilitarismo (non fumare perché il tuo eventuale tumore ai polmoni inciderà sul sistema sanitario, non ingrassare, non bere ecc.), quanti 12enni, 20enni, 30enni, 40enni, 50enni hanno <em>intasato</em> gli ospedali nelle precedenti ondate, occupando posti letto? I dati dell’ISS (6) danno la risposta. Dal 23 febbraio 2020 al 4 ottobre 2021 (19 mesi) i ricoveri totali sono stati 433.835: appena il 17,16% hanno riguardato la fascia di età 12-50 anni (0,91% per 12-20 anni; 2,79% per 21-30 anni; 4,74% per 31-40 anni; 8,71% per 41-50 anni). Se guardiamo alle terapie intensive, negli stessi 19 mesi il totale degli ingressi è stato di 58.950: solo il 10,16% relativo a persone tra 12 e 50 anni (0,25% nella fascia di età 12-20; 0,82% per 21-30 anni; 2,41% per 31-40 anni; 6,68% per 41-50 anni). Numeri che nulla hanno intasato.</p>



<p>La seconda considerazione investe la scelta politica di mettere in atto una campagna vaccinale sull’intera popolazione sopra i 12 anni – mentre si sta studiando anche il siero per i bambini –: sulla base dei dati e dei fattori sopra analizzati, è una decisione che non ha alcun fondamento logico. Una cosa è rendere disponibile il vaccino a tutti i cittadini, dando la priorità alle categorie ‘fragili’: questo approccio consente a ognuno di fare insindacabilmente la propria libera scelta (<em>libera</em> significherebbe <em>informata</em>, l’esatto contrario della propaganda da cui siamo stati martellati, ma è un diverso discorso che qui non affrontiamo); un altro è obbligare di fatto tutta la popolazione a vaccinarsi, con l’introduzione del Green Pass – che vedremo.</p>



<p>A sostegno della inoculazione di massa si continua a portare il rapporto rischi/benefici, ma è una narrazione falsata in partenza perché mistifica i fattori di realtà fino a oggi conosciuti: anche escludendo i recenti dati acquisiti nello studio della Oxford University sopra riportato (soprattutto la decadenza del minor contagio da vaccinazione dopo 12 settimane, poi la questione degli asintomatici), da una parte abbiamo l’immunità naturale <em>duratura</em> già acquisita da milioni di persone e il loro contributo al rallentamento della circolazione del virus, dall’altra c’è l’attuale impossibilità a conoscere gli effetti a lungo termine della vaccinazione; un aspetto che non può essere messo da parte con superficiale rapidità, soprattutto per adolescenti e giovani – per non parlare dei bambini. </p>



<p>Vale la pena ricordare che l’EMA ha rilasciato a tutti i vaccini una “autorizzazione condizionata” (<em>conditional marketing authorization</em>) proprio per l’assenza delle informazioni relative ai rischi a lungo termine: Pfizer, per esempio, prevede di terminare i trial clinici il 2 maggio 2023 (7). Una criticità evidenziata sia dall’OMS (“Non sono ancora disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine e il tempo di follow-up rimane limitato” [8]) che dall’EMA (“Al momento della disponibilità del vaccino, la sicurezza a lungo termine del vaccino BNT162b2 mRNA [Pfizer] non è completamente nota […] le informazioni mancanti riguardano: dati di sicurezza a lungo termine; uso in gravidanza e durante l’allattamento; uso in pazienti immunocompromessi; uso in pazienti fragili con comorbilità […] uso in pazienti con disturbi autoimmuni o infiammatori; interazione con altri vaccini” [9]). Ora, detta brutalmente: una persona anziana può a ragion veduta ritenere poco rilevanti gli eventuali effetti a lungo termine del vaccino, a fronte di un rischio molto più concreto di malattia grave Covid-19; un adolescente o un 50enne inverte i fattori dell’equazione.</p>



<p>Certo esiste una parte di popolazione che per ragioni di salute non può vaccinarsi, ma purtroppo è un aspetto che i vaccini non hanno affatto risolto, vista la loro incapacità a bloccare la circolazione del virus. È infatti un ulteriore dato che avrebbe dovuto incentivare investimenti e attenzione sullo studio dei protocolli di cura, rimasti invece al palo: <em>i vaccini ci salveranno</em> è stato l’unico approccio sanitario, fin dall’inizio. E se gettiamo uno sguardo al domani, l’impostazione non sembra cambiare: il 4 ottobre l’Ema ha approvato la terza dose per tutti gli over18 mentre Ugur Sahin, amministratore delegato di BioNTech (in un’intervista al Financial Times), Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer (alla ABC) e Stéphane Bancel, CEO di Moderna (al quotidiano svizzero Neue Zuercher Zeitung) hanno già messo le mani avanti dichiarando in coro che il futuro sarà la vaccinazione annuale (10). Affermazione che è scappata di bocca anche a Draghi, nella conferenza stampa dell’8 aprile scorso: “Dovremo continuare a vaccinarci negli anni a venire perché ci saranno delle varianti, quindi questi vaccini vanno adattati”. Approccio valido per i ricchi Paesi che possono acquistare e pagare alle società farmaceutiche le dosi di vaccino, ovviamente: i cittadini ‘fragili’ dei Paesi poveri possono sperare e attendere (11).</p>



<p>A supporto dell’imposizione di una vaccinazione di massa non può essere richiamato nemmeno l’eventuale fattore ‘long covid’, non essendoci ancora studi in grado di fotografarlo con dati certi, e nemmeno il tema ‘varianti’: gli attuali sieri sono stati sviluppati precedentemente all’individuazione delle varianti. L’apertura della campagna vaccinale in queste condizioni è stata una scommessa: solo dopo infatti i dati hanno mostrato che i vaccini danno protezione anche dalla variante Delta. Una scelta decisamente discutibile sul piano del rapporto rischi/benefici.</p>



<p>In conclusione, la realtà che viviamo è nebulosa e illogica: nebulosa per tutto ciò che ancora non è chiaro, illogica per tutto ciò che già lo è. E anziché agire con cautela, riservare il vaccino alle categorie ‘fragili’ di <em>tutti</em> i Paesi del pianeta, informare adeguatamente i cittadini, rafforzare la sanità di territorio e lo studio dei protocolli di cura, rendere accessibili tamponi gratuiti, l’Unione europea si è inventata il Green Pass e governo e Parlamento italiano l’hanno trasformato in un obbligo vaccinale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’obbligo vaccinale del Green Pass</h4>



<p>Si parla di “spinta gentile” e di “obbligo surrettizio”, invocando perfino una legge che renda l’obbligo trasparente. Il Green Pass è un ricatto: esteso a università (1 settembre) e lavoro (15 ottobre) si configura come un obbligo vaccinale che discrimina chi non accetta un trattamento sanitario.</p>



<p>È un obbligo perché non lascia scelta a milioni di persone, coloro che non possono permettersi di pagare due/tre tamponi a settimana, operando una discriminazione di tipo economico su un <em>bisogno</em> fondamentale: il lavoro. (E non chiamiamolo <em>diritto</em> perché raggira la realtà: <em>diritto</em> è qualcosa che mi appartiene e posso scegliere se rivendicare o meno, <em>bisogno</em> è qualcosa che non mi lascia scelta. Diverso è ciò che Marx definiva “attività” in una società non capitalistica, ma è un altro discorso&#8230;) Il lavoro è un bisogno perché per vivere, pagare il cibo, l’affitto e le bollette, si <em>deve</em> lavorare. Al prezzo calmierato di 15 euro a tampone si sommano 45 euro a settimana, 180 euro al mese. Per una persona. In ottica familiare, magari con figli all’università, la spesa può moltiplicarsi. La <em>scelta</em> che viene data a queste persone, nella situazione nebulosa e illogica in cui ci troviamo, è accettare un trattamento sanitario che non vogliono o non avere i soldi per sopravvivere.</p>



<p>C’è poi l’aspetto della gestione: cercare la farmacia che applica il prezzo calmierato, prenotare il tampone ogni due giorni, calcolare l’orario – compatibilmente con quello lavorativo – per poter sfruttare a pieno le 48 ore&#8230; quanto tempo si può resistere prima di cedere al ricatto? Al momento, l’Italia è l’unico Paese al mondo che ha esteso il Green Pass ai luoghi di lavoro, mentre solo quattro Stati hanno imposto l’obbligo vaccinale direttamente per legge: Indonesia, Turkmenistan, Tagikistan e Micronesia.</p>



<p>Per non parlare del paradosso che prende vita: all’interno dei luoghi ‘solo Green Pass’ sono i vaccinati a poter portare il virus; chi sceglie di non farlo ha in mano un tampone negativo e quindi tutela <em>davvero</em> gli altri.</p>



<p>Tamponi e protocolli di cura infatti, accanto alla vaccinazione delle persone ‘fragili’, sono strumenti sanitari; il Green Pass è un lasciapassare politico.</p>



<p>“L’Assemblea esorta gli Stati membri e l’Unione europea” afferma la Risoluzione 2361 del 27 gennaio 2021 del Consiglio d’Europa (12) “a garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è sottoposto a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato se non lo desidera; a garantire che nessuno venga discriminato per non essere stato vaccinato, per possibili rischi per la salute o per non volersi vaccinare; […] a distribuire informazioni trasparenti sulla sicurezza e sui possibili effetti collaterali dei vaccini […] a comunicare in modo trasparente i contenuti dei contratti con i produttori di vaccini e renderli pubblicamente disponibili per l’esame parlamentare e pubblico” (13). Parole vuote, prive della forza di imporre alcunché ai governi dei Paesi e aggirabili con la fasulla alternativa del tampone.</p>



<p>C’è altro: il Green Pass non rappresenta solo l’obbligo vaccinale. È insieme una tecnologia e una pratica di potere. Partiamo dalla prima.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La blockchain del controllo</h4>



<p>Il Green Pass entra in vigore il primo luglio, ed è una creazione europea: il Parlamento Ue lo approva e viene presentato come una “facilitazione” per i viaggi tra Paesi all’interno della Ue, perché elimina quarantene e tamponi. Tutti gli Stati europei lo abilitano: alcuni lasciano i cittadini liberi di scaricarlo, altri (per ora Francia, Irlanda, Austria, Olanda, Portogallo, Grecia, Romania, Danimarca, Croazia) lo legano all’accesso a ristoranti, cinema, musei ecc. Tra il 22 luglio e il 16 settembre il governo Draghi approva una serie di decreti legge – convertiti in legge dal Parlamento con una rapidità che raramente si è vista – che lo rende obbligatorio prima per ristoranti al chiuso, cinema, musei ecc., poi per treni a lunga percorrenza e università, infine per i luoghi di lavoro, pubblici e privati.</p>



<p>Il Green Pass si basa su una tecnologia blockchain a crittografia asimmetrica, ossia a doppia chiave, pubblica e privata (14). Senza entrare in eccessivi tecnicismi, permette di collegare determinate ‘condizioni’ a un individuo, il quale, scaricando il Pass, apre la propria identità digitale sulla relativa piattaforma di rete europea (la DGCG, <em>Digital Green Certificate Gateway</em>, anche detta <em>Gateway</em>, gestita direttamente dalla Commissione Ue: permette l’interoperabilità delle reti nazionali <em>Digital Green Certificate-DGC</em>) (15). Oggi la ‘condizione’ implementata è sanitaria: la vaccinazione o il tampone negativo o la guarigione dal Covid-19 abilitano il soggetto a entrare in determinati luoghi, ottenendo il via libera all’accesso dal software <em>VerificaC19 </em>che controlla il QR code del Pass. Le ‘condizioni’, lo abbiamo visto, sono state decise da governo e Parlamento italiani per via legislativa, e allo stesso modo possono mutare. L’eccezionalità del Green Pass è infatti la sua caratteristica tecnica che lo rende uno strumento dinamico, il cui utilizzo potrà estendersi e arricchirsi nelle forme più diverse: potrà abilitare il soggetto in base a condotte di comportamento (oggi la vaccinazione, domani pagamenti&#8230;) o a status (residenza, occupazione, dichiarazione dei redditi, fedina penale&#8230; qualsiasi cosa).</p>



<p>Non solo. La struttura a blockchain permette una raccolta dei dati (potenzialmente infinita) che non è aggregata: la blockchain <em>individualizza</em> i dati, legandoli all’identità digitale creata, e come tali li conserva. Il Green Pass quindi sta attuando una schedatura di massa. Nella migliore delle ipotesi sta testando la funzionalità dell’infrastruttura – che potrebbe essere la base del futuro euro digitale – nella peggiore sta già creando le identità digitali dei cittadini e implementando il database di una piattaforma che potrà essere utilizzata per gli usi più diversi. Al Green Pass si affianca infatti un cambiamento legislativo sull’utilizzo dei dati.</p>



<p>Con il decreto legge n. 139 dell’8 ottobre, il governo ha messo mano alla legge 196/2003 sulla privacy: con l’articolo 9, il nuovo decreto stabilisce che “il trattamento dei dati personali da parte di un’amministrazione pubblica […] nonché da parte di una società a controllo pubblico statale […] è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti. La finalità del trattamento, se non espressamente prevista da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, è indicata dall’amministrazione, dalla società a controllo pubblico in coerenza al compito svolto o al potere esercitato”. Viene inoltre abrogato l’articolo 2 quinquesdecies del codice della Privacy, che consentiva al Garante di intervenire preventivamente sull’attività della pubblica amministrazione imponendo “misure e accorgimenti a garanzia” dei dati dell’interessato se il trattamento dei dati presentava “rischi elevati”, anche se svolto “per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico”. In altre parole, ora qualsiasi ente pubblico o società a controllo statale potrà decidere autonomamente (“la finalità del trattamento è indicata dall’amministrazione stessa”) di utilizzare <em>tutti</em> i dati personali del cittadino per qualsiasi obiettivo (la vaghezza della dicitura “pubblico interesse”); per di più eludendo il controllo preventivo del Garante della Privacy.</p>



<p>L’accoppiata <em>Gateway</em>/modifica legislativa mette le basi per una nuova realtà. L’incrocio dei dati è infatti sempre stato il principale problema dell’amministrazione pubblica: lo Stato già detiene molte informazioni personali del cittadino, ma su database separati. Il <em>Digital Green Certificate</em> nazionale è la piattaforma nella quale poter trasferire, e poi via via aggiornare, tutti i dati dei cittadini (catasto, motorizzazione, Agenzia Entrate, fascicolo sanitario, dati giudiziari&#8230; per non parlare delle informazioni in mano alle diverse società partecipate dallo Stato), collegandoli alle loro identità digitali; il <em>Gateway</em> europeo permetterà l’interoperabilità tra le reti nazionali; la blockchain consentirà l’emissione di Pass ‘condizionati’.</p>



<p>Anche la conservazione dei dati diventa potenzialmente infinita. A oggi, il Green Pass e i dati di contatto forniti (telefono e/o email), così come le informazioni che hanno generato il Pass (vaccino, tampone o guarigione) sono conservate fino alla scadenza del Pass stesso, dopodiché “vengono cancellate”; queste ultime, tuttavia, possono essere conservate nel caso “siano utilizzate per altri trattamenti, disciplinati da apposite disposizioni normative, che prevedono un tempo di conservazione più ampio” (16).</p>



<p>Si aggiunge infine la questione del tracciamento. Oggi la app <em>VerificaC19</em> lavora offline: la legge raccomanda di connettersi al <em>Gateway </em>almeno una volta nell’arco di 24 ore e aggiornare, in locale, i codici dei Green Pass esistenti. Non potrebbe fare diversamente, la rete non reggerebbe. Ma è facile ipotizzare che quando sarà attivo il 5G il tracciamento diventerà possibile, accanto alla creazione di nuovi Pass, nuove ‘condizionalità’ e nuove app di verifica che lavoreranno online.</p>



<p>Il costante controllo della nostra vita operato da Google, Facebook, Microsoft ecc. a fini economici è divenuto ‘usuale’ e difficilmente aggirabile; anche l’utilizzo dei dati raccolti da Big Tech per obiettivi politici è qualcosa con cui abbiamo già fatto i conti (vedi Cambridge Analytica); ma il controllo da parte dello Stato è un’altra cosa. Non si tratta di scomodare il Grande Fratello di Orwell – anche perché sarebbe piuttosto il “mondo nuovo” di Huxley, vista la remissività con cui il Green Pass è stato accettato dalla popolazione – ma di essere consapevoli che il campo di potere politico è sempre, in potenza, quello dominante: perché detiene il monopolio della violenza e perché emette le leggi, ossia stabilisce cosa è legale e cosa non lo è; a quale condotta corrisponde un reato e quindi una pena, detentiva o meno. Con <em>Gateway,</em> blockchain e Green Pass lo Stato potrà operare un controllo capillare e individualizzato su ogni cittadino, preventivo o a posteriori, e attuare discriminazioni (come già ha fatto). Senza nemmeno la necessità dello smartphone, perché il QR code può essere verificato anche su carta.</p>



<p>Risultava curioso, infatti, il nome scelto per il lasciapassare: <em>Green</em> Pass. Certo oggi tutto si inscrive nella narrazione <em>green</em> perché ciò che è <em>green</em> è <em>cool</em>, ma ora è evidente che non si tratta solo di marketing: il Pass è qui per restare. Il suo nome non poteva richiamare un evento specifico, per di più drammatico, come una pandemia.</p>



<p>È questa la <em>Rivoluzione Tech</em>? La nuova società digitalizzata che ci attende? Non si dovrebbe mai dimenticare che la privacy non è la nostra dimensione privata ma la relazione di potere tra individuo, Stato e mercato.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Corpi docili</h4>



<p>In termini di pratiche di potere, dove si inscrive il Green Pass?</p>



<p>“La disciplina fabbrica degli individui”, “fabbrica corpi sottomessi ed esercitati, corpi ‘docili’. La disciplina aumenta le forze del corpo (in termini economici di utilità) e diminuisce queste stesse forze (in termini politici di obbedienza)”. E ancora: “Il potere disciplinare è un potere che, in luogo di sottrarre e prevalere, ha come funzione principale quella di ‘addestrare’ o, piuttosto, di addestrare per meglio prelevare e sottrarre di più. Non incatena le forze per ridurle, esso cerca di legarle facendo in modo, nell’insieme, di moltiplicarle e utilizzarle”; “non è un potere trionfante, che partendo dal proprio eccesso può affidarsi alla propria sovrapotenza; è un potere modesto, sospettoso, che funziona sui binari di un’economia calcolata, ma <em>permanente</em>”. Sono parole di Michel Foucault, tratte da <em>Sorvegliare e punire </em>(17). Non si può non andare al pensatore francese se si vuole ragionare sulle pratiche di potere. Sono diversi i punti di riflessione che il testo apre, nel momento in cui lo si rilegge immersi nella realtà del Green Pass. Proviamo a toccarli.</p>



<p>Primo punto: correggere.</p>



<p>La disciplina, riflette Foucault, produce corpi pronti a eseguire le prestazioni richieste; mentre la legge <em>vieta o impone</em> e i meccanismi di sicurezza <em>gestiscono</em> una realtà, la disciplina <em>prescrive</em>. Essa include la punizione (la sanzione per chi rifiuta il Green Pass, che da pecuniaria arriva fino alla sospensione dal lavoro senza stipendio) ma il suo obiettivo non è punire, bensì correggere: “Il castigo disciplinare ha la funzione di ridurre gli scarti. Deve dunque essere essenzialmente <em>correttivo</em>”; “la punizione, nella disciplina, non è che un elemento di un sistema duplice: gratificazione-sanzione. Ed è questo sistema a divenire operante nel processo di addestramento e di correzione”. Dopo mesi di lockdown e assenza di socialità, il potere ‘gratifica’ il cittadino con la ‘libertà’: non si impone (legge) con una obbligatorietà vaccinale ma prescrive un comportamento. <em>Tutto tranne un altro lockdown</em> è ciò che probabilmente ognuno di noi si è sentito dire da almeno un amico; <em>Il Green Pass è libertà</em> è stato lo slogan politico servilmente riportato dai grandi media. </p>



<p>Una ‘libertà’ – va da sé, o non si porrebbe la necessità del secondo elemento, la correzione – accessibile solo al <em>buon</em> cittadino, colui che è pronto a eseguire la prestazione richiesta: la vaccinazione. Qualsiasi tipo di potere sa che non potrà mai aspirare a imporsi sulla totalità dei cittadini, e infatti la disciplina <em>riduce</em> gli scarti, non li elimina. Chi invoca la persuasione per convincere i no-vax – non operando in malafede alcuna distinzione tra no-vax e no-pass – finge di non sapere che il potere ha storicamente sempre accettato che una parte della popolazione si sottragga al suo dominio, finendo ai margini della società, nei bassifondi di un ‘mondo altro’ – piccola criminalità, sottoproletariato, poveri, stranieri irregolari&#8230; Ciò che conta è la dimensione: questa alterità esclusa deve essere quantitativamente minima per non divenire un problema di difficile gestione. La prima sanzione ha colpito la socialità – il Green Pass di agosto – la seconda ha alzato l’asticella all’università, la terza al luogo di lavoro: aumento progressivamente la sanzione per ottenere più correzione e ridurre gli scarti.</p>



<p>Secondo punto: normalizzare.</p>



<p>“L’arte di punire, nel regime del potere disciplinare,” scrive Foucault, “non tende né all’espiazione e neppure esattamente alla repressione, ma pone in opera cinque operazioni ben distinte: […] paragona, differenzia, gerarchizza, omogeneizza, esclude. In una parola, <em>normalizza</em>. […] Appare, attraverso le discipline, il potere della Norma”. Poco importa se la ‘norma’ creata è del tutto illogica, ciò che conta è che sia percepita dalla popolazione come <em>normale.</em> Ed è la lenta progressione della disciplina a farla percepire come tale, il lento spostamento dei punti di riferimento, l’abitudine che si acquisisce alla nuova realtà, dimenticando quella precedente: la costante mancanza di coerenza nella gestione dell’epidemia è divenuta <em>normale</em>, i vaccini che decadono dopo sei mesi sono <em>normali</em>, offrire il proprio smartphone a uno scanner per entrare in un ristorante, al cinema, al lavoro è <em>normale.</em></p>



<p>Terzo punto: dividere.</p>



<p>Creata la ‘norma’,la disciplina riproduce, costantemente, “la divisione tra normale e anormale”, e quel che rientra in quest’ultima categoria – creata dalla società stessa – è, ovviamente, ciò che la società mette ai margini ed esclude. È un processo talmente evidente che pochi esempi sono sufficienti: “Propongo una colletta per pagare ai no-vax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci” (Roberto Burioni, 23 luglio); “È sbagliato considerare l’attacco no-vax come un attacco perseguibile a querela: oggi è un attacco contro lo Stato e come tale dovrebbe essere perseguito” (Matteo Bassetti, 25 luglio); “Criminali no-vax” (Libero, 31 agosto, titolo di prima pagina); “Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile” (Mattia Feltri, Il Domani, 5 settembre).</p>



<p>Quarto punto: sorvegliare.</p>



<p>“[Il potere disciplinare] si organizza come potere multiplo, automatico e anonimo; poiché se è vero che la sorveglianza riposa su degli individui, il suo funzionamento è quello di una rete di relazioni dall’alto al basso, ma, anche, fino a un certo punto, dal basso all’alto e collateralmente. […] La disciplina fa ‘funzionare’ un potere relazionale che si sostiene sui suoi propri meccanismi e che, allo splendore delle manifestazioni, sostituisce il gioco ininterrotto di sguardi calcolati. Grazie alle tecniche di sorveglianza, la ‘fisica’ del potere, la presa sul corpo, si effettuano tutto un gioco di spazi, di linee, di schermi, di fasci, di gradi, e senza ricorrere, almeno in linea di principio, all’eccesso, alla forza, alla violenza. Potere che è in apparenza tanto meno ‘corporale’ quanto più è sapientemente ‘fisico’”. Spazi (luoghi in cui si può accedere solo con il Green Pass), sorveglianza verticale (<em>Gateway</em> e blockchain) e collaterale (il cameriere, il controllore sul treno, il bigliettaio del cinema, l’impiegato adibito al lavoro, a cui bisogna esibire il Pass): una rete di sguardi che quotidianamente controllano. Potere fisico non solo perché si impone sul corpo, ma perché il corpo è il primo ‘oggetto’ che viene investito dalla disciplina del lasciapassare: deve essere sottoposto a un trattamento sanitario (vaccino) o a un esame diagnostico (tampone).</p>



<p>Quinto punto: utilizzare.</p>



<p>“La disciplina è il procedimento tecnico unitario per mezzo del quale la forza del corpo viene, con la minima spesa, ridotta come forza ‘politica’ e massimalizzata come forza utile”. Abbiamo già visto, nel corso della prima ondata, quali sono stati i punti di crisi dell’epidemia, quelli che hanno mosso le decisioni politiche; sappiamo tutti, tolto il velo dell’ipocrisia pelosa ai discorsi ufficiali e alle lacrime da studio televisivo, che per la classe dirigente politica ed economica di questo Paese il problema non è mai stato la morte di migliaia di anziani in pensione, ma il blocco dell’economia e gli ospedali pieni, la pressione di Confindustria da una parte e il conflitto sociale che ne poteva scaturire, dall’altra. Il Green Pass riesce a massimalizzare l’utilità di tutti i corpi: quelli dei cittadini attivi producono e consumano, vanno a lavorare e al ristorante; quelli degli anziani/’fragili’ fanno pressione affinché il resto della popolazione si disciplini: <em>non ti importa che io possa morire?</em> L’umano sentimento della solidarietà viene trasformato in strumento utile alle pratiche disciplinari e in annullamento del pensiero critico.</p>



<p>Tirando le somme, il Green Pass ha corretto, normalizzato, diviso, sorvegliato e utilizzato i cittadini, disciplinandoli. È, a oggi, l’ultimo atto di una serie di pratiche politiche (18) che hanno creato una popolazione docile perché impaurita, prima shockata e poi <em>normalizzata</em> in una nuova abitudine, che si affida al ‘sovrano’ per la sua salvezza, convinta che la propria vita dipenda da un trattamento sanitario a cui è disposta a sottoporsi annualmente, e da un lasciapassare politico che lo attesti e che le garantisca l’accesso a luoghi nei quali possa interagire solo con persone altrettanto verificate e controllate. Una popolazione che ora si sente corroborata dal calo del numero dei contagi e delle ospedalizzazioni (ma attendiamo la stagione fredda per vedere quel che accade, viste le caratteristiche degli attuali vaccini), e non si domanda se la stessa situazione sarebbe stata raggiunta anche vaccinando solo le categorie a rischio e lasciando la libera scelta: perché eliminando la malattia grave tra anziani e ‘fragili’ gli ospedali sarebbero comunque stati vuoti; perché dopo 19 mesi di pandemia, l’immunità naturale dei milioni di asintomatici avrebbe comunque rallentato la circolazione del virus, garantendo anche la diffusione di una immunità di durata. Non si chiede, insomma, se senza il ricatto e la discriminazione del Green Pass non si troverebbe ora nella stessa situazione di salute pubblica, ma in una società molto diversa: dove le persone, e non lo Stato, possono ancora decidere del rapporto rischi/benefici di un trattamento sanitario sul proprio corpo.</p>



<p>Non ci sono risposte. Come sopra già evidenziato, la situazione è nebulosa e illogica. Ma ciò che lascia sconcertati è che non ci siano – e non ci siano state – domande.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Discriminazione</h4>



<p>Al 22 luglio, data del primo decreto Green Pass, il 47,6% dei cittadini si erano <em>volontariamente</em> già vaccinati, e arrivavano al 62,4% se aggiungiamo al conteggio l’inoculazione delle prime dosi: quella italiana non si poteva certo definire una popolazione che fuggisse il vaccino. Al 20 luglio erano già stati <em>volontariamente</em> scaricati 36 milioni di Green Pass (19); al 29 luglio, pochi giorni dopo il decreto, erano diventati 41,3 milioni (20). Sorprende che milioni di persone non abbiano battuto ciglio sulla discriminazione che il Pass già operava, accettando supinamente che in alcuni luoghi dove prima <em>tutti</em> i cittadini potevano avere accesso con misurazione della temperatura, mascherina e distanziamento, dal 6 agosto potessero entrare, sempre con misurazione della temperatura, mascherina e distanziamento, solo coloro che avevano acconsentito a un trattamento sanitario o a un esame diagnostico. Poco importa se ristoranti al chiuso, cinema, teatri ecc. non si configurano come diritti o bisogni fondamentali: il principio non cambia. La discriminazione non è qualcosa di quantificabile: <em>è</em> o <em>non è</em>.</p>



<p>Difficile dire se questa arrendevolezza abbia consentito a governo e Parlamento di alzare l’asticella del ricatto al lavoro; sicuramente l’ha facilitato. Incontrando resistenze, forse il potere politico avrebbe abbandonato l’idea (come precedentemente accaduto per la app Immuni) e l’obbligo non sarebbe stato esteso. Il ‘se fosse’ è sempre un gioco inutile perché il filo del tempo non si può riavvolgere, ma nel momento in cui lo si utilizza per un’analisi costruttiva non è affatto una sterile speculazione. L’apertura di un conflitto sociale inizia sempre con una scelta individuale: scioperare, andare in piazza, rifiutarsi, sono innanzitutto scelte – e responsabilità – personali, che solo dopo si trasformano in collettive. Chi lotta sa che l’impotenza e la frustrazione sono sentimenti diffusi, perché nella complessità politica ed economica di oggi è difficile che l’apertura di un conflitto con il potere porti a un cambiamento sociale nel breve termine. Ma il Green Pass, come prima la app Immuni, offriva questa possibilità. Quella di dire NO, di rifiutarsi di avallare con il proprio comportamento – scaricare e utilizzare il Pass – una pratica discriminatoria. Era una scelta politica che, ricordiamo, aveva nulla a che fare con l’insindacabile decisione di vaccinarsi, e non richiedeva certo un gran sacrificio: non andare al ristorante, a teatro, al cinema&#8230;</p>



<p>Molti cittadini, in numero maggiore rispetto a quelli che stanno riempiendo le piazze contro il Pass, ora si dichiarano contrari alla sua applicazione al lavoro; eppure, in una incoerenza che sembra non riguardarli, continuano ad avallare la discriminazione utilizzando il lasciapassare per riempire locali serali e ristoranti; non hanno modificato la loro condotta dopo il 16 settembre, quando il governo ha esteso l’obbligo al lavoro a partire dal 15 ottobre e l’asticella della discriminazione si è alzata. Lasciare vuoti ristoranti, cinema, teatri ecc. può diventare un’arma economica di pressione sul potere politico, oltre a rappresentare un atto di protesta collettiva e di coerenza personale.</p>



<p>Non si può né sperare né attendere una chiamata strutturata e organizzata, da sinistra, per questo conflitto: salvo poche realtà o singoli individui, la sinistra movimentista che si riempie continuamente la bocca della parola ‘discriminazione’, dichiarando di volerla combattere, si è appiattita sulle posizioni governative spedendo il cervello in vacanza. Sta, dunque, a ciascuno di noi. Scegliere.</p>



<p class="has-small-font-size"> (Articolo chiuso in redazione il 12 ottobre 2021)</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Giovanna Cracco, <a rel="noreferrer noopener" href="https://rivistapaginauno.it/covid-19-lockdown/" target="_blank"><em>Covid-19. Lockdown</em></a>, Paginauno n. 67/2020</p>



<p class="has-small-font-size">2) Cfr. <a href="https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia">https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) Cfr. <em>Lancet: “Due dosi Pfizer efficaci fino a sei mesi”</em>, Il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2021</p>



<p class="has-small-font-size">4) Cfr. The impact of SARS-CoV-2 vaccination on Alpha &amp; Delta variant transmission, <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1.full-text" target="_blank">https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1.full-text</a> </p>



<p class="has-small-font-size">5) Cfr. <em>Covid-19 ed immunità: quanto a lungo può durare la protezione?</em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.marionegri.it/magazine/covid-19-durata-immunita" target="_blank">https://www.marionegri.it/magazine/covid-19-durata-immunita</a> </p>



<p class="has-small-font-size">6) Per comodità sono stati presi i numeri già elaborati dal gruppo CovidStat dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), basati sui dati acquisiti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://covid19.infn.it/iss/" target="_blank">https://covid19.infn.it/iss/</a> </p>



<p class="has-small-font-size">7) Cfr. <a href="https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728?term=NCT04368728&amp;draw=2&amp;rank=1">https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728?term=NCT04368728&amp;draw=2&amp;rank=1</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) Cfr. <a href="https://apps.who.int/iris/rest/bitstreams/1327316/retrieve">https://apps.who.int/iris/rest/bitstreams/1327316/retrieve</a></p>



<p class="has-small-font-size">9) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/rmp-summary/comirnaty-epar-risk-management-plan_en.pdf" target="_blank">https://www.ema.europa.eu/en/documents/rmp-summary/comirnaty-epar-risk-management-plan_en.pdf</a> </p>



<p class="has-small-font-size">10) Cfr. «Varianti, servirà un nuovo vaccino», A. Caperna, Il Giornale, 4 ottobre 2021</p>



<p class="has-small-font-size">11) Vedi Rapporto Oxfam International, pag. 36 </p>



<p class="has-small-font-size">12) Il Consiglio d’Europa, nato nel 1949, è un’organizzazione internazionale che promuove la difesa dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; è composto da 47 Stati membri ed è un organo indipendente dall’Unione europea</p>



<p class="has-small-font-size">13) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://pace.coe.int/en/files/29004/html" target="_blank">https://pace.coe.int/en/files/29004/html</a> </p>



<p class="has-small-font-size">14) Abbiamo già parlato di blockchain in relazione ai bitcoin: le caratteristiche tecniche restano le medesime. Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/bitcoin-tra-tecnologia-e-politica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Bitcoin, tra tecnologia e politica</em></a>, Paginauno n. 56, febbraio 2018</p>



<p class="has-small-font-size">15) Cfr. Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52</p>



<p class="has-small-font-size">16) Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, art. 16 </p>



<p class="has-small-font-size">17) Tutti i virgolettati di questa parte dell’articolo sono tratti da: Michel Foucault, <em>Sorvegliare e punire</em>, Einaudi </p>



<p class="has-small-font-size">18) La disciplina sui corpi è iniziata con le limitazioni alla libertà di movimento; l’obbligo di certificare per iscritto il proprio essere fuori di casa tramite un modulo da portare con sé e da esibire, se richiesto, alle forze di polizia; l’imposizione di mascherine e di un distanziamento tra persone. Anche il rituale del bollettino giornaliero sul numero dei contagiati e dei morti rientrava nel meccanismo disciplinatorio: dati privi di coerenza sistemica avevano l’obiettivo di continuare a spaventare una popolazione già totalmente disorientata, rendendola ancora più arrendevole alla disciplina. Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/covid-19-lockdown/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Covid-19. Lockdown</em></a>, Paginauno n. 67, aprile 2020</p>



<p class="has-small-font-size">19) Cfr. <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/20/news/speranza-vaccino-essenziale-anche-sotto-i-40-anni-36-milioni-di-green-pass-scaricati-fino-ad-oggi-1.40517764">https://www.lastampa.it/cronaca/2021/07/20/news/speranza-vaccino-essenziale-anche-sotto-i-40-anni-36-milioni-di-green-pass-scaricati-fino-ad-oggi-1.40517764</a></p>



<p class="has-small-font-size">20) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.adnkronos.com/green-pass-speranza-strumento-anti-restrizioni-gia-scaricati-41-3-mln_4pPX4QasGLTwn7c96t1TiN" target="_blank">https://www.adnkronos.com/green-pass-speranza-strumento-anti-restrizioni-gia-scaricati-41-3-mln_4pPX4QasGLTwn7c96t1TiN</a> </p>
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		<title>Bitcoin, tra tecnologia e politica</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/bitcoin-tra-tecnologia-e-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 15:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bitcoin]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[criptovaluta]]></category>
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					<description><![CDATA[Che cos’è e come circola e la potenzialità rivoluzionaria di una criptovaluta che non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche di accumulazione, delocalizzazione e speculazione, ma la blockchain può anche creare una ‘moneta del comune’]]></description>
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<li><em><a href="http://rivistapaginauno.it/numero-56-febbraio-marzo-2018/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 56, febbraio &#8211; marzo 2018)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Che cos’è e come circola e la potenzialità rivoluzionaria di una criptovaluta che non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche di accumulazione, delocalizzazione e speculazione, ma la blockchain può anche creare una ‘moneta del comune’</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Novembre 2008: in una mailing list della comunità hacker compare il manifesto<em>&nbsp;Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System,</em>&nbsp;a firma di Satoshi Nakamoto. Il nome è uno pseudonimo, e a tutt’oggi non si è mai saputo chi vi fosse dietro, e nemmeno se un individuo o un collettivo. Il documento contiene i principi e il codice per poter sviluppare un software open source (1) che crea: una criptovaluta, chiamata appunto&nbsp;<em>bitcoin</em>&nbsp;(2), una rete peer-to-peer (P2P) (3) sulla quale questa moneta digitale circola, e il relativo protocollo di comunicazione (4). Nel gennaio 2009 viene rilasciata, sempre all’interno della comunità hacker, la prima versione del software – sarà poi aggiornato più volte – che inizia a essere utilizzato.</p>



<p>L’aspetto tecnico del Bitcoin è strettamente legato a quello politico: per come è stato pensato e implementato, infatti, non poteva che andarsi a inserire nelle dinamiche capitalistiche (perfino di sfruttamento di lavoro delocalizzato, come vedremo) fino a diventare un&nbsp;<em>asset</em>&nbsp;speculativo. Contiene tuttavia un’idea – la&nbsp;<em>blockchain</em>&nbsp;– che potrebbe creare qualcosa di politicamente molto diverso.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Che cos’è e come circola</h4>



<p>Innanzitutto il bitcoin è una stringa digitale alfanumerica. I processi che lo riguardano sono due: la creazione e la circolazione.</p>



<p>Creazione. A cadenza temporale costante il software Bitcoin rilascia nella rete P2P un<em>&nbsp;blocco Coinbase</em>&nbsp;(5): lo potremmo definire un problema crittografico da risolvere. Il primo computer della rete che ne arriva a capo, trovando attraverso dei calcoli una serie di numeri, riceve una ricompensa in bitcoin di nuova emissione (pensiamo a banconote appena stampate che vanno ad aumentare la massa monetaria in circolazione). È definita attività di<em>&nbsp;mining</em>, ossia&nbsp;<em>estrazione</em>, e nell’idea di Nakamoto richiama l’attività di estrazione dell’oro. Anche confermare un pagamento in bitcoin (vedremo come) significa risolvere un problema di crittografia, e anche in questo caso i&nbsp;<em>miners</em>&nbsp;(minatori) ricevono in cambio una ricompensa in&nbsp;<em>nuovi&nbsp;</em>bitcoin.</p>



<p>Circolazione. Il problema che Nakamoto ha dovuto risolvere, inventando una moneta digitale che opera senza intermediari finanziari – le transazioni avvengono direttamente tra i due soggetti A e B – è stato fondamentalmente quello della fiducia. Tutti i pagamenti che si effettuano nel web necessitano infatti di una terza parte, che ha il ruolo di garante: quando si utilizza la carta di credito, la transazione passa attraverso una banca che assicura, di fatto, due cose: che chi sta spendendo quella quantità di denaro ne abbia disponibilità sul proprio conto corrente, e che non l’abbia già utilizzato per effettuare un altro pagamento – il cosiddetto&nbsp;<em>double spending</em>, doppia spesa. Nakamoto ha sostituito la fiducia con la crittografia, e la funzione di garanzia è stata assegnata non a un’istituzione finanziaria ma a tutta la rete P2P, grazie al sistema blockchain. Vediamo come.</p>



<p>Semplificando, possedere bitcoin significa avere un portafoglio virtuale – ossia un indirizzo Bitcoin (6) – che utilizza un sistema di crittografia asimmetrico, a doppia chiave, pubblica e privata (7): ai bitcoin è associata la chiave pubblica del portafoglio, e ogni individuo può spendere solo la criptovaluta collegata al proprio indirizzo, mentre la chiave privata consente di apporre la propria firma digitale per effettuare il pagamento. Per diventare definitiva (e irreversibile) la transazione deve essere confermata da almeno sei nodi della rete P2P. Il fatto che le chiavi di tutti i portafogli Bitcoin siano pubbliche rende pubbliche tutte le transazioni, che vengono infatti memorizzate in un database – una sorta di ‘libro contabile’ generale, disponibile a tutti i nodi della rete, la blockchain appunto (‘catena di blocchi’) – che finisce per contenere lo storico di&nbsp;<em>tutti</em>&nbsp;i movimenti di&nbsp;<em>tutti</em>&nbsp;i bitcoin generati, a partire dall’indirizzo del loro creatore fino all’ultimo proprietario. Questo permette di verificare che i bitcoin oggetto della transazione appartengano effettivamente a quel portafoglio, e che non siano già stati spesi: grazie alla struttura storica della blockchain infatti, un tentativo di double spending verrà immediatamente scoperto e la transazione non sarà confermata, finendo nel nulla.</p>



<p>Di fatto quindi il sistema Bitcoin è non solo sicuro ma anche trasparente. E non è nemmeno anonimo, come molti pensano. È pseudonimico, che è tutt’altra cosa. Ogni individuo può generare un numero infinito di doppie chiavi crittografiche (pubblica/privata) e dunque un numero infinito di portafogli (indirizzi) Bitcoin: anche uno per ogni singola transazione. Questo significa che può crearsi un ventaglio di identità – gli indirizzi non contengono infatti informazioni personali sui relativi proprietari – e rendere più difficoltoso risalire a chi c’è dietro i movimenti di criptovaluta. Tuttavia è possibile farlo, grazie a degli algoritmi, come ha dimostrato l’Fbi quando ha arrestato una serie di persone che avevano effettuato acquisti di merce illegale con bitcoin su Silk Road, mercato online del dark web dove si poteva comprare droga, armi ecc.</p>



<p>Il legame inscindibile tra Bitcoin e crittografia significa anche che se la chiave privata viene smarrita, i bitcoin a essa associati sono irrimediabilmente persi, distrutti come banconote in un falò, perché non esiste altro che quel codice per dimostrarne la proprietà e quindi utilizzarli.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La rete: da P2P a gerarchica</h4>



<p>I calcoli da effettuare per risolvere il problema crittografico, sia esso di Coinbase o di conferma di transazioni, non poggiano su conoscenze particolari ma su un numero elevato di tentativi; ne consegue che ciò che conta è solo la potenza del computer che si utilizza. La competizione è evidente: chi primo arriva incassa il premio in bitcoin di nuova emissione.</p>



<p>Se all’inizio, quando la rete P2P conteneva pochi nodi, la sola CPU di un computer poteva svolgere i calcoli, man mano che la rete è cresciuta (e che il problema crittografico si è fatto più complesso, come vedremo), ciò è divenuto impossibile. Il primo conseguente passaggio ha visto alcuni nodi crescere di potenza – i proprietari dei relativi pc hanno iniziato ad acquistare hardware – quando anche questo non è più stato sufficiente si è progettato hardware specializzato in quel particolare processo di calcolo (quindi oggi non è più possibile estrarre bitcoin con un computer&nbsp;<em>normale</em>), e sono nati i&nbsp;<em>mining pool</em>: nodi che si sono uniti, per accrescere la potenza in termini computazionali, spartendosi poi la ricompensa in nuovi bitcoin a seconda del contributo al processo di calcolo dato da ciascun computer.</p>



<p>Contemporaneamente, in una dinamica circolare, più la rete cresce in potenza più il software Bitcoin complica la difficoltà di calcolo del problema crittografico; i nodi quindi sono spinti a un costante aumento di potenza computazionale. Sono aspetti tecnici che disegnano un profilo politico.</p>



<p>Innanzitutto, la rete Bitcoin non può più essere definita peer-to-peer ma è divenuta gerarchica. Ora esistono&nbsp;<em>server</em>&nbsp;e&nbsp;<em>client</em>, e l’appartenenza a un gruppo o all’altro dipende principalmente dall’avere o meno le risorse economiche per acquistare hardware destinato al mining. Quindi si è riprodotta, se non un’autorità centrale, una sorta di élite – vogliamo definirla&nbsp;<em>classe dirigente</em>? – che effettua Coinbase e verifica le transazioni, traendone un guadagno in nuovi bitcoin, e una massa di utenti che non possono che limitarsi a utilizzare la criptovaluta. È evidente che il profitto si misura nella differenza di costi e ricavi: tra i primi la spesa per l’hardware – e, per nulla secondaria, quella per l’energia elettrica per far funzionare h24 potenti computer – tra i secondi il valore dei bitcoin che ricevo come ricompensa, ossia la loro quotazione sul dollaro. I miners quindi vedono con favore il fatto che la criptovaluta sia divenuta un asset speculativo più che una moneta di scambio per transazioni commerciali.</p>



<p>Non solo. L’accresciuta complessità del calcolo da effettuare ha reso insufficienti anche i mining pool e ha creato una sorta&nbsp;<em>mining conto terzi</em>&nbsp;delocalizzato in Cina. Grandi capannoni, situati generalmente nei pressi di centrali elettriche, dalle quali attingono l’energia per alimentare un’enorme numero di computer dedicati all’attività di mining. Sia la disponibilità di energia che il suo minor costo – anche dello stesso harware – rendono conveniente al miner la delocalizzazione del processo di estrazione, pagando una commissione alla ‘miniera di bitcoin’ sulla criptovaluta che essa estrae per suo conto. Vi lavorano operai, addetti al controllo dei computer, a&nbsp;<em>salari cinesi</em>, in lunghi turni, spesso dormendo sul posto (8). È stato calcolato che oggi quasi il 70% del processo di mining è delocalizzato in Cina. È la medesima logica della delocalizzazione manifatturiera capitalistica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Una&nbsp;<em>risorsa</em>&nbsp;finita</h4>



<p>Nakamoto ha strutturato la formula matematica alla base del software in modo che il numero di bitcoin che può essere estratto, sia per i blocchi Coinbase che per le conferme delle transazioni, sia&nbsp;<em>finito</em>. Si è calcolato – tralasciando i dettagli tecnici – che in totale verranno creati 21 milioni di bitcoin nel giro di 130 anni circa. La ricompensa in criptovaluta di nuova emissione per l’elaborazione dei blocchi è stata programmata per diminuire nel tempo fino a scomparire (9), e a qual punto i miners avranno come unica fonte di guadagno le commissioni pagate dagli utenti per l’attività di conferma delle transazioni – come una banca, di fatto, che incassa commissioni per effettuare un bonifico.</p>



<p>Il fatto che sia stata pensato come&nbsp;<em>risorsa</em>&nbsp;finita (al pari dell’oro, appunto), rende il bitcoin ontologicamente deflattivo: nel caso in cui avesse infatti preso piede come valuta (non era detto, la sua circolazione poteva restare chiusa a una piccola cerchia hacker e quindi finire per essere nulla più che una stringa alfanumerica), il suo valore sarebbe inevitabilmente aumentato nel tempo, per il basilare principio di scarsità: offerta limitata a fronte di una domanda in crescita.</p>



<p>Il bitcoin è stato inoltre immediatamente agganciata al dollaro, in un sistema a cambio variabile: è quindi la legge del mercato che ne stabilisce la quotazione. Tutto questo lo rende, come la cronaca degli ultimi tempi ha mostrato, un perfetto strumento di speculazione finanziaria.<br>Anche sotto questo profilo, quindi, la sua struttura tecnica ne ha caratterizzato l’aspetto politico.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’ascesa del Bitcoin</h4>



<p>Com’è possibile che una stringa alfanumerica, che esiste solo nel mondo virtuale, che è il risultato di un calcolo matematico proposto da un software, diventi una moneta? Occorre fare un salto logico e culturale.</p>



<p>Di fatto una moneta è (anche) una convenzione sociale. Dalla fine di Bretton Woods è evidente che la massa monetaria in circolazione di qualsiasi valuta non ha più alcun aggancio con la quantità di oro presente nelle camere blindate delle varie banche centrali. Io accetto quindi di chiamare&nbsp;<em>banconota</em>&nbsp;un pezzo di carta perché riconosco legittimità a due poteri: il primo è politico, ed è quello che fa capo a uno Stato o all’Unione europea, e autorizza un’istituzione finanziaria a stampare quel pezzo di carta, a cui riconosce un ‘corso legale’; il secondo è economico, ed è esercitato da una banca, che la politica ha definito<em>&nbsp;centrale</em>, che ha l’autorità di emettere moneta e di essere garante del sistema di circolazione.</p>



<p>Se all’interno di una comunità accetto dunque&nbsp;<em>culturalmente</em>&nbsp;che una stringa alfanumerica, e non una banconota, sia qualcosa che posso utilizzare per acquistare beni e servizi, quella stringa&nbsp;<em>diviene</em>&nbsp;una moneta; il concetto non è diverso se pensiamo ai braccialetti di perline che circolavano dentro i villaggi turistici. A una condizione: che soddisfi le caratteristiche di garanzia necessarie, ossia che la sua proprietà possa essere univocamente e irrevocabilmente identificata, e che non sia possibile il double spending. Nel caso della perlina, la possiedo in quanto oggetto materiale nelle mie mani, e non posso evidentemente spenderla due volte; nel caso della stringa alfanumerica, la possiedo grazie alle doppie chiavi crittografiche, e la rete P2P, attraverso il sistema della blockchain, controlla la circolazione e impedisce la doppia spesa.</p>



<p>Certo le perline, come i bitcoin, non hanno corso legale al di fuori del villaggio turistico, e dei mercati virtuali che accettano la criptomoneta in pagamento; ma entrambe possono essere convertite in una valuta a corso legale, la prima dalla direzione del villaggio, la seconda nei siti web che cambiano bitcoin contro dollari sulla base della quotazione di mercato.</p>



<p>Di fatto quindi, lo stesso sistema finanziario del mondo reale ha accettato i bitcoin come moneta – cosa che non ha mai fatto con le perline del villaggio turistico. Senza questo fondamentale passaggio, non saremmo qui a parlare di Bitcoin. Perché l’ha fatto? Per un’unica ragione: perché è qualcosa su cui è possibile fare attività speculativa, e quindi profitti.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="615" height="338" src="http://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/quotazione-bitcoin.jpg" alt="" class="wp-image-985" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/quotazione-bitcoin.jpg 615w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/quotazione-bitcoin-300x165.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/quotazione-bitcoin-600x330.jpg 600w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></figure>
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<p>Come mostra il grafico (10), fino ad agosto 2010 i bitcoin valevano zero dollari; ad aprile 2011 erano quotati qualche centesimo di dollaro; hanno registrato un’impennata nel giugno 2011, arrivando a 35 dollari, per poi oscillare per l’intero 2012, con variazioni percentualmente anche importanti ma senza mai superare i 14 dollari; dal 2013 la quotazione è iniziata progressivamente a salire, per impennarsi nei dodici mesi del 2017.</p>



<p>Al loro esordio i bitcoin non avevano corso, salvo forse all’interno della ristretta comunità hacker. Se si voleva la criptovaluta, o si diventava miners e la si estraeva, o ci si rivolgeva a un miner per acquistarla direttamente. Poi, complice la convinzione che garantissero l’anonimato – e di fatto le forze di polizia hanno impiegato un po’ di tempo a mettere a punto algoritmi per poter risalire alle identità coperte dalla crittografia – i bitcoin hanno iniziato a essere utilizzati soprattutto su Silk Road, all’epoca uno dei maggiori mercati virtuali del dark web, per acquistare merce illegale – non ha molto senso comprare droga con la Visa. Queste due realtà, il Bitcoin e i mercati del dark web, si sono quindi in qualche modo compenetrate. A quel punto sono anche nati siti di cambio, dove si poteva acquistare bitcoin pagando in dollari con la carta di credito.</p>



<p>Il 7 dicembre 2010 accade qualcosa di importante. Come reazione alla vicenda&nbsp;<em>cablegates</em>, la pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti diplomatici statunitensi riservati, Bank of America, Visa, Master- Card, PayPal e Western Union bloccano arbitrariamente, senza alcun mandato legale di alcuna Corte di giustizia, la possibilità di fare donazioni all’organizzazione. La comunità hacker insorge e inizia a&nbsp;<em>promuovere</em>&nbsp;il Bitcoin come moneta per sostenere finanziariamente Wikileaks. È un gesto che ha una valenza politica molto forte. Forse per la prima volta ci si rende conto che cosa significhi l’esistenza di una moneta digitale – e dunque mondiale – del tutto autonoma, nella creazione e nella circolazione, rispetto a qualsiasi potere economico e politico costituito.</p>



<p>Nel maggio 2011 la rivista Forbes pubblica il suo primo articolo su Bitcoin: la criptovaluta esce dal circuito hacker e virtuale per iniziare a essere conosciuta nel mondo reale – e registra la sua prima impennata nella quotazione sul dollaro, quella del giugno 2011. Da quel momento sempre più testate iniziano a parlarne, siti di ogni genere cominciano ad accettarla come mezzo di pagamento – giochi online ma anche e-commerce – poi arrivano i primi negozi fisici nei quali, grazie agli smartphone, si può fare acquisti in bitcoin. La criptovaluta si diffonde, la domanda aumenta, la quotazione sul dollaro cresce,&nbsp;<em>è il mercato, bellezza!</em>&nbsp;Estrarre bitcoin diventa sempre più proficuo, il numero dei miners aumenta, la rete P2P cresce in potenza, innescando la dinamica sopra descritta che arriva fino alla delocalizzazione in Cina.</p>



<p>La speculazione finanziaria ci si butta, inizia a vendere e comprare bitcoin per guadagnare sulle variazioni del cambio: la criptovaluta diventa uno degli asset finanziari più volatili mai esistiti. Fino ad arrivare al 10 dicembre 2017, quando sul Chicago Board Options Exchange fanno la loro comparsa i primi titoli derivati collegati al prezzo del bitcoin – sono&nbsp;<em>futures</em>, titoli che, semplificando, scommettono sulla sua quotazione futura.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Blockchain: una ‘moneta del comune’?</h4>



<p>Sebbene, soprattutto all’inizio dell’avventura Bitcoin, tante realtà antagoniste di sinistra ne abbiano fatto una propria bandiera, l’area ideologica della comunità hacker da cui nasce la criptovaluta è quella anarco-capitalista della Silicon Valley. Ed è anche probabile che la temporalità non sia casuale: il manifesto di Nakamoto esce a fine 2008, ossia a un anno dall’esplosione della bolla dei mutui suprime, e quando si sta già evidenziando il passaggio della crisi dall’economia finanziaria a quella reale. Vi è quindi l’idea anarchica di sottrarre l’individuo a un potere, centralizzato e dall’alto, ma nessuna intenzione di trasformare la struttura della società capitalistica. Da qui l’architettura tecnica del Bitcoin, che come abbiamo visto ha creato una moneta che è andata pienamente a inserirsi nelle dinamiche di accumulazione, sfruttamento e speculazione.</p>



<p>Resta il fatto che Bitcoin è qualcosa di straordinario, come ha mostrato la vicenda Wikileaks. Perché ha immaginato una moneta<em>&nbsp;dal basso</em>&nbsp;e decentralizzata, ed è riuscita a crearla dal punto di vista tecnico con la struttura della blockchain, che è potenzialmente rivoluzionaria. Se le si incardina, infatti, un modello di moneta diverso, politicamente il risultato può essere opposto: una criptovaluta non deflattiva (quantità non finita), che non può quindi diventare valuta di riserva e innescare accumulazione e speculazione, ma al contrario programmata per perdere valore se non la si utilizza come moneta di scambio; la cui generazione non metta in competizione i miners e, mantenendo una rete P2P, elimini le logiche del profitto che hanno portato alla delocalizzazione; anche sul sistema del cambio con una valuta a corso legale, si può ragionare. Aspetti complessi, che tuttavia non escludono la possibilità di riuscire a creare una moneta alternativa per una rete di realtà cooperative e anticapitaliste, che non siano comunità di esodo nelle quali rifugiarsi ma la base per un progetto politico, dal basso, più ambizioso: una società che si sottrae alle dinamiche capitalistiche non solo nella produzione/scambio di merci ma anche nell’aspetto monetario, liberandosi dal potere dei mercati finanziari e delle autorità centrali.</p>



<p>Non è un aspetto di poco conto: una moneta non è mai solo una moneta, ma è un rapporto di forza e un dominio, e ciò si è reso più che mai evidente in Europa, con l’euro e la troika, dove ogni possibile alternativa politica è andata a infrangersi nel ricatto dei mercati finanziari, della speculazione sui titoli pubblici, dei prestiti del Fmi e della Bce.</p>



<p>Esistono già realtà antagoniste che studiano questa possibile ‘moneta del comune’, e possiamo dire che due aspetti, dopo l’esperienza del Bitcoin, sono ancora più chiari: la tecnologia non è neutra, ha sempre un indirizzo politico; cambiare la forma della moneta è altra cosa dal cambiarne la funzione. Significa che non è la moneta che crea la società ma il contrario; che il primo passaggio è sempre culturale, sociale, politico, è pensiero critico che deve conquistare terreno sul pensiero dominante; poi, viene la moneta.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) È&nbsp;<em>open source</em>&nbsp;un software il cui codice sorgente è pubblico (quindi non privato né proprietario), e ciò permette sia di studiarlo che di apportarvi collettivamente modifiche ed estensioni</p>



<p class="has-small-font-size">2) Indicato in maiuscolo,&nbsp;<em>Bitcoin</em>, ci si riferisce alla tecnologia e alla rete, in minuscolo,&nbsp;<em>bitcoin</em>, alla valuta</p>



<p class="has-small-font-size">3) Una rete informatica nella quale i computer – chiamati&nbsp;<em>nodi</em>&nbsp;– sono collegati tra loro in modo paritario e non gerarchico, che significa che non sono distinguibili in&nbsp;<em>server</em>&nbsp;– computer che offre un servizio – e&nbsp;<em>client</em>&nbsp;– computer che utilizza quel servizio – ma possono essere entrambe le cose, in una condizione, appunto, paritaria</p>



<p class="has-small-font-size">4) Le regole di comunicazione tra computer</p>



<p class="has-small-font-size">5) Esistono due tipi di blocchi: uno contiene una cosiddetta&nbsp;<em>transazione Coinbase,</em>&nbsp;che ha l’unico scopo di emettere nuovi bitcoin, l’altro contiene transazioni, ossia pagamenti da un soggetto A a un soggetto B, di bitcoin già circolanti; per entrambi i blocchi la soluzione del problema crittografico viene ricompensata con bitcoin di nuova emissione</p>



<p class="has-small-font-size">6) Gli indirizzi sono sequenze casuali alfanumeriche lunghe in media 33 caratteri, per esempio 1NAfBQUL4d2N7uu1iKxjwF8dESXTT3AKcq</p>



<p class="has-small-font-size">7) I crittosistemi asimmetrici utilizzano due chiavi crittografate: una è definita&nbsp;<em>pubblica</em>&nbsp;e viene distribuita, l’altra è&nbsp;<em>privata</em>&nbsp;e quindi tenuta segreta; la caratteristica è che ogni coppia di chiavi è formata in modo tale che ciò che viene cifrato con una, può essere decifrato solo con l’altra</p>



<p class="has-small-font-size">8) Cfr.<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ilpost.it/2017/12/18/bitcoin-mining-cina/" target="_blank"><em>&nbsp;Dove si fanno i bitcoin</em></a>, ilpost.it. 18 dicembre 2017</p>



<p class="has-small-font-size">9) È stata prevista una progressione geometrica, con un dimezzamento della ricompensa ogni quattro anni circa: dai 50 bitcoin iniziali per blocco si è passati a 25 a fine 2012, e a 12,5 nel luglio 2016</p>



<p class="has-small-font-size">10) Qui il grafico interattivo con il dettaglio di tutte le quotazioni nel tempo&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.blockchain.com/charts/market-price?" target="_blank">https://blockchain.info/charts/market-price</a></p>
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