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	<title>industrie farmaceutiche &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
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	<title>industrie farmaceutiche &#8211; Rivista Paginauno</title>
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		<title>La lente del Papilloma Virus: vaccini e interessi, paure e abusi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Faccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 13:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[big pharma]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[industrie farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Papilloma Virus, interessi e biopotere. La logica del profitto dietro le campagne globali di vaccinazione: gli abusi in India, la manipolazione della comunicazione, la strumentalizzazione della paura, il fenomeno della “cancerizzazione”]]></description>
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<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-82-aprile-maggio-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 82, aprile – maggio 2023)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Papilloma Virus, interessi e biopotere. La logica del profitto dietro le campagne globali di vaccinazione: gli abusi in India, la manipolazione della comunicazione, la strumentalizzazione della paura, il fenomeno della “cancerizzazione”</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Open day e una capillare operazione informativa che toccherà social media, scuole e punti di ritrovo per i giovani e i giovanissimi: così è strutturata è la campagna di vaccinazione contro l’Human Papilloma Virus (HPV) contenuta nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023-25 (PNPV), promosso dal Ministero della Salute (1). In Italia, nelle ragazze under 15, la copertura vaccinale per l’HPV – raccomandata ma non obbligatoria – è lontana dai parametri fissati nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che vorrebbero il 90% delle adolescenti completamente vaccinate entro il 2030. Al 31 dicembre 2021, infatti, appena il 32,22% delle giovani nate nel 2009 (ultima coorte oggetto di chiamata attiva) era vaccinata con ciclo completo, un dato in forte calo – quasi la metà – rispetto al 63,25% della prima coorte, corrispondente alla classe del 1997 (2).</p>



<p>L’impostazione di una campagna <em>ad hoc</em> riporta alla memoria la recente emergenza Covid-19 e le Astra-Night, le serate di vaccinazioni AstraZeneca dedicate agli over 18, strutturate con musica e talvolta dj fino a mezzanotte per rendere gli hub vaccinali un luogo attrattivo per i giovani: ‘serate da tutto esaurito’ che possono essere usate come evento interpretativo di una modalità sanitaria che utilizza la semplificazione come <em>modus operandi</em>. Accanto, il claim della campagna di comunicazione 2022 sulla vaccinazione anti-HPV del Ministero della Salute recita: “Proteggi il loro futuro” (3); quello della campagna vaccinale 2022 contro il Covid-19 e l’influenza stagionale dichiara: “Proteggiamoci, anche per i momenti più belli” (4). Se nel primo caso l’immagine ritrae ragazzi sorridenti che si vaccinano per mantenere la spensieratezza, nel secondo a sorridere è una famiglia che può stringersi intorno agli anziani nonni grazie al fatto che tutti si sono vaccinati.</p>



<p>A fronte di queste illustrazioni di serenità da dover tutelare, la comunicazione, tanto per il Covid-19 quanto per l’HPV, fa uso di una retorica di stampo bellico: quella da combattere è una battaglia contro un virus ed è da vincere in fretta. La scelta di trasmettere un messaggio di terrore nei confronti di una malattia è frutto di decisioni politiche che si traducono in operazioni di dominio delle coscienze. Il tentativo di preservare il corpo da un eventuale stato patologico attraverso analisi, probabilità ed eliminazione del rischio, segue un movimento lineare che davanti a un problema vede un unico rimedio. Lo sviluppo tecnico-scientifico copre pertanto la complessità sociale ed economica che ogni realtà porta con sé, offrendo sempre nuove soluzioni da non mettere in discussione perché pensate per la ‘nostra vita’, per la ‘nostra salute’. Non stupisce dunque che i vaccini, oltre a essere presentati come strumento medico importante, nel PNPV 2023-25 assumano anche “un grande valore dal punto di vista umano, etico e sociale” (5); una puntualizzazione che tralascia il fatto che sono i prodotti di un mercato miliardario.</p>



<p>A tal proposito è interessante ricordare che nel 2006 la Pharmaceutical Executive aveva selezionato il Gardasil – primo vaccino anti-HPV – come “marchio dell’anno” (6) e tra le motivazioni si legge: “[Il Gardasil] ha creato un mercato dal nulla” (7). Se inseriti in un contesto commerciale, anche i vaccini devono infatti rispettare le regole di un sistema che per la sua stessa natura capitalistica non ha tra le priorità la cura delle persone – intese non solo come corpo fisico ma anche come corpo pensante – bensì il profitto. Meccanismi che si rendono evidenti sia nelle società a economia avanzata che nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo.</p>



<p>Entriamo nel dettaglio utilizzando la lente esemplificativa del Papilloma Virus.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Human Papilloma Virus: che cos’è</h4>



<p>Il Papilloma Virus è un virus a DNA molto comune, tanto che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) stima che fino all’80% della popolazione femminile sessualmente attiva contragga l’infezione almeno una volta nel corso della vita, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino ai 25 anni (8). Esistono circa 120 tipi di HPV, e quelli responsabili delle infezioni genitali si distinguono in “a basso rischio” e “ad alto rischio”: sono questi ultimi, che corrispondono a tredici ceppi (9), che in specifiche condizioni, e in presenza di un sistema immunitario depresso, sono potenzialmente cancerogeni. La maggior parte delle infezioni è tuttavia transitoria, poiché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno: il 60-90% si risolve in modo spontaneo entro due anni dal contagio, incluse le infezioni da ceppi oncogeni (10). Sono pochissimi i casi in cui l’infezione progredisce verso lo stadio tumorale: appena l’1% secondo l’Ospedale San Raffaele di Milano (11), mentre l’ISS e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si limitano a parlare di “esito raro” (12). Sebbene la persistenza virale sia la condizione necessaria – ma non sufficiente – per l’evoluzione verso il carcinoma, per sviluppare una lesione o una neoplasia maligna è indispensabile un intervallo temporale abbastanza lungo: in caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni (20-40 anni) (13).</p>



<p>Siamo quindi davanti a un virus molto comune e diffuso che solo raramente porta a casi tumorali della cervice uterina.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La prevenzione dell’infezione</h4>



<p>La prevenzione di un’infezione da HPV si basa su programmi di screening e vaccinali.</p>



<p>In Italia, il piano di screening promosso dal Ministero della Salute prevede il pap test e l’HPV test. Il primo è un test citologico che permette di verificare la presenza di eventuali lesioni precancerose; il secondo è un test molecolare che consente di cercare alcune sequenze del DNA del virus prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino alterazioni riscontrabili con il pap test. Laddove il pap test risulti positivo è previsto un esame di secondo livello, che consente di ottenere una visione ingrandita delle eventuali lesioni rilevate; se a essere positivo è invece l’HPV test vuol dire che l’infezione è attiva, ma ciò non significa avere delle alterazioni morfologiche suggestive della presenza di una lesione precancerosa – come abbiamo visto, la maggior parte delle infezioni si risolve spontaneamente.</p>



<p>Sul piano dei vaccini, al momento ne sono disponibili tre. Il primo messo sul mercato è il quadrivalente Gardasil, che protegge da quattro ceppi (14); prodotto dalla statunitense Merck, nel giugno del 2006 è stato approvato dalla Food &amp; Drug Administration (FDA) (15) e nel settembre dello stesso anno ha avuto il via libera per la commercializzazione in Unione Europea da parte dell’European Medicines Agency (EMA) (16). Il secondo è il bivalente Cervarix (17) della casa farmaceutica britannica GlaxoSmithKline, autorizzato dall’EMA nel settembre del 2007 (18) e approvato dalla FDA nell’ottobre del 2009 (19). Il terzo vaccino in ordine di sviluppo e commercializzazione è il Gardasil 9, sempre della Merck, efficace contro nove tipi di Papilloma Virus (20): ha avuto la prima approvazione da parte della FDA nel dicembre del 2014 (21), nel giugno del 2015 da parte della Ue (22) ed è disponibile in Italia dal 2017 (23). Tutti e tre i vaccini prevedono due o tre dosi in base all’età – due dosi a distanza di sei mesi per persone con età compresa dai 9 ai 14 anni, tre dosi per i maggiori di 14 anni – e la durata della protezione si presume sia tra i dieci e i vent’anni (24).</p>



<h4 class="wp-block-heading">Miliardari contro l’HPV</h4>



<p>Quello della prevenzione contro il cancro alla cervice è un campo di interesse per numerose fondazioni e organizzazioni. La Bill &amp; Melinda Gates Foundation (BMGF) – una delle maggiori finanziatrici di programmi vaccinali nei Paesi in via di sviluppo (25) – sostiene la diffusione e l’accesso alla vaccinazione contro l’HPV collaborando con soggetti terzi come la Program for Appropriate Technology in Health (PATH), un’organizzazione nonprofit con sede a Seattle, e la Gavi Alliance. Quest’ultima è un ente di cooperazione mondiale tra soggetti pubblici e privati che ha lo scopo di assicurare l’immunizzazione universale. Esiste dal 2000, da quando la BMGF – da allora membro permanente del consiglio d’amministrazione (26) –, insieme ad altri partner fondatori, ha finanziato il progetto.</p>



<p> In un video pubblicato da Gavi (27), lo stesso Bill Gates si fa promotore dell’iniziativa: “Il vaccino contro l’HPV è oggi disponibile praticamente in tutti i Paesi ricchi, le ragazze hanno la possibilità di accedervi ed è fantastico, poiché significa che non contrarranno il cancro alla cervice [&#8230;] Se invece si contrae l’HPV in un Paese in via di sviluppo, la possibilità di bloccare il virus è pressoché zero e dunque si andrà incontro al cancro” (28). Gates presenta dunque il vaccino contro l’HPV come un’immunizzazione contro il cancro, ma non lo è: è un vaccino contro un’infezione sessualmente trasmissibile. Inoltre, se è vero che le probabilità che l’infezione progredisca verso lo stadio tumorale sono rare, che nella maggior parte dei casi è il sistema immunitario a eliminare spontaneamente il virus, che la durata della protezione vaccinale è ancora incerta, che le comuni pratiche di igiene e l’uso del preservativo sono validi strumenti di prevenzione (29), che i test di screening si sono dimostrati molto efficaci, perché promuovere il vaccino – ed è ciò che avviene anche in Italia – come la migliore soluzione? Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, non sarebbe meglio strutturare un approccio che tenga conto del contesto ambientale e investa su una sanità diffusa e accessibile?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il caso indiano: il profitto mascherato da virtuosismo</h4>



<p>È il 2009 quando PATH, in collaborazione con l’Indian Council of Medical Research (ICMR) e i governi dell’Andhra Pradesh e del Gujarat, avvia un programma di immunizzazione contro l’HPV nelle due regioni indiane. Il piano, che prevede la vaccinazione di ragazze tra i 10 e i 14 anni, rientra nel più ampio <em>HPV Vaccine: Evidence for Impact</em>, finanziato dalla BMGF per 27,8 milioni di dollari (30): della durata di cinque anni (2006-2011), il progetto condotto da PATH e sostenuto da Bill Gates ha l’obiettivo di raccogliere e diffondere prove volte a informare il settore pubblico rispetto all’introduzione del vaccino contro l’HPV in quattro differenti Paesi: India, Uganda, Perù e Vietnam (31). Gli Stati scelti hanno due caratteristiche importanti: possiedono un programma di immunizzazione vaccinale nazionale finanziato con denaro pubblico e sono abitati da popolazioni etniche differenti, un aspetto fondamentale nello studio sull’efficacia e la sicurezza dei farmaci (32). I vaccini utilizzati sono il Cervarix (Glaxo) e il quadrivalente Gardasil (Merck). All’epoca dei fatti la BMGF non è coinvolta solo come finanziatrice del progetto, ma anche come azionista della casa farmaceutica Merck. Nel 2002, infatti, la BMGF acquista azioni per un valore di quasi 205 milioni di dollari in nove Big Pharma, tra cui Merck (33), che poi rivende quasi totalmente nel 2009 (34).</p>



<p>In India il progetto – finanziato dalla BMGF per 3,6 milioni di dollari (35) – viene fermato dall’ICMR a nemmeno un anno dall’avvio (36), nell’aprile del 2010, a fronte della notizia della morte di sette ragazze in Andhra Pradesh, dove viene inoculato il Gardasil. Dopo che l’investigazione della commissione parlamentare del Ministero della Salute e del Welfare Familiare esclude connessioni tra i decessi delle giovani donne e il vaccino, il governo indiano nomina una nuova commissione per indagare sulle presunte irregolarità commesse da PATH durante la campagna vaccinale: il 30 agosto 2013 viene presentato al Parlamento indiano il report <em>Alleged Irregularities in the Conduct of Studies using Human Papilloma Virus Vaccine by Path in India </em>(37).</p>



<p>Vi sono riportate non solo situazioni di violazioni di diritti umani e irregolarità rispetto al consenso informato e alle regole dello stesso studio vaccinale – che vedremo –, ma viene esplicitamente dichiarato che l’India, insieme a Uganda, Perù e Vietnam, faceva parte di uno schema volto a sfruttare economicamente un problema di natura sanitaria (38): se PATH fosse riuscita a inserire il vaccino contro l’HPV nei programmi pubblici di immunizzazione di questi Paesi, le case farmaceutiche produttrici si sarebbero garantite enormi profitti grazie a una vendita continuativa, anno dopo anno, priva di spese promozionali e di marketing. Una volta inserita una vaccinazione nell’Universal Immunization Programme indiano (UIP), evidenzia la commissione, è infatti politicamente impossibile fermarla (39). E in una bozza del Memorandum d’Intesa tra PATH e ICMR, fatta circolare dalla stessa PATH nel novembre del 2006 (dunque quasi tre anni prima dell’avvio del progetto), si legge: “Le parti (PATH e ICMR) desiderano valutare possibili collaborazioni per sostenere le decisioni del settore pubblico riguardo l’introduzione in India del vaccino contro l’HPV, e per generare le evidenze necessarie per permetterne l’introduzione nell’Universal Immunization Programme indiano” (40). Appare dunque chiaro quale fosse lo scopo principale dello studio clinico di PATH. All’epoca l’unico vaccino disponibile sul mercato è il Gardasil della Merck, dato che fa concludere alla commissione che il progetto sia a tutti gli effetti un’attività promozionale a favore della casa farmaceutica americana (di cui la BMGF, ricordiamo, è azionista dal 2002 al 2009). Tra l’altro, PATH e ICMR firmano il definitivo Memorandum d’Intesa il 20 febbraio 2007 (41), cioè un anno prima che il Gardasil venga approvato in India. Tale anticipo dei tempi è qualcosa che la stessa commissione d’inchiesta non riesce a spiegare: un vaccino deve prima essere approvato dal governo e solo in seguito può essere inserito nell’Universal Immunization Programme (42). Inoltre resta aperta la questione sul perché l’ICMR abbia deciso di promuoverne l’inserimento senza prima intraprendere uno studio indipendente sull’utilità e l’efficacia della sua introduzione (43).</p>



<p>Non solo. Per raggiungere l’obiettivo con facilità senza dover rispettare i rigorosi passaggi previsti dai <em>clinical trials</em> – articolati in quattro fasi –, PATH è ricorsa a quello che la commissione parlamentare chiama un “elemento di sotterfugio”: ha definito lo studio clinico <em>un “observational studies”</em> o un <em>“demonstration project” </em>(44). Sono definizioni che cambiano fortemente lo scenario: un <em>clinical trial </em>deve infatti rispettare le disposizioni normative – cosa che PATH non ha fatto, come vedremo – compreso il pagamento di un risarcimento in caso di lesione o morte (45), mentre un o<em>bservational studies </em>o un<em> demonstration project</em> ha regole meno stringenti. Eppure il Drug Control General of India (DCGI) – responsabile dell’approvazione delle licenze di categorie specifiche di farmaci come i vaccini – ha approvato il progetto di PATH il 22 aprile 2009 riconducendolo alla fase IV di un <em>clinical trial</em>, detta “sorveglianza post marketing” (46); e anche un articolo pubblicato su The Lancet nell’ottobre del 2013, a firma di Dinesh C Sharma, ha confermato che il programma di PATH era uno studio clinico in fase IV poiché, come ha notato il redattore del <em>Monthly Index </em><em>of Medical Specialties,</em> il dottor Chandra M Gulhati, quattro outcome su cinque, cioè i risultati ottenuti dallo studio stesso, riguardano la determinazione di reazioni avverse (47).</p>



<p>La commissione d’inchiesta sottolinea tuttavia il ruolo ambiguo giocato dal DCGI, definendolo uno “spettatore silenzioso”: pur avendo approvato il progetto come IV fase di un <em>clinical trial</em>, non solo non è intervenuto nella vicenda, ma ha approvato in modo irregolare l’intero studio. In un articolo pubblicato su The Lancet nel febbraio del 2011 (48), si legge inoltre che il DCGI si è avvalso della sezione 8(1) (d) del <em>Right to Information Act </em>(49) che, tra le altre cose, permette di non dare alcuna informazione circa i protocolli dello studio clinico, considerandoli “segreto commerciale di terze parti”; perfino l’Indian Council of Medical Research ha invocato il diritto sulla proprietà intellettuale, per evitare di rilasciare dati. Prese di posizione a dir poco anomale, poiché non è chiaro come informazioni circa uno studio condotto da autorità governative possano essere definite “segreto commerciale” (50).</p>



<p>E veniamo agli abusi commessi da PATH.</p>



<p>È principalmente sulla questione del consenso informato che si è calpestato il diritto a una salute consapevole delle donne dell’Andhra Pradesh e del Gujarat. Sebbene PATH abbia dichiarato di essersi impegnata a rispettare i più alti standard scientifici, etici e legali (51), a quasi 30 mila ragazze è stato applicato un trattamento sanitario che in molti casi è risultato privo di consenso. Le giovani selezionate abitano nei distretti rurali e semi-urbani di Khammam (Andhra Pradesh) e di Vadodara (Gujarat) e provengono per lo più da contesti fragili e vulnerabili. Poiché lo studio è stato condotto su soggetti minorenni, il consenso informato doveva essere firmato dai genitori o dai responsabili degli <em>ashram paathshaala</em>, residenze scolastiche dove vivono molte studentesse indiane, ma parecchi di loro sono analfabeti e non in grado di firmare nemmeno nella lingua locale (telugu o gujarati), dato che si evince dal numero di moduli sottoscritti con l’impronta digitale (Tabella 1). Il modulo di PATH conteneva la seguente frase: “Ho letto le informazioni di questo modulo di consenso (o mi è stato letto). Permetto che mia figlia riceva tre dosi di vaccino contro l’HPV” (52); una dichiarazione che non ha corrispondenza con la realtà dei fatti, evidenzia il report della commissione d’inchiesta. Molti moduli, infatti, sono privi della firma del testimone, la cui presenza è necessaria nel caso in cui i firmatari siano analfabeti; sono sprovvisti sia della fotografia sia della copia della carta d’identità dei genitori o del responsabile dell’<em>ashram paathshaala</em>; mancano della firma di un conduttore dello studio clinico; riportano una firma che non corrisponde al nome dei genitori o del custode; riportano firme postdatate rispetto alla vaccinazione; apportano il nome del padre ma la firma mostra un nome femminile (53). Su cento moduli esaminati in Andhra Pradesh, 69 sono senza la sottoscrizione dei testimoni, molti sono senza data e appare per sette volte la firma di una stessa persona (54).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="146" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV.jpg" alt="" class="wp-image-8191" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV-300x73.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 1. Fonte: Parliament of India, <em>Alleged Irregularities in the Conduct of Studies using Human Papilloma Virus Vaccine by Path in India</em>, 30 agosto 2013, VI 6.12 <a href="http://164.100.47.5/newcommittee/reports/EnglishCommittees/Committee%20on%20Health%20and%20Family%20Welfare/72.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://164.100.47.5/newcommittee/reports/EnglishCommittees/Committee%20on%20Health%20and%20Family%20Welfare/72.pdf</a></figcaption></figure>
</div>


<p>A far perdere ulteriormente credibilità allo studio clinico, sottolinea ancora la commissione, c’è anche l’uso sconsiderato del logo della National Rural Health Mission (NRHM), un programma governativo esistente dal 2005 che si prefigge l’accesso a una buona assistenza sanitaria per la popolazione rurale: i finanziamenti destinati al NRHM sono stati utilizzati senza autorizzazione per monitorare e trasportare i vaccini (55), il materiale informativo distribuito sul posto sottintendeva che il governo avesse avviato una campagna di vaccinazione (56), e il logo della NRHM impresso sul libretto vaccinale consegnato alle giovani rafforzava la convinzione. In un articolo pubblicato su EPW a novembre 2010 e scritto a dieci mani da giornaliste, ricercatrici, scienziate e attiviste indiane (57), si precisa che le ragazze e i genitori non erano a conoscenza di far parte di una ricerca convinti, invece, che fosse il governo a offrire loro un vaccino gratuito contro il cancro alla cervice. Non sapevano di avere la possibilità di rifiutarsi, come non sapevano che la protezione vaccinale è limitata nel tempo e, all’epoca, ancora circoscritta solo a due tipi di Papilloma ad alto rischio su tredici, lasciando così necessari gli esami di prevenzione. Ed è questo un punto nodale.</p>



<p>Tra le firme dell’articolo c’è Sandhya Srinivasan, una giornalista indipendente indiana che si occupa di tematiche riguardanti la salute. È lei che nel pezzo intitolato <em>A vaccine for eve</em><em>ry ailment</em>, pubblicato nell’aprile 2010 su Infochangeindia (58), pone l’accento sul fatto che talvolta, come nel caso dell’HPV, l’introduzione di un vaccino ha motivazioni ambientali, sociali e culturali oltre che mediche. Citando il caso della poliomielite – da prevenire non solo con il vaccino ma anche con l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati, condizioni che hanno fatto sì che nei Paesi ricchi la malattia si sia debellata prima rispetto all’India –, Srinivasan afferma che la vaccinazione contro l’HPV è promossa perché in India è assente una campagna di screening diffusa e capillare. È inoltre necessario ricordare che quello indiano è un contesto dove continuano a resistere pregiudizi rispetto alla salute ginecologica. Non è raro che donne nubili che vogliano accedere a servizi di salute sessuale siano stigmatizzate: sebbene le norme sociali siano molto cambiate e l’India sia uno dei Paesi dove più si utilizzano le app d’incontri, continua a persistere tra i medici l’idea che la salute sessuale sia una questione di interesse solo delle donne sposate (59). Tuttavia il costo del test di screening è molto inferiore a quello del vaccino; la convinzione di essersi immunizzate dal rischio tumorale porta a non effettuare successivi esami di prevenzione, facendo dubitare del rapporto costi-benefici della vaccinazione anti-HPV nei Paesi in via di sviluppo – checché ne dica Bill Gates nel video promozionale –; e il dirottamento della spesa sanitaria su programmi vaccinali sottrae importanti risorse per lo sviluppo di una sanità pubblica di territorio e di una cultura che ponga al centro una salute consapevole. Cultura che la stessa campagna vaccinale non promuove, facendo leva sulla disinformazione e la paura. Anche in Italia.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Italia: l’informazione che fa paura</h4>



<p>Seppur gli scenari siano molto differenti, è possibile trovare analogie tra l’India e l’Italia. Come spiegato da Srinivasan, il vaccino è una misura che serve per prevenire l’insorgere di una malattia che ancora non c’è, è destinato a soggetti sani ed è consigliato anche per patologie relativamente innocue per le quali la vaccinazione non rappresenta una priorità. Per questo motivo la promozione dei vaccini è diversa rispetto a quella dei farmaci: deve puntare sul timore che un disturbo si presenti con gravi conseguenze. Seguendo questa logica, il messaggio legato al vaccino contro l’HPV, trasmesso tanto in India quanto in Italia, così si configura: vuoi difenderti contro il cancro alla cervice? Oppure: vuoi difendere tua figlia contro il cancro alla cervice? Eugenio Serravalle, medico che si occupa da anni dell’argomento, avanza una forte critica sulla strategia comunicativa utilizzata, ritenendo che si basi sulla disinformazione e sulla paura: “L’analogia con le recenti campagne contro l’AIDS,” scrive nel 2014 in <em>Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore</em>, “e l’assoluta mancanza di una campagna di informazione medica, e non commerciale, sul Papilloma Virus condotta attraverso i consultori e le scuole, creano nella mente degli individui un cortocircuito immediato che rende perfettamente equivalenti Papilloma Virus e cancro al collo dell’utero” (60).</p>



<p>I conseguenti rischi maggiori sono due: la possibilità che si riduca l’adesione allo screening, trascurando il fatto che il vaccino non copre la totalità dei ceppi ad alto rischio, e il pericolo che molte donne si considerino destinate al tumore. È assai frequente che chi sia risultata positiva al Papilloma Virus, indipendentemente dal grado della lesione, abbia pensato di essere predisposta alla malattia: donne anche molto giovani possono immaginarsi portatrici di una minaccia statistica che, nella sua forma di possibilità, appare terrificante e, allo stesso tempo, incomprensibile. “Le informazioni con cui la cosiddetta prevenzione del cancro viene divulgata e legittimata presuppongono un modo di pensare statistico, che nei media appare come uno spettro inquietante”, scrive Barbara Duden (61), nella sua analisi al fenomeno della “cancerizzazione”. Le statistiche restituiscono numeri che trasferiscono il corpo delle donne nel mondo del rischio. L’applicazione della statistica distoglie però dalla realtà perché “decorporeizza”: a partire dai 12 anni – l’OMS consiglia la vaccinazione di tutte le ragazze prima dell’inizio dell’attività sessuale, individuando indicativamente quell’età – le donne sono sommerse da un’informazione parziale e da percentuali di pericolo che fanno sentire malata chi potrebbe non esserlo mai. Come afferma Duden, “chi si abbandona alla cancerizzazione sistemica si allena costantemente a vivere in un presente improprio; deve essere là dove non è ancora e dove forse non sarà mai”. Eppure l’andamento decrescente della comparsa di tumori al collo dell’utero (Grafico 2, pag. 28), che si è consolidato in Italia dal 1980 come conseguenza dei programmi organizzati di screening cervicale, e non per la campagna vaccinale iniziata in tutte le Regioni nel 2008, parla di una situazione che non dovrebbe destar spavento.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="343" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV2.jpg" alt="" class="wp-image-8192" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV2.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2024/08/HPV2-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Grafico 2. Andamenti di incidenza per cervicocarcinoma dal 1980 al 2012 per area geografica. Stime Cnesps-Iss effettuate con la metodologia Miamod. Tassi standardizzati per 100.000 (popolazione standard europea), età 0-94 anni. Fonte: EpiCentro ISS, <a href="https://www.epicentro.iss.it/materno/8marzoTumori" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.epicentro.iss.it/materno/8marzoTumori</a></figcaption></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Più disciplinati per meglio guadagnare</h4>



<p>La cosiddetta ‘lotta contro il cancro’ è oramai diventata una causa abbracciata da governi, ONG, fondazioni private, ossia un insieme di attori che gestisce e controlla il comportamento delle popolazioni attraverso programmi nazionali di prevenzione. Senza mettere in discussione il ruolo dello screening come strumento fondamentale per la salute, i minuziosi protocolli di cura rischiano di portare alla normalizzazione dei comportamenti e alla colpevolizzazione di chi non rispetta l’iter sanitario previsto. Usando le parole di Miguel Benasayag (62), nel contesto della prevenzione “la persona è giudicata responsabile di avere più o meno ben utilizzato il suo ‘capitale-vita’. E le si comunica che smette di aderire al modello dell’individuo autonomo e che deve, quindi, accettare la disciplina”. La volontà di far aderire gli individui a comportamenti prescritti dalle autorità sanitarie, ha come conseguenza il fatto che chi mostra un atteggiamento “deviato” diventa colui che si “merita” la malattia; una dinamica, quest’ultima, che si è vista in atto negli anni colpiti dal Covid-19, in particolare con l’introduzione dell’obbligo del vaccino e del Green Pass. Come nell’emergenza pandemica, quando la paura è stata un elemento chiave nel riuscire a disciplinare la popolazione facendola sentire responsabile della salute propria e altrui, nel caso della prevenzione all’HPV e, più in generale, ai tumori, il terrore del cancro diventa qualcosa su cui è possibile far leva per attuare dispositivi sanitari non sempre necessari. Scrive Benasayag che “contrariamente ad altre malattie gravi – ad esempio cardiache –, la diagnosi di cancro cade spesso come una mannaia e comunica al paziente che non è più il padrone del vapore. Il comando era, ovviamente, del tutto immaginario (come potrebbe qualcuno, che non è mai stato padrone, non esserlo più?), ma si ottiene comunque un’obbedienza decisamente concreta”.</p>



<p>Secondo questa logica di biopotere, il corpo diventa un aggregato di organi per i quali esistono specifici piani di prevenzione. Quella che potrebbe sembrare una distopia, dove la salute si cerca in ogni modo e a ogni costo, è ormai realtà, e ne è esempio lo screening genetico per i geni BRCA1 e BRCA2: qui alcune forme mutate e a trasmissione ereditaria aumentano il rischio di sviluppare determinati tipi di cancro, in particolare alla mammella e alle ovaie. L’esame genetico è dunque stato inserito all’interno del programma di prevenzione. A oggi il test è previsto solo per specifici casi selezionati secondo criteri individuali e familiari, ma c’è chi suggerisce l’utilità di estenderlo a una popolazione più ampia (63). Laddove le analisi per le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 risultino positive, ovvero confermino la presenza di mutazioni, le linee guida offrono l’opzione della mastectomia profilattica e l’asportazione preventiva delle ovaie. Eppure la positività al test indica che il soggetto è portatore di una forma mutata del gene, e ciò comporta una predisposizione ereditaria allo sviluppo di tumori della mammella o delle ovaie, ma non significa che svilupperà per forza la malattia. Tuttavia essere catapultati nel campo di rischio maggiore fa sì che ci si distolga dalla realtà di un corpo sano per ridursi a essere un organo già malato e, dunque, da eliminare.</p>



<p>In <em>Nemesi medica. L’espropriazione della salute</em>, Ivan Illich (64) scrive: “Ormai il cittadino, finché non si prova che è sano, si presume che sia malato”; un’affermazione che sembra essere oramai superata con la possibilità di indagare il DNA. Laddove in un individuo si trovino sequenze del DNA di un virus – il caso dell’HPV test – o mutazioni di geni – il caso di BRCA1 e BRCA2 –, quello stesso individuo inizia a percepirsi come caso clinico. “Fino a tempi non lontani la medicina si sforzava di valorizzare ciò che avviene in natura [&#8230;] oggi invece essa cerca di materializzare i sogni della ragione” (75): lo sviluppo di nuove tecnologie rende potenzialmente illimitato il potere tecnico/politico della scienza sul corpo e dunque sulla persona, che, trasformandosi con facilità in paziente, cede la propria autonomia ai terapeuti. Il continuo superamento della medicina dei suoi stessi limiti richiede una medicalizzazione universale che comporta il fatto che “la salute non [sia] più una proprietà naturale di cui si presume che ogni essere umano sia dotato fino a quando non si dimostra che è malato, e [sia] invece divenuta una meta perennemente lontana cui si ha il diritto di aspirare in virtù di giustizia sociale” (66).</p>



<p>E, dunque, in nome di una certa idea di salute si trasmette e promuove un’informazione manipolata che, strumentalizzando l’umana paura e focalizzandosi su un rischio malattia, porta gli individui a percepirsi malati in un corpo sano e ad affidarsi a presunti salvifici vaccini o alla chirurgia; mentre nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo vengono implementati studi senza il consenso delle donne coinvolte. Orizzonti, questi, che richiamano la struttura capitalistica della società, gli interessi economici delle case farmaceutiche e le parole di Illich, secondo cui “la medicalizzazione porta all’estremo il carattere imperialista della società industriale”.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Ministero della Salute, Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2023-25, 30 dicembre 2022 <a href="https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1674644535.pdf">https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1674644535.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) <a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_27_1_7_file.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_27_1_7_file.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) <a href="https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu=campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=167">https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu= campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=167</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) <a href="https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu=campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=168">https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu= campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=168</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) Ministero della Salute, PNPV 2023-25 cit.</p>



<p class="has-small-font-size">6) <a href="https://www.pharmexec.com/view/brand-year-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.pharmexec.com/view/brand-year-0</a></p>



<p class="has-small-font-size">7) “It made a market out of thin air”</p>



<p class="has-small-font-size">8) Istituto Superiore di Sanità (ISS), EpiCentro, <em>Infezioni da hpv e cervicocarcinoma</em>, <a href="https://www.epicentro.iss.it/hpv/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.epicentro.iss.it/hpv/</a></p>



<p class="has-small-font-size">9) Questi i tredici ceppi considerati ad alto rischio: 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59, 66. È stato stimato che l’HPV 16 e 18 siano responsabili di oltre il 70% dei casi di carcinoma al collo dell’utero</p>



<p class="has-small-font-size">10) ISS, cit.</p>



<p class="has-small-font-size">11) <a href="https://www.hsr.it/news/2021/luglio/papilloma-virus-in-cosa-consiste-come-curare">https://www.hsr.it/news/2021/luglio/papilloma-virus-in-cosa-consiste-come-curare</a></p>



<p class="has-small-font-size">12) ISS, cit.</p>



<p class="has-small-font-size">13) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">14) Il quadrivalente Gardasil protegge contro i tipi 6, 11, 16, 18</p>



<p class="has-small-font-size">15) <a href="https://www.fda.gov/vaccines-blood-biologics/safety-availability-biologics/gardasil-vaccine-safety" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.fda.gov/vaccines-blood-biologics/safety-availability-biologics/gardasil-vaccine-safety</a></p>



<p class="has-small-font-size">16) <a href="https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/gardasil#authorisation-details-section" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ema.europa.eu/en/medicines/human/EPAR/gardasil#authorisation-details-section</a></p>



<p class="has-small-font-size">17) Il bivalente Cervarix protegge contro i tipi 16 e 18</p>



<p class="has-small-font-size">18) <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/overview/cervarix-epar-summary-public_it.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ema.europa.eu/en/documents/overview/cervarix-epar-summary-public_it.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">19) <a href="https://www.gsk.com/en-gb/media/press-releases/fda-approves-cervarix-glaxosmithkline-s-cervical-cancer-vaccine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gsk.com/en-gb/media/press-releases/fda-approves-cervarix-glaxosmithkline-s-cervical-cancer-vaccine/</a></p>



<p class="has-small-font-size">20) Il Gardasil 9 protegge contro i tipi 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58</p>



<p class="has-small-font-size">21) <a href="https://www.drugs.com/newdrugs/fda-approves-gardasil-9-prevention-certain-cancers-caused-five-additional-types-hpv-4118.html">https://www.drugs.com/newdrugs/fda-approves-gardasil-9-prevention-certain-cancers-caused-five-additional-types-hpv-4118.html</a></p>



<p class="has-small-font-size">22) <a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/overview/gardasil-9-epar-summary-public_it.pdf">https://www.ema.europa.eu/en/documents/overview/gardasil-9-epar-summary-public_it.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">23) <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-02-21&amp;atto.codiceRedazionale=17A01391&amp;elenco30giorni=false">https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-02-21&amp;atto.codiceRedazionale=17A01391&amp;elenco30giorni=false</a></p>



<p class="has-small-font-size">24) <a href="https://m4.ti.ch/fileadmin/DSS/DSP/UMC/medicina_scolastica/hpv9-faq-it.pdf">https://m4.ti.ch/fileadmin/DSS/DSP/UMC/medicina_scolastica/hpv9-faq-it.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">25) <a href="https://www.gavi.org/operating-model/gavis-partnership-model/bill-melinda-gates-foundation">https://www.gavi.org/operating-model/gavis-partnership-model/bill-melinda-gates-foundation</a></p>



<p class="has-small-font-size">26) <a href="https://www.gavi.org/governance/gavi-board/members">https://www.gavi.org/governance/gavi-board/members</a></p>



<p class="has-small-font-size">27) <a href="https://www.gavi.org/bill-gates-explains-importance-hpv-vaccine-women-developing-countries">https://www.gavi.org/bill-gates-explains-importance-hpv-vaccine-women-developing-countries</a></p>



<p class="has-small-font-size">28) “HPV is a vaccine now available in basically every rich country and girls have the option of getting that vaccine and it’s fantastic, it means they don’t get cervical cancer [&#8230;] If you get this HPV, the virus, in a developing country the chance it will be stopped is almost zero and so you’ll get cervical cancer.”</p>



<p class="has-small-font-size">29) <a href="https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu=campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=167">https://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioCampagneVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&amp;menu= campagne&amp;p=dacampagne&amp;id=167</a></p>



<p class="has-small-font-size">30) <a href="https://www.cgdev.org/blog/gates-funds-new-hpv-vaccine-program-path" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.cgdev.org/blog/gates-funds-new-hpv-vaccine-program-path</a></p>



<p class="has-small-font-size">31) <a href="https://www.path.org/media-center/path-to-pave-the-way-for-cervical-cancer-vaccines-in-the-developing-world/">https://www.path.org/media-center/path-to-pave-the-way-for-cervical-cancer-vaccines-in-the-developing-world/</a></p>



<p class="has-small-font-size">32) <a href="https://www.fda.gov/media/75453/download">https://www.fda.gov/media/75453/download</a></p>



<p class="has-small-font-size">33) <a href="https://archive.is/XP9QA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://archive.is/XP9QA</a></p>



<p class="has-small-font-size">34) <a href="https://archive.is/UMSos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://archive.is/UMSos</a></p>



<p class="has-small-font-size">35) <a href="https://www.science.org/content/article/indian-parliament-comes-down-hard-cervical-cancer-trial" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.science.org/content/article/indian-parliament-comes-down-hard-cervical-cancer-trial</a></p>



<p class="has-small-font-size">36) In Andhra Pradesh le vaccinazioni hanno inizio nel luglio del 2009, in Gujarat nell’agosto 2009</p>



<p class="has-small-font-size">37) Parliament of India, <em>Alleged Irregularities in the Conduct of Studies using Human Papilloma Virus Vaccine by Path in India</em>, 30 agosto 2013,<sup> </sup><a href="http://164.100.47.5/newcommittee/reports/EnglishCommittees/Committee%20on%20Health%20and%20Family%20Welfare/72.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://164.100.47.5/newcommittee/reports/EnglishCommittees/Committee%20on%20Health%20and%20Family%20Welfare/72.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">38) Ivi, II 2.5</p>



<p class="has-small-font-size">39) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">40) “Parties (PATH and ICMR) desiring to explore collaboration to support public sector decision regarding HPV vaccine introduction in India and to generate necessary evidence to allow the possible introduction of HPV vaccine into India’s Universal Immunization Programme”, Ivi, III 3.4</p>



<p class="has-small-font-size">41) Ivi, III 3.5</p>



<p class="has-small-font-size">42) Ivi, III 3.10</p>



<p class="has-small-font-size">43) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">44) Ivi, II 2.5</p>



<p class="has-small-font-size">45) <a href="https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470204513704200.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470204513704200.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">46) Ivi, IV 4.2</p>



<p class="has-small-font-size">47) <a href="https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470204513704200.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470204513704200.pdf</a>; gli outcome primari del cosiddetto “demonstration project” di PATH sono i seguenti: numero e percentuale di ragazze vaccinate; numero e percentuale di ragazze vaccinate che manifestano eventi avversi gravi; numero e percentuale di ragazze vaccinate che manifestano eventi avversi non gravi; tempestività nel segnalare eventi avversi gravi alle autorità; tempestività nel segnalare eventi avversi non gravi alle autorità</p>



<p class="has-small-font-size">48) A. Sengupta, A. Shenoi, N B Sarojini, Y Madhavi, <em>Human papillomavirus vaccine trials in India</em>, 26 febbraio 2011, <sup></sup><a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)60270-5/fulltext">https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)60270-5/fulltext</a></p>



<p class="has-small-font-size">49) <a href="https://indiankanoon.org/doc/1001313/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://indiankanoon.org/doc/1001313/</a></p>



<p class="has-small-font-size">50) A. Sengupta, A. Shenoi, N B Sarojini, Y Madhavi, art. cit. </p>



<p class="has-small-font-size">51) <a href="https://www.path.org/media-center/statement-from-path-hpv-demonstration-project-in-india/">https://www.path.org/media-center/statement-from-path-hpv-demonstration-project-in-india/</a></p>



<p class="has-small-font-size">52) Parliament of India, cit. VI 6.12</p>



<p class="has-small-font-size">53) Ivi, VI 6.14</p>



<p class="has-small-font-size">54) Ivi, VI 6.13</p>



<p class="has-small-font-size">55) Ivi, VI 6.26</p>



<p class="has-small-font-size">56) Ivi, VI 6.25</p>



<p class="has-small-font-size">57) NB Sarojini, S. Srinivasan, Y. Madhavi, S. Srinivasan, A. Shenoi, <em>The HPV Vaccine: Science, Ethics and Regulation</em>, EPW, 27 novembre 2010, <a href="http://indiaenvironmentportal.org.in/files/HPV%20Vaccine.pdf">http://indiaenvironmentportal.org.in/files/HPV%20Vaccine.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">58) S. Srinivasan, <em>A vaccine for every ailment,</em> Infochangeindia, aprile 2010,<em> </em><a href="https://www.researchgate.net/publication/304451896_A_vaccine_for_every_ailment">https://www.researchgate.net/publication/304451896_A_vaccine_for_every_ailment</a></p>



<p class="has-small-font-size">59) <a href="https://globalvoices.org/2021/01/21/unmarried-women-and-sexual-health-battling-stigma-in-india/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://globalvoices.org/2021/01/21/unmarried-women-and-sexual-health-battling-stigma-in-india/</a> </p>



<p class="has-small-font-size">60) Eugenio Serravalle, <em>Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore</em>, Il leone verde, 2014</p>



<p class="has-small-font-size">61) Barbara Duden, <em>I geni in testa e il feto nel grembo</em>, Bollati Boringhieri, 2006 </p>



<p class="has-small-font-size">62) Miguel Benasayag, <em>La salute ad ogni costo</em>, Vita e Pensiero, 2010</p>



<p class="has-small-font-size">63)<a href="https://www.airc.it/news/mutazioni-brca-e-laumento-di-rischio-di-sviluppare-diversi-tumori-i-fattori-in-gioco-quando-si-parla-di-test-genetici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.airc.it/news/mutazioni-brca-e-laumento-di-rischio-di-sviluppare-diversi-tumori-i-fattori-in-gioco-quando-si-parla-di-test-genetici</a></p>



<p class="has-small-font-size">64) Ivan Illich, <em>Nemesi medica. L’espropriazione della salute</em>, red!, 2005</p>



<p class="has-small-font-size">65) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">66) <em>Ibidem</em> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vaccini Covid. L’ipocrisia dei Paesi ricchi</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/vaccini-covid-lipocrisia-dei-paesi-ricchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 13:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
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		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[I numeri della campagna vaccinale nel mondo, del Covax e degli interessi di Big Pharma: dentro un data journalism la logica economicistica che governa le decisioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Erika Bussetti</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://rivistapaginauno.it/numero-75-dicembre-2021-gennaio-2022/" target="_blank"><em>(Paginauno n. 75, dicembre 2021 – gennaio 2022</em>)</a></li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I numeri della campagna vaccinale nel mondo, di Covax e degli interessi di Big Pharma: dentro un data journalism la logica economicistica che governa le decisioni</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Mentre dall’Africa arriva l’ennesima variante del SARS-CoV-2, torna in primo piano la questione della campagna vaccinale globale: a che punto siamo? Sotto la luce dei riflettori i governi del cosiddetto Primo mondo – a capitalismo avanzato – dichiarano che tutta la popolazione del pianeta deve essere vaccinata e sottolineano la propria partecipazione al programma di donazione Covax dell’OMS; lasciata la conferenza stampa, boicottano lo stesso Covax e supportano i profitti di Big Pharma.</p>



<p>Una premessa è d’obbligo: non si intende in questa indagine sostenere la visione secondo cui 7 miliardi di persone dovrebbero essere vaccinate, e ancora meno quella che ritiene che il vaccino sia “l’unico strumento che ci salverà” dal Covid-19: quel che preme evidenziare è l’ipocrisia che pervade la narrazione dominante e la logica economicistica che detta la linea all’approccio pandemico.</p>



<p>Vediamo i numeri.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Vaccinazioni nei Paesi ricchi e poveri: numeri a confronto</h4>



<p>Per la nostra analisi siamo partiti da un dato che fotografa la situazione mondiale: al 2 dicembre 2021, il 55% della popolazione globale ha ricevuto almeno una dose di vaccino (Grafico 1, p. 29, alla voce <em>World</em>). </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-1024x723.png" alt="" class="wp-image-6117" width="768" height="542" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-1024x723.png 1024w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-300x212.png 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-768x542.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-1536x1084.png 1536w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-600x423.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-120x86.png 120w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-750x529.png 750w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1-1140x804.png 1140w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-1.png 1583w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Grafico 1. Persone vaccinate contro il Covid-19 al 2 dicembre 2021. Fonte: Ourworldindata<br><a rel="noreferrer noopener" href="https://ourworldindata.org/covid-vaccinations" target="_blank">https://ourworldindata.org/covid-vaccinations</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Non è una percentuale da poco, ma se entriamo più nel dettaglio vediamo che appena il 6% (Grafico 1, alla voce <em>Low income</em>) delle persone nei Paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose e che la principale esclusa dall’accesso al vaccino è l’Africa (Grafico 2, p. 30). </p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-1024x723.png" alt="" class="wp-image-6118" width="768" height="542" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-1024x723.png 1024w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-300x212.png 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-768x542.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-1536x1084.png 1536w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-600x423.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-120x86.png 120w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-750x529.png 750w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2-1140x804.png 1140w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-2.png 1583w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Grafico 2. Persone che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino Covid-19 al 3 dicembre 2021. Fonte: Ourworldindata<br>https://ourworldindata.org/covid-vaccinations</figcaption></figure>
</div>


<p>È la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che a fine settembre scorso afferma che solo quindici Paesi africani, meno di un terzo delle 54 nazioni del continente, hanno raggiunto l’obiettivo, richiesto dalla stessa OMS, di vaccinare completamente il 10% della popolazione entro fine settembre 2021 (Grafico 3, p. 30) (1).</p>


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<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3.png" alt="" class="wp-image-6119" width="448" height="358" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3.png 896w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3-300x239.png 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3-768x613.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3-600x479.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-3-750x598.png 750w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /><figcaption>Grafico 3. I 15 Paesi africani che hanno raggiunto il target del 10% della popolazione vaccinata entro settembre 2021. Fonte <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.bbc.com/news/56100076" target="_blank">https://www.bbc.com/news/56100076</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Il nocciolo della questione, evidenziato da Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa, è che “molti dei Paesi [tra i più vaccinati, come Seychelles, Capo Verde e Marocco] si trovano nelle fasce medio-alte o ad alto reddito e si sono procurati i vaccini direttamente dai produttori [&#8230;] Per i Paesi a basso reddito che dipendono principalmente dalle donazioni, la situazione è più grave” (2). Per avviare i programmi di vaccinazione, la maggior parte degli Stati africani ha infatti dovuto fare affidamento su forme di donazione, e la più ingente è stata Covax.</p>



<p>Annunciato al vertice del G7 nel Regno Unito a giugno 2020 e guidato da CEPI, Gavi e OMS insieme al principale partner di consegna UNICEF, Covax (3) è nato per accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini Covid-19 e per garantire un accesso equo a tutti i Paesi del mondo – vedremo a breve quanto <em>equo</em> –; sulla carta, i Paesi più ricchi sovvenzionano i costi per le nazioni più povere.</p>



<p>Quando ad aprile 2021 è venuto a mancare il principale rifornimento da parte del Serum Institute of India (uno dei più grandi produttori di vaccini al mondo, che ha interrotto le esportazioni per rispondere ai propri bisogni nazionali), il piano Covax si è ritrovato al palo. I Paesi più ricchi avevano infatti firmato accordi con i produttori già a luglio 2020, quando i vaccini erano ancora in fase di sviluppo e sperimentazione: la priorità di fornitura che ne è conseguita ha reso quindi difficile garantire le dosi a Covax e all’Unione Africana. Lo si evince a colpo d’occhio da uno studio di Nature (4), su dati della società di data science Airfinity, del 24 agosto 2020 (Grafico 4, p. 31): la Gran Bretagna ha pre-ordinato un numero di dosi sufficiente a vaccinare fino a cinque volte i propri cittadini (cinque volte!); seguono Stati Uniti, Unione europea e Giappone, con contratti già sottoscritti per una quantità di dosi doppia (o quasi) rispetto alla popolazione. </p>


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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-738x1024.png" alt="" class="wp-image-6120" width="369" height="512" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-738x1024.png 738w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-216x300.png 216w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-768x1065.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-600x832.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4-750x1040.png 750w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-4.png 896w" sizes="(max-width: 369px) 100vw, 369px" /><figcaption>Grafico 4. Migliori e peggiori rifornimenti di dosi al 21 agosto 2020. Fonte: <em>Nature</em> su dati Airfinity</figcaption></figure>
</div>


<p>A fine 2020 i Paesi del G7, che rappresentano appena il 13% degli abitanti del pianeta, hanno acquistato oltre un terzo della fornitura di vaccini disponibili. Un dato che ha portato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ad affermare, a gennaio scorso, che le nazioni più ricche stavano “divorando” la fornitura globale di vaccini: “Anche se parlano di accesso equo, alcuni Paesi e aziende continuano a dare la priorità alle offerte bilaterali, <em>guidando la politica dei prezzi</em> e cercando di saltare all’inizio della coda” (5).</p>



<p>Secondo Unicef, al 3 dicembre i vaccini Covax distribuiti in 144 Stati sono 600 milioni (6): in media, nei Paesi a basso reddito sono state somministrate 8,5 dosi ogni 100 persone, rispetto alle 151 nei Paesi ad alto reddito (Grafico 5, p. 32).</p>



<h4 class="wp-block-heading">I ricchi pagano, Big Pharma vende</h4>



<p>“Guidando la politica dei prezzi”, ha affermato Ghebreyesus. E questo è infatti un punto fondamentale nella dinamica che abbiamo davanti. Citando il Financial Time che ha visionato i documenti, a settembre 2021 Investigative Europe rivela (7)<sup> </sup>che Pfizer/Biontech ha venduto il proprio vaccino all’Unione europea a 18,2 dollari a dose nel primo contratto sottoscritto a settembre 2020, e a 22,8 nell’accordo dell’anno successivo; Moderna a 22,5 dollari prima e a 25,5 dollari al secondo giro (Grafico 6, p. 33). Finché gli accordi tra governi e aziende farmaceutiche avverranno a porte chiuse (8) e i contratti saranno coperti da riservatezza, sarà ben difficile rendersi conto di quel che veramente accade. Di certo l’impressione è che Big Pharma la faccia da padrona, dettando le proprie condizioni e riuscendo anche a evitare penali e responsabilità di ogni tipo. A questi prezzi, le società farmaceutiche hanno tutta la convenienza a vendere la propria ‘merce’ – di imprese capitalistiche stiamo parlando – ai ricchi Paesi che ne garantiscono il pagamento, anziché a Stati del Terzo mondo con limitate disponibilità economiche.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-1024x723.png" alt="" class="wp-image-6121" width="768" height="542" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-1024x723.png 1024w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-300x212.png 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-768x542.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-1536x1084.png 1536w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-600x423.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-120x86.png 120w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-750x529.png 750w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5-1140x804.png 1140w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-5.png 1583w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Grafico 5. Dosi di vaccino Covid-19 somministrate ogni 100 persone al 3 dicembre 2021. Fonte: Ourworldindata <a rel="noreferrer noopener" href="https://ourworldindata.org/covid-vaccinations" target="_blank">https://ourworldindata.org/covid-vaccinations</a></figcaption></figure>
</div>


<p>Abbiamo poi la questione della liberalizzazione dei brevetti sui vaccini. Nonostante le assemblee all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), nessun accordo è stato raggiunto (9). La stessa Banca Mondiale non supporta la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale presso il WTO, affermando che potrebbe ostacolare l’innovazione nel settore farmaceutico (parole di David Malpass, presidente dell’istituzione [10]); questo nonostante Big Pharma abbia beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini. Ostacoli alla sua approvazione sono arrivati anche dall’Unione europea, che “invece di agire con urgenza e in nome della solidarietà globale, ha presentato una proposta alternativa e separata, nel tentativo di limitare alcune delle principali misure di salvaguardia e tutela della salute pubblica usate dai Paesi. Non ha avanzato proposte nuove né utili per affrontare e risolvere i limiti posti dalle normative vigenti” ha dichiarato Silvia Mancini, Esperta di salute pubblica di Medici Senza Frontiere.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6.png" alt="" class="wp-image-6122" width="672" height="331" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6.png 896w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6-300x148.png 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6-768x378.png 768w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6-600x295.png 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/07/data-journalism-grafico-6-750x369.png 750w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption>Grafico 6. Costo di produzione stimato e prezzo di vendita dei vaccini all’Unione europea. Fonte<br><em>Investigate Europe</em></figcaption></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Canada senza vergogna</h4>



<p>Non bastasse quanto già evidenziato, Covax non è nemmeno un programma riservato solo ai Paesi poveri. È vero che la maggior parte delle dosi di vaccino è stata destinata al Terzo mondo, ma alcuni Stati ricchi hanno avuto il coraggio di chiedere dosi a Covax, e le hanno ottenute. Il Canada, per esempio (ma anche Nuova Zelanda e Singapore), ha ricevuto 972.000 vaccini a inizio 2021 (11). “La nostra massima priorità è garantire che i canadesi abbiano accesso ai vaccini”, ha dichiarato alla BBC il ministro canadese allo Sviluppo internazionale Karina Gould (12). Avendo registrato ritardi nella consegna dei primi lotti, il governo canadese ha pensato bene di rivolgersi al programma dell’OMS, sottraendo dosi destinate alla popolazione fragile dei Paesi poveri; lo stesso governo ha poi concluso accordi per 398 milioni di dosi, a fronte di una popolazione nazionale di 38 milioni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dosi in eccesso nel Primo mondo</h4>



<p>Secondo le stime di Airfinity (13) siamo al punto che, a settembre scorso, Unione europea, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Giappone e Cina erano seduti su oltre 500 milioni di dosi di vaccino in eccesso rispetto alle esigenze delle rispettive popolazioni, dosi potenzialmente disponibili per essere ridistribuite. Di queste, appena 140 milioni sono state destinate a donazioni. Si prevede poi che saranno 1,2 miliardi le dosi in eccesso entro la fine del 2021, di cui solo 140 mila indirizzate a donazioni.</p>



<p>“Con questi numeri,” ha dichiarato il co-fondatore e CEO di Airfinity, Rasmus Bech Hansen, “credo che il mondo abbia una base migliore per prendere queste decisioni critiche di allocazione ed evitare sprechi di dosi […] I Paesi ad alto reddito possono avere fiducia che ci saranno molti vaccini in arrivo e questo dovrebbe ridurre la necessità di immagazzinare scorte”. In teoria Hansen ha ragione: un database come quello fornito da Airfinity potrebbe portare a questo tipo di considerazioni. In realtà la situazione è totalmente differente. Con lo sguardo puntato a evitare il rallentamento dell’economia nazionale (lockdown), la diminuzione del Pil, la ‘pericolosa’ fuoriuscita dalle catene del valore globale, la crisi sociale causata dal sovraccarico degli ospedali di un sistema sanitario pubblico ridotto all’osso da decenni di politiche neoliberiste, i Paesi ricchi si accaparrano dosi di vaccini incuranti di sottrarle alla popolazione fragile dei Paesi poveri. Uno sguardo oltre che ipocrita – viste le dichiarazioni ufficiali in senso contrario – paradossalmente cieco, poiché viviamo in un mondo globalizzato: l’ultima variante, infatti, arriva dall’Africa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dosi in scadenza nel Terzo mondo</h4>



<p>“Dobbiamo chiedere ai Paesi, quando condividono le dosi, di condividerle con una durata di conservazione più lunga” ha dichiarato a ottobre Ayoade Alakija, dell’African Union Vaccine Delivery Alliance (14). Qualche giorno prima lo stesso Covax ha affermato alla BBC (15) che molte donazioni sono arrivate in piccole quantità, all’ultimo minuto e con scadenza troppo ravvicinata. Strade dissestate, zone di conflitto, carenza cronica di operatori sanitari e catene di approvvigionamento frammentate, oltre alle lacune nella catena del freddo, sono le difficoltà che si sommano ai ritardi nelle spedizioni. Nel continente sono andate distrutte 450.000 dosi, la maggior parte scadute, secondo le dichiarazioni del luglio scorso di Richard Mihigo, responsabile del Programma per l’immunizzazione e lo sviluppo dei vaccini dell’OMS in Africa (16).</p>



<p>Stando ai dati di Airfinity (17), conteggiando solo le dosi presenti nei Paesi del G7 e dell’Unione europea, 60 milioni sono in scadenza a dicembre 2021 e altre 75 milioni hanno davanti appena due mesi di validità.</p>



<p>E mentre nel Primo mondo si è aperta la campagna per la terza dose e, tra restrizioni e Green Pass, i governi spingono alla vaccinazione l’intera popolazione, bambini compresi, per le persone fragili del Terzo mondo il vaccino è sempre più un miraggio.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Cfr. <a href="https://www.afro.who.int/news/fifteen-african-countries-hit-10-covid-19-vaccination-goal" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.afro.who.int/news/fifteen-african-countries-hit-10-covid-19-vaccination-goal</a></p>



<p class="has-small-font-size">2)<strong> </strong>Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.afro.who.int/pt/node/15106" target="_blank">https://www.afro.who.int/pt/node/15106</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) nasce nel 2017 come partnership globale tra organizzazioni pubbliche, private e filantropiche (inclusa la Gates Foundation): obiettivo dichiarato è sviluppare vaccini per fermare future epidemie. GAVI (Global Alliance for Vaccine Immunization) è una partnership pubblico-privato nata nel 2000 voluta e finanziata da Bill Gates: ha lo scopo dichiarato di diffondere programmi di immunizzazione nei Paesi del Terzo mondo</p>



<p class="has-small-font-size">4) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.nature.com/articles/d41586-020-02450-x" target="_blank">https://www.nature.com/articles/d41586-020-02450-x</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) Cfr. <a href="https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-opening-remarks-at-148th-session-of-the-executive-board%20">https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-opening-remarks-at-148th-session-of-the-executive-board</a></p>



<p class="has-small-font-size">6) Cfr. <a href="https://www.unicef.org/supply/covid-19-vaccine-market-dashboard">https://www.unicef.org/supply/covid-19-vaccine-market-dashboard</a></p>



<p class="has-small-font-size">7) Cfr. <a href="https://www.investigate-europe.eu/it/2021/vaccini-negoziati-segreti-europa-battuta-da-big-pharma/">https://www.investigate-europe. eu/it/2021/vaccini-negoziati-segreti-europa-battuta-da-big-pharma/</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) Cfr. Erika Bussetti, <a href="https://rivistapaginauno.it/big-pharma-e-commissione-europea-rapporto-sullo-stato-delle-lobby/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Big Pharma e Commisione europea. Rapporto sullo stato delle lobby</em></a>, Paginauno n. 73/2021</p>



<p class="has-small-font-size">9)<strong> </strong>Cfr. <a href="https://www.wto.org/english/news_e/news21_e/trip_05nov21a_e.htm">https://www.wto.org/english/news_e/news21_e/trip_05nov21a_e.htm</a></p>



<p class="has-small-font-size">10) Cfr. <a href="https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/world-bank-chief-says-does-not-support-vaccine-intellectual-property-waiver-wto-2021-06-08/">https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/world-bank-chief-says-does-not-support-vaccine-intellectual-property-waiver-wto-2021-06-08/</a></p>



<p class="has-small-font-size">11) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.unicef.org/supply/covid-19-vaccine-market-dashboard" target="_blank">https://www.unicef.org/supply/covid-19-vaccine-market-dashboard</a></p>



<p class="has-small-font-size">12)<strong> </strong>Cfr. <a href="https://www.bbc.com/news/world-us-canada-55932997">https://www.bbc.com/news/world-us-canada-55932997</a></p>



<p class="has-small-font-size">13) Cfr. <a href="https://www.airfinity.com/insights/more-than-a-billion-available-stock-of-western-covid-19-vaccines-by-the-end">https://www.airfinity.com/insights/more-than-a-billion-available-stock-of-western-covid-19-vaccines-by-the-end</a></p>



<p class="has-small-font-size">14)<strong></strong> Cfr. <a href="https://www.bbc.com/news/56100076" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bbc.com/news/56100076</a></p>



<p class="has-small-font-size">15) Cfr. <a href="https://www.bbc.com/news/world-55795297">https://www.bbc.com/news/world-55795297</a></p>



<p class="has-small-font-size">16) Cfr. <a href="https://www.devex.com/news/african-nations-have-destroyed-450-000-expired-covid-19-vaccine-doses-100389">https://www.devex.com/news/african-nations-have-destroyed-450-000-expired-covid-19-vaccine-doses-100389</a></p>



<p class="has-small-font-size">17) Cfr. <em>Covid-19 vaccine expiry forecast for 2021 and 2022. </em><em>Airfinity analysis and forecasts on expiry of doses</em>, Airfinity, 20 settembre 2021</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Big Pharma e Commissione europea. Rapporto sullo stato delle lobby</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/big-pharma-e-commissione-europea-rapporto-sullo-stato-delle-lobby/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2021 12:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[industrie farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[lobby]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi sono, quanto spendono e come influenzano le decisioni europee: il modello sistemico di EFPIA e il caso IMI]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Erika Bussetti</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://rivistapaginauno.it/numero-73-luglio-settembre-2021/" target="_blank"><em>(Paginauno n. 73, luglio – settembre 2021)</em></a></li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Chi sono, quanto spendono e come influenzano le decisioni europee: il modello sistemico di EFPIA e il caso IMI</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Quanto pesa Big Pharma sulle decisioni della Commissione europea? Se da una parte l’emergenza pandemica ha ricordato l’importanza della ricerca farmaceutica, dall’altra ci ha aperto gli occhi sui rapporti pubblico/privato nella sanità: situazione disastrosa dei sistemi sanitari, privatizzazioni, vaccini, brevetti. E non solo a livello nazionale e locale, poiché poche cose ci hanno fatto ragionare in termini globali quanto il Covid-19. <a href="https://rivistapaginauno.it/oms-la-salute-globale-che-piace-ai-ricchi-profitti-con-la-beneficenza/" data-type="post" data-id="4688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dopo aver analizzato l’OMS (struttura, dinamiche e profitti delle realtà private all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità</a> [1]), ora indaghiamo l’Europa. Numeri alla mano, vediamo i principali meccanismi di influenza penetrati a Bruxelles e analizziamo un caso emblematico: l’IMI.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ue, lobby e Big Pharma: chi sono?</h4>



<p>Da anni il Corporate Europe Observatory (CEO) monitora l’attività delle lobby della grande industria farmaceutica, ma anche di quella agro-alimentare, finanziaria e legata all’emergenza climatica, presso la Commissione europea. In un rapporto dello scorso 7 maggio 2021 (2), che ha preso avvio da un’indagine sulla moratoria temporanea dei brevetti dei farmaci anti-Covid, CEO denuncia e documenta lo stretto rapporto della Ue con Big Pharma e l’incremento della spesa per l’attività di lobby da parte di quest’ultima. Chiaramente non si tratta di dinamiche nate ora, con l’emergenza sanitaria, anche se di certo la pandemia ha mostrato in modo più eclatante i retroscena e il modus operandi del sistema.</p>



<p>Per avere un primo quadro della situazione, basta vedere i dati dell’attività di lobby di Big Pharma e il numero di riunioni dichiarate tra i Commissari europei e i rappresentanti delle grandi industrie farmaceutiche. Per la nostra indagine ci siamo soffermati in particolare sugli ultimi sei anni (2015-2020), in modo da stilare una classifica delle principali aziende farmaceutiche presenti con uffici e personale a Bruxelles (vedi Tabella a pag. 33).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="469" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/01/data-journalism-tabella.jpg" alt="" class="wp-image-5762" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/01/data-journalism-tabella.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2022/01/data-journalism-tabella-300x235.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<p>Tutte le imprese citate sono membri di EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations) (3). Si tratta del principale gruppo di pressione del settore farmaceutico e vede tra i suoi membri le più grandi e potenti corporation mondiali: Bayer, GlaxoSmithKline (GSK), Pfizer, AstraZeneca, Johnson &amp; Johnson, Novartis, Sanofi e Roche, solo per citare le più note. L’associazione riunisce infatti ben 39 aziende, 36 associazioni nazionali, 14 PMI (piccole-medie imprese ) e 35 partner per la ricerca (4). L’attività di lobbing promossa da EFPIA si somma alla pressione esercitata singolarmente da ciascuna azienda iscritta a EFPIA, garantendo ulteriori vantaggi al settore e ‘guidando’ la Commissione Ue nelle sue decisioni. Lo abbiamo visto bene nella gestione dei contratti per la fornitura di vaccini anti-Covid – privi addirittura di penali in caso di mancato rispetto del contratto stesso – ma come dicevamo la dinamica non è legata al caso specifico, bensì sistemica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quanto spendono?</h4>



<p>In Tabella troviamo dunque ai primi posti i grandi nomi del settore internazionale farmaceutico, con Bayer in testa, grazie a un ammontare di spesa di 19 milioni di euro negli ultimi sei anni. A seguire, tra le più conosciute e/o legate ai vaccini anti-Covid, Novartis (14 milioni) e poi Johnson &amp; Johnson (quasi 8 milioni), Sanofi (6,6 milioni), Pfizer (quasi 5 milioni) e AstraZeneca (2,8 milioni). Teniamo presente però che alcuni dati di quest’ultima (come di Pfizer e di Johnson &amp; Johnson) sono mancanti dall’EU Transparency Register, quindi la somma sul totale dei sei anni non è completa e fa scendere le tre società nella nostra classifica. </p>



<p>Quello che si evince inoltre è che ogni anno l’ammontare della spesa complessiva, relativa a tutte le aziende del settore, si fa più ingente. Singolarmente Bayer è il caso più clamoroso: è passata da 2 milioni di euro nel 2015 a 4,5 milioni nel 2020. Ma è tutta Big Pharma a spendere sempre di più in lobbing: già nel 2015 (5) CEO denunciava come la spesa dichiarata dalle principali aziende farmaceutiche iscritte al Registro per la Trasparenza, meglio noto come Registro delle Lobby, fosse fortemente aumentata tra il 2012 e il 2015, passando da 8,3 milioni di euro a poco meno di 15 milioni (al 4 maggio 2015). Quasi 6,6 milioni in più e solo prendendo in considerazione le prime 10 aziende top spender.</p>



<p>Non è difficile concludere che ‘investimenti’ così importanti debbano avere un ritorno, ma quello che spesso sfugge o viene ben mascherato da false narrazioni è che gli obiettivi politici della Commissione e quelli economici di Big Pharma difficilmente possono coincidere. Lo analizzeremo meglio tra poco prendendo in esame il caso emblematico di IMI (Innovative Medicines Initiative), un partenariato pubblico-privato miliardario tra Commissione Ue e EFPIA.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli incontri a porte chiuse</h4>



<p>L’altro dato inserito in Tabella riguarda gli incontri annuali dichiarati tra i Commissari europei e i lobbisti di Big Pharma. Come si vede i numeri sono anomali. In alcuni casi, come Bayer, si dichiarano numerosi incontri (una media di due al mese), ma consideriamo che Bayer esercita pressioni anche su questioni come i pesticidi e altre sostanze chimiche, oltre che sui prodotti farmaceutici. Altri protagonisti come Roche, Johnson &amp; Johnson o AstraZeneca ne dichiarano uno all’anno o addirittura nessuno. Il che sembrerebbe abbastanza sospetto a fronte degli ingenti importi spesi per essere fisicamente presenti a Bruxelles. La cosa non deve stupire, però, perché non tutti gli incontri vengono registrati, soprattutto se si ha già un pass di accesso al Parlamento europeo, come è il caso di molti lobbisti, e in generale risulta impossibile, di fatto, controllare la veridicità dei dati inseriti nel Registro delle Lobby. È il problema della mancanza di trasparenza denunciato da anni da CEO e dallo stesso Ombudsman europeo (6).</p>



<p>Nel report CEO sopra citato emerge inoltre che per il caso Covid i Commissari Ue si sono incontrati quasi esclusivamente con i lobbisti di Big Pharma, mentre gli incontri con le ONG e le associazioni di tutela dei diritti alla salute sono stati più spesso cancellati. Non solo, perché molti degli incontri con i rappresentanti dei colossi farmaceutici sono avvenuti a porte chiuse, con esplicita richiesta di riservatezza.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il caso IMI</h4>



<p>Che gli interessi economici orientati al profitto di Big Pharma siano diventati parte integrante della politica sanitaria della Ue emerge anche dal caso emblematico di IMI (Innovative Medicines Initiative) (7), un partenariato pubblico-privato miliardario tra la Commissione e EFPIA. La premessa la dice già lunga: perché fare un partenariato con la più grande associazione di lobbisti del settore farmaceutico? L’obiettivo dichiarato è quello di migliorare la salute dei cittadini accelerando lo sviluppo e l’accesso a farmaci innovativi, in particolare nelle aree in cui vi è un’esigenza sanitaria o sociale insoddisfatta. La retorica fuorviante è sempre la stessa: accesso a farmaci di ultima generazione e necessità di fare ricerca sanitaria a favore delle categorie più deboli e dei Paesi più poveri. Ma vediamo di cosa si tratta in realtà.</p>



<p>Il primo partenariato IMI è durato dal 2008 al 2013 ed è stato rinnovato come IMI2 per il periodo 2014-2020; il prossimo dovrebbe rientrare nel programma quadro di ricerca della Ue (Orizzonte Europa) 2021-2027. Il bilancio IMI1 è stato di 2 miliardi di euro (1 miliardo di finanziamenti pubblici dell’Unione e 1 miliardo dalle società EFPIA); l’IMI2 invece ha ricevuto 3,2 miliardi di euro: 1,6 miliardi erano finanziamenti Ue, mentre l’EFPIA si è impegnata a contribuire con 1,4 miliardi in donazioni, servizi e beni, ma non con denaro.</p>



<p>I contributi per la ricerca di IMI sono destinati a università, organizzazioni e piccole-medie imprese del settore farmaceutico, anche attraverso subappalti delle grandi industrie legati a sperimentazioni cliniche: si tratta di non poco denaro pubblico che, pur non finendo direttamente nelle tasche di Big Pharma, porta profitti agli associati EFPIA, essendo le aziende a guadagnare dai risultati di tali ricerche.</p>



<p>Il meccanismo sistemico alla base di questa collaborazione tra pubblico e privato è stato infatti denunciato in un report di CEO (8<strong>)</strong>, nel quale si dimostra che, tramite l’IMI, “in nome dell’innovazione nella ricerca sanitaria”, la Ue ha destinato 2,6 miliardi di euro per il periodo 2008-2020: tali investimenti tuttavia non hanno inciso in modo significativo in quelle aree di ricerca in cui sarebbero invece urgentemente necessari finanziamenti pubblici, afferma CEO, citando per esempio la preparazione a lungo termine per le epidemie (comprese quelle causate dai coronavirus), l’HIV/AIDS e le malattie tropicali legate alla povertà. Il mancato obiettivo si deve al fatto che la partnership ha invece utilizzato il budget per finanziare per lo più progetti in aree più redditizie, dal punto di vista economico, per l’industria farmaceutica.</p>



<p>Esattamente la stessa logica che abbiamo visto per l’OMS (9), dove i privati finanziano l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sotto forma di beneficenza detassata, vincolando i versamenti in settori e programmi da cui poi traggono profitti. Nel caso IMI, invece, si usano direttamente fondi pubblici, grazie alla formula del partenariato, per investire ancora una volta in progetti che si dimostrano redditizi per Big Pharma invece che rispondenti a reali esigenze di salute pubblica. La mancata trasparenza, l’imposizione decisionale dei grandi colossi sulle piccole aziende, fondazioni o associazioni indipendenti beneficiarie dei fondi di ricerca finisce dunque per favorire i primi nei singoli progetti di partenariato finanziati da IMI.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L’Istituto Mario Negri e IMI</h4>



<p>È stato il caso per esempio dell’Istituto Mario Negri, nota fondazione italiana di ricerca medica indipendente e senza scopo di lucro, che nel 2013 si è vista costretta ad abbandonare il progetto IMI “Combacte” per la ricerca sulla resistenza antimicrobica, a causa di “un livello di controllo e segretezza inappropriato per un progetto in parte finanziato con denaro pubblico”. Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Negri, all’epoca a capo del team italiano del progetto, dichiarò che l’Istituto “avrebbe dovuto chiedere il permesso a GSK – il colosso farmaceutico GlaxoSmithKline – per accedere ai dati del suo stesso studio e che GSK si riservava il diritto di bloccare la pubblicazione dell’analisi di quei dati in qualsiasi momento dopo il completamento dello studio” (10).</p>



<p>Ecco dunque come la ricerca finisce per essere manovrata da Big Pharma anche nei casi di partenariato pubblico, determinandone cioè i programmi, la progettazione degli studi (comprese le scelte dei farmaci di confronto, come nel caso del Negri) e l’accesso ai dati clinici. Un problema non solo per le fondazioni e associazioni indipendenti che fanno affidamento sui fondi pubblici per fare ricerca, ma chiaramente anche per la salvaguardia e il miglioramento della sanità pubblica.</p>



<p>Quel che agisce a Bruxelles è dunque un sistema che spende milioni, si muove in incontri a porte chiuse e tramite società di consulenza assunte ad hoc e partecipa alla stesura di regolamenti, leggi, accordi e contratti. A oggi si calcola una spesa stimata totale, solo delle lobby farmaceutiche, di 36 milioni di euro l’anno, di cui – come si evince dai totali in Tabella – il 50% circa fa capo alle prime 13 aziende top spender. Se si considera poi l’incremento di spesa del 20% nel 2020 – anno della pandemia – da parte di EFPIA (fino a 5,5 milioni di euro rispetto a 4,6 milioni del 2019) (11) è chiaro quanto gli interessi privati di Big Pharma riescano a entrare nelle decisioni della Commissione Ue. E non da oggi, come la ricerca costante di CEO e la nostra indagine qui testimoniano. Una strada tutta in salita quella per la costruzione di un sistema sanitario pubblico migliore.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Cfr. Erika Bussetti, <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.rivistapaginauno.it/oms-la-salute-globale-che-piace-ai-ricchi-profitti-con-la-beneficenza/" target="_blank"><em>OMS. La salute globale che piace ai ricchi. Profitti con la beneficenza</em></a>, Paginauno n. 72/2021</p>



<p class="has-small-font-size">2) <a rel="noreferrer noopener" href="https://corporateeurope.org/en/2021/05/commissions-pharma-echo-chamber" target="_blank">https://corporateeurope.org/en/2021/05/commissions-pharma-echo-chamber</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.efpia.eu/" target="_blank">https://www.efpia.eu/</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) <strong><a href="https://ec.europa.eu/transparencyregister/public/consultation/displaylobbyist.do?id=38526121292-88">http</a></strong><a href="https://ec.europa.eu/transparencyregister/public/consultation/displaylobbyist.do?id=38526121292-88">s://ec.europa.eu/transparencyregister/public/consultation/displaylobbyist.do?id=38526121292-88</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) <a href="https://corporateeurope.org/en/power-lobbies/2015/09/policy-prescriptions-firepower-eu-pharmaceutical-lobby-and-implications-public">https://corporateeurope.org/en/power-lobbies/2015/09/policy-prescriptions-firepower-eu-pharmaceutical-lobby-and-implications-public</a></p>



<p class="has-small-font-size">6) L’Ombudsman (o Mediatore) europeo è una carica istituzionale eletta dal Parlamento europeo ed è la figura che riceve le denunce di qualsiasi cittadino, persona fisica o giuridica che risieda in uno Stato membro della Ue, riguardanti casi di cattiva amministrazione nell’azione delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell’Unione Europea. A titolo di esempio, cfr. Giovanna Cracco, <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.rivistapaginauno.it/thank-you-for-smoking/" target="_blank"><em>Thank you for smoking. Unione europea e Big Tobacco</em></a>, Paginauno n. 48/2016</p>



<p class="has-small-font-size">7) <a href="https://www.imi.europa.eu/">https://www.imi.europa.eu/</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) <a rel="noreferrer noopener" href="https://corporateeurope.org/en/in-the-name-of-innovation" target="_blank">https://corporateeurope.org/en/in-the-name-of-innovation</a></p>



<p class="has-small-font-size">9) Cfr. Erika Bussetti, art. cit. </p>



<p class="has-small-font-size">10) Garattini, Bertele, Bertolini, “A failed attempt at collaboration”, in BMJ 2013. <a href="https://www.researchgate.net/publication/256448654_A_failed_attempt_at_collaboration">https://www.researchgate.net/publication/256448654_A_failed_attempt_at_collaboration</a> </p>



<p class="has-small-font-size">11) <a href="https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more">https://corporateeurope.org/en/2021/05/big-pharmas-lobbying-firepower-brussels-least-eu36-million-year-and-likely-far-more</a> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OMS. La salute globale che piace ai ricchi. Profitti con la beneficenza</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/oms-la-salute-globale-che-piace-ai-ricchi-profitti-con-la-beneficenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
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					<description><![CDATA[I privati dentro l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quanto finanziano e cosa finanziano? Che potere decisionale hanno all'interno dell'Agenzia? Perché danno denaro all’OMS? Data journalism: leggiamo i numeri]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Erika Bussetti</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-72-aprile-maggio-2021/" data-type="post" data-id="4730" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>(Paginauno n. 72, aprile – maggio 2021</em>)</a></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I privati dentro l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità. Quanto finanziano e cosa finanziano? Che potere decisionale hanno all&#8217;interno dell&#8217;Agenzia? Perché danno denaro all’OMS? Data journalism: leggiamo i numeri</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="has-drop-cap">Nel 1948 entra in funzione l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, o WHO, World Health Organization), l’agenzia dell’ONU che, secondo il suo Statuto, ha come obiettivo principale il raggiungimento del più alto livello di salute possibile da parte di tutte le popolazioni mondiali, indipendentemente da razza, religione, credo politico, condizione economica e sociale. Ha sede a Ginevra e ne fanno parte 194 Stati. Attualmente è guidata dall’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Le macro aree su cui lavora riguardano il rafforzamento della copertura sanitaria universale, la prevenzione e l’intervento in caso di emergenze sanitarie e, più in generale, il raggiungimento di salute e benessere fisico, mentale e sociale a livello globale.</p>



<p>La pandemia da Covid-19 ha portato alla ribalta del discorso politico, internazionale e non solo italiano, il tema della sanità: smantellata e svenduta ai privati negli ultimi decenni di neoliberismo, si discute di come debba tornare a essere pubblica ed efficiente, con investimenti nei servizi sanitari nazionali. L’OMS è un’istituzione pubblica di diritto internazionale: a rigor di logica, visto anche il peso della sua voce, nel bene e nel male, in caso di emergenze sanitarie, dovrebbe essere finanziata dagli Stati stessi. Al contrario, sta in piedi grazie ai soldi di realtà private. Quel che occorre capire è quale potere decisionale hanno queste ultime all’interno dell’agenzia e perché danno denaro all’OMS. Beneficenza? Non sembra proprio. Leggiamo i numeri.</p>



<h4 class="wp-block-heading">OMS: come si finanzia</h4>



<p>L’OMS si sostiene in base a due principali tipi di finanziamenti: i predefiniti, detti “assessed”, e i “volontari”. I primi, che potremmo chiamare anche ‘quote di adesione’, sono quelli con cui ogni Paese membro partecipa sulla base del proprio Pil; i secondi possono provenire sempre dagli Stati, in aggiunta al loro contributo dovuto, ma anche da altri partner, come organizzazioni intergovernative, fondazioni filantropiche, realtà private o misto pubblico/privato. A differenza degli assessed, i fondi volontari possono essere di tre tipi a seconda del loro grado di flessibilità (vedi legenda Tabella 1 e 2, pag. 29).</p>


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<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="260" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-legenda-1.jpg" alt="" class="wp-image-4699" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-legenda-1.jpg 400w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-legenda-1-300x195.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</div>


<p>La peculiarità del sistema è che solo i primi (AC, Assessed Contributors) sono finanziamenti totalmente flessibili, ovvero danno piena libertà all’OMS di deciderne l’utilizzo, quindi di stabilire la propria agenda e priorità in un quadro complessivo che tenga insieme tutte le articolate necessità di intervento a livello mondiale. I fondi volontari invece, a parte una voce minore anch’essa totalmente flessibile (CVC, Core Voluntary Contributions), sono per la maggior parte indirizzati, e vincolati, a progetti che ogni donatore sceglie in base alle <em>sue</em> priorità e necessità. In apparenza beneficenza, di fatto <em>investimenti</em> mirati – vedremo come possono portare profitti – che spesso non coincidono con gli obiettivi costituzionali dell’agenzia. Come riportato nel sito dell’OMS, “negli ultimi anni, i contributi volontari hanno rappresentato più di tre quarti del finanziamento dell’Organizzazione” (1), ma appena il 3,9% di questi sono completamente incondizionati/flessibili. Il che significa che l’OMS ha piena discrezionalità di utilizzo, per finanziare il proprio lavoro programmatico (2), su una parte irrisoria dei suoi fondi. Ecco perché il 25 maggio 2020 il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus sottolineava l’importanza di mantenere flessibili i fondi dell’organizzazione, dato il ribaltamento delle percentuali negli ultimi decenni. Ovvero, se negli anni ‘70-80 gli AC (Assessed Contributions/fondi flessibili) erano più dell’80% del budget totale, nel 2020 si sono ridotti al 20% (3).</p>



<p>In parole povere questo meccanismo di finanziamento comporta da anni una fortissima dipendenza economica e soprattutto politica dell’OMS dai suoi donatori, per lo più privati. Di per sé quindi un meccanismo rischioso, a meno che i <em>benefattori</em> non investano su programmi in linea con gli obiettivi e le politiche dell’OMS. Ma&#8230;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Chi finanzia cosa?</h4>



<p>Come riferimento della nostra indagine abbiamo preso in esame il biennio 2018-19, essendo il biennio successivo (2020-21) in corso e <em>falsato</em> dall’evento Covid; il 2018-19 può anche essere la lente di un’analisi generale, essendo i bienni precedenti piuttosto simili. Non a caso già nel 2014 l’allora direttrice generale Margareth Chan dichiarava alNew York Times che il budget dell’OMS era vincolato da ciò che lei stessa definì “gli interessi dei donatori” (4).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="280" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-1.jpg" alt="" class="wp-image-4689" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-1.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-1-300x140.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 1</figcaption></figure>
</div>


<p>Ed ecco che in Tabella 1 (pag. 28) troviamo la Top Ten dei più importanti finanziatori dell’organizzazione, divisi a seconda dei tipi di contributi che erogano (più o meno flessibili). Dalla tabella scopriamo che i due primi attori sono il governo USA e la Fondazione Bill &amp; Melinda Gates (da qui in poi B&amp;MGF) la quale, per il biennio in corso (2020-21), ha addirittura superato l’elargizione del governo americano – che ha risentito della conflittualità trumpiana con l’OMS per la pandemia di Covid-19 – con i suoi 789 milioni di dollari contro i 610 degli USA, piazzandosi primo finanziatore mondiale (Tabella 2, pag. 29). Al quarto posto, solo dopo il Regno Unito, è poi Gavi Alliance (5), sostenuta a sua volta in modo preponderante sempre dalla B&amp;MGF (6): in tempi non sospetti infatti, Gates è stato fautore della sua nascita e oggi la Fondazione Gates è membro permanente del CdA di Gavi (7). Se consideriamo inoltre che i primi dieci contributori coprono circa il 60% del bilancio dell’OMS, e da soli i primi cinque addirittura il 45%, si chiarisce subito l’enorme peso che i privati giocano all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="285" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-4698" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-2-1.jpg 700w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-2-1-300x122.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-2-1-600x244.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 2</figcaption></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Limiti del modello finanziario</h4>



<p>Sempre in Tabella 1 (dati in arancio) leggiamo che i finanziamenti vincolati a programmi specifici e scelti a priori dai donatori (SVC, Specified Voluntary Contributions/non flessibili) sono quelli più sostenuti. Sia gli Stati membri che i privati, ovvero, preferiscono di gran lunga investire in programmi ‘a tema’ sulla base dei loro interessi, piuttosto che demandare l’incarico di stabilire le priorità della salute mondiale all’ente che dovrebbe occuparsene. A differenza dei suoi donatori, infatti, l’OMS deve tener conto del quadro complessivo se vuole ridurre le disparità tra i Paesi di serie A e B in tutto il mondo, garantire sistemi sanitari efficienti e promuovere equità perseguendo gli scopi che il suo Statuto prevede; ma di fatto non può farlo finché il meccanismo contributivo su cui si fonda permette agli stessi Stati, e soprattutto ai privati, di vincolarne scelte, manovre e obiettivi. Salvo le importanti campagne vaccinali, che i <em>big</em> del pianeta hanno tutta la convenienza a promuovere – come vedremo – nei Paesi poveri i programmi volti alla tutela della salute generale, che dovrebbero partire in primis dal rafforzamento dei sistemi sanitari pubblici, non sono mai decollati, seppur siano da sempre tra gli obiettivi prioritari dell’organizzazione.</p>



<p>Se dunque gli Stati più ricchi e i privati decidono della sanità mondiale e i Paesi più poveri, non potendo partecipare che in modo irrisorio sul piano finanziario, vedono il loro peso decisionale fortemente compromesso se non nullo, è chiaro quanto l’OMS sia diventata un’istituzione funzionale agli interessi di pochi. Non a caso da anni si discute la necessità di un intervento sostanziale che metta mano ai suoi meccanismi interni di finanziamento e la renda più indipendente dagli obiettivi dei privati che la sostengono.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Programmi più finanziati e SSN</h4>



<p>Prendendo in esame in particolare i primi cinque della Top Ten, essendo i più significativi in termini di peso dei contributi che erogano (pari al 45% del totale), in Tabella 3 (pag. 31) vediamo che i programmi più sovvenzionati sono due, così denominati: “Eradicazione della poliomielite”, finanziato per ben il 60,6% dalla Fondazione Gates, e “Malattie prevenibili con vaccino” sostenuto per oltre il 70% dalla Gavi Alliance. I programmi dedicati al rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali, SSN (in blu in Tabella 3) non ricevono invece che irrisori finanziamenti (percentuali sotto il 5, eccetto per un 5,3%) e per questo si trovano solo a 8°, 9°, 10° e 14° posto della classifica dei programmi più finanziati dell’OMS.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="497" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3.jpg" alt="" class="wp-image-4693" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3.jpg 500w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3-300x298.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3-150x150.jpg 150w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3-100x100.jpg 100w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-3-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 3</figcaption></figure>
</div>


<p>In Tabella 4 (pag. 32), vediamo in ulteriore dettaglio questi progetti. Sono composti da quattro macro aree tematiche d’intervento (cosiddette Programme Area) che sono alla base del programma generale “Sistemi Sanitari” dell’OMS per il biennio 2018-19 – un programma (Health Systems) sempre presente, ma che di biennio in biennio può chiaramente modificare alcune delle sue aree di intervento.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="307" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-4-1.jpg" alt="" class="wp-image-4696" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-4-1.jpg 700w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-4-1-300x132.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/04/data-journalist-OMS-tabella-4-1-600x263.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 4</figcaption></figure>
</div>


<p>Le Tabelle 3 e 4 ci confermano dunque a colpo d’occhio che il settore privato (diviso in Tabella 4 tra enti privati, fondazioni filantropiche e cosiddette Partnership, ovvero sistemi misto pubblico-privato, dati in verde) ostacola i miglioramenti ai SSN e l’accesso all’assistenza sanitaria, a favore di soluzioni più redditizie e incentrate sullo sviluppo di bio-tecnologie per la produzione di vaccini e farmaci, ossia il programma al punto 3: “Access to medicines and health technologies, and strengthening regulatory capacity”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Bill Gates: un caso emblematico</h4>



<p>I privati dunque preferiscono finanziare i ‘loro’ progetti specifici, ma a differenza di quanto possa sembrare e di quanto si vantino di fare, non si tratta di beneficenza ‘senza scopo di lucro’: il caso Bill Gates è emblematico.</p>



<p>Se negli ultimi cinque anni la B&amp;MGF fa donazioni per 23,5 miliardi di dollari e registra profitti per 28,5 miliardi – come dichiarato dalla stessa Fondazione nel modulo compilato per ottenere sgravi fiscali (990 IRS Form [8]) – si dovrebbe far fatica a chiamarla beneficenza, tanto più che come tale è completamente detassata. Come spesso accade, la beneficenza è in realtà un modo per fare profitti senza incorrere in imposte. E più i super ricchi come Gates hanno vantaggi fiscali, fino al 40% in USA secondo un’inchiesta del marzo 2020 dello storico settimanale americano <em>The Nation </em>(9), più lo Stato deve compensare i mancati incassi. Il che non può che tradursi o in più tasse per i cittadini o in sistemi pubblici (sanitari e non) sempre più carenti, servizi mancanti, inefficienze e ritardi.</p>



<p>Non solo. Mentre la B&amp;MGF fa ingenti donazioni all’OMS, finanzia anche, in varie forme, aziende private del settore sanità, in un chiaro conflitto di interessi tra la Fondazione stessa e Big Pharma. Al fine di perseguire “opportunità reciprocamente vantaggiose” con i produttori di vaccini, come dichiarato nel sito della Fondazione stessa, nel portfolio investimenti della B&amp;MGF compaiono infatti nomi quali Bayer, BioNTech Pfizer e Sanofi, solo per citarne alcuni (10). Che si tratti di Direct Equity Investment (acquisto diretto di azioni), di Equity Fund (acquisto di azioni tramite un Fondo azionario) o ancora di Loan &amp; Credit Enhancements (prestiti, tramite finanziamenti o acquisto di obbligazioni), Gates fa profitti: tramite i dividendi delle azioni o grazie agli interessi su prestiti/obbligazioni. Dunque, da una parte la Fondazione dona denaro all’OMS, vincolandolo a programmi di intervento specifici, dall’altra ha diretti interessi finanziari nelle aziende che negli stessi programmi vengono coinvolte, incrementando così fatturato e utili (11). Grazie a questo redditizio meccanismo beneficenza/investimenti il ‘filantropo’ Gates ha più che raddoppiato il suo patrimonio in poco più di dieci anni, dai 58 miliardi di dollari del 2008 (12) ai 129 miliardi di dollari di oggi (13).</p>



<p>È chiaro a questo punto che, al fine di tenere in piedi e sotto controllo un redditizio sistema così ben congegnato, le realtà private, così come quelle pubblico/privato, non abbiano alcun interesse a finanziare i programmi dell’OMS che creano, sostengono o accrescono i sistemi sanitari nazionali.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La mancata efficienza dei SSN</h4>



<p>Così anche un report della Global Public Health del 2014 (14) approfondisce come questo modus operandi a favore di investimenti mirati, chiamato addirittura “Gates approach”, e promosso in primis da Gavi Alliance, si sia diffuso ormai da anni anche nel settore misto pubblico-privato e non venga contrastato dalle politiche governative degli Stati. Questo perché, come spiega il rapporto, le GHI (public-private Global Health Initiatives) si concentrano su interventi sanitari “verticali” come i vaccini e i farmaci. Interventi che danno risposte precise e misurabili a problemi specifici e che riscuotono immediato successo perché si fondano sul paradigma tecno-manageriale tipico del sistema neoliberista: per esempio le analisi del rapporto qualità-prezzo attraverso prove di rapporto costo-efficacia. Peccato non tengano minimamente conto della complessità del sistema-mondo e della necessità di approcci “orizzontali”, quali appunto la costruzione e il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali, nei Paesi poveri prima di tutto. Si legge nel rapporto: “I critici ribattono che le GHI sono un’arma a doppio taglio: mentre aumentano in modo massiccio le risorse disponibili per la salute globale, rafforzano anche un approccio aziendale alla governance e soluzioni tecniche circoscritte per la salute. Fondi globali ad alto volume da tali partenariati possono anche interrompere i processi politici e di pianificazione dei Paesi beneficiari, per esempio distraendo i governi dagli sforzi coordinati per rafforzare i sistemi sanitari e introducendo la ‘ri-verticalizzazione’ della pianificazione, gestione, monitoraggio e valutazione sistemi”.</p>



<p>Come riporta il report, lo stesso Julian Lob-Levitt, medico britannico ex Ceo di Gavi, all’epoca del suo incarico (2004-2010) ha cercato, insieme a un piccolo gruppo di colleghi, di sostenere l’idea che alcuni dei finanziamenti destinati ai vaccini Gavi dovessero essere deviati ai SSN, in quanto “sono necessari sistemi sanitari forti per sostenere un’elevata copertura vaccinale”. Un ex membro dello staff di Gavi ha rivelato a Katerini T. Storeng, autrice del report, quanto Lob-Levitt fosse consapevole dell’“assurdità delle campagne di vaccino che richiedono quattro settimane per pianificare, implementare e ripulire e che, se ripetute otto volte l’anno, paralizzano totalmente il sistema sanitario”. Eppure il “Gates approches”, che vede nelle soluzioni bio-tecnologiche – farmaci e vaccini – l’unica risposta a malattie specifiche, senza curarsi del contesto sociale e di vita, e nelle soluzioni mirate le uniche possibili per curare la popolazione mondiale, ha finito per avere la meglio non solo all’interno di Gavi – dove, ricordiamo, il peso della Fondazione Gates è determinante – ma anche all’interno dell’OMS e degli stessi governi nazionali.</p>



<p>E così, mentre la classe dirigente politica, oggi più che mai, non fa che parlare di diritto alla salute e di sanità pubblica, da decenni lascia spazio al privato, che ha interesse al profitto e non ai diritti. Anche quando lo chiama ‘beneficenza’. Il caso OMS diventa dunque esemplare di un sistema-mondo dove equità, ridistribuzione, uguaglianza e diritti hanno ancora una lunga strada da percorrere.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) <a href="https://www.who.int/about/finances-accountability/funding/voluntary-contributions/en/">https://www.who.int/about/finances-accountability/funding/voluntary-contributions/en/</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) <a href="https://www.who.int/about/funding" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.who.int/about/funding</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) <a href="https://www.who.int/about/funding" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.who.int/about/funding</a> (video)</p>



<p class="has-small-font-size">4) Sheri Fink, <em>W.H.O. Leader Describes the Agency’s Ebola Operations,</em> New York Times, 4 settembre 2014 <a href="https://www.nytimes.com/2014/09/04/world/africa/who-leader-describes-the-agencys-ebola-operations.html?_r=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nytimes.com/2014/09/04/world/africa/who-leader-describes-the-agencys-ebola-operations.html?_r=0</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) La Global Alliance for Vaccine Immunization (Gavi) è una partnership pubblico-privato nata nel 2000 con lo scopo di diffondere programmi di immunizzazione nei Paesi del Terzo Mondo, <a href="https://www.gavi.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gavi.org</a></p>



<p class="has-small-font-size">6) <a href="https://www.gavi.org/investing-gavi/funding/overview-2000-2037">https://www.gavi.org/investing-gavi/funding/overview-2000-2037</a> </p>



<p class="has-small-font-size">7) <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.gavi.org/governance/gavi-board/members" target="_blank">https://www.gavi.org/governance/gavi-board/members</a> </p>



<p class="has-small-font-size">8) Il modulo IRS 990 è una dichiarazione annuale di informazioni che la maggior parte delle organizzazioni che richiedono lo stato di esenzione fiscale federale deve presentare negli Stati Uniti</p>



<p class="has-small-font-size">9) Tim Schwab, <em>Bill Gates’s Charity Paradox</em>, The Nation, 17 marzo 2020 <a href="https://www.thenation.com/article/society/bill-gates-foundation-philanthropy/" data-type="URL" data-id="https://www.thenation.com/article/society/bill-gates-foundation-philanthropy/">https://www.thenation.com/article/society/bill-gates-foundation-philanthropy/</a></p>



<p class="has-small-font-size">10) Per l’elenco completo <a href="https://sif.gatesfoundation.org/portfolio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://sif.gatesfoundation.org/portfolio/</a></p>



<p class="has-small-font-size">11) <a href="https://sif.gatesfoundation.org/what-we-do/">https://sif.gatesfoundation.org/what-we-do/</a></p>



<p class="has-small-font-size">12) <em>In Pictures: Bill Gates’ Fortune Over The Years</em>, Forbes, 23 giugno 2008 <a href="https://www.forbes.com/2008/06/23/gates-net-worth-tech-gates08-cx_af_0623fortune_slide.html?sh=47ab0567dd4e" data-type="URL" data-id="https://www.forbes.com/2008/06/23/gates-net-worth-tech-gates08-cx_af_0623fortune_slide.html?sh=47ab0567dd4e" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.forbes.com/2008/06/23/gates-net-worth-tech-gates08-cx_af_0623fortune_slide.html?sh=47ab0567dd4e</a></p>



<p class="has-small-font-size">13) <a href="https://www.forbes.com/profile/bill-gates/?sh=5e7b85b5689f">https://www.forbes.com/profile/bill-gates/?sh=5e7b85b5689f</a></p>



<p class="has-small-font-size">14) Katerini T. Storeng, <em>The GAVI Alliance and the ‘Gates approach’ to health system strengthening,</em> Global Public Health, 26 agosto 2014 <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4166931/" target="_blank">https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4166931/</a> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Farmaci, business e lo strano caso dell&#8217;Aulin</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/farmaci-business-e-lo-strano-caso-dellaulin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Baer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
		<category><![CDATA[brevetti]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[industrie farmaceutiche]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://rivistapaginauno.it/?p=1597</guid>

					<description><![CDATA[Il 'sistema farmaco', dalla ricerca ai brevetti, dai farmaci generici al criterio di fissazione dei prezzi, dal mercato delle pandemie alle industrie farmaceutiche: truffe, lauti profitti e corruzione]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list"><li><em><a href="http://rivistapaginauno.it/numero-16-febbraio-marzo-2010/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 16, febbraio &#8211; marzo 2010)</a></em></li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il &#8216;sistema farmaco&#8217;, dalla ricerca ai brevetti, dai farmaci generici al criterio di fissazione dei prezzi, dal mercato delle pandemie alle industrie farmaceutiche: truffe, lauti profitti e corruzione</p></blockquote>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I fatti</strong></h4>



<p>Torino, 24 maggio 2008. I pm Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace emettono otto ordini di custodia cautelare per corruzione e disastro colposo causato dalla commercializzazione di medicinali non perfetti. Tra le figure il cui operato è al vaglio dei magistrati spicca il nome di Nello Martini, direttore generale dell’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco). I prodotti incriminati sono una trentina: si tratta di antibiotici, psicofarmaci, diuretici, antipertensivi, antinfiammatori e antiasmatici a base di principi attivi non più protetti da brevetto (i cosiddetti farmaci generici) che sono risultati poco efficaci rispetto ai prodotti originali e in qualche caso addirittura inutili o nocivi. L’inchiesta è iniziata nel 2006 dopo la scoperta della falsità di uno studio di bioequivalenza su tre generici (terafluss, prostatil e terazosina) per cui finirono sotto accusa Mario Eandi, direttore della cattedra di Farmacologia dell’università di Torino; Carlo Della Pepa, ricercatore e sindaco della città di Ivrea (per uno strano caso, lavora anche lui alla cattedra di Farmacologia dell’università di Torino); e Giuseppe Irianni, committente dello studio per conto delle società farmaceutiche (Epifarma, Ipso Pharma e IG Farmaceutici). Dalle indagini su quello che sembrava un circoscritto caso di malcostume sono venute alla luce numerose vicende di corruzione: i tecnici dell’Aifa, foraggiati dai lobbisti delle industrie farmaceutiche, non solo erano disposti a chiudere un occhio sulla reale efficacia dei prodotti che autorizzavano, ma addirittura a lasciare sul mercato medicinali la cui tossicità è stata più volte dimostrata.</p>



<p>Il ministero della Salute, interpellato, getta subito acqua sul fuoco: il sottosegretario Ferruccio Fazio fa sapere in una nota che “fino a oggi e allo stato delle informazioni ricevute dalla procura di Torino il ministero non ha riscontrato pericoli per la salute dei cittadini”, ma la Federconsumatori fa sapere che è pronta a costituirsi parte civile e chiede, senza risultato, che siano resi noti i nomi dei farmaci. A luglio l’inchiesta ha già azzerato i vertici dell’Aifa, e il governo affida la sfortunata agenzia (era nata dalle ceneri dello scandalo che travolse Duilio Poggiolini ai tempi di Tangentopoli) nelle mani del Prof. Guido Rasi, medico e ricercatore di fama, il quale promette di riorganizzarla in linea con gli standard qualitativi europei. E sulla vicenda cala (mediaticamente) il sipario.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Generici: efficaci o no?</strong></h4>



<p>Per capire come sia possibile che nel nostro Paese vengano distribuiti medicinali la cui efficacia non è stata accertata, e più in generale per capire come funziona il ‘sistema farmaco’, ci siamo rivolti a una fonte autorevole che per ovvie ragioni ci ha chiesto di rimanere nell’anonimato.<br>«Il farmaco è un prodotto particolare, la cui promessa è guarire una data patologia. Tutti si sentono emotivamente coinvolti quando se ne parla, anche se la nostra comprensione delle dinamiche farmacologiche è estremamente limitata: quando siamo ammalati non siamo in grado di prescriverci da soli i medicinali adatti, e non sappiamo né come né perché funzionino. Questa condizione di fragilità, data dal bisogno di essere curati e dalla mancanza di conoscenze specifiche, si presta molto facilmente a essere strumentalizzata con intenti demagogici, e il tema dei farmaci generici ne è un esempio perfetto».</p>



<p>In Italia il prezzo dei medicinali non è il risultato delle dinamiche di mercato come avviene in altri Paesi, ma è imposto dallo Stato nel tentativo di stabilizzare la spesa sanitaria contenendo la spesa farmaceutica. I farmaci generici, molto meno costosi dei loro equivalenti griffati, si prestano ottimamente allo scopo.<br>«Al termine del suo ciclo di vita, e quindi del periodo coperto da brevetto, un farmaco ha per le società che lo producono margini vicini al 90%, dal momento che i costi sostenuti sono stati quasi completamente ammortizzati. Viceversa i produttori di farmaci generici, visto il prezzo risicato che viene loro imposto, si trovano a fare i conti con marginalità bassissime, e devono risparmiare il più possibile. Così le società produttrici acquistano i principi attivi in India, in Cina o in un altro dei Paesi emergenti, dove costano molto meno, ma dove non viene garantito un ottimale livello qualitativo, che è il fattore cruciale per l’efficacia di un medicinale». Per questo la legge impone che il farmaco generico dimostri la sua bioequivalenza rispetto a quello brevettato. </p>



<p>«Per i farmaci che si assumono per via orale la qualità del principio attivo è importantissima, perché ne condiziona la possibilità di assorbimento e quindi la concentrazione nel sangue, a livello plasmatico. Una minore concentrazione determina un ridotto effetto terapeutico, e una concentrazione troppo elevata l’aumento dei possibili effetti collaterali, con la conseguente necessità di ricalibrare i dosaggi. Il concetto di bioequivalenza italiano, tuttavia, è piuttosto ampio, per cui nei test viene considerato accettabile uno <em>spread</em> del 20% (in più o in meno) rispetto al prodotto originale. Inoltre, se il processo di produzione del farmaco non è standardizzato (come capita spesso nelle produzioni a basso costo), c’è sempre il rischio che il lotto testato per la bioequivalenza risulti diverso da quello commercializzato». Sull’onda dell’esigenza di registrare generici per abbassare la spesa sanitaria, molti farmaci sono stati autorizzati senza le necessarie verifiche (distrazione o dolo?), o con controlli solo approssimativi dei dati contenuti negli studi clinici presentati.</p>



<p>«Un caso eclatante emerso dalle indagini di Guariniello è quello di un farmaco generico da assumersi per via orale il cui livello di assorbimento era pari a zero». La molecola incriminata è la diosmina, un flavonoidecoadiuvante nel trattamento di varici e fragilità capillare. Sul tavolo dell’Aifa erano a suo tempo arrivate 13 domande di registrazione, una il clone dell’altra (il dossier allegato era identico in tutti i casi), e il farmaco aveva ottenuto la registrazione. «Se non che una società che non era riuscita ad arrivare in tempo utile ha deciso di rovinare il gioco a tutti, denunciando la truffa alla procura. Nessuno ha messo in guardia i cittadini dai possibili rischi a cui vanno incontro assumendo i farmaci generici ». Così nelle sale di attesa degli studi medici e sui banconi delle farmacie continuano a far bella mostra gli opuscoli del ministero che invitano i medici a prescrivere i generici e i cittadini ad acquistarli. Con buona pace della tutela della salute.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>La ricerca: usi e abusi</strong></h4>



<p>Per verificare l’eticità del ‘sistema farmaco’ analizziamo innanzitutto quali sono le fasi che una molecola attraversa prima di essere disponibile per la commercializzazione.<br>«Il punto essenziale da chiarire è che la ricerca farmacologica non ha niente a che vedere con slanci ideali. Produrre medicinali è un business, e il costo dello sviluppo di un nuovo medicinale si aggira intorno al miliardo di dollari, a volte anche di più».</p>



<p>Il primo passo consiste nel selezionare la molecola adatta fra un migliaio di potenziali candidate: «In questa fase è protagonista il ricercatore, che si muove a tentoni, come un minatore nel sottosuolo, e a volte riesce a individuare un filone interessante. All’interno del filone, cerca e scarta finché non individua il materiale più promettente e lo qualifica nella sua forma farmacologica (molecole biologiche, di sintesi, eccetera). Il ricercatore non ha nessun controllo sul processo nel suo insieme, non sa a quali risultati porteranno le sue ricerche e tanto meno come questi risultati verranno utilizzati, e lavora – quasi sempre in buona fede – su aspetti molto specifici». È nella stessa situazione di un ingegnere informatico che sviluppa un nuovo microchip: non sa se sarà utilizzato su un satellite o sulla testata di un missile, e non sarà invitato a partecipare al processo decisionale.</p>



<p>«Successivamente la molecola viene testata prima su cavie da laboratorio e poi su volontari sani, negli Usa per la stragrande maggioranza carcerati o indigenti che per qualche centinaio di dollari sono disposti a prestare il proprio corpo alle sperimentazioni. È un momento molto delicato dal punto di vista etico ed è regolamentato molto blandamente. Fino a che punto è giusto spingersi? È morale, per fare un esempio, indurre una patologia, seppure lieve, per verificare l’efficacia di un principio attivo? Domande a cui, da un punto di vista degli interessi economici soggiacenti, non conviene dare risposta». Se la molecola conferma la sua appetibilità, si passa alla fase due, i test sui pazienti, con l’obiettivo di mettere a punto il dosaggio minimo efficace, e in seguito alla fase tre, che porterà alla formulazione definitiva del farmaco.</p>



<p>«Gli investimenti maggiori riguardano le fasi più mature dello sviluppo, soprattutto la fase tre, per la quale vengono utilizzate le cosiddette società di sviluppo clinico (Cdo, <em>Clinical research organisation</em>). Le Cdo sono cresciute a dismisura negli ultimi vent’anni, hanno un respiro globale e arrivano a competere per fatturato con le stesse aziende farmaceutiche». Il loro ruolo è equivalente a quello delle società di revisione nel settore finanziario, e si muovono con la stessa disinvoltura di una Merryl Lynch all’interno di una immensa area grigia. «Devono produrre studi consistenti dal punto di vista statistico, cioè determinare se l’azione del farmaco è significativa verso quella del placebo su un numero molto elevato di pazienti. La necessità di ottenere risultati in tempi brevi determina tuttavia un allentamento del rigore, per cui molte di queste ricerche non vengono condotte nei Paesi occidentali, ma in quelli dell’est o del terzo mondo, dove esiste una casistica amplissima ed è facile trovare candidati a basso prezzo».</p>



<p>Un paziente costa mediamente alla casa farmaceutica dai 10 ai 15mila dollari (che vengono intascati da chi gestisce gli studi), e, per dimostrare che un nuovo farmaco dà risultati migliori dal punto di vista statistico rispetto a quelli già commercializzati, c’è bisogno di un campione amplissimo, da 40.000 a 50.000 casi, per una spesa totale fra i 400 ei 750 milioni di dollari. «Investimenti di questa entità non vengono effettuati per migliorare il benessere della popolazione. Stiamo parlando di grandi società quotate in borsa, che devono produrre utili. Di conseguenza la ricerca non viene orientata verso le malattie rare o poco diffuse, ma su molecole con un ampio mercato, che rendano dal punto di vista economico». Come i farmaci oncologici, di cui è facile ottenere l’approvazione, o quelli che riducono colesterolo e pressione sanguigna.</p>



<p>«Questi ultimi sono farmaci i cui benefici sono molto aleatori, innanzitutto perché il colesterolo e la pressione alta non sono vere e proprie patologie, ma fattori di rischio; e secondariamente perché il loro livello è influenzato da svariate condizioni, come lo stress, lo stile di vita, l’alimentazione… Tuttavia prescrivere un farmaco di questo tipo è molto comodo per il medico curante, perché gli evita di responsabilizzarsi fino in fondo con il paziente: una pillola e via, insomma. E se poi l’infarto sopraggiunge comunque, si potrà dare la colpa al fumo o al viagra…». Un’altra categoria di farmaci molto remunerativa è quella del&nbsp;<em>well being</em>, dei prodotti cioè che curano i disturbi della parte alta del sistema gastroenterico, come i bruciori di stomaco o le gastriti, e che sono fra i più prescritti. «Con questi è molto facile ottenere un vantaggio farmaco-economico ‘stirando’ i risultati degli studi: si amplia la gamma delle patologie che li richiedono e si allarga il loro posizionamento. Un esempio è dato dai farmaci inibitori della pompa protonica per la cura di ulcera e gastrite, i cui principiattivi sono importantissimi (prima della loro scoperta di ulcera si poteva morire), ma che hanno significativi effetti collaterali e un prezzo elevato. Oggi questi farmaci vengono prescritti anche per patologie lievi, come il riflusso gastroesofageo, per il quale basterebbe consigliare un semplice antiacido o uno stile di vita più sano».</p>



<p>Successivamente le nuove molecole vengono ‘date in pasto’ agli opinion leader, gli esponenti più autorevoli (dal punto di vista mediatico) della classe medica, affinché testino i farmaci e ne diano un sigillo di validazione prestigioso. «Gli opinion leader sono centinaia e costituiscono una vera e propria casta. In genere sono accademici di alto livello e frequentatori abituali di riviste specializzate e salotti televisivi, che non si espongono mai fino in fondo (per non correre il rischio di smentite discreditanti); usano spesso il condizionale quando elogiano i nuovi farmaci; e soprattutto non si tradiscono l’uno con l’altro. In cambio ricevono fondi per i loro istituti, borse di studio per i ricercatori dei loro dipartimenti, e qualche volta sono prezzolati direttamente con mazzette. Partecipano a simposi e congressi, utili strumenti per la creazione di un valore che niente ha a che vedere con la salute pubblica, incensando a beneficio dell’intera classe medica i principi attivi di ultima formulazione». Il costo della promozione si avvicina talvolta alla metà del totale degli investimenti, ma la pratica ha dimostrato che sottovalutando questa fase si rischia di vanificare l’intero processo: «Senza l’intervento dei baroni della medicina non si riesce a sfondare sul mercato. Ci sono esempi di molecole interessanti che sono rimaste prive di utilizzo clinico perché non erano state battezzate dai luminari del settore».</p>



<p>In conclusione il sistema farmaco non è impostato su un processo rigoroso fondato sulla genialità e sul talento di chi fa ricerca: «Quando i ricercatori si lamentano di essere sottopagati, hanno ragione e torto allo stesso tempo. Ragione, perché le loro scoperte costituiscono la base sfruttabile della farmaco-economia, e torto perché le loro competenze non bastano per fare affari. Come è dimostrato dall’allocazione delle risorse lungo l’intero processo, gli anelli importanti della catena, quelli che è necessario oliare, sono altri, che si collocano fuori dalla logica ideale di un processo di innovazione». Il tutto, sfruttando lo stato di pressione in cui il paziente (o meglio il consumatore) versa al momento del consulto medico. Altro che consenso informato.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>H1N1: come ti invento un mercato</strong></h4>



<p>Dal momento che è un tema troppo tecnico per essere compreso dai cittadini, quello delle malattie – e di conseguenza dei farmaci – si presta a essere facilmente strumentalizzato. Come nel caso dei vaccini contro l’influenza H1N1. Un articolo di Repubblica del 14 dicembre 2009 titola:&nbsp;<em>E se il virus fosse solo un raffreddore?</em>&nbsp;Il tasso di mortalità del virus-killer è infatti di gran lunga inferiore al previsto (lo 0,018%, meno dell’influenza stagionale), i ricoveri calano significativamente negli Stati Uniti e in Europa (eccetto la Francia), proprio nei giorni in cui si temeva il picco della malattia, e dopo le tante polemiche sulle vaccinazioni – in Italia si è immunizzato solo il 14% degli operatori sanitari – scoppia quella sul ruolo svolto dai colossi farmaceutici e dalle autorità di controllo all’interno del mondo dell’informazione. Sorge il dubbio che il panico da pandemia sia stato creato ad arte.</p>



<p>Fatto sta che l’H1N1 ha comportato – finora – poche vittime e molti affari: la Virus spa, un sapiente mix di vaccini e di indotto figlio dell’ansia ‘preventiva’, ha già iniziato a macinare miliardi: «I primi beneficiari di questo inatteso Eldorado sono, come ovvio, i professionisti della pandemia: i produttori di vaccini. Fino a pochi anni fa parevano una specie sull’orlo dell’estinzione: le malattie virali più gravi erano state sradicate dai Paesi ricchi; le nazioni più povere, dove queste patologie trovano ancora terreno fertile, non avevano i soldi necessari per acquistare i loro vaccini. Oggi è cambiato tutto: l’aviaria e la minaccia di bioterrorismo hanno fatto ripartire alla grande gli investimenti. E l’influenza A è stata la ciliegina sulla torta, una miniera d’oro che finora ha garantito ai big del settore un bonus da 12 miliardi. A settembre 2009 – con l’allarme H1N1 all’apice – la domanda di dosi era doppia rispetto alla capacità produttiva mondiale. </p>



<p>E i governi (Italia compresa) hanno firmato contratti in bianco, pagando in anticipo vaccini non ancora approvati pur di farne scorta adeguata. L’inglese Gsk ha piazzato in pochi giorni 440 milioni di dosi (al prezzo di 5 sterline l’una) di Pandemrix a 22 Paesi differenti con un incasso ‘straordinario’ di quasi 3 miliardi di euro. Non solo: le vendite del suo Relenza, un anti-virale efficace in fase preventiva, sono decollate a 600 milioni di euro nei primi nove mesi del 2009. Il Tamiflu della Roche, un altro anti-virale già sul mercato, ha decuplicato le vendite a 2 miliardi nel 2009. La Novartis prevede di ricavare dal suo vaccino Focetria un miliardo in sei mesi. Più o meno quanto incasserà grazie ai suoi nuovi prodotti la francese Sanofi. Centinaia di milioni entreranno pure nella casse dell’americana Baxter (titolare del vaccino Celvapan) e dell’inglese Astra Zeneca. Contratti una-tantum, d’accordo, ma in grado di generare a fine pandemia, secondo l’Oms, ricavi extra vicini ai 20 miliardi».</p>



<p>Big Pharma dunque, malgrado la mitezza del virus, meno mortifero dell’influenza stagionale, ha incassato in sei mesi un jackpot da 20 miliardi di euro di entrate straordinarie e l’Organizzazione mondiale della sanità, sospettata da alcuni di eccesso di allarmismo (dati alla mano, è impossibile non convenirne), è stata costretta ad aprire un’inchiesta interna per verificare i possibili conflitti di interessi dei suoi consulenti scientifici, accusati di essere a libro paga dell’industria.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il prezzo dei farmaci</strong></h4>



<p>Come già sottolineato, in Italia il prezzo dei farmaci è imposto dallo Stato attraverso l’Aifa e le sue commissioni, in particolare il Ctf (Comitato tecnico-scientifico). «Fino a Tangentopoli, il prezzo di un medicinale era stabilito in funzione dell’entità delle bustarelle che venivano fatte girare. La corruzione era la vera base del sistema di <em>pricing</em>, tanto che le grandi multinazionali americane, quasi tutte vincolate a un codice di comportamento etico (per conservare l’immagine di facciata che gli <em>stakeholder</em> – finanziatori e azionisti – amano tanto), in Italia si trovavano di fronte a un vero e proprio dilemma: gareggiare secondo le regole e non ottenere prezzi in linea con le proprie aspettative, oppure associarsi a società disposte a sporcarsi le mani con l’obiettivo di ottenere la registrazione del farmaco e un prezzo adeguato». È il cosiddetto co-marketing, che ha costituito una miniera d’oro per Menarini, Sigma Tau e altre importanti aziende farmaceutiche italiane cresciute negli anni Ottanta.</p>



<p>«Il co-marketing è la ragione per cui in Italia la stessa molecola viene commercializzata con due o tre nomi diversi, a seconda del numero delle società coinvolte nel processo di autorizzazione: basta aprire un prontuario farmaceutico per rendersi conto della diffusione del fenomeno» che ha permesso alle aziende di casa nostra di prosperare a prescindere dalla ricerca. I criteri di pricing adottati oggi non sono chiari, fanno apparentemente riferimento ai costi sostenuti per lo sviluppo, al grado di innovazione del prodotto e ad altre valutazioni qualitative che permettono un ampio spazio di manovra, ma «sotto la superficie, come dimostrano gli scandali recenti, le cose non sono cambiate: i membri dell’Aifa chiedono solo di avere le motivazioni giuste, e la giusta remunerazione, per fissare i prezzi che le industrie farmaceutiche desiderano».</p>



<p>Con l’avvento della Comunità europea, che impone la libera circolazione delle merci e la possibilità di fissare prezzi diversi per prodotti analoghi, potrebbero poi verificarsi fenomeni di arbitraggio di cui non beneficiano certo i pazienti: «Se, per fare un esempio, il prezzo di un medicinale nel Regno Unito è significativamente superiore a quello dello stesso medicinale in Grecia, i distributori inglesi lo acquisteranno in Grecia a costi inferiori per rivenderlo nel loro Paese al prezzo maggiorato, intascando la differenza. Questi fenomeni aumentano la capacità di pressione della lobby del farmaco, in grado di premere sugli organismi di controllo affinché i prezzi non si discostino troppo dalla media europea».</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Lo strano caso dell’Aulin</strong></h4>



<p>Una delle molecole coinvolte nell’inchiesta della procura di Torino è la nimesulide, meglio nota con il nome del farmaco che per primo ha utilizzato questo principio attivo, e cioè l’Aulin.<br>«La nimesulide appartiene alla categoria degli antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS. È stata scoperta negli anni Ottanta da una casa farmaceutica americana, che non ne ha completato il processo di sviluppo a causa del suo elevato livello di tossicità – a parità di risultati terapeutici – e l’ha abbandonata a favore di altre molecole. Ma anche nel mondo dei farmaci esistono i becchini, società che acquistano molecole-scarto e ne tentano la registrazione, e questa è stata la sorte della nimesulide, che è passata di mano in mano per arrivare infine alla Roche, che ne ha ottenuto la registrazione col nome di Aulin». </p>



<p>L’Aulin non è mai stato autorizzato negli Usa, in Giappone, in Germania e in Gran Bretagna, i mercati più importanti per i prodotti farmaceutici. È stato invece registrato in Italia, dove consegue circa l’80% del suo fatturato globale, in Francia, Spagna, Irlanda e Finlandia. Il foglietto illustrativo del farmaco è chilometrico, e fra gli effetti collaterali ritroviamo reazioni epatiche gravi, inclusi alcuni rarissimi casi di decesso; lesioni epatiche, reversibili nella maggior parte dei casi, dopo un’esposizione anche breve al farmaco; emorragie, ulcere o perforazioni gastrointestinali. La nimesulide è sconsigliata ai pazienti con insufficienza renale o cardiaca, perché può danneggiare la funzionalità renale; e può ridurre la fertilità, per cui non è consigliato alle donne che cercano una gravidanza, alle donne che hanno difficoltà a concepire, e a quelle che vengono sottoposte ad accertamenti per infertilità.</p>



<p>«La microtossicità della nimesulide è risultata chiara fin da subito, e questa è la ragione per cui la società che l’aveva scoperto non ha giudicato interessante completarne lo sviluppo, tanto più che l’efficacia del principio attivo è inferiore a quella di molecole concorrenti, come l’ibuprofene o il paracetamolo». Nel 2002 i prodotti a base di nimesulide sono stati ritirati dal commercio in Finlandia e in Spagna (109 casi di reazioni avverse, due trapianti di fegatoe un decesso), e dal 15 maggio 2007 anche l’agenzia del farmaco irlandese ne ha sospeso la vendita, a seguito della segnalazione di sei casi di insufficienza epatica grave che hanno reso necessari altrettanti trapianti di fegato. Eppure, nel nostro Paese e per molto tempo, l’Aulin è stato addirittura considerato un farmaco Otc (Over the counter), cioè vendibile senza necessità di ricetta medica. Giovanni Mathieu, presidente della Associazione dei medici internisti, lancia l’allarme: “Per molto tempo la nimesulide ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno noi medici internisti osserviamo un numero abbastanza preoccupante di pazienti che subiscono danni epatici e dell’apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola”.</p>



<p>L’Aifa replica prontamente: dopo un processo di revisione dei dati esistenti durato due anni, il Comitato scientifico (CHMP) dell’Emea (Agenzia europea del farmaco) ha stabilito che il profilo beneficio/rischio della nimesulide è positivo e in linea con quello degli altri farmaci della stessa classe e ha confermato il mantenimento della registrazione del prodotto in tutti gli Stati membri, pur restringendone le indicazioni terapeutiche e aggiungendo altre controindicazioni nel riassunto delle caratteristiche del prodotto. Di verifiche e studi per appurarne la reale pericolosità non se ne parla, solo un attento monitoraggio. Come mai? La risposta è in un filmato di due minuti girato da un regista con le stellette e finito sui tavoli della procura di Torino, in cui un mediatore passa una mazzetta a Pasqualino Rossi, vicedirettore dell’Aifa e – guarda caso – rappresentante italiano all’Emea CHMP, per lasciare tranquillo l’Aulin. «Ai tempi d’oro, il fatturato dell’Aulin arrivava a 40 milioni di euro, il che significa circa 35 milioni di margine in tasca alla Roche, perché i costi di produzione sono bassi e la ricerca è stata fatta da altri». Cosa tutela dunque l’Aifa: la salute pubblica o il giro d’affari privato?</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Aifa e Farmindustria: tutto cambia e nulla cambia</strong></h4>



<p>«L’Aifa risponde alle esigenze dei politici e delle farmaceutiche, ed entrambi non hanno alcun interesse affinché vengano effettuati controlli sui suoi membri, altrimenti le possibilità di influenza, cioè di far affari, diminuirebbero drasticamente».<br>Nonostante la baraonda causata a suo tempo dagli scandali che travolsero il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo e Duilio Poggiolini, direttore generale del Sevizio farmaceutico nazionale, il sistema non è mai cambiato. Nell’inchiesta di Torino è coinvolta fra gli altri la Segena, una società di consulenza legale che nel ’92 finì nei guai per aver oliato con una tangente da 300 milioni le pratiche di una molecola, il Muscoril, e che oggi è accusata di tre diversi episodi di corruzione di tre dirigenti dell’Aifa. </p>



<p>Il titolare della Segena che è finito agli arresti, Matteo Mantovani, è figlio d’arte: fu suo padre Azio, condannato a due anni, a rivelare nel corso del processo a De Lorenzo e Poggiolini i meccanismi delle tangenti, e ora tocca a lui raccontare a quali nuovi eccessi si è giunti pur di far approvare un farmaco. Di padre in figlio e da governo a governo, nessuno ha davvero intenzione di cambiare le cose: «Le nomine all’Aifa vengono stabilite dai potenti di turno, che scelgono fra i propri candidati: pur essendo tecnici e non politici, i membri vengono scelti in quota a questo o a quel partito, e a questo o a quel partito rispondono col loro operato». Poggiolini prima, Nello Martini poi: sono passati più di quindici anni e i reati sono identici, segno che le cattive abitudini sono dure a morire: «Ma se continui ad affidare le chiavi della cassaforte ai ladri i casi sono due: o non sai scegliere i tuoi collaboratori oppure c’è il caso che i furti non ti infastidiscano».</p>



<p>Nel sistema italiano del farmaco la corruzione infatti è strutturale: solo da noi è considerata necessaria una figura, quella del procuratore, inesistente negli altri Paesi. «I procuratori sono individui dal dubbio contenuto professionale che bazzicano i palazzi romani, sfruttando e tessendo relazioni con chi si occupa della valutazione dei dossier, ed elargendo tutti i favori necessari affinché le case farmaceutiche ottengano la registrazione dei loro principi attivi, i prezzi migliori per i loro medicinali, e così via».<br>Nell’inchiesta di Guariniello di queste figure ne sono finite diverse, come il già citato Mantovani; Giliola Sironi – presidente della costituente lombarda del Pd – che annovera fra i propri clienti Named e Molteni; Sante Di Renzo – chimico, editore e procuratore – che descrive candidamente la sua attività dalle pagine del sito internet: “Siamo la longa manus delle imprese farmaceutiche a Roma”.</p>



<p>Aggiunge la nostra fonte: «L’azienda farmaceutica italiana vive da 40 anni su questo sistema e non sono bastati gli scandali a cambiare le cose. Da noi le società del settore, di dimensioni a volte rilevantissime, sono ancora oggi padronali e con una vocazione alla ricerca pressoché nulla. La Carlo Erba era l’unica azienda farmaceutica in grado di competere con i colossi americani quotati in borsa, ed è stata venduta. È stato deciso, a livello strategico, di lasciare il campo aperto ai predoni, a scapito di innovazione e competitività, con il risultato che le molecole italiane registrate nel mondo sono solo 4: per dare un’idea delle proporzioni, quelle francesi sono circa 500 e quelle americane intorno a 3.000».<br>I fatturati delle aziende nostrane, oltre che sul co-marketing, sono costruiti sull’ampliamento della gamma commerciale, giocando, per esempio, sul ciclo di vita dei prodotti e sulle line extention (alle gocce si aggiungono le capsule, e alle capsule le compresse), oppure differenziando i dosaggi per spuntare prezzi migliori. Ma questa situazione è insostenibile nel lungo periodo, e infatti l’industria farmaceutica italiana sta morendo.</p>
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