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	<title>salute &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
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		<title>Uso dei social media e sintomi depressivi nella prima adolescenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 09:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[Da qualche anno l’ambito pediatrico si interroga se l’utilizzo dei social contribuisca alla depressione nella prima adolescenza o se rifletta semplicemente sintomi depressivi già esistenti: uno Studio ha monitorato 12.000 giovani statunitensi per tre anni e i risultati non sono buoni]]></description>
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<p class="has-small-font-size">AA.VV.*</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-92-settembre-ottobre-2025/" data-type="post" data-id="8887" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 92, settembre – ottobre 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Da qualche anno l’ambito pediatrico si interroga se l’utilizzo dei social contribuisca alla depressione nella prima adolescenza o se rifletta semplicemente sintomi depressivi già esistenti: uno Studio ha monitorato 12.000 giovani statunitensi per tre anni e i risultati non sono buoni</p>
</blockquote>



<p><em>Negli Stati Uniti, la percentuale di adolescenti sotto i 18 anni affetta da ansia e depressione è aumentata costantemente dal 2016 al 2022: lo afferma uno Studio pubblicato ad aprile 2025 su Jama Pediatrics, </em>Anxiety and Depression in Youth Increasing Prior, During and After Pandemic<em> (1), redatto da ricercatori dell’Ann &amp; Robert H. Lurie Children’s Hospital di Chicago su dati del National Survey of Children’s Health statunitense (2). La percentuale di ragazzi e ragazze colpiti dall’ansia è balzata </em><em>dal 7,1% del 2016 al 10,6% del 2022;</em><em> la depressione è aumentata dal 3,2% </em><em>al 4,6%. È importante evidenziare che</em><em> l’incremento si registra prima, durante e dopo il Covid-19: non si tratta dunque di un dato ascrivibile alle restrizioni sociali imposte nella fase pandemica.</em></p>



<p><em>Una ricerca del Pew Research</em><em> Center pubblicata il 10 luglio scorso (3) indaga invece l’utilizzo di inter</em><em>net fra gli adolescenti statunitensi tra</em><em> i 13 e i 17 anni, nel corso dell’ultimo decennio. Nel 2014/2015 il 73% ave</em><em>va accesso a uno smartphone e il 24%</em><em> </em><em>dichiarava di essere online “quasi co</em><em>stantemente”; oggi il 95% ha uno</em><em> </em><em>smartphone e il 46% sta sempre in</em><em> rete.</em></p>



<p><em>Per gli adolescenti, internet significa</em><em> social media. Al punto che negli ultimi anni l’ambito pediatrico ha iniziato a interrogarsi se sia l’utilizzo dei social a rendere i ragazzi depressi, o se i ragazzi depressi semplicemente trascorrono più tempo sui social. Lo Studio </em><em>della University of California di San Francisco </em><em>di cui pubblichiamo qui un estratto, è tra i primi a utilizzare dati longitudinali intra-persona, e questo permette di dare una risposta. Monitorando infatti i cambiamenti </em>nel tempo<em> (da 9/10 anni a 12/13 anni) degli 11.876 soggetti della ricerca, l’analisi dei dati ha mostrato che con l’incremento dell’utilizzo dei social nella fase preadolescenziale, 9 e 10 anni, i sintomi depressivi sono aumentati nel corso dei tre anni successivi; di contro, non si è evidenziato l’inverso: una crescita dei sintomi depressivi non ha portato a un successivo aumento dell’utilizzo dei social. “È in corso un dibattito se i social media contribuiscano alla depressione o se </em><em>riflettano semplicemente sintomi depressivi sotto</em><em>stanti”, dichiara </em><em>Jason M. Nagata, primo firmatario dello Studio, “q</em><em>uesti risultati dimostrano che i social media potrebbero contribuire allo sviluppo di sintomi depressivi” (4).</em></p>



<h4 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-38276c0de199a659750c8ea8f0e33a3b">Introduzione</h4>



<p> L’uso dei social media tra gli adolescenti è aumentato notevolmente negli ultimi anni, sollevando preoccupazioni circa il suo impatto sulla salute mentale. Nel 2021, il 42% degli adolescenti ha riportato sentimenti persistenti di tristezza o disperazione, con un aumento del 50% rispetto al 2011. Sebbene siano state precedentemente identificate correlazioni tra l’uso dei social media e i sintomi depressivi, la direzionalità di questa relazione rimane poco chiara. Nel 2023, il Surgeon General degli Stati Uniti ha emesso l’<em>Advisory on Social Media and Youth Mental Health</em>, chiedendo ricerche longitudinali, poiché la maggior parte degli studi precedenti sono trasversali e quindi non in grado di determinare temporalità, direzionalità o cambiamenti intra-persona. Stabilire se l’uso dei social<em> contribuisca</em>, oppure sia un <em>riflesso</em> di un disagio preesistente, è fondamentale per orientare interventi e decisioni politiche&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-92-settembre-ottobre-2025/" data-type="post" data-id="8887">numero 92</a></p>



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</div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Jason M. Nagata, MD, Divisione di Medicina dell’Adolescenza e dei Giovani Adulti, Dipartimento di Pediatria, Università della California, San Francisco; Christopher D. Otmar, PhD; Joan Shim, MPH; Priyadharshini Balasubramanian, MPH; Chloe M. Cheng, MD; Elizabeth J. Li, MPH; Abubakr A. A. Al-Shoaibi, PhD; Iris Y. Shao, PhD; Kyle T. Ganson, PhD; Alexander Testa, PhD; Orsolya Kiss, PhD; Jinbo He, PhD; Fiona C. Baker, PhD. Estratto dalla ricerca <em>Social Media Use and Depressive Symptoms During Early Adolescence</em> pubblicata su JAMA Network il 21 maggio&nbsp;2025, sotto diritti Creative Commons licenza CC-BY; traduzione a cura di Paginauno; per bibliografia e note vedi articolo originale <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2834349" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2834349</a></p>
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