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	<title>troika &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
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	<title>troika &#8211; Rivista Paginauno</title>
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		<title>Viaggio al centro del sistema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Iacopo Adami]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 16:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[crisi greca]]></category>
		<category><![CDATA[euroleaks]]></category>
		<category><![CDATA[troika]]></category>
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					<description><![CDATA[Adults in the room, Costa-Gavras]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-72-aprile-maggio-2021/" data-type="post" data-id="4730" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>(Paginauno n. 72, aprile – maggio 2021</em>)</a></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Adults in the room,</strong> Costa-Gavras</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Tra i registi più attenti all’attualità e al disvelamento dei meccanismi reali che soggiacciono dietro al velo di Maya dell’ideologia e della propaganda, il greco Costa-Gavras ha sempre rappresentato uno splendido esempio di coerenza e impegno politico. Il tema del potere, in particolare, attraversa molti dei suoi lavori. </p>



<p>Da <em>Z</em> (1969) in cui viene descritto in tutte le sue fasi il colpo di Stato che avrebbe portato alla dittatura dei colonnelli in Grecia (1967-1974), passando per <em>L’amerikano</em> (1973) dove l’ingerenza statunitense nei Paesi dell’America Latina nell’ambito dell’Operazione Condor (1) è raccontata attraverso una vicenda chiaramente ispirata al rapimento e all’uccisione di Dan Mitrione, istruttore e consigliere di diverse polizie sudamericane per conto degli Usa, da parte dei Tupamaros, l’organizzazione rivoluzionaria di ispirazione marxista-leninista attiva in Uruguay dal 1966 al 1972; argomenti ripresi poi da <em>Missing</em> (1982), film ispirato alla storia di Charles Horman, giovane giornalista statunitense divenuto vittima nel 1973 del regime di Pinochet e degli americani che avevano supportato il golpe di quest’ultimo contro il governo socialista di Allende; fino ad arrivare a <em>Cacciatore di teste</em> (2005), grottesca rappresentazione di come la precarietà del lavoro nei cosiddetti Paesi a capitalismo avanzato produca uno stato di perenne angoscia negli esseri umani, spingendoli ad adottare comportamenti estremi quali l’eliminazione fisica di tutti gli altri candidati al medesimo ruolo dirigenziale all’interno di un’azienda – la legge della giungla applicata all’economia. </p>



<p>Non deve stupire, dunque, che sia stato proprio Costa-Gavras ad aver deciso di occuparsi, unico finora, di uno degli argomenti più spinosi e difficili da trattare attraverso il mezzo filmico: l’anima essenzialmente antidemocratica di quel mostro tentacolare con tana in un intricatissimo labirinto burocratico che è l’Unione europea.</p>



<p><em>Adults in the room</em> (2019) è, infatti, la resa cinematografica dell’esperienza di Yanis Varoufakis nei circa sei mesi in cui ricoprì la carica di ministro delle Finanze greco all’interno del governo Syriza, dopo le elezioni del 25 gennaio 2015 che il partito vinse con il 36,34% dei voti. Già nel 2018 era uscito il monumentale memorandum politico di Varoufakis – quasi 900 pagine – intitolato <em>Adulti nella stanza. La mia battaglia contro l’establishment dell’Europa</em> (2), e appunto da questo Costa-Gavras prende le mosse per il suo film, estremamente preciso nel riportare sullo schermo molte delle situazioni raccontate dall’ex ministro delle Finanze greco, proponendo, a seconda dei casi, la loro esatta trasposizione rispetto allo scritto oppure una sintesi di due o più episodi all’interno di un’unica scena.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="200" height="282" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2021/08/5-1.jpg" alt="" class="wp-image-5239"/></figure>
</div>


<p>Va subito detto che proprio tale precisione smorza, nonostante gli sforzi per creare una suspense quasi da thriller attorno alla battaglia condotta da Varoufakis (Christos Loulis) contro i vari soggetti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, l’aspetto prettamente estetico del lavoro. Tuttavia, tale difetto passa subito in secondo piano, se si considera che l’urgenza di Costa-Gavras non era legata tanto al valore di intrattenimento dell’opera quanto a quello storico-giornalistico. Dimodoché anche l’approccio dello spettatore dovrebbe essere quello di chi assista a un docufilm invece di recare le aspettative solitamente nutrite nei confronti di un film vero e proprio. Da questo punto di vista, il lavoro di Costa-Gavras si mostra in tutta la sua enorme importanza. Ed è un vero peccato che in Italia non sia uscito ufficialmente, ma ci si debba accontentare delle versioni in lingua originale, sottotitolate, che si trovano online. A pensar male, si potrebbe giudicare tale mancanza dovuta a un boicottaggio – e forse non saremmo poi così lontani dal vero, vista la scomodità dell’argomento trattato.</p>



<p>Paginauno si è già occupata di questo tema, lavorando sugli euroleaks resi pubblici da Varoufakis il 14 marzo 2020. Gli euroleaks contengono documenti e audio trafugati – le riunioni erano classificate “riservate” – degli Eurogruppo, della Troika e dell’Euro Working Group a cui Varoufakis stesso ha partecipato in quei sei mesi. Unica testata italiana – a quanto ci risulta – ad aver ‘trattato’ gli euroleaks di modo da renderli comprensibili anche ai non addetti ai lavori, nel luglio 2020 Paginauno ha pubblicato un approfondimento di tutto il materiale, rendendo disponibile per ogni leak una sintesi priva di interpretazione, un commento interpretativo e il link alla fonte primaria (3). In questa sede quindi non ci addentreremo nell’analisi di ogni singolo incontro, ma ci limiteremo a riportare alcuni di quelli mostrati nel film di Costa-Gavras, da cui risulta evidente l’inflessibilità opposta dalla Ue di fronte a un Paese in cui andava consumandosi una vera e propria crisi umanitaria.</p>



<p>Quello che più stupisce dalla lettura del memoriale di Varoufakis e dalla visione del film è, infatti, la totale assenza di disponibilità al compromesso mostrata dalla Ue e dall’Fmi di fronte a richieste molto meno radicali di quanto la propaganda di Syriza volesse far credere ai suoi elettori – o almeno a una parte di essi. Citando Tsipras, Primo ministro greco da gennaio a luglio 2015, interpretato nel film da Alexandros Bourdoumis: “Il programma del partito non è quello del governo”. Echeggia qui un riferimento all’episodio, narrato nel libro di Varoufakis, in cui quest’ultimo si mostra furente per alcune dichiarazioni di Tsipras risalenti al settembre 2014, quando viene presentata a Salonicco la piattaforma economica di Syriza: “Mi si rivoltò lo stomaco per la rabbia e la nausea. [&#8230;] Il ‘Programma di Salonicco’, come venne etichettato il discorso di Alexis [Tsipras, <em>n.d.a</em>], era pieno di buone intenzioni, ma incoerente e del tutto inconsistente rispetto alla <em>Strategia in cinque punti</em>, che si supponeva Alexis e Pappas [Nikos Pappas, economista divenuto poi ministro dello Stato nel governo Tsipras, <em>n.d.a</em>] avrebbero sostenuto. Prometteva aumenti salariali, sussidi, benefici e investimenti che avrebbero dovuto essere coperti da fondi immaginari o illegali. C’erano anche promesse che non avremmo voluto mantenere. Soprattutto faceva a pugni con qualunque strategia negoziale che avrebbe tenuto la Grecia nell’Eurozona, sebbene sostenesse che avrebbe dovuto restarci” (4). In seguito, Varoufakis si sarebbe sentito dire da Pappas che quello era solo un modo di “chiamare a raccolta le truppe” e avrebbe provveduto lui a scrivere il<em> vero</em> programma economico.</p>



<p>Del resto, per comprendere appieno come la posizione di Varoufakis sia sempre stata di impianto socialdemocratico – tutt’altro che ‘radicale’ – può essere utile ricordare che la sopracitata <em>Strategia in cinque punti</em> era stata redatta anche allo scopo di convincere Tsipras e la cerchia di economisti a lui vicina che la Grexit non era una soluzione praticabile e andava perciò tolta dagli obiettivi politici di Syriza.</p>



<p>Dopo la vittoria alle elezioni, Varoufakis è pronto a cominciare i negoziati all’interno dell’Eurogruppo. Negoziati attraverso i quali spera di ottenere non una cancellazione del debito greco, ma una sua ristrutturazione in modo da uscire dall’austerità, il che implica la revisione del MoU (Memorandum of Understanding), il documento con cui il precedente governo di Samaras aveva accettato le riforme da attuare, in cambio delle somme elargite dalla Troika allo Stato greco, mirate a privatizzazioni, licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici e a un più generalizzato smantellamento del welfare e delle tutele dei lavoratori. Prima, tuttavia, Varoufakis è intenzionato a capire che aria tira a livello internazionale, producendosi in una serie di visite ufficiose e ufficiali a vari esponenti dell’establishment europeo e del mondo finanziario. Nel film di Costa-Gavras vengono mostrate quella a Michel Sapin (Vincent Nemeth), ministro delle Finanze francese nel governo Hollande – occasione in cui Varoufakis incontra anche Emmanuel Macron (Damien Mongin), all’epoca ministro dell’Economia – a George Osborne (Dan Fredenburgh), cancelliere dello Scacchiere nel governo di Cameron, alla Bce di Mario Draghi (Francesco Acquaroli) e a Wolfgang Schäuble (Ulrich Tukur), all’epoca ministro delle Finanze tedesco (oggi ricopre il ruolo di presidente del Bundestag). Tour rivelatosi un fallimento per diverse ragioni.</p>



<p>Se Varoufakis spera di trovare in Sapin un alleato in nome della secolare amicizia che unisce i loro due Paesi e del malcontento francese rispetto all’influenza esercitata dalla Germania sulla Ue – tema su cui torneremo più avanti – deve presto ricredersi. Mentre in privato l’uomo di Hollande si mostra entusiasta rispetto alle proposte di Varoufakis e deciso a dargli tutto il suo appoggio all’Eurogruppo, nella immediatamente successiva conferenza stampa dichiara esattamente il contrario, ribadendo come la Grecia farebbe meglio ad “accettare le regole inflessibili degli accordi e dei regolamenti passati con disciplina, ma soprattutto firmare il MoU”. Una vera e propria lezione di realpolitik impartita da Sapin a Varoufakis, il quale, dopo aver chiesto spiegazioni al primo, si sente rispondere: “Ti dovrai abituare. Yanis, devi capire&#8230; La Francia non è più quella di una volta”.</p>



<p>A Londra anche l’euroscettico Osborne promette di aiutare Varoufakis nella sua battaglia contro la Troika – per quanto, da bravo conservatore, ci tenga a specificare come non condivida affatto il ‘dogmatismo’ di Syriza, intendendo forse l’attenzione del partito verso le fasce più deboli della popolazione, e, in particolare, il suo programma economico, da egli definito un grosso pericolo per i mercati internazionali – ma, nel concreto, nulla fa di significativo.</p>



<p>Molto più interessante è il discorso tenuto da Varoufakis di fronte ad alcuni esponenti del settore finanziario, episodio ambientato nel film di Costa-Gavras presso l’Adam Smith Institute, il <em>think tank</em> fondato nel 1977 che promosse il progetto neoliberista della Thatcher, il quale, in seguito all’incontro sopracitato, fa recapitare all’ex ministro delle Finanze greco un entusiastico messaggio di approvazione, rilasciato pubblicamente: “Il compito della Banca centrale europea è di garantire la stabilità nominale dell’Eurozona. La Bce non dovrebbe salvare finanziariamente governi o banche. Purtroppo negli ultimi sei anni la Bce è stata costretta a intervenire più volte per salvare Paesi dell’Eurozona. Quindi la Bce ha svolto più volte una politica di credito (invece che una politica monetaria) per impedire il default dei Paesi dell’Eurozona [&#8230;] invece legando il debito Ue e Bce al Pil nominale greco, come suggerito da Varoufakis, la finanza pubblica della Grecia sarebbe meno esposta a crisi monetarie dell’Eurozona. Il cancelliere dello Scacchiere George Osborne dovrebbe essere un entusiasta sostenitore del progetto di gestione del debito di Varoufakis perché questo ridurrebbe il costo delle rigide politiche monetarie della Bce e ridurrebbe il pericolo di un’altra seria crisi dell’Eurozona” (5).</p>



<p>Come effetto di tale dichiarazione, l’indice generale della Borsa di Atene schizza a +11,2% e le azioni delle banche greche hanno un incremento di più del 20%. Ma Varoufakis non aveva fatto i conti con Mario Draghi, il quale si preoccupa fin dal giorno seguente di sabotare la situazione. Dopo un infruttuoso incontro tra i due a Francoforte il 4 febbraio 2015, il Comitato esecutivo della Banca centrale europea interrompe, infatti, l’esenzione a cui vanno soggette le banche greche e che permette loro, senza entrare in eccessivi tecnicismi, un afflusso di denaro dalla Bce in regime di ‘emergenza’. Obiettivo della mossa: informare i mercati della scarsa fiducia della Bce nei confronti delle banche greche. Sicché avviene un crollo verticale delle azioni di queste ultime che, di fatto, annulla il vantaggio conquistato da Varoufakis a Londra.</p>



<p>Infine, nella visita a Schäuble si delinea fin da subito l’atteggiamento ostile che questi terrà nei confronti di Varoufakis in occasione dei vertici dell’Eurozona.</p>



<p>Ecco il clima in cui l’ex ministro delle Finanze greco si trova a iniziare i negoziati per salvare la Grecia a partire dall’11 febbraio 2015, quando a un vertice dell’Eurogruppo si manifestano già i primi dissidi in rapporto al comunicato stampa che tutti i membri avrebbero dovuto firmare in modo da offrire ai media una chiara dichiarazione di intenti riguardo alla Grecia. Immediata l’opposizione di Varoufakis: lì dentro non si fa il minimo riferimento alla rinegoziazione del MoU. Si parla di ‘massima flessibilità’, ma, come spiega lo stesso Varoufakis a un suo collaboratore, è una trappola: “Dice ‘buone relazioni’ e dimentica di affrontare il budget di spesa da sottomettere alla Troika. Non parla né di ristrutturazione né di austerità”. Analisi che si rivela corretta, dal momento che, quando propone di aggiungere la parola ‘modificato’ a MoU, trova la ferma opposizione dell’olandese Jeroen Dijsselbloem (Daan Schuurmans), presidente dell’Eurogruppo: “La rinegoziazione del MoU è fuori discussione”. Frase che fa eco a un precedente discorso di Schäuble, secondo cui – testuali parole – le elezioni non possono cambiare le politiche economiche: “Il suo Paese deve implementare in pieno il MoU. Le persone cambiano idea. L’Eurogruppo non può riprendere da capo ogni volta. Sarebbe la fine dell’Eurozona”. Al che giustamente Varoufakis domanda all’uditorio che ne è del concetto di democrazia: “Se il voto popolare non è importante, se non possiamo discutere del MoU, che stiamo a fare qui? Proibite le elezioni per quel che servono”.</p>



<p>Ci siamo soffermati su questa scena poiché è emblematica dell’atteggiamento elitario e fortemente antidemocratico che regna all’interno delle ‘stanze dei bottoni’ dell’Unione europea. Inoltre, risulta chiaro l’asservimento di Dijsselbloem – e di tutto l’Eurogruppo – a Schäuble. Non per niente, nel corso del film, si fa più volte riferimento al primo come a un uomo di paglia, un burattino. Il che rimanda al tema – già accennato – della fortissima influenza tedesca su tutta quanta l’Eurozona. Un’ulteriore conferma di ciò ce la offre Varoufakis all’interno del suo memoriale, commentando la promozione di Pierre Moscovici al vertice per l’economia della Commissione europea: “Berlino voleva (e vuole tuttora) che Bruxelles freni il deficit di bilancio francese e quindi era contraria a dare quel posto a un francese, e tantomeno a un ex ministro delle Finanze francese. [&#8230;] Lo stallo venne risolto in un modo che chiunque al posto di Pierre Moscovici avrebbe trovato umiliante: Moscovici ebbe il posto, ma venne contemporaneamente inventata un’altra posizione per controllarlo, la vicepresidenza della Commissione. Per aggiungere la beffa al danno Berlino volle a quel posto l’ex primo ministro della Lettonia, famoso per avere imposto al suo Paese misure di austerità così severe da ‘risolvere’ la crisi economica della Lettonia obbligando metà della popolazione a emigrare” (6).</p>



<p>Nel film di Costa-Gavras, dove a interpretarlo è Aurélien Recoing, troviamo Moscovici protagonista di un episodio alquanto imbarazzante – pure questo realmente accaduto, come tutti gli altri qui descritti – quando fa chiamare Varoufakis nel suo ufficio a Bruxelles per risolvere l’<em>impasse</em> sul comunicato stampa sopracitato. La bozza che Moscovici offre a Varoufakis è quanto di meglio quest’ultimo possa aspettarsi, dal momento che parla chiaramente di rinegoziazione del MoU e crisi umanitaria in Grecia. Peccato si tratti di una specie di trappola. Al momento di firmare, infatti, i due si spostano nell’ufficio di Dijsselbloem, dove questi porge a Varoufakis la versione ufficiale del testo, presumibilmente identica a quella di Moscovici. E invece no: è addirittura peggiore di quella proposta all’Eurogruppo dell’11 febbraio. Forse Dijsselbloem sperava che Varoufakis lo sottoscrivesse senza leggerlo. Ma si sbagliava. Dopo lo ‘scherzo’ combinatogli da Sapin a Parigi, è probabile che l’ex ministro delle Finanze greco si fosse effettivamente ‘abituato’ all’ipocrisia e ambiguità che regolano la maggior parte delle relazioni all’interno dell’Unione europea.</p>



<p>Rispetto a ciò, l’arroganza e l’indifferenza mostrate da Schäuble verso Varoufakis appaiono perlomeno più oneste – per quanto limitate ai loro confronti diretti e determinate dalla consapevolezza di avere il coltello dalla parte del manico. Solo per un momento il cinismo di Schäuble sembra vacillare ed è quando, nel contesto di un incontro ufficioso con Varoufakis, alla domanda di quest’ultimo se l’ex ministro delle Finanze tedesco firmerebbe il MoU al suo posto, egli risponde: “Come patriota, no. È un male per il tuo popolo. Non vi permetterà di riprendervi”. Tuttavia, lo stesso Varoufakis nel memoriale fa notare come un osservatore disincantato avrebbe potuto indovinare nelle parole di Schäuble la sua volontà, spesso manifestata, di imporre la Grexit al governo di Tsipras in modo da avere un’Eurozona più piccola e controllata, con la Troika solidamente insediata a Parigi. Proprio su questo punto vertono i maggiori dissidi tra Schäuble e la Merkel, decisa a mantenere la stretta dell’Ue sulla Grecia. Dissidi che Tsipras e Varoufakis sperano – ingenuamente, è il caso di dirlo – di sfruttare a proprio vantaggio.</p>



<p>Basti pensare all’episodio in cui, sollecitato dalla cancelliera tedesca, il presidente dell’Euro Working Group, Thomas Wieser, si reca in incognito ad Atene per un colloquio con Varoufakis e alcuni membri della sua squadra. Ora è necessario aprire una parentesi su questo individuo, poiché nel film di Costa-Gavras non è chiamato con il suo vero nome, bensì con quello immaginario di Wims (Cornelius Obonya). E non si tratta di una svista dell’addetto ai sottotitoli: esaminando il cast su diversi siti internet, il soggetto appare indicato sempre come Wims. Eppure Varoufakis nel memoriale parla apertamente di Thomas Wieser. Come spiegare l’incongruenza, unica in un film in cui tutti i personaggi sono chiaramente identificati con gli uomini e le donne reali che rappresentano? Non possiamo che lasciare aperta la domanda. In ogni caso, tutte le speranze riposte da Tsipras e Varoufakis nella Merkel si rivelano presto infondate. Per usare le parole dell’ex ministro delle Finanze greco, pronunciate dalla voce fuori campo nel film di Costa-Gavras: “Stavano giocando con noi. Angela lo aveva mandato per chiudere una a una tutte le possibilità di dialogo. Wims ha favorito la cena con evidente piacere, mentre gli esponevamo le nostre paure sulle nostre banche”. Da notare, infine, la frase pronunciata da Wims verso la fine dell’incontro: “La libertà è un concetto essenziale per le nostre democrazie. Ma la libertà deve essere sostituita da un sistema che mantenga l’ordine”. Si tratta, in realtà, di un assioma espresso da Friedrich von Wieser, vissuto tra il 1851 e il 1926, il cui pensiero contribuì alla formazione di economisti quali Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek, di scuola neoliberista ma capisaldi dell’ideologia ordoliberista che soggiace ai trattati dell’Unione europea (7).</p>



<p>Da quanto scritto finora, risulta evidente come la strategia dell’Eurogruppo nei confronti di Varoufakis sia stata quella di un lento logoramento in cui, tra le altre cose, agiva costantemente la minaccia da parte della Bce di interrompere i flussi di liquidità somministrati alla Grecia, determinando così la chiusura delle banche elleniche, nonché le pressioni esercitate dai tecnici della Troika per consentire la privatizzazione di strade, campi, spiagge, edifici, porti, ferrovie, aeroporti, insomma tutto ciò che apparteneva al Paese, a beneficio di investitori esteri, pubblici e privati, secondo una dinamica che sa molto di neocolonialismo. Valga tra tutti l’episodio in cui si fa riferimento alla (s)vendita di quattordici aeroporti per la cifra (ridicola) di 1,2 miliardi di euro a un’impresa tedesca pubblica, operazione in cui si era impegnato il precedente governo di Samaras, rispetto alla quale la proposta della Troika è che siano le banche greche a prestare il denaro necessario all’acquirente, scatenando così la protesta incredula di Varoufakis: “Volete comprare i nostri aeroporti con i nostri stessi soldi? Pensate veramente che io possa accettare?”</p>



<p>Intanto, la confusione e l’incertezza all’interno di Syriza aumentano, anche per effetto dell’azione incrociata della Merkel e di Schäuble, intenti a giocare dall’esterno i rispettivi ruoli di poliziotto buono e poliziotto cattivo, secondo la classica logica del <em>dividi et impera</em>. Emblematica, da questo punto di vista, la scena del litigio tra Varoufakis e Tsipras riguardo una lettera attraverso cui l’ex Primo ministro si impegna con la Troika ad avere per dieci anni un bilancio primario del 3,5% sulle entrate nazionali – una pretesa assurda per uno Stato con un’economia depressa, senza un sistema bancario efficiente e con tassi di investimento negativi, visto che cifre simili si hanno solo tra i Paesi produttori di petrolio – laddove uno degli obiettivi principali di Varoufakis era ridurre i margini richiesti al +1,5%.</p>



<p>In questo contesto, viene indetto il famoso referendum consultivo del 5 luglio 2015 in cui agli elettori si domanda se il governo greco dovrebbe accettare il MoU così com’è o rifiutarlo – fatto che determina l’immediata sospensione della liquidità alle banche da parte della Bce, a cui Syriza risponde con l’istituzione di un tetto massimo sui prelievi per i cittadini greci di sessanta euro al giorno. Non si parla apertamente di Grexit, ma è nell’aria. Forse, come si legge nel memoriale di Varoufakis, esisteva già da tempo un piano B da attuare in caso la Grecia fosse stata obbligata a uscire dall’Europa – piano che prevedeva, com’è ovvio, la creazione di una nuova valuta – ma non è mai stata fatta definitiva chiarezza su questo. Di certo, un simile scenario restava per il governo Tsipras il peggiore possibile. La mossa del referendum serviva a dare uno scossone alla Troika e all’Eurogruppo: se avessero continuato a mostrarsi inflessibili dopo la vittoria del No, la loro indifferenza nei confronti del popolo greco – non solo del governo – sarebbe risultata lampante, troppo, si sperava, perché le istituzioni europee potessero conservare un atteggiamento simile. Questo almeno in teoria&#8230;</p>



<p>Come sia andata a finire è risaputo: il 6 luglio 2015 Varoufakis dà le dimissioni da ministro delle Finanze; Tsipras, convocato a un vertice del Consiglio europeo il 13 luglio, firma un documento in cui approva tutte le pretese della Troika per aprire la strada a un terzo ‘salvataggio’ della Grecia per la cifra di 86 miliardi di euro da ricevere attraverso il MES (8) – episodio ironicamente descritto da Costa-Gavras attraverso una danza grottesca tra l’ex primo ministro e i suoi colleghi dell’Eurozona, culminante in una foto di gruppo in cui Tsipras, da ‘vero’ uomo di sinistra, rifiuta comunque di indossare la cravatta. Un mese dopo, il 19 agosto, il Parlamento greco vota a favore del MoU con il 73% dei Sì.</p>



<p>Con quest’ultima cifra messa a paragone con il 61,31% dei No al referendum, si chiude il lavoro di Costa-Gavras: un epitaffio sulla lapide della democrazia. Di fronte a ciò, appare evidente l’illusione di Varoufakis – il quale vorrebbe ancora oggi proseguire lungo la stessa via – di voler cambiare il sistema dall’interno. E suonano profetiche le parole dell’economista Larry Summers, segretario al Tesoro degli Stati Uniti dal 1999 al 2001, incontrato a Washington dall’ex ministro delle Finanze greco all’indomani dell’elezione di Syriza: “Sei un rappresentante della sinistra radicale. Loro faranno di tutto per distruggere voi e la speranza che rappresentate. I tedeschi e i loro alleati vi strangoleranno: una tragedia per il tuo popolo. [&#8230;] Rimani una persona fuori dal sistema. Gli uomini del sistema non ti perdoneranno”.</p>



<p>Una nota a conclusione è d’obbligo. Costa-Gavras sceglie di basare l’opera <em>esclusivamente</em> sul memoriale di Varoufakis. Un uomo politico, rimasto in politica – ha poi fondato un proprio movimento, Diem25 – e che ha tutto l’interesse a proporre una precisa immagine di sé. Ciò non significa che affermi cose non vere, ma la storia che raccontano gli euroleaks presi nella loro oggettività è molto più grigia che bianca o nera, decisamente più complessa. Varoufakis ha cercato fino all’ultimo un compromesso per mantenere la Grecia nell’euro, non aveva alcuna intenzione di farla uscire; per sua stessa ammissione, il referendum non era altro che un’arma politica di pressione sull’Eurogruppo, e anche nei giorni immediatamente successivi la sua indizione Varoufakis negoziava sul MoU e per ottenere un prestito dal Mes (9): non certo l’atteggiamento di una persona pronta a scendere in piazza con il popolo in caso di chiusura delle banche, come si legge nel suo memoriale. Dove scrive anche, verso la fine del libro, di essere stato praticamente il solo, tra i parlamentari di Syriza, a sperare <em>davvero</em> nella vittoria del No al referendum. Tuttavia, vale la pena ripeterlo, quello di Costa-Gavras resta un lavoro estremamente importante in un clima, come quello attuale, di totale accettazione, se non esaltazione, dell’Ue. Un’opera necessaria in quanto unica nel suo genere, capace, forse, di instillare il germe del dubbio nello spettatore non ancora dotato di una coscienza critica, dunque un film ‘pericoloso’ – termine che, dal nostro punto di vista, equivale al miglior complimento possibile.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Piano capitanato dalla CIA sotto la presidenza di Richard Nixon che, nell’ambito della guerra fredda, prevedeva di conservare o espandere l’ingerenza statunitense sul Sudamerica, attraverso anche l’organizzazione di colpi di Stato. Il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, il Brasile dei Gorillas, solo per citare alcuni esempi, furono frutti di tale operazione</p>



<p class="has-small-font-size">2) Il titolo viene da una frase di Christine Lagarde, all’epoca presidente dell’Fmi (oggi ricopre il medesimo ruolo per la Bce al posto di Mario Draghi). Lamentando l’infantilismo dei presenti a un vertice dell’Eurogruppo, ella avrebbe, infatti, commentato: “Abbiamo bisogno di adulti in questa stanza”</p>



<p class="has-small-font-size">3) Cfr. Giovanna Cracco, Raffaella Berardi, Michele Biella, Erika Bussetti, Gian Mario Felicetti, Beatrice Fossati, Elisabetta Groppo, Alessandro Rettori ed Elisa Simoncelli, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/gli-euroleaks-di-varoufakis-la-verita-sui-negoziati-tra-la-grecia-e-la-troika/" data-type="post" data-id="3017" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli Euroleaks di Varoufakis. La verità sui negoziati tra la Grecia e la Troika</a></em>, Paginauno n. 68/2020</p>



<p class="has-small-font-size">4) Yanis Varoufakis, <em>Adulti nella stanza. La mia battaglia contro l’establishment dell’Europa, </em>La nave di Teseo </p>



<p class="has-small-font-size">5)<em> Ibidem</em> </p>



<p class="has-small-font-size">6)<em> Ibidem</em> </p>



<p class="has-small-font-size">7) Cfr. Giovanna Cracco,<a href="https://rivistapaginauno.it/ordoliberismo-il-piano-biopolitico/" data-type="post" data-id="2325" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>Ordoliberismo. Il piano biopolitico</em></a>, Paginauno n. 53/2017 e Giovanna Cracco, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/lunione-europea-di-hayek/" data-type="post" data-id="1215" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’Unione europea di Hayek</a></em>, Paginauno n. 61/2019</p>



<p class="has-small-font-size">8) Il primo salvataggio avviene a maggio 2010, quando l’Fmi e l’Ue si accordano con la Grecia per la somministrazione di 110 miliardi nell’arco di tre anni; il secondo di 130 miliardi risale a febbraio 2012 </p>



<p class="has-small-font-size">9) Cfr. <em><a href="https://rivistapaginauno.it/gli-euroleaks-di-varoufakis-la-verita-sui-negoziati-tra-la-grecia-e-la-troika/" data-type="post" data-id="3017" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli Euroleaks di Varoufakis. La verità sui negoziati tra la Grecia e la Troika</a></em>, Paginauno, cit.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli euroleaks di Varoufakis. La verità sui negoziati tra la Grecia e la Troika</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 13:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[crisi greca]]></category>
		<category><![CDATA[euroleaks]]></category>
		<category><![CDATA[troika]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa si sono detti nelle riunioni riservate la Troika, i ministri delle Finanze europei e la Grecia? Cosa significa negoziare con l’Unione europea? Cosa significa sottoscrivere un prestito con la Ue e l’FMI? E che posto ha nelle trattative la sovranità democratica? E la situazione sociale di un Paese? Abbiamo tradotto tutti gli euroleaks e ricostruito i passaggi di quei cruciali sei me-si del 2015, perché ci parlano anche di oggi e per capire come, nelle chiuse ‘stanze del potere’, vengono prese le decisioni che cambiano la vita dei cittadini]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-68-luglio-settembre-2020/" data-type="post" data-id="2727">(Paginauno n. 68, luglio – settembre 2020)</a></em></li>
</ul>



<p class="has-small-font-size">Giovanna Cracco, Raffaella Berardi, Michele Biella, Erika Bussetti, Gian Mario Felicetti, Beatrice Fossati, Elisabetta Groppo, Alessandro Rettori, Elisa Simoncelli</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Cosa si sono detti nelle riunioni riservate la Troika, i ministri delle Finanze europei e la Grecia? Cosa significa negoziare con l’Unione europea? Cosa significa sottoscrivere un prestito con la Ue e l’FMI? E che posto ha nelle trattative la sovranità democratica? E la situazione sociale di un Paese? Abbiamo tradotto tutti gli euroleaks e ricostruito i passaggi di quei cruciali sei mesi del 2015, perché ci parlano anche di oggi e per capire come, nelle chiuse ‘stanze del potere’, vengono prese le decisioni che cambiano la vita dei cittadini</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-1fff572ac85d0f17d7e1c0949985aef0">INTRODUZIONE</h3>



<p>Il 14 marzo scorso Varoufakis pubblica in rete gli euroleaks: sono gli audio trafugati – le riunioni erano classificate “riservate” – degli Eurogruppo, della Troika e dell’Euro Working Group a cui Varoufakis ha partecipato (1), in qualità di ministro delle Finanze greco, nei sei mesi in cui ha ricoperto tale ruolo, tra gennaio e luglio 2015. Agli audio sono affiancate le trascrizione e i report tecnici che hanno accompagnato la trattativa. Sono documenti importanti, perché per la prima volta è possibile entrare nelle ‘stanze del potere’ e rendersi conto di come vengono prese decisioni che incidono direttamente sulla vita dei cittadini, in questo caso quelli greci; il fatto poi che le riunioni fossero riservate, ci pone davanti il dialogo privo di ipocrisie degli attori in campo, sia tecnici che politici: elimina la narrazione e la propaganda politica riservate all’opinione pubblica. Per rendere più accessibile la grande mole di documentazione, tra l’altro in inglese, e permettere al lettore di crearsi una propria opinione sugli avvenimenti, Paginauno ha deciso di trattare gli euroleaks come segue: 1. inserirli in una rapida cronologia di quel che accadde in quei sei mesi di crisi greca; 2. fare una sintesi priva di interpretazione di ogni leak, sia esso riunione o documento; 3. aggiungere, separato, un commento al leak, questo sì interpretativo; 4. inserire il link alla fonte primaria del leak, per chi vuole ascoltarlo/leggerlo integralmente.</p>



<p>Gli euroleaks parlano da soli. Ma alcune considerazioni complessive, a seguire il filo del negoziato per ricostruire trama e ordito e disegno del tessuto che viene intrecciato, sono d’obbligo. </p>



<p>Non è qui possibile, se non dilungandosi eccessivamente, ricostruire l’intera storia della crisi ellenica dal 2010 che, con i dovuti distinguo, si inscrive in quella dei debiti sovrani e dei PIIGS; confidiamo che il lettore ne conosca i punti salienti e possa dunque inserire i sei mesi del 2015 negli avvenimenti complessivi. Ma il punto è che, indipendentemente dalle ragioni per le quali la Grecia si è trovata in quella situazione finanziaria, ciò che di più rilevante mostrano gli euroleaks è l’approccio dell’Unione europea nei confronti di un Paese membro. Quel che innanzitutto si evidenzia è la rigidità delle posizioni dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, della Commissione Ue e della BCE: il secondo prestito concesso alla Grecia nel 2012, oggetto principale dei leaks, è legato a condizionalità macroeconomiche che devono essere rispettate, indipendentemente dalla posizione del nuovo governo ellenico appena eletto. A nulla vale presentare proposte alternative, dettate sia da una diversa posizione politica – quella di Syriza – sia dalla drammatica situazione del Paese – impoverimento, disoccupazione, recessione – nel tentativo di far riprendere l’economia mantenendo un’attenzione all’aspetto sociale, di modo che la Grecia possa risollevarsi. Per l’Unione europea non si tratta di avere obiettivi fiscali ed economici da raggiungere, anche cambiando strada, ma di imporre politiche neoliberiste (tagli al welfare, a pensioni, a sanità, precarizzazione del lavoro, aumento dell’IVA, privatizzazione del patrimonio pubblico greco) indipendentemente dalle loro conseguenze sulla popolazione; indipendentemente, perfino, dalla loro efficacia, che nel 2015 già si era mostrata fallimentare, nel rilanciare l’economia ellenica. È la spirale deflazionistica del debito: dal 2010 la Grecia si ritrova a fare tagli e contrarre nuovi prestiti – saranno tre in totale – per ripagare i prestiti stessi, nonostante abbia già fatto un default parziale nel 2012.</p>



<p>Questa dinamica porta a due riflessioni.</p>



<p>La prima. In questa Unione europea la democrazia è sospesa. Non solo perché, sottraendo al governo del Paese le decisioni sulle politiche economiche, è di fatto la Troika a governare, ma perché nulla cambia se il voto dei cittadini va a un nuovo governo con differenti posizioni politiche rispetto al precedente che ha sottoscritto il prestito con la Troika.</p>



<p>La seconda, strettamente collegata alla prima: la corda dell’impiccato è la mancanza di sovranità monetaria e di una banca centrale che dialoghi con la politica – la BCE è un unicum tra le banche centrali, non essendo per regolamento prestatrice di ultima istanza dei Paesi dell’Eurozona se non trasformandosi in Troika (è l’ideologia ordoliberista alla base della costruzione europea). Privata dell’accesso al mercato, privata di una banca centrale ‘normale’, la Grecia è letteralmente senza denaro; è uno Stato che non può emettere obbligazioni sovrane per reperire le risorse di cui necessita, può solo drenare soldi dai cittadini, svendere il patrimonio pubblico e chiedere soldi alla Troika. È qualcosa che Varoufakis ha costantemente presente, nel suo ostinato tentativo di trovare una soluzione per permettere al Paese di tornare a finanziarsi autonomamente sul mercato. Ed è qualcosa che hanno ben presente anche l’Unione europea e la BCE, e che utilizzano come arma di pressione e ricatto per imporre al Paese le politiche macroeconomiche neoliberiste – bloccando addirittura la liquidità alla banche greche e il rimborso dovuto dei profitti SMP, come si evidenzia in dettaglio negli euroleaks.</p>



<p>Vale anche un’altra considerazione: l’esecutivo Tsipras non aveva alcuna intenzione di uscire dall’euro. Non siamo davanti a una forza politica ‘rivoluzionaria’ ma a un partito con posizioni socialdemocratiche. In questa direzione andava il compromesso che Varoufakis cercava con la Troika e l’Eurogruppo, e in cui si inscriveva anche il referendum svoltosi a luglio 2015, come gli euroleaks mostrano. Trovare quel compromesso è stato impossibile.</p>



<p>Gli euroleaks non sono solo un importante documento storico. L’attuale crisi causata dal Covid 19 sta cambiando alcuni meccanismi europei, ma solo apparentemente (2). Per questa ragione diviene ancora più fondamentale conoscerli e diffonderli, cogliere la possibilità che ci offrono di entrare e vedere cosa accade in quelle stanze, in quelle riunioni riservate dove poche persone, non elette, decidono sulla nostra vita di cittadini.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-f24f1555772682f67ac286deb6c88e5d">LEGENDA</h3>



<h4 class="wp-block-heading">Istituzioni</h4>



<p>Nome che da febbraio 2015 ha sostituito l’appellativo “Troika” – divenuto inviso all’opinione pubblica – mutandone nulla nella sostanza: è quindi sempre la triade composta da Fondo monetario internazionale (FMI), Banca centrale europea (BCE) e Commissione europea (CE).</p>



<h4 class="wp-block-heading">Eurogruppo</h4>



<p>Organo informale che riunisce i ministri delle Finanze dei Paesi dell’Eurozona; partecipano alle riunioni anche il commissario per gli Affari economici e finanziari della Commissione Ue (da novembre 2014 a novembre 2019, il francese Moscovici) e il presidente della BCE (da novembre 2011 a ottobre 2019, l’italiano Draghi). Elegge il proprio Presidente tra i ministri che lo compongono (da gennaio 2013 a gennaio 2018, l’olandese Dijsselbloem).</p>



<h4 class="wp-block-heading">Euro Working Group (EWG)</h4>



<p>Organismo preparatorio formato da rappresentanti degli Stati membri dell’Eurozona facenti parte del Comitato economico e finanziario, da rappresentanti della Commissione Ue e da rappresentanti della BCE. Assiste sia l’Eurogruppo che il suo Presidente nella preparazione delle discussioni tra i ministri. I membri dell’Euro Working Group fanno anche parte del consiglio di amministrazione del Meccanismo europeo di stabilità (MES).</p>



<h4 class="wp-block-heading">Prestiti alla Grecia</h4>



<p>La Grecia ha sottoscritto tre programmi/prestiti, per un totale di oltre 288 miliardi erogati, pari a più del 150% del Pil greco (dati relazione Corte dei Conti Ue 2017, aggiornati alla conclusione dell’ultimo prestito).</p>



<p>Il primo: aprile 2010, denominato “Greek Loan Facility” (GLF), stanziato dall’FMI e dagli Stati membri dell’Eurozona sotto forma di prestiti bilaterali coordinati dalla Commissione Ue, pari a 110 miliardi, chiuso in anticipo a marzo 2012 (scadenza originale giugno 2013); ha erogato 73,6 miliardi (20,7 miliardi dall’FMI e 52,9 dai Paesi dell’Eurozona).</p>



<p>Il secondo: marzo 2012. Precondizione per il rilascio è stata una parziale ristrutturazione del debito greco, con la partecipazione dei privati, pari a 107 miliardi – la Grecia ha dunque fatto default parziale. Stanziato dall’FMI e dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF), il secondo prestito, pari a 172,6 miliardi, aveva scadenza originale dicembre 2014 ed è stato prorogato per due volte fino a giugno 2015; ha erogato 153,4 miliardi (11,6 miliardi dall’FMI e 141,8 dall’EFSF).</p>



<p>Il terzo: luglio 2015, prestito ponte di 7,16 miliardi stanziato dal MES, a cui si è aggiunto ad agosto 2015 un altro prestito MES pari a 86 miliardi, scadenza agosto 2018; ha erogato 61,9 miliardi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Funzionalità procedure prestiti</h4>



<p>Sottoscritto il Memorandum of Understanding (MoU) (3), l’erogazione delle rate del prestito concesso è vincolata a riesami trimestrali che verificano l’attuazione delle riforme programmate e il raggiungimento degli obiettivi fissati; se il riesame non viene concluso con successo la rata del finanziamento non viene erogata.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-8d0df2f481f32b19133d4977badd0d73">EUROLEAKS</h3>



<h4 class="wp-block-heading">19 dicembre 2014</h4>



<p>Proroga al 28 febbraio 2015 del secondo programma/prestito (EFSF) in scadenza a dicembre 2014.</p>



<h4 class="wp-block-heading">25 gennaio 2015</h4>



<p>Elezioni politiche in Grecia: Syriza risulta primo partito con il 36,34%.</p>



<h4 class="wp-block-heading">27 gennaio</h4>



<p>Formazione del nuovo governo greco: Aléxis Tsipras è Primo ministro e Yanis Varoufakis ministro delle Finanze.</p>



<h4 class="wp-block-heading">4 febbraio</h4>



<p>La BCE sospende la deroga che consentiva alla Banca centrale ellenica di accettare, da parte delle banche greche, titoli di Stato nazionali come garanzia sui prestiti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">11 febbraio. Eurogruppo, Bruxelles</h4>



<p>Il leak contiene solo il testo del discorso pronunciato all’Eurogruppo dal ministro delle Finanze greco. <strong>Varoufakis</strong> sottolinea la volontà di collaborare ma puntualizza un cambio di direzione: la situazione sociale ed economica della Grecia è drammatica e occorre tenerne conto, il nuovo governo è stato eletto per segnare questo cambiamento. Evidenzia che occorre ristabilire una fiducia. Entra poi nel merito, proponendo la sottoscrizione di un nuovo accordo anziché il rispetto del Memorandum of Understanding (MoU) relativo al secondo prestito e ancora da concludere: sono stati imposti obiettivi fiscali irrealistici e autolesionisti, afferma, e la Grecia non potrà crescere se rimane sulla strada dell’austerity. Il deficit di bilancio si è ridotto in cinque anni come in nessun altro Paese Ue e si registra un avanzo primario: non intendono metterlo a repentaglio ma occorre trattare sulle riforme. Il 70% di quelle contenute nel MoU sono in linea con il programma del governo e saranno attuate: riscossione delle imposte, gestione delle finanze pubbliche, riforma della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, miglioramento del clima imprenditoriale, pianificazione territoriale ecc. Altre invece occorre modificarle. Privatizzazioni: devono andare a favore della crescita e dei cittadini greci, e per questo il governo intende mantenere voce in capitolo nei rapporti di lavoro e ambiente; sarà creata una Banca di sviluppo che incorporerà i beni dello Stato e ogni privatizzazione sarà valutata entrando nel merito (peraltro vendere in un momento in cui i prezzi sono bassi non conviene a nessuno, evidenzia). Banche: propone di mobilitare i rimanenti 8 miliardi del fondo HFSF (4) per rafforzare il sistema bancario e ha un programma per ripulirle gli istituti dagli NPL (5); evidenzia come con la decisione della BCE del 4 febbraio le banche greche restino comunque garantite, perché si affidano all’assistenza della liquidità d’emergenza della Banca centrale (ELA) (6), tuttavia si aspetta che un accordo con l’Eurogruppo su un programma ponte permetta al Consiglio direttivo della BCE di rinnovare la deroga, ora sospesa, per l’idoneità dei titoli greci alle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema. Dipendenti pubblici: i reinserimenti delle persone ingiustamente licenziate che il governo ha dichiarato di voler fare sono un numero irrisorio rispetto alle 15.000 assunzioni già concordate per il 2015. Pensioni: i tagli che il governo ha dichiarato di non voler fare riguardano le pensioni al di sotto della soglia di povertà. Salario minimo: sarà ripristinato gradualmente fino al livello del 2012: se ciò ridurrà la competitività del settore privato, si agirà con altre tipologie di imposte o riforme. Infine, la situazione finanziaria. La Grecia deve rimborsare 5,2 miliardi all’FMI entro giugno e tra luglio e agosto scadono 6,7 miliardi di bond SMP: tutto questo crea una forte pressione sui conti pubblici. Chiede quindi che, come da accordi del novembre 2012, la BCE versi alla Grecia quanto le deve per le obbligazioni SMP (7), ossia 1,9 miliardi, girandoli direttamente all’FMI. Propone inoltre di lavorare con urgenza a un meccanismo di finanziamento ponte per garantire la liquidità: un accordo che, consentendo alla Grecia di emettere titoli di Stato a copertura del rimborso dei titoli SMP, non aumenti l’ammontare del debito ma ne modifichi la composizione. Conclude affermando che il governo greco è pronto a chiedere, al successivo Eurogruppo del 16 febbraio, una proroga del programma in scadenza, ma a patto che l’estensione sia il punto di partenza per un negoziato verso un accordo diverso.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>L’Eurogruppo si trova di fronte un governo neoeletto che mette in discussione il MoU concordato, non concluso, già prorogato e di lì a scadere. La cronaca di quei giorni racconta di una Ue che preme affinché Atene si impegni al rispetto degli accordi precedenti e nega l’ipotesi, già circolata, di un prestito ponte. Varoufakis chiarisce la posizione greca: fine dell’austerity, riforme improntate alla crescita, attenzione alla realtà sociale e situazione finanziaria da rivedere: il Paese non può sostenere i rimborsi dei prestiti in calendario senza un accordo ponte fino ad agosto che contempli la possibilità di emettere titoli di Stato a fronte degli SMP in scadenza e, nota dolente, chiede che la BCE versi alla Grecia gli extra-profitti già maturati ma tenuti in sospeso. Negoziare ha senso se si intraprende una strada diversa, nel rispetto del cambiamento politico che i cittadini greci hanno espresso nelle elezioni di gennaio.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb11eurogroup-yv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb11eurogroup-yv</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">16 febbraio. Eurogruppo, Bruxelles</h4>



<p>Il leak contiene quattro documenti. La <strong>B</strong><strong>ozza Junker-Moscovici</strong> del 15 febbraio, nella quale l’Eurogruppo sottolinea che il governo greco ha ribadito l’impegno a rispettare gli obblighi finanziari nei confronti di tutti i creditori, e tale impegno è la base per la proroga del MoU esistente sotto forma di un programma intermedio come transizione verso un nuovo accordo di prestito. La <strong>Bozza Dijsselbloem-Dichiarazione dell’Eurogruppo sulla Grecia</strong> del 16 febbraio, definita “preliminare e confidenziale”, nella quale si legge che il governo greco chiede una proroga tecnica di sei mesi, l’Eurogruppo è d’accordo. CE, BCE e FMI comunicano che parallelamente sarebbe prudente estendere per sei mesi anche il programma del fondo HFSF per il sostegno al sistema bancario greco: l’Eurogruppo è d’accordo, sottolinea tuttavia che tali fondi possono essere utilizzati solo su valutazione delle Istituzioni e di una decisione dello stesso Eurogruppo. Infine è ribadito che l’impegno a fornire alla Grecia un sostegno finanziario adeguato fino a quando il Paese non avrà riacquistato il pieno accesso al mercato è condizionato al rispetto degli impegni assunti all’interno dell’accordo. Il <strong>Discorso di Varoufakis</strong> all’Eurogruppo del 16 febbraio, nel quale fa il punto. La Grecia si impegna a rispettare gli accordi di prestito, a non fare azioni che minaccino la stabilità finanziaria, a non fare tagli al valore nominale del debito greco. Ma c’è bisogno di un accordo a breve termine (da 3 a 6 mesi) e di principio secondo cui in questo periodo il Paese sarà finanziato in modo minimo solo per rispondere ai flussi di cassa a breve (per esempio incassare 1,9 miliardi di extra-profitti SMP dalla BCE da girare direttamente all’FMI, una ELA flessibile, un aumento del tetto delle emissioni di titoli a compensare gli SMP in scadenza in mano alla BCE). La difficoltà a dichiarare un impegno al MoU attuale, sottolinea, dipende dal fatto che così strutturato il programma non è ritenuto favorevole alla crescita ed è dunque impossibile da portare a termine con successo: il governo greco non vuole fare una promessa che non può mantenere. Teme che se si lavora all’interno della logica dell’attuale MoU non potrà che esserci un’ulteriore spinta verso la spirale debitoria deflazionistica e il governo perderebbe il sostegno popolare. È inoltre preoccupato per gli NPL che bloccano i prestiti a famiglie e imprese e vuole trovare al più presto una soluzione, anche tramite il fondo HFSF; è ansioso di sistemare la questione delle penali delle imposte arretrate che ammontano a 70 miliardi, non volendo premiare gli inadempimenti strategici di chi ha la disponibilità finanziaria a pagare ma salvaguardare chi non ce l’ha. Non sottoscrive l’obiettivo di 5 miliardi di incasso per le privatizzazioni perché sa che non è realizzabile. In merito ai pignoramenti immobiliari dei mutui in sofferenza, afferma che per motivi etici le case familiari non dovrebbero essere messe all’asta nel bel mezzo di una depressione economica, e che non avrebbe nemmeno senso gettare in strada centinaia di migliaia di famiglie in un momento in cui non ci sono acquirenti: si distruggerebbe quel che resta del mercato immobiliare, non generando capitale per le banche e alimentando la già orribile crisi umanitaria. Chiede che l’Eurogruppo si impegni a non domandare, nella fase di proroga del programma, misure recessive come tagli alle pensioni o aumenti IVA. Si dichiara infine pronto a presentare una richiesta di proroga del prestito fino ad agosto per poter scrivere un nuovo accordo, concordando una serie di ragionevoli condizionalità per la durata del periodo. La<strong> </strong><strong>Dichiarazione di Varoufakis alla</strong><strong> Conferenza stampa dell’Eurogruppo</strong> del 16 febbraio, nella quale dichiara che Istituzioni e Grecia non sono riuscite a sottoscrivere un comunicato comune perché persiste un sostanziale disaccordo sul portare a termine il programma esistente o scriverne uno nuovo. A seguito di questa impasse Dijsselbloem e Tsipras mercoledì (11 febbraio) avevano concordato un comunicato congiunto per far sì che le due parti esplorassero “un terreno comune tra il programma attuale e i piani del nuovo governo per un nuovo accordo con l’Europa”. Prima della riunione dell’Eurogruppo Moscovici (CE) ha presentato a Varoufakis una bozza di comunicato che Varoufakis ha firmato, e sulla base di tale accordo ha chiesto la proroga del contratto di prestito; tuttavia, pochi minuti prima della riunione, il documento è stato sostituito dal Presidente dell’Eurogruppo (Dijsselbloem) con un testo che ha riportato la situazione a mercoledì (11 febbraio), quando il governo greco è stato costretto a firmare una proroga non dell’accordo di prestito ma del programma, ricevendo in cambio solo due nebulose parole: “some flexibility” (un po’ di flessibilità, <em>n.d.a.</em>). In queste circostanze, conclude Varoufakis, si è rivelato impossibile firmare il comunicato stampa comune.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Primi attriti resi pubblici in conferenza stampa da Varoufakis. Al centro c’è sempre il MoU precedente, da rispettare se il programma viene prorogato, per la Ue, da modificare perché ritenuto recessivo e insostenibile sotto il profilo finanziario, economico e sociale, per il nuovo governo greco. Fanno da sfondo passi avanti e indietro e giochi delle parti tra Commissione Ue ed Eurogruppo. Alla fine la Grecia richiede l’estensione di sei mesi del programma, ma le questioni della liquidità e della sostenibilità del debito ellenico sono messe alla porta.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb16eurogroup-draft-statements" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb16eurogroup-draft-statements</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">20 febbraio. Eurogruppo, Bruxelles</h4>



<p>Dichiarazione stampa Eurogruppo: “L’Eurogruppo prende atto, nel quadro dell’accordo esistente, della richiesta delle autorità greche di un’estensione del Master Financial Assistance Facility Agreement (MFFA) [&#8230;] scopo della proroga è il completamento positivo del riesame sulla base delle condizioni dell’attuale accordo, utilizzando al meglio la flessibilità data, che sarà considerata congiuntamente con le autorità greche e le Istituzioni. Le autorità greche presenteranno un primo elenco di misure di riforma, basate sull’attuale accordo, entro la fine di lunedì 23 febbraio. Le Istituzioni forniranno un primo punto di vista se questo è sufficientemente completo da costituire un valido punto di partenza per una conclusione positiva del riesame. Tale elenco sarà ulteriormente specificato e poi concordato con le Istituzioni entro la fine di aprile. Solo l’approvazione della conclusione del riesame dell’accordo esteso da parte delle Istituzioni consentirà a sua volta l’eventuale esborso della quota in sospeso dell’attuale programma EFSF e il trasferimento degli utili dell’SMP 2014. Entrambi sono nuovamente soggetti all’approvazione dell’Eurogruppo. [&#8230;] l’Eurogruppo concorda sul fatto che i fondi, finora disponibili nel buffer dell’HFSF, dovrebbero essere detenuti dall’EFSF, liberi da diritti di terzi per la durata dell’estensione del MFFA. I fondi continuano a essere disponibili per la durata dell’estensione del MFFA e possono essere utilizzati solo per i costi di ricapitalizzazione e di risoluzione delle crisi bancarie. Saranno sbloccati solo su richiesta della BCE/SSM. [&#8230;] Le autorità greche ribadiscono il loro inequivocabile impegno a onorare pienamente e tempestivamente i loro obblighi finanziari nei confronti di tutti i creditori. Le autorità greche si sono inoltre impegnate a garantire gli appropriati avanzi di bilancio primari o i proventi di finanziamento necessari per garantire la sostenibilità del debito, in linea con la dichiarazione dell’Eurogruppo del novembre 2012. Le Istituzioni, per l’obiettivo di avanzo primario del 2015, terranno conto delle circostanze economiche del 2015. [&#8230;] Le autorità greche si impegnano ad astenersi da qualsiasi <em>rollback</em> di misure e cambiamenti unilaterali alle politiche e alle riforme strutturali che avrebbero un impatto negativo sugli obiettivi di bilancio, sulla ripresa economica o sulla stabilità finanziaria, come valutato dalle Istituzioni”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Di fatto un accordo che lascia poco spazio di manovra. L’Eurogruppo non si sposta dai propri capisaldi: la rata in sospeso del prestito EFSF e gli extra-profitti SMP sono vincolati agli step positivi di riesame dell’attuazione del ‘nuovo’ MoU; il fondo HFSF può essere utilizzato solo per la ricapitalizzazione delle banche ed è soggetto alle decisioni della BCE – Varoufakis ne aveva chiesto l’uso anche per risolvere il problema degli NPL, e l’esecutivo greco non ha voce in capitolo sulle decisioni di un fondo che utilizza denaro pubblico, debito che sarà la Grecia a dover ripagare –; nessun passo indietro sulle riforme attuate dai governi precedenti (rollback); garanzia di avanzi primari nel bilancio pubblico; impegno a rimborsare puntualmente le rate dei prestiti. La Grecia ha nulla più di una “flessibilità data” in cui potersi destreggiare. Da questa base partono le trattative.</p>



<p><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/02/20/eurogroup-statement-greece" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/02/20/eurogroup-statement-greece</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">24 febbraio. Eurogruppo+Troika, conference call</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p>Come da accordi, il governo greco ha presentato la sua proposta il 23 febbraio sulle riforme da concordare entro aprile 2015. Contiene: aliquote IVA (evitare un impatto negativo sulla giustizia sociale); spesa pubblica (razionalizzare senza toccare spese per salari e pensionistiche; avere una spesa sanitaria che possa garantire l’accesso universale); sistema pensionistico (eliminare gli eccessivi prepensionamenti anche attraverso un reddito di base garantito tra 50 e 65 anni); corruzione; arretrati fiscali (calibrare il regime di rateizzazione per valutare chi ha incapacità a pagare e chi attua invece inadempienza strategica); banche e NPL (usare il fondo HFSF per la stabilità del settore; evitare pignoramenti/aste della residenza principale, anche per ridurre l’impatto fiscale che si avrebbe a causa di un maggior numero di senzatetto – le vendite massicce provocano anche un calo dei prezzi nel mercato immobiliare con conseguente effetto negativo sul portafoglio banche –; nuove misure a sostegno di famiglie non in grado di pagare i mutui); privatizzazioni (revisione di quelle non ancora avviate per massimizzare i benefici per lo Stato, esame separato e nel merito di ogni singola privatizzazione); lavoro (impiego minimo temporaneo per i disoccupati, rinnovo contrattazione collettiva, aumento progressivo dei salari minimi); concorrenza; indipendenza istituzionale ELSTAT (8); crisi umanitaria (si registra un aumento della povertà assoluta a cui si deve rispondere con buoni pasto, emissione smart card per accesso sanità ecc.; valutazione di un reddito minimo garantito al fine di estenderlo a livello nazionale). L’Eurogruppo ne discute. <strong>Moscovici</strong> (CE) ritiene la proposta sufficientemente completa per essere un punto di partenza ma priva dei dettagli che possano consentire di valutare ogni singola misura. Sottolinea che non sostituisce il MoU e che il governo greco non deve modificare le riforme già attuate: ogni iniziativa politica deve essere prima discussa con le Istituzioni. Evidenzia che ci vuole tempo perché si vedano i risultati delle riforme e focalizza alcune questioni: l’ELSTAT deve essere indipendente; le privatizzazioni devono continuare rapidamente; modifiche legislative apportata al settore bancario devono essere confermate, così come quelle relative alla rateizzazione delle imposte, per far sì che i contribuenti inizino a pagare. <strong>Draghi </strong>(BCE)<strong> </strong>nota che le proposte greche differiscono dagli impegni del programma precedente in diversi settori, ma l’elenco è completo e può essere un punto di partenza. Sottolinea come non sia messo in discussione il MoU, e nel caso le attuali proposte vogliano farlo sarà valutato in fase di riesame, durante il quale le Istituzioni sostituiranno le misure non accettate. Chiede che il governo greco renda chiaro e palese che non ci sarà alcun rinvio sugli impegni di riforme presi nel programma precedente, visto gli annunci pubblici in senso contrario. Evidenzia che non ci sarà alcuna moratoria sulle vendite all’asta delle case pignorate né alcuna iniziativa per la riduzione del debito pubblico greco. Anche <strong>Lagarde</strong> (FMI) è preoccupata dall’atteggiamento del governo greco, che crea aspettative di cambiamenti rispetto al programma stabilito. Esorta Varoufakis a ridurre il “rumore” mediatico e a dire chiaramente che c’è un solo programma. Chiede infine quale sia la situazione della liquidità. <strong>Schäuble</strong> (Germania) ribadisce che è stata concessa una proroga al MoU e non un cambiamento. Aggiunge che se saranno rilasciati nuovi fondi per l’HFSF, ciò avverrà solo su richiesta della BCE e del Meccanismo di vigilanza unico (SSM): deve essere chiaro perché è un aspetto che può creare problemi al Parlamento tedesco. In merito alle riforme, evidenzia come non sia stata ancora adeguatamente affrontato il tema dei licenziamenti collettivi. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) prende atto delle osservazioni e afferma di voler collaborare con le Istituzioni e discutere con loro ogni misura prima di metterla in atto. Evidenzia: la volontà di autonomia dell’ELSTAT; il fatto che la rateizzazione delle imposte deve essere rivista tenendo conto della situazione sociale, così come la messa in vendita delle case pignorate – evidenziando anche come, data la situazione del mercato immobiliare (prezzi bassi) ciò non vada nemmeno a favore delle banche –; le privatizzazioni saranno portate avanti combinando l’interesse pubblico con la necessità. Assicura che c’è un solo programma, ma che in tre Eurogruppi si è discusso dell’importanza di combinare il MoU con le priorità del nuovo governo greco, e spera di andare in quella direzione. Afferma infine che non è al momento nella posizione di chiarire la situazione della liquidità dello Stato ellenico, di certo non è affatto buona.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>La Grecia presenta la sua proposta, la Troika e la Ue dichiarano che è un buon punto di partenza ma di fatto richiamano il Paese al rispetto del MoU e a evitare rollback: esiste un solo programma, è stato prorogato e non modificato, e Varoufakis deve astenersi dal creare mediaticamente aspettative di cambiamento. Il disastro sociale che vive la Grecia, con una povertà sempre più drammatica, non è tema che interessi la Troika, preoccupata di tutelare il sistema bancario – le case pignorate devono essere messe all’asta e i fondi HFSF sono sotto il diretto controllo della BCE – e di vedersi rimborsati i prestiti: non ci sarà alcuna ristrutturazione del debito pubblico greco, ribadisce Draghi. Nemmeno l’alto di tasso di disoccupazione è un problema, si deve anzi affrontare la questione dei licenziamenti collettivi. L’attenzione di Schäuble alle dinamiche parlamentari tedesche evidenzia quanto gli interessi nazionali incidano sulle decisioni dell’Unione europea.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb24eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/feb24eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">25 febbraio</h4>



<p>Tra l’Eurogruppo del 24 febbraio e quello del 24 aprile il governo greco presenta le sue proposte in dettaglio. Il <strong>Greek MoF Reform Proposal</strong> (15 marzo), nel contesto dell’accordo del 20 febbraio, evidenzia come il primo obiettivo sia sbloccare il finanziamento a breve termine che permetterà alla Grecia di far fronte ai propri obblighi, e insieme accordarsi con la BCE per poter riprendere l’emissione di bond sovrani, titoli che le banche greche possano scontare presso la Banca centrale per avere liquidità. Contiene inoltre proposte dettagliate di riforme per l’anno 2015, relative a: sostenibilità di bilancio, fiscalità, privatizzazioni, pubblica amministrazione, sviluppo economico e concorrenza, settore bancario, settore energetico, mercato del lavoro, sicurezza sociale e sanità, pensioni. Il <strong>Greek MoF Position Paper</strong> (15 marzo), relativo alla negoziazione in corso e al periodo successivo alla sua conclusione, programmata per giugno 2015, contiene l’elenco delle proposte di riforme strutturali e fiscali del Greek MoF Reform Proposal in forma più stringata e una sintesi conclusiva sulle posizioni della trattativa in corso: le riforme del MoU precedente ancora da attuare, le relative valutazioni, in accordo o disaccordo, del governo greco, le contro-proposte del governo greco. Il <strong>Greek MoF Debt Sustainability Analysis</strong> (15 aprile) è un’analisi sulla sostenibilità del debito pubblico greco e il <strong>Greek MoF Fiscal Primary Surplus Target Proposal</strong> (15 aprile) studia l’avanzo primario fiscale dei conti pubblici ellenici.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/extras/greek-finance-ministry-s-proposals-march-april-2015" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/extras/greek-finance-ministry-s-proposals-march-april-2015</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">27 febbraio</h4>



<p>Seconda proroga, fino al 30 giugno, del secondo programma/prestito (EFSF).</p>



<h4 class="wp-block-heading">17 marzo. Euro Working Group, conference call</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p>Il leak è preceduto da questa nota: “Verso la fine di febbraio, Pierre Moscovici e Yanis (Varoufakis, <em>n.d.a.</em>) avevano stretto un accordo sul processo di lavoro. I quadri della Troika non sarebbero più arrivati ad Atene, non sarebbero entrati nei ministeri e non avrebbero più imposto politiche ai ministri. Tutte le trattative politiche si sarebbero svolte a Bruxelles (il termine <em>Gruppo di Bruxelles</em> è stato coniato a questo scopo) e solo i tecnici della Troika si sarebbero recati ad Atene per consultare le loro controparti nei ministeri. Tuttavia, subito dopo il loro arrivo ad Atene, i rappresentanti della Troika hanno chiesto il ritorno al modo di operare precedente: l’accesso ai ministri in modo da poter far loro pressione [&#8230;]”.</p>



<p><strong>Buti </strong>(CE) apre la riunione con la richiesta di velocizzare i tempi, perché la situazione sarà critica ai primi di aprile. Secondo <strong>Costello </strong>(CE) la frequenza, l’intensità e il dettaglio delle interazioni ad Atene non è come in passato, e a meno che non si acceleri non ci sarà una conclusione positiva entro aprile. Sottolinea la mancanza di sintonia sulla portata delle negoziazioni: l’EWG necessita di un approccio globale per valutare le proposte greche, mentre i colleghi ellenici sembrano volere una discussione più ristretta ad alcune questioni chiave. L’EWG ha bisogno anche di accertare le intenzioni politiche del governo, sia sugli impegni presi in precedenza sia sulle nuove misure, e lamenta una “pletora” di annunci che rendono difficile capirle. Infine commenta il disegno di legge in discussione il giorno successivo al Parlamento greco, contenente alcune misure umanitarie (accesso all’elettricità, all’alloggio e al cibo): lo preoccupa l’incidenza sui costi del bilancio e la possibilità che durante la discussione in Aula siano inseriti degli emendamenti relativi alla contrattazione collettiva e agli appalti pubblici, così come è già stato toccato l’ambito del coordinatore anticorruzione. <strong>Cœuré</strong>(BCE) teme azioni unilaterali da parte della Grecia e aggiunge che il disegno di legge umanitario è estremamente generoso per il numero di persone e il livello di reddito che andrebbe a coprire. Afferma che la liquidità delle banche ha iniziato a stabilizzarsi ma gli sviluppi futuri dipendono dalla percezione generale del progresso della discussione e dal fabbisogno dello Stato: la BCE non si è opposta finora a un aumento della liquidità di emergenza (ELA) che tramite le banche viene fornita al settore privato ma non al bilancio pubblico – operazione vietata dai Trattati. Per questo la BCE continuerà a monitorare che la quantità di titoli di Stato detenuta dalle banche greche non superi la soglia stabilita. <strong>Thomsen </strong>(FMI) afferma che non si stanno facendo progressi, i tecnici sono stati trattati male ad Atene e non c’è volontà di collaborazione. Il <strong>rappresentante greco</strong> (non è indicato il nome, <em>n.d.a.</em>) afferma che le squadre tecniche hanno violato i termini dell’accordo: dovevano limitarsi a recuperare informazioni. Il Primo ministro greco Tsipras ha dunque spostato il processo di ricerca di una soluzione a un livello esclusivamente politico, quindi non ritiene che questa teleconferenza possa essere di qualche utilità. Conclude affermando di non essere autorizzato a dire altro. <strong>Thomas </strong>(non è indicato il cognome quindi non è possibile risalire all’istituzione che rappresenta, <em>n.d.a.</em>) pone una indicazione generale circa la comunicazione pubblica, ricordando che è importante dire che loro (i tecnici delle Istituzioni, <em>n.d.a.</em>) sono sempre stati disposti a collaborare, quindi non sono loro a fermare la cooperazione. <strong>Wieser </strong>(presidente EWG) concorda con quanto detto dai colleghi e ricorda gli estremi dell’accordo del 20 febbraio: l’estensione è stata concessa per portare a buon esito il riesame, sulla base delle condizioni dell’attuale accordo, facendo il miglior uso della flessibilità data, che sarà definita congiuntamente con autorità greche e Istituzioni. Aggiunge che l’accordo prosegue dicendo che solo l’approvazione finale del riesame in corso permetterà l’esborso della quota in sospeso dell’attuale programma EFSF e il trasferimento degli utili SMP 2014, ed entrambi i passaggi sono soggetti all’approvazione dell’Eurogruppo. Mentre da parte greca sembra ci siano continui tentativi di rollback.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Per i tecnici dell’EWG l’accordo del <em>Gruppo di Buxelles</em> stretto tra Varoufakis e Moscovici è un problema: rallenta il lavoro – ed entro aprile si deve concludere – e non consente più alla Troika di esercitare uno stretto controllo sulla politica greca, con il rischio che si discosti dal MoU. Le questioni umanitarie non scaldano l’animo dei tecnici, che si limitano a valutarle dal punto di vista dei costi finanziari. La BCE fa pressione con l’arma che le è propria: la liquidità. Il sistema bancario greco sta in piedi grazie all’ELA, e la sua stabilità dipende dall’avanzamento positivo del riesame sul MoU; tramite l’ELA inoltre la BCE sta sostenendo il settore privato del Paese, economico e finanziario, non il bilancio pubblico dello Stato. Il governo ellenico ribadisce che la negoziazione non è tecnica ma politica, e come tale va trattata.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">1° aprile. Euro Working Group, conference call</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Buti</strong> (CE) chiede maggiore collaborazione da parte dei tecnici del governo per definire nel dettaglio e a un ritmo più celere le misure da applicare, o non sarà possibile raggiungere un accordo entro aprile. Indica la necessità di una revisione dell’imposta sui redditi, di una modernizzazione del codice anticorruzione, di misure antievasione e che migliorino la riscossione dell’IVA, della creazione di un’amministrazione delle imposte indipendente e della rimozione delle barriere alla competizione. Aggiunge che va affrontato il problema degli NPL delle banche greche: da un lato non serve un’estensione generalizzata della moratoria sul pignoramento della prima casa ma, anzi, va permesso alle banche di rivalersi su chi ha un reddito elevato e non paga i propri debiti minacciando il sequestro dei beni; dall’altro va istituita una rete di protezione sociale. Nota una volontà di rollback sul programma precedente da parte del governo greco nell’ambito delle pensioni (accesso al pensionamento anticipato) e delle privatizzazioni (ridimensionamento) e vuole chiarimenti circa le intenzioni su salario minimo e contrattazione collettiva. Fa presente l’urgenza di affrontare il tema della liquidità: è inutile continuare a discutere degli extra-profitti SMP e occorre concentrarsi su come la Grecia possa rimborsare i prestiti in scadenza ad aprile, ricordando che si è formalmente impegnata a farlo, e pagare stipendi e pensioni. Una legge che permetta l’accesso alle risorse degli enti governativi sarebbe un buon segnale. <strong>Cœuré</strong> (BCE), soddisfatto per l’ampiezza delle discussioni che si tengono a Bruxelles, ribadisce l’insoddisfazione per la poca condivisione durante gli incontri tecnici. Il governo ha legiferato in direzione diversa rispetto a quanto stabilito (mercato del lavoro, politiche fiscali e una rateizzazione delle imposte troppo generosa che copre anche famiglie che non hanno problemi a pagare). La BCE è preoccupata per l’aumento del flusso del credito in uscita e per la moratoria sui sequestri degli immobili troppo estesa, situazioni che possono minare la solidità delle banche: non è contraria ad aumentare l’ELA alla banca centrale greca (già passata dai 45 miliardi di dicembre a 107 miliardi) ma le banche devono essere tutelate. Chiede che l’HFSF mantenga la sua autonomia dallo Stato. Affronta infine il tema della riattivazione della deroga sull’ammissibilità dei titoli di Stato greci a garanzia dei prestiti richiesti dalle banche greche alla banca centrale (gli viene chiesto da un interlocutore non precisato se tale riattivazione avrebbe un effetto positivo sulla liquidità a disposizione del governo). Ci sono due questioni distinte, risponde Cœuré: la quantità di titoli di Stato consentita dalla politica monetaria; il quadro di monitoraggio dell’EBA (9) in merito alla quantità di titoli di Stato detenuti dalle banche greche e dalla BCE, al fine di assicurare che non vi sia alcun finanziamento allo Stato ellenico. Inoltre va limitato l’acquisto di bond greci da parte delle banche per ragioni di liquidità. Ci vorrebbero quindi due decisioni separate – una del consiglio direttivo della BCE e l’altra del consiglio di vigilanza – perché qualcosa possa sbloccarsi, ma serve la prospettiva di una conclusione positiva del riesame per l’intero accordo.<strong> Theocarakis</strong> (Grecia) sostiene che ridurre ulteriormente le pensioni già basse non sia una riforma accettabile e stanno modificando nel complesso il sistema: puntano ad aumentare le risorse per le pensioni anche regolando la contrattazione collettiva e facendo emergere il lavoro nero (un terzo degli occupati). Le privatizzazioni continuano e prevedono 1,5 miliardi di entrate. Il pignoramento delle prime case in un momento di prezzi bassi riduce il valore del portafoglio immobiliare delle banche. Situazione liquidità: nel 2015 la Grecia ha già effettuato pagamenti per 7 miliardi senza ricevere nulla dei prestiti programmati, sono a corto di risorse ed è molto difficile andare oltre il 9 aprile (data in cui scade un rimborso all’FMI per 458 milioni, <em>n.d.a.</em>): pensare quindi che il riesame finale del programma possa precedere un accordo sulla liquidità è irrealistico. Risponde infine a un interlocutore non precisato che ha proposto di trovare la liquidità prendendola dagli enti extra-bilancio, dalle autorità regionali o vendendo azioni delle società pubbliche: la Grecia non ha una legislazione che preveda l’utilizzo di denaro extra-bilancio e non intendono legiferare per assorbire da vari enti le ultime gocce di liquidità rimaste, afferma Theocarakis, e sarebbe comunque insufficiente per ripagare l’FMI e coprire stipendi e pensioni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>I tecnici EWG lamentano ancora poca collaborazione e il fatto che il governo greco stia attuando rollback e riforme non in linea con il MoU, e premono sulla necessità di trovare la liquidità necessaria a ripagare i creditori in ogni modo possibile, senza perdersi nella discussione sugli extra-profitti SMP – che pure spettano alla Grecia e che permetterebbero di avere a disposizione una parte della liquidità mancante. Ribadiscono quanto, al di là dell’ELA, ogni cambiamento di politica monetaria sia vincolato a un riesame positivo dell’accordo in essere, chiudendo quindi a qualsiasi via d’uscita alternativa. Da parte greca, vista la crisi dei conti pubblici dovuta anche ai 7 miliardi di pagamenti già effettuati in appena tre mesi, si evidenzia l’urgenza di anteporre la questione liquidità alla conclusione del programma, e si rivendica l’attenzione alla drammatica situazione sociale. Data l’irremovibilità della Troika la strada verso un accordo si fa impervia.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">24 aprile. Eurogruppo+Troika, Riga</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) apre ricordando che c’è fretta di raggiungere un accordo. <strong>Moscovici </strong>(CE) esprime perplessità su quanto fatto dal governo ellenico fino a quel momento perché su determinati aspetti (contratti collettivi, privatizzazioni, pensioni) si evidenziano ancora carenze e lentezze. La preoccupazione è condivisa da <strong>Draghi</strong> (BCE) che lamenta l’incertezza sulla conclusione del riesame e ciò crea dubbi sulla solvibilità della Grecia. Anche la liquidità del sistema bancario è fragile: l’ELA è stata aumentata fino a 111 miliardi ma la BCE continuerà a fornire liquidità alle banche solo se restano solvibili, e più il tasso d’interesse sui titoli sovrani cresce (è al livello più alto dal 2012) più scendono le loro garanzie. <strong>Thomsen</strong> (FMI) aggiunge che il bilancio greco è in pareggio nella migliore delle ipotesi mentre si voleva l’1,5% di avanzo, e che le riforme greche si stanno muovendo nella direzione sbagliata. Per <strong>Regling</strong> (amministratore delegato EFSF+direttore generale MES) c’è un problema liquidità perché le proposte greche sono indirizzate alla protezione di famiglie e imprese indebitate e non lavorano sul budget delle banche, e perché i titoli greci hanno rating tripla C e quindi sono a rischio default. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) afferma che stanno facendo più di quanto richiesto, per esempio la tassazione: si vuole creare un organo indipendente simile all’IRS a-mericana. Le privatizzazioni non sono state fermate, si sta lavorando non sui prezzi ma per fissare quote di investimenti privati in un’ottica di sviluppo. Il mercato del lavoro soffre di un eccessivo grado di informalità, da cui la risposta dei contratti collettivi. Gli NPL si stanno affrontando. In merito al bilancio, partire da una percentuale desiderata di debito/Pil e individuare a ritroso il surplus primario per ogni anno è un metodo che crea aspettative irrealistiche: il consolidamento fiscale deve essere compatibile con il tasso di crescita. Conclude che non è facendo pressione sulla liquidità che si può raggiungere una soluzione, anzi, può portare alla rottura delle negoziazioni. <strong>Kažimír</strong> (Slovacchia) afferma che il sistema pensioni non è sostenibile, e che se la Grecia non vuole accettare le condizioni per avere ‘aiuto’ forse vanno discusse le conseguenze. <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) ricorda che il programma definito il 20 e il 24 febbraio può essere flessibile a patto che si raggiungano gli obiettivi e al momento sono stati fatti pochi progressi. Inoltre il processo è frammentario: va avanti un po’ a Bruxelles e un po’ ad Atene. È necessario lavorare solo ad Atene senza fare distinzione tra discussione e lavoro tecnico. <strong>Moscovici</strong> (CE) ribadisce che il tempo sfugge: la Grecia avrà problemi di liquidità fra due settimane e Varoufakis non ha fornito le informazioni necessarie. <strong>Mramor </strong>(Slovenia) ricorda che il suo Paese è particolarmente esposto sull’economia ellenica e ha difficoltà a convincere gli sloveni che si debba aiutare ulteriormente la Grecia: forse è il momento di discutere un piano B. <strong>Padoan </strong>(Italia) sottolinea che il programma del 24 febbraio sta cedendo. La liquidità concessa alla Grecia è enorme ma sta finendo e va cambiato sia il processo che il contenuto. <strong>Šadžius </strong>(Lituania) trova che la Grecia viva al di sopra delle proprie possibilità: aumentare il salario minimo è una follia nel momento in cui si ha il 30% di disoccupazione più il 30% di occupazione irregolare. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) replica che la Grecia farà quello che serve per non cadere nel disavanzo primario e finora ha visto una gigantesca riduzione del deficit strutturale. Circa la procedura, le modalità attuali – concordate peraltro con la Commissione europea – devono restare perché se la Troika torna ad Atene si accentuerebbe l’avversione del popolo greco al processo negoziale. Contrariamente a quanto affermato, la Grecia vive entro le proprie possibilità: nell’ultimo anno si è registrato un surplus primario, seppur contenuto. La mancanza di liquidità non ha a che fare con il bilancio primario ma con una serie di pagamenti programmati all’FMI. Riguardo alle pensioni, annullarne le riduzioni non è tornare indietro tenendo conto della crisi dell’economia greca. <strong>Dijssel</strong><strong>bloem </strong>(presidente Eurogruppo+Olanda) dissente. Non deve esserci nessun rollback rispetto alle misure concordate. Per quanto riguarda la procedura, quella di un tempo funzionava, quella attuale no, quindi va cambiata: ci si aspetta collaborazione da parte greca su questa richiesta. Conclude affermando che la preoccupazione per lo stato attuale e la sensazione di urgenza saranno espresse alla stampa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Il tempo sfugge, la liquidità manca e non si vede un accordo all’orizzonte perché la Grecia non cede sulle modifiche che vuole apportare al MoU, né sul piano degli obiettivi di bilancio né sugli aspetti sociali delle riforme. L’intervento di Draghi, che ricorda il legame dell’ELA con la solvibilità delle banche greche e quindi dei titoli di Stato ellenici, sa di velata minaccia affinché la Grecia si decida ad accettare il programma. Gli interessi nazionali premono: la Slovenia deve fare i conti con il consenso interno e insieme alla Slovacchia inizia a parlare di Grexit. Lo stesso comunicato stampa dell’Eurogruppo diventa uno strumento di pressione: esprimere preoccupazione e urgenza peggiora la già debole posizione della Grecia sui mercati: i suoi titoli segnano rating tripla C e il rischio default è dietro l’angolo. Equivale a dare il via alla speculazione finanziaria.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">11 maggio. Eurogruppo+Troika, Bruxelles</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p>Il governo greco ha appena presentato un dettagliato programma “anti-MoU”: “A Policy Framework for Greece’s Fiscal Consolidation, Recovey and Growth”. Il primo intervento della riunione (non identificato nel leak) è verosimilmente di <strong>Moscovici</strong> (CE), che riconosce i progressi compiuti nella trattativa sebbene manchi ancora un accordo tecnico. L’attenzione è su riforma IVA, privatizzazioni (alcune gare non sono andate avanti), apertura dei mercati di gas e altri beni, mercato del lavoro (contrattazione collettiva e salario minimo). Nel secondo intervento, anche questo non identificato, verosimilmente <strong>Cœuré</strong> (BCE) introduce la questione dell’estrema fragilità della liquidità delle banche greche: il sistema al momento riceve 114 miliardi (pari al 64% del Pil). Tale liquidità continuerà a essere estesa dalla BCE tramite l’ELA, finché le banche greche saranno solvibili e avranno sufficiente collaterale (che sottolinea essere limitato), purché il governo non ne diventi dipendente. Occorre raggiungere un accordo per risollevare la fiducia dei mercati e nei depositi bancari, ed è positiva in tal senso la conferma che il giorno successivo sarà versata la rata dovuta all’FMI. Per quanto riguarda il riesame, riconosce alcuni passi avanti, sebbene l’accordo rimanga lontano. Tra i punti critici: il programma di privatizzazioni, gli NPL e le riforme di IVA, pensioni, mercato del lavoro, welfare (considerato fondamentale per l’equità complessiva delle riforme strutturali). L’opinione sul riesame è condivisa anche da <strong>Thomsen </strong>(FMI), che si concentra sulle riforme di IVA, pubblica amministrazione, lavoro, pensioni (considerate ancora troppo generose): afferma che in questi ambiti il governo greco sta facendo marcia indietro, o dichiara di volerlo fare, rispetto alle riforme implementate dal 2010 in poi, senza fornire alternative. <strong>Wieser</strong> (presidente EWG) si limita a rimarcare che c’è ancora molto da fare e i tempi sono stretti: il programma scade il 30 giugno e bisogna iniziare a negoziare sul serio. Interviene quindi <strong>Varoufakis </strong>(Grecia), rispondendo alle questioni sollevate. Ribadisce innanzitutto che la linea del governo non cambia: i ministri greci parlano con gli altri ministri, non con i tecnici delle Istituzioni. Elenca poi le concessioni fatte, che sono l’unica ragione dei passi avanti nelle trattative: si va verso un accordo sugli NPL e sull’indipendenza dell’autorità fiscale; si sta trattando sulla riforma IVA; c’è una proposta di legge per aumentare responsabilità e trasparenza di ELSTAT. Pensioni: oltre a tagliare bisogna anche rendere sostenibile il sistema, intervenendo sul lavoro nero (circa un terzo del totale). Per quanto riguarda la liquidità, ricorda che la Grecia non ha accesso al mercato da lungo tempo eppure ha rispettato tutti gli impegni con i creditori internazionali, per un ammontare pari al 14% del Pil (in termini annualizzati) nel solo 2015. Per farlo il governo ha dovuto sospendere i pagamenti ai creditori interni e drenare risorse dal sistema pubblico (sanità, università ecc.) e dagli enti locali; ha attinto a ogni riserva di liquidità, al punto che eventi imprevisti potrebbero mettere a repentaglio i servizi essenziali. Ricorda dunque che era stato assicurato al governo greco l’accesso alla liquidità necessaria a svolgere le funzioni essenziali finché i negoziati avessero fatto passi avanti: il negoziato è progredito ma la liquidità non è stata garantita. Chiede dunque che il comunicato finale di questo Eurogruppo riconosca le concessioni alle riforme fatte dal governo greco, in modo da consentire alle istituzioni competenti di estendere la liquidità al livello necessario. Dichiara che nonostante la mancanza di liquidità il governo greco firmerà solo un accordo che contenga obiettivi che reputa raggiungibili: diversamente sarebbe un atto di disonestà verso i partner, i creditori e il popolo greco. Sarebbe ripetere, afferma, gli errori e i misfatti commessi dai governi ellenici del passato.</p>



<p>Il comunicato che subito dopo esce dall’Eurogruppo, richiamando gli accordi del 20 febbraio, dichiara: “Quando le istituzioni raggiungeranno un accordo sulle conclusioni del riesame l’Eurogruppo deciderà circa il possibile versamento dei fondi in sospeso previsti da questo accordo”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Sanità, università, enti locali: la Grecia sta togliendo denaro dal welfare per rimborsare le rate dei prestiti. Sta mettendo a rischio i servizi essenziali dello Stato. Ad avanzamento dei negoziati la liquidità minima doveva essere garantita. Il governo ha presentato una proposta “anti-Mou” che contiene concessioni, facendo fare passi avanti alla trattativa, ma la liquidità non è arrivata né arriverà fino alla conclusione del riesame, come da comunicato stampa dell’Eurogruppo. I punti critici sono ancora gli stessi: privatizzazioni, NPL, pensioni, lavoro. Più che un negoziato appare sempre più un ricatto, l’arma in mano all’Unione europea è la liquidità. Varoufakis mostra di esserne consapevole, nella domanda che si pone: “Se abbiamo così poca liquidità, perché non colmiamo più rapidamente il divario sulle questioni in sospeso?” Perché il governo greco non firmerà un accordo che contiene obiettivi irraggiungibili e che non ritiene giusto, si risponde. Meno di due mesi alla scadenza.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/may11eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/may11eurogroup</a></p>



<p>Comunicato finale <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/05/11/eurogroup-statement-greece" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/05/11/eurogroup-statement-greece</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">5 giugno</h4>



<p>Esce sul Financial Times la proposta greca di ristrutturazione del debito. Il documento contempla: la richiesta di un prestito al MES per 27 miliardi, con cui riacquistare e ritirare le obbligazioni SMP ancora detenute dalla BCE girando i relativi 9 miliardi di extra-profitti a pagamento di parte del debito FMI; la trasformazione del credito dei Paesi dell’Eurozona (Greek Loan Facility, il primo finanziamento) in un prestito perpetuo (pagamento solo degli interessi) oppure a 100 anni oppure in obbligazioni indicizzate al Pil; il dimezzamento del rimborso del capitale del secondo prestito EFSF, con il pagamento per intero degli interessi. Solo l’FMI si mostra disponibile a discuterne, valutando necessaria una ristrutturazione del debito senza la quale ritiene che il debito greco sia di fatto insostenibile.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/extras/5-june-financial-times-article-describing-greek-mof-debt-restructuring-plan" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/extras/5-june-financial-times-article-describing-greek-mof-debt-restructuring-plan</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">11 giugno</h4>



<p>Il governo ellenico presenta un secondo “anti-MoU” intitolato “Ending the Greek Crisis”, che incorpora nelle proposte di riforme i nuovi obiettivi fiscali (avanzi primari) concessi dal Primo ministro Tsipras durante le trattative con l’Unione europea e la Troika.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">18 giugno. Eurogruppo, Lussemburgo</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Varoufakis</strong> (Grecia) elenca le contro-proposte presentate: privatizzazioni programmate fino al 2025, fiscalità, NPL, procedure civili e penali ecc. In aggiunta, la Grecia sta lavorando con l’OCSE a riforme incentrate su lotta alla corruzione, liberalizzazione di alcuni settori, snellimento della burocrazia e taglio dei costi dei prepensionamenti. Il governo greco è accusato di fare marcia indietro su riforme già attuate, ma bisogna fare una distinzione tra riforme che riducono costi inutili e interventi che vanno a peggiorare la situazione per le fasce più deboli. Una contrattazione collettiva del lavoro è necessaria per contrastare gli abusi di cui sono vittima, per esempio, i giovani, che raggiunti i 25 anni vengono licenziati. Oppure le pensioni, che sono già state tagliate del 40-45% ma contemporaneamente il Pil è crollato per via della crisi, e quindi il rapporto pensioni/Pil è cambiato per questo; dunque tagliare ulteriormente le pensioni significa mettere a repentaglio l’unico sostentamento per un milione di famiglie (su 10 milioni di abitanti). Le Istituzioni chiedono di ridurre ancora i costi delle pensioni dell’1% del Pil ma per farlo bisogna toccare l’EKAS, il contributo di solidarietà per le pensioni minime. Ricorda poi che negli ultimi cinque mesi la Grecia ha rimborsato 8 miliardi ai creditori nonostante non abbia accesso al mercato, e intende continuare a farlo: ma semplici tagli invece di riforme strutturali in un’economia come quella greca promuovono la recessione. È ragionevole il timore che si possa scivolare di nuovo in un deficit primario, afferma, e probabilmente è il motivo per cui le Istituzioni spingono per l’aumento dell’IVA e i tagli alle pensioni, tuttavia sarebbe bene concentrarsi sulla questione centrale delle eccedenze primarie: il debito pubblico della Grecia deve essere riconsiderato e costituisce un ostacolo agli investimenti e alla ripresa. In particolare, i 27 miliardi in obbligazioni SMP ancora detenute dalla BCE impediscono alla Grecia di trarre vantaggio dal Qe (10). Da qui la richiesta di un prestito ponte al MES di 27 miliardi con cui riacquistare dalla BCE i bond SMP e poter girare i relativi 9 miliardi di extra-utili in un conto deposito a garanzia per ripagare a medio termine l’FMI. La condizionalità del prestito potrebbe riguardare un programma di riforme che sarà parte del precedente programma, nell’ottica di completarlo, e potrà assicurare il nuovo accordo del MES che entrerà in funzione immediatamente dopo. Conclude sottolineando come ci siano anche trattative in corso con la Bei (Banca europea degli investimenti) per un piano di investimenti. <strong>Dijsselbloem </strong>(presidente Eurogruppo+Olanda) ricorda che il 20 febbraio è stato fatto un accordo e alcune misure adottate nel frattempo dal governo greco non vi rientrano. <strong>Noonan</strong> (Irlanda) concorda e aggiunge che va riconosciuta la possibilità che il negoziato non porterà ad alcun accordo, prendendo le misure necessarie per questa eventualità. Con la Grecia non si arriva da nessuna parte, afferma <strong>Van Overtveldt</strong> (Belgio). <strong>Cœuré</strong> (BCE) porta la discussione sulle necessità finanziarie del Paese ellenico da lì a sei/dodici mesi. La CE ha parlato di 7,2 miliardi e la BCE ha evidenziato flussi in uscita preoccupanti. In più la situazione economica è peggiorata molto negli ultimi due mesi diventando più difficile del previsto, al punto che le banche greche potranno aprire l’indomani (venerdì, <em>n.d.a.</em>) perché sarà loro garantita la liquidità d’emergenza (ELA), ma forse non lunedì: tutto dipende dal consiglio direttivo della BCE, che si basa sulla solvibilità delle garanzie collaterali offerte dalle banche greche stesse, ossia sulla solvibilità del governo greco. <strong>Dijsselbloem </strong>(presidente Eurogruppo+Olanda) chiude sottolineando che per quanto la situazione greca sia preoccupante, il ruolo dell’Eurogruppo è quello di fare il punto e non di prendere decisioni, che spettano invece alle Istituzioni. Ritiene si debba comunicare alla stampa che sono stati fatti pochi progressi nelle negoziazioni e che non c’è ancora un accordo in vista, nonostante le significative concessioni fatte dalle Istituzioni nell’ambito del MoU. Ma che in qualsiasi scenario l’Eurozona ne uscirà forte. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) ribatte che porre l’onere del mancato accordo solo sulla parte greca, e non anche a carico delle Istituzioni e dell’Eurozona, è falso; sottolinea che se le trattative si concludono è perché la controparte, e non la Grecia, ha dichiarato di non avere un mandato per discutere ulteriormente obiettivi fiscali e la situazione del debito greco, e si dichiara perplesso sul fatto che non ci sia alcun confronto né commento sulle proposte che ha portato. Conclude affermando che se trapelerà all’esterno che un rappresentante della BCE si è chiesto se le banche greche apriranno lunedì, ciò sarebbe interpretato dal governo greco come un atto ostile che minerà l’integrità dei futuri incontri.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Varoufakis insiste sulle conseguenze sociali delle riforme e sul fatto che quello che la Troika chiede è controproducente per gli obiettivi fissati dalla Troika stessa, in quanto fare tagli in un’economia in crisi produce ulteriore recessione. Lo stesso vale per la liquidità: si continua a fare pressione minacciando anche la sospensione dell’ELA e la conseguente chiusura delle banche invece di iniziare a discutere sulla insostenibilità del debito greco, partendo dalle obbligazioni SMP, e si ostacola una possibile soluzione che consentirebbe alla Grecia di giovarsi del Qe della BCE. L’Unione europea non si smuove, l’accordo è quello del 20 febbraio e l’Eurogruppo si chiama fuori dalle decisioni mandando avanti la Troika. Nuovamente la comunicazione con la stampa diviene uno strumento con cui mettere all’angolo la Grecia e, questa volta, anche proteggere l’euro, rassicurando i mercati che “l’Eurozona ne uscirà comunque forte”. La Grexit prende sempre più piede come eventualità.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">22 giugno. Eurogruppo+Troika, Bruxelles</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Lagarde</strong> (FMI) apre l’intervento rimarcando che il documento del governo greco è arrivato in tre versioni a distanza di 10 ore, l’ultima poco prima della riunione, pertanto non c’è stato il tempo di analizzarlo e valutarlo. Sembra contenga passi in avanti in diverse direzioni, ma a suo avviso la proposta manca di specificità e appare poco favorevole alla crescita, ma sospende il giudizio e propone di rianalizzarlo insieme il pomeriggio stesso. <strong>Varoufakis </strong>(Grecia) spiega che l’accordo del 20 febbraio è il principio guida e ci sono voluti tre Eurogruppo per giungervi: lo scopo era di stabilire un terreno comune tra il MoU esistente e le nuove idee che il governo greco è stato eletto a perseguire. Elenca dunque le misure di intervento proposte nel documento: obiettivi fiscali (avanzo primario), riforma IVA, pensioni, tagli alla difesa per 200 milioni, contratti collettivi di lavoro, liberalizzazioni, privatizzazioni (evidenzia che dei 50 miliardi che si erano ipotizzati nei programmi precedenti è stato raggiunto appena l’1,5%: quindi 1,4 miliardi per il 2015, 3,7 miliardi per il 2016 e 1,2 miliardi per il 2017 sono numeri credibili in un mercato in cui i prezzi sono crollati). In merito all’approccio poco favorevole alla crescita, rimarca che la Grecia ha accettato numeri fiscali recessivi: introdurre misure per il 2,8% in un’economia che non è mai uscita dalle recessione è, per definizione, un approccio non favorevole alla crescita. Tuttavia queste misure sono state accettate, per poter portare a termine l’accordo e concludere il riesame del programma. Ma perché ciò accada l’accordo deve essere accompagnato da un annuncio che rafforzi la fiducia degli investitori, dei cittadini e dei consumatori: la Grecia deve poter tornare sul mercato ed entrare nel Qe. Pertanto accanto al MoU rivisto vuole portare al Parlamento greco un’intesa sulle obbligazioni SMP: il prestito del MES permetterebbe riacquisto e ritiro dei 27 miliardi di obbligazioni SMP e dei relativi extra-profitti pari a 9 miliardi, che potrebbero essere rilasciati con il procedere dei riesami di modo che l’attuazione del MoU sia monitorata correttamente. Apre inoltre a un secondo accordo che preveda che anche la partecipazione della Grecia al Qe sia condizionata ai riesami dell’attuazione del MoU. <strong>Schäuble </strong>(Germania)<strong> </strong>chiude rispetto alla proposta di Varoufakis: un nuovo accordo di prestito tra la Grecia e il MES, da utilizzare per il riacquisto delle obbligazioni SMP dalla BCE, non è nemmeno da discutere. <strong>Noolan</strong> (Irlanda) è dello stesso avviso ed è inoltre preoccupato per la liquidità delle banche greche e per l’assistenza straordinaria fornita dalla BCE attraverso l’ELA: ritiene che si debba valutare la possibilità di bloccare la libera circolazione dei capitali nel Paese ellenico, per fornire una rete di sicurezza in caso di mancato accordo. <strong>Regling</strong> (amministratore delegato EFSF+direttore generale MES) replica che<strong> </strong>il MES non ha uno strumento atto a rilevare le attività che garantisce la BCE, quel che può fare è concedere un prestito con condizionalità, come descritto nel suo stesso trattato; ma sebbene il MES sia un’emittente di grande successo sul mercato, non ritiene possibile rendere disponibili 27 miliardi in un mese. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) chiarisce che non ha proposto uno scambio ma esattamente un prestito del MES, in linea con il suo statuto, che il governo greco userà per riacquistare e ritirare le obbligazioni SMP, e legato alle stesse condizionalità su cui stanno ora negoziando. Sottolinea inoltre che se si giungerà a un’intesa non ci sarà alcun bisogno di imporre un controllo sui capitali, peraltro di difficile attuazione considerando la geografia del territorio greco. Nel suo intervento finale <strong>Lagarde</strong> (FMI) puntualizza che l’<em>aide-memoire</em> è stato messo insieme dalle tre Istituzioni (FMI, BCE e CE) ed è certamente un allentamento rispetto a ciò che era stato inserito nel MoU, ma non è insolito che accada nelle fasi di riesame: ci si può dover adattare alla nuova realtà, afferma, quando la situazione, le prospettive e la squadra cambiano. Ma per progredire verso un riesame soddisfacente è necessario compiere passi difficili e riforme strutturali significative. Ritiene probabile la possibilità di una riprofilatura del debito greco, ma esclude una ristrutturazione se ci si atterrà all’<em>aide-memoire</em>. <strong>Dijssel</strong><strong>bloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) chiude la riunione invitando a mettersi immediatamente al lavoro per poter raggiungere un accordo finale entro la settimana. Sulle esigenze di finanziamento si dovrà tornare, sottolinea, ma evidenzia che se il governo greco propone come condizione preliminare una profonda ristrutturazione o un taglio del debito, probabilmente l’accordo salterà.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Varoufakis accetta di sottoscrivere obiettivi fiscali che ritiene recessivi pur di concludere un accordo, ma pone come condizione che la Grecia esca dalla trappola della mancanza di liquidità tornando sui mercati e accedendo al Qe: il prestito del MES per il riacquisto delle obbligazioni SMP è la strada. È addirittura pronto a condizionare l’accesso al Qe ai riesami positivi del MoU. L’FMI è l’unico che appare disposto al compromesso. La Germania non ne vuole sapere, l’Irlanda parla di blocco alla circolazione dei capitali per tutelare l’Eurozona da un rischio bancario sistemico dovuto a un mancato accordo, Dijsselbloem rimanda a una discussione futura la questione della sostenibilità del debito greco sottolineando che l’accordo salterà se ne è la premessa, il MES dichiara di non poter trovare 27 miliardi in un mese – quando è almeno dal 5 giugno (documento uscito sul Financial Times) che la Grecia l’ha proposto. Manca solo una settimana al 30 giugno.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun22eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun22eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">24 giugno. Eurogruppo+Troika, Bruxelles</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Lagarde</strong> (FMI) afferma che nel cercare un accordo le tre Istituzioni, BCE, FMI e CE, sono guidate dagli stessi principi e le azioni da mettere in campo devono essere credibili, favorevoli alla crescita, sostenibili sotto il profilo fiscale ed eque. <strong>Dijssel</strong><strong>bloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) teme che l’Eurogruppo possa perdere credibilità se gli incontri non portano a dei progressi e questo potrebbe influire anche sul futuro dell’Eurozona. Pone l’accento sulla necessità di raggiungere un’intesa sul precedente programma per poi poter discutere del successivo. Non gli è chiaro come sia possibile prendere una decisione nell’Eurogruppo previsto per il giorno seguente visto che non sono disponibili né documenti né informazioni. <strong>Schäuble </strong>(Germania)invita alla cautela perché creare aspettative sbagliate può essere pericoloso. Ribadisce che alle Istituzioni è stato chiesto di trovare un accordo sul programma precedente per poi passare a uno successivo, ed è un passaggio che non prevede alcun prestito aggiuntivo: i creditori sono gli Stati membri, ciascun Paese ha regole nazionali e c’è il MES. <strong>Scicluna </strong>(Malta)afferma che non comprende come si intende procedere, se la riunione sarà interrotta per lasciare alla Grecia la possibilità di lavorare su un nuovo documento per poi riunirsi nuovamente il giorno dopo. Sottolinea che si deve trovare un accordo entro sabato (27 giugno) per avere il tempo di farlo passare dal Parlamento greco e dai Parlamenti dei Paesi dell’Eurozona. In merito alla sostanza dell’intesa ci si deve attenere a quanto concordato il 20 febbraio. <strong>Lagarde</strong> (FMI) evidenzia che è in gioco la credibilità di tutti e il mondo intero li sta osservando. Avverte che il pomeriggio seguente è prevista una riunione del Consiglio europeo. Quindi bisogna valutare se ha senso annunciare che al mattino ci sarà un altro Eurogruppo, perché da quella riunione si dovrà uscire in ogni caso con una decisione: non ci si può incontrare una terza volta per non concludere nulla. <strong>Moscovici </strong>(CE)condivide la preoccupazione sulla credibilità. Lamenta la mancanza di documenti su cui decidere e il fatto che i Paesi dovranno anche avere il tempo di consultare i rispettivi Parlamenti o almeno il Primo ministro. Quello che bisogna capire, sottolinea, è se si cerca un accordo a breve termine che si occupi dei problemi di liquidità e del completamento del precedente MoU, permettendo di effettuare i pagamenti in sospeso, o se si punta a un’intesa più ampia; in quest’ultimo caso, però, non c’è la condizione per poter approvare alcun prestito aggiuntivo. Occorre restare all’interno del quadro disegnato dal documento del 20 febbraio e cercare un’intesa per il breve termine. <strong>Noonan</strong> (Irlanda) afferma che l’unico documento che ha accettato è quello del 20 febbraio. Dichiara che c’è stata una proposta non diffusa per ragioni legali e sul relativo promemoria la Grecia ha prodotto un contro-documento che sembra essere diventato la base della negoziazione. Sottolinea di non aver visto questo documento se non sul sito del Financial Times e lamenta che non è questo il modo di portare avanti una trattativa. Si aspetta per il giorno dopo una documentazione completa per prendere decisioni che non si basino sui racconti della stampa. <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) fa chiarezza sulla documentazione: le tre Istituzioni hanno presentato una proposta, la Grecia ha presentato la sua e si è detta disposta ad accettare quella delle Istituzioni. Restano alcuni nodi su cui trovare un’intesa: BCE, FMI e CE hanno rilevato lacune nel documento greco, suggeriscono nuovi obiettivi fiscali e scadenze e un programma più orientato alla crescita, trovando un equilibrio tra i tagli alle spese e l’aumento delle tasse, considerato eccessivo. Evidenzia che quindi le proposte elleniche si allontanano dall’accordo del 20 febbraio mentre lì occorre restare, e che dunque non si può parlare né di ristrutturazione del debito né di prestiti aggiuntivi. <strong>Varoufakis </strong>(Grecia) sottolinea che negli ultimi mesi la recessione si è aggravata a causa della mancanza di credito e di un clima d’incertezza. A investitori, consumatori e cittadini greci non è chiaro come il debito possa essere sostenibile con il programma di riforme attuato fino a quel momento. Concorda con i principi elencati da Lagarde e sottolinea che tutti stanno lavorando affinché l’Eurogruppo del giorno seguente porti a casa un accordo reciprocamente vantaggioso. Fa notare che fissare misure parametriche al 2,5% con un’economia in recessione non è certo un modo per spingere la crescita. Non si tratta di una questione ideologica ma empirica, afferma: si peggiora di più la recessione tagliando ancora le pensioni minime o aumentando le imposte sulle imprese? Sul ritrovarsi l’indomani in un altro Eurogruppo, crede sia meglio per tutti fare diverse riunioni ora piuttosto che sottoscrivere un accordo non sostenibile e doversi nuovamente ritrovare a negoziare da lì a sei, otto o dodici mesi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p> L’Eurogruppo lamenta la mancanza di documenti su cui poter decidere, mentre il tempo sta scadendo e l’eventuale accordo dovrà passare anche dal vaglio dei Parlamenti nazionali. Tra le preoccupazioni principali dei ministri non la situazione economica, finanziaria e sociale della Grecia ma perdere credibilità: bisogna trovare un’intesa o l’Eurozona ne risentirà. Tuttavia il continuo rimando al documento del 20 febbraio nega di fatto la possibilità di raggiungere una soluzione che non sia l’accettazione da parte della Grecia del MoU senza modifiche, senza alcun prestito aggiuntivo (la richiesta al MES di 27 miliardi per le obbligazioni SMP) o ristrutturazione del debito. Il negoziato viene rimandato al giorno successivo sotto la pressione di una risposta da dover consegnare al Consiglio europeo.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun24eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun24eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">25 giugno. Eurogruppo+Troika, Bruxelles</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Lagarde</strong> (FMI) sostiene che l’<em>aide-memoire</em> che è sul tavolo rappresenta la massima flessibilità che può essere applicata al MoU, da cui si discosta perché due obiettivi chiave sono stati mancati: l’avanzo primario, inferiore a causa delle minori entrate dell’ultimo anno, e le privatizzazioni, da cui ci si aspettava maggiori incassi. Su entrambi ha inciso anche il clima di incertezza. La proposta greca contiene molte misure che aumentano le imposte e non è stato raggiunto un accordo. <strong>Schäuble</strong> (Germania) lamenta che si è ben oltre la flessibilità concessa il 20 febbraio, sono stati apportati sette cambiamenti al MoU e non vede come il suo Parlamento possa accettarli. È irremovibile sul fatto che non ci saranno né nuovi prestiti né un nuovo programma. <strong>de Guindos</strong> (Spagna) ritiene che non riusciranno a trovare un accordo tecnico e prevarrà l’accordo politico che intende mantenere la Grecia nell’Eurozona. Per non danneggiare la credibilità dell’Eurogruppo occorre quindi capire cosa prevarrà a fine giornata. Anche <strong>Stubb</strong> (Finlandia) teme il passaggio parlamentare ed è preoccupato per il futuro dell’euro: la flessibilità sulla condizionalità indebolirà l’euro, la Grexit causerà turbolenze politiche e sul mercato, ma alcuni pensano che forse a lungo termine rafforzerebbe l’euro. Non sa come se ne possa uscire ma occorre prendere una decisione. <strong>Noonan</strong> (Irlanda) sottolinea che il documento sulla sostenibilità del debito ha bisogno di più lavoro, ma quando l’agenda è così ampia non spetta all’Eurogruppo fare il lavoro tecnico dettagliato. <strong>Draghi</strong> (BCE) ritiene che la proposta delle Istituzioni sia una base sufficiente per accordare una proroga ma ha la sensazione che non ci sia la volontà da parte greca di trovare un’intesa in questa riunione; se sarà così, i mercati daranno la loro risposta già in giornata. <strong>Varoufakis </strong>(Grecia) sottolinea i punti di convergenza delle due proposte ed entra nel merito delle divergenze. IVA: le Istituzioni hanno chiesto di ottenere dalla riforma l’1% di Pil, la proposta greca arriva allo 0,93%. Pensioni: è stato raggiunto l’1% del Pil richiesto, ma attraverso una strada differente: più contributi invece di riduzioni delle pensioni effettive e drastica eliminazione dei pensionamenti anticipati. Privatizzazioni: non sono stati raggiunti gli obiettivi perché l’economia in recessione ha fatto crollare il prezzo dei beni. Avanzo primario: le Istituzioni l’hanno portato dal 4,5 al 3,5% e il governo ellenico l’ha accettato, anche se è privo di logica pensare che un’economia come quella attuale greca possa mantenerlo a medio termine. Evidenzia poi che le riforme proposte dalle Istituzioni rappresentano il 2,5% del Pil e sono difficili da attuare politicamente in un’economia da sette anni in contrazione: significano recessione. Il governo greco le ha comunque accettate, dimostrando flessibilità e superando linee che considerava invalicabili, ma riorientandole in modo redistributivo. Sarà difficile farle passare al Parlamento, quindi chiede che all’accordo sia affiancata una via d’uscita dal ciclo deflazionistico del debito o la situazione continuerà a essere instabile per ogni investitore. Sottolinea che non c’è stata una vera discussione sulla proposta greca, che non chiede nuovi soldi ma suggerisce un’operazione che coinvolga il MES per un piano di rimborso a più lungo termine rispetto alle obbligazioni SMP. Conclude affermando che l’Eurogruppo non può alzare le mani e dichiarare che non sa come andare avanti, si deve trovare il modo per chiudere un accordo. <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) invita Istituzioni e governo greco a lavorare ancora per raggiungere un’intesa “senza discostarsi ulteriormente” dal MoU. Sostenibilità del debito ed eventuale terzo finanziamento saranno discussi quando le misure del secondo programma saranno attuate e il riesame in corso concluso. <strong>Lagarde</strong> (FMI) si rende disponibile a un ulteriore lavoro. Anche <strong>Varoufakis</strong> (Grecia), che tuttavia chiede cosa significhi “senza discostarsi ulteriormente”: “Accettare o rifiutare il documento delle Istituzioni? È quello che ha detto un collega, ‘prendere o lasciare’?” Ed evidenzia che nel caso deve comunicarlo al suo governo. <strong>Stubb</strong> (Finlandia) conferma che dal suo punto di vista è “prendere o lasciare” e propone che Varoufakis porti l’<em>aide-memoire</em> al Parlamento greco nel week end: se passa si continua a negoziare, altrimenti si chiude qui. <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) concorda con Stubb. Chiede poi 10 minuti di consultazione privata. La riunione riprende e Dijsselbloem rende noto che ci sono proposte dell’ultimo minuto da parte greca che le Istituzioni sono disposte ad analizzare. Riferirà quindi ai capi di Stato, in riunione nel Consiglio europeo,<em> </em>che l’Eurogruppo non ha preso alcuna decisione perché non gli è stato sottoposto alcun accordo. Rimanda a un altro Eurogruppo, possibilmente il sabato mattina seguente (27 giugno), nel quale si farà il punto sull’accordo, se ci sarà, o sugli scenari alternativi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>L’accordo non c’è. Nessun ministro Ue fa un passo avanti. La proposta sul tavolo è la massima flessibilità che la Troika intende concedere, se la Grecia non accetta “i mercati risponderanno”, chiude sibillino Draghi. Compare un “prendere o lasciare” dalla Finlandia che l’Olanda, il cui rappresentante è anche presidente dell’Eurogruppo, fa proprio. A nulla vale che Varoufakis dettagli per l’ennesima volta numeri, dati e ragioni sociali delle modifiche portate dal governo greco al MoU, e ancor meno tornare sulla logica che fa chiedere un prestito al MES contro le obbligazioni SMP: è come parlare al muro. La Grecia rilancia con alcune proposte dell’ultimo minuto e l’ultimatum rientra: altra riunione fra due giorni.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun25eurogroup-part1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun25eurogroup-part1</a></p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun25eurogroup-part-2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun25eurogroup-part-2</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">26 giugno</h4>



<p>In serata Tsipras annuncia un referendum per il 5 luglio sulla proposta di MoU presentata dalla Troika. La BCE sospende l’innalzamento del massimale globale del sostegno di emergenza alla liquidità a favore delle banche greche (ELA).</p>



<h4 class="wp-block-heading">27 giugno. Eurogruppo+Troika, Bruxelles</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p>L’Eurogruppo si riunisce dopo la decisione del governo Tsipras di indire il referendum. Prende la parola <strong>Varoufakis </strong>(Grecia), che si focalizza sulle ragioni che hanno spinto il suo governo a chiedere il parere dei cittadini: 1. la proposta delle Istituzioni non offre una prospettiva di crescita a un Paese in recessione da 21 trimestri consecutivi; 2. il prestito ponte proposto (15,5 miliardi, <em>n.d.a.</em>) relativo alla proroga dell’attuale programma per 5 mesi non tiene conto del fatto che la Grecia nel 2015 ha rimborsato i prestiti senza avere incassato i finanziamenti sospesi, con in più un forte calo delle entrate causate dall’incertezza della trattativa e da una costante minaccia di Grexit; 3. la proposta di utilizzare l’HFSH per rimborsare le obbligazioni SMP in scadenza a luglio/agosto è un rischio: è una risorsa destinata a stabilizzare il sistema bancario e se dovesse servire si dovrebbe rifinanziare il fondo tramite il MES; ma questo richiederebbe un nuovo programma che difficilmente verrebbe accettato dai Parlamenti degli Stati membri; 4. il debito diverrà insostenibile entro fine anno e la Grecia non ha accesso al mercato: è ipotizzabile quindi che l’FMI non erogherà i 3,5 miliardi di prestito rimanenti. Se presentassimo questo MoU al Parlamento il governo cadrebbe, conclude, e si aprirebbe un processo elettorale di almeno 23 giorni. Il governo greco non ha il mandato per accettare o rifiutare tale programma, quindi ha deciso di interpellare il popolo greco. La posizione del governo è che il MoU sia finanziariamente insostenibile, dunque si schiera per il NO. Se vincerà il SÌ lo firmerà, in caso contrario si troverà insieme una soluzione. Sottolinea che non è un referendum sull’euro ma sul MoU. Chiede infine un’estensione di un mese del programma in scadenza per gestire il referendum con più tranquillità. <strong>Noonan </strong>(Irlanda) sottolinea che la decisione greca di indire un referendum porta alla rottura dei negoziati, mentre credeva che in questa riunione si sarebbe raggiunta un’intesa. I governi e la Ue stanno perdendo il controllo della situazione che ora è nelle mani dei mercati e dell’opinione pubblica: ci sono già code ai bancomat greci e file ai distributori di benzina. <strong>Schäuble</strong>(Germania) evidenzia che l’esito del referendum non è vincolante per gli Stati membri e che un’estensione del programma senza un accordo non è possibile, quindi bisogna affrontare la situazione così com’è. <strong>Stubb</strong> (Finlandia) elenca quello che comporta la rottura del dialogo: non estensione del programma, impossibilità della Grecia di pagare l’FMI, corsa agli sportelli delle banche, caos economico e politico, mancato pagamento di pensioni e stipendi, restrizioni alla circolazione dei capitali e interruzione dei pagamenti da parte di Ue e FMI. Il piano B è diventato il piano A e ci si deve concentrare su come proteggere l’euro. <strong>Georgiades</strong> (Cipro) teme la pressione sulle banche greche e quindi un rischio sistemico. Chiede specifiche azioni affinché sia garantita la stabilità finanziaria delle banche cipriote, dal momento che quasi il 15% dei depositi interni a Cipro sono su filiali di banche elleniche. <strong>Draghi</strong> (BCE) afferma che si è in piena crisi e non sa dire come la BCE si muoverà: la liquidità dell’ELA può essere garantita solo se le banche sono solvibili e presentano adeguate garanzie collaterali, ed entrambe le condizioni sono ora a rischio. Ritiene che il governo, tra l’incertezza di usare il MES per ricostruire l’HFSF e la certezza di perdere i soldi del fondo, ha deciso per quest’ultima opzione. <strong>Lagarde </strong>(FMI) rileva come l’alta probabilità che la Grecia non riesca a rimborsare all’FMI la rata in scadenza martedì (30 giugno) porti a valutare un possibile utilizzo del MES. Evidenzia che rimane responsabilità greca il mancato accordo. <strong>Varoufakis </strong>(Grecia)afferma di essere consapevole che quella di martedì è una scadenza difficile ma il governo non può portare in Parlamento una proposta che ritiene finanziariamente insostenibile e che porterebbe la Grecia sull’orlo del medesimo precipizio tra pochi mesi. Nonostante quanto dichiarato il 20 febbraio, le Istituzioni hanno continuato a pretendere il rispetto del MoU invece di cercare un nuovo accordo. Ritiene un danno permanente alla credibilità dell’Eurogruppo come unione democratica di nazioni il rifiuto di concedere un’estensione di un mese del programma. <strong>Dijssel</strong><strong>bloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) ribadisce che la Grecia ha interrotto i negoziati chiamando un referendum su una proposta che non era ancora definitiva. Afferma che in caso di vittoria del NO non ci sarà modo di riaprirli quindi la proroga di un mese non ha senso, e si domanda con quale credibilità il governo, schierato per il NO, potrà portare avanti le misure necessarie in caso di vittoria del SÌ. Ritiene di dover chiudere la riunione e doverne aprirne un’altra, informale, a 18 membri (ossia senza la Grecia, <em>n.d.a.</em>), nella quale parlare dei passi da intraprendere per proteggere i Paesi dell’Eurozona e l’unione monetaria nel suo complesso.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>L’annuncio del referendum spariglia le carte. L’Eurogruppo la considera una rottura dei negoziati dunque si rifiuta di continuare la trattativa: l’obiettivo ora è proteggere l’Eurozona e valutare gli scenari in caso di vittoria del NO. Varoufakis spiega perché il MoU proposto è inaccettabile e rivendica il referendum: di fatto sposta sul piano politico un negoziato che per mesi la Ue ha preteso fosse solo tecnico, riportando al centro la democrazia e la volontà popolare. Una mossa giocata dal governo greco anche, probabilmente, con l’obiettivo di fare pressione su un Eurogruppo che teme il terreno sconosciuto nel quale si ritroverebbe a camminare nel caso di una Grexit.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun27eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun27eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">28 giugno</h4>



<p>A seguito del blocco dell’innalzamento del massimale dell’ELA, le autorità greche decidono la chiusura delle banche (resteranno chiuse fino al 17 luglio 2015: in questo periodo i correntisti non potranno ritirare più di 60 euro al giorno). In otto mesi, a partire da ottobre 2014, 42 miliardi di euro di depositi erano stati ritirati dalle banche elleniche, pari al 26% dei depositi del settore privato. Viene bloccata anche la libera circolazione dei capitali, che sarà totalmente ripristinata solo nel luglio 2016.</p>



<h4 class="wp-block-heading">29 giugno</h4>



<p>La Borsa di Atene chiude (riaprirà il 3 agosto 2015).</p>



<h4 class="wp-block-heading">30 giugno</h4>



<p>La Grecia dichiara di non essere in grado di rimborsare una rata di 1,5 miliardi all’FMI.</p>



<h4 class="wp-block-heading">30 giugno. Eurogruppo, conference call</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Wieser</strong> (presidente EWG) apre la riunione affermando che la situazione economica della Grecia è cambiata drammaticamente, dal momento che il governo ha annunciato che sarà inadempiente nei confronti di due creditori: perciò una proroga del programma EFSF non è di fatto appropriata, si può solo discutere la richiesta di un prestito al MES. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) afferma che il governo greco ha appena inviato a Costello (CE) una seconda lettera/proposta, una versione emendata del programma delle Istituzioni proposto il 25 giugno, risultato di una discussione avuta con Juncker (presidente CE): contiene cambiamenti limitati rispetto alla riforma dell’IVA, alle privatizzazioni dell’energia, a pensioni e mercato del lavoro, e chiede di poterne discutere: se ci saranno progressi in questa riunione il governo è pronto a sostenere il SÌ al referendum. <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) ribadisce che il negoziato è stato interrotto dalla Grecia con l’annuncio del referendum, e che sul fatto che il programma scada la sera stessa non può esserci cambiamento di posizione. Per il futuro, attende di avere la seconda lettera/proposta – che nessun ministro dell’Eurogruppo dichiara di aver ricevuto – per poterne discutere, e può essere quindi convocata un’altra conference call per l’indomani. <strong>Schäuble</strong>(Germania) conferma che il programma si chiude quella sera, chein base agli accordi presi con il proprio governo non prenderà alcuna decisione fino all’esito del referendum e che non ci sarà alcun programma futuro che escluda l’FMI. <strong>de Guindos</strong> (Spagna) afferma che la prima lettera/proposta greca è disponibile e dunque quella la si può valutare: contiene la richiesta di un prestito al MES, un’estensione del programma esistente e una ristrutturazione del debito. Sono richieste complesse che richiedono tempo, e per quanto riguarda l’estensione del programma in corso, è già stata respinta nell’Eurogruppo del 27 giugno. Ritiene che il governo greco, presentandola, sapesse che non poteva essere accettata, e che dunque si tratta di una lettera politica e non tecnica, che intendeva definire la posizione politica del governo rispetto al referendum. <strong>Stubb </strong>(Finlandia) concorda con la posizione di Shauble e de Guinos. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) chiede a Dijsselbloem se, avendo tutti a disposizione la seconda lettera/proposta, la situazione cambierebbe: sarebbero ancora dell’opinione che il secondo programma scade quella sera? <strong>Dijsselbloem</strong> (presidente Eurogruppo+Olanda) risponde di sì, per due ragioni. Una tecnica: la procedura prevede che il governo greco debba prima trovare un accordo con le Istituzioni e solo dopo se ne debba discutere all’Eurogruppo. Una politica: è stato indetto un referendum nel quale il governo greco consiglia di votare NO e questa posizione non è stata cambiata.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>È il 30 giugno, termine di scadenza del secondo prestito EFSF. La Grecia gioca le sue carte sul filo di lana, dopo la mossa politica del referendum e la dichiarazione di impossibilità a pagare la rata in scadenza dell’FMI: modifica lievemente la proposta e si dichiara aperta a cambiare posizione sul referendum, sostenendo il SÌ se venisse accolta. L’Eurogruppo rifiuta di negoziare: l’intesa è da trovare prima con la Troika e non ha senso discutere vista la posizione a favore del NO già espressa dal governo greco. Si può parlare solo di una eventuale nuova fase che si apre: la richiesta di un terzo prestito, questa volta al MES, e le relative condizionalità. Di fatto il tentativo greco di fare pressione sulla trattativa attraverso il referendum, fallisce.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun30eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jun30eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">1 luglio. Eurogruppo+Troika, conference call</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Sintesi</h4>



<p><strong>Dijsselbloem </strong>(presidente Eurogruppo+Olanda) apre facendo il punto della riunione. Si discute delle due lettere/proposte presentate dalla Grecia: la prima chiede l’estensione del secondo programma – e si è già oltre perché è scaduto il giorno prima – e l’avvio di colloqui per ottenere un terzo prestito dal MES; la seconda chiede di prorogare la proposta delle Istituzioni del 25 giugno con alcuni cambiamenti. Domanda alle Istituzioni di esprimere la loro opinione in merito e a Varoufakis chiarimenti sul discorso appena tenuto da Tsipras sulla posizione del governo greco rispetto al referendum.<strong> </strong>Per <strong>Moscovici </strong>(CE) le circostanze sono cambiate perché la Grecia è insolvente su un pagamento all’FMI e il programma EFSF è scaduto; raccomanda quindi agli Stati membri di riservarsi di decidere quando ci sarà maggior chiarezza. Trova che molte proposte greche manchino di definizione e sono necessarie ulteriori discussioni per approfondirle; alcune si discostano dalla proposta delle Istituzioni (mantenere lo sconto IVA sulle isole, maggior tempo richiesto per la riforma delle pensioni, mercato del lavoro e privatizzazione della società elettrica). Quindi al momento le considera insufficienti per raggiungere gli obiettivi fiscali fissati. In merito a un nuovo programma MES, la CE sarà pronta a valutarlo quando le verrà dato mandato per farlo. Anche per <strong>Cœuré</strong><strong> </strong>(BCE)<strong> </strong>le proposte di riforma elleniche sono più deboli rispetto a quelle delle Istituzioni ma sono pronti a lavorarci. Tuttavia la situazione è cambiata, a causa del ritardo dell’attuazione delle misure e per gli ulteriori danni all’economia provocati dalle turbolenze degli ultimi giorni. Il tutto fa sì che la Grecia abbia maggiori esigenze di finanziamento, quindi un terzo programma non può contenere solo le riforme del programma precedente non ancora attuate e occorre un lavoro supplementare. Inoltre è importante che la Grecia si impegni a pagare i creditori, come da dichiarazione del 20 febbraio, e la proposta presentata non gli sembra rassicurante su questo punto: vi si legge infatti che il governo greco si impegna a rispettare gli obblighi finanziari <em>in modo da garantire la sostenibilità della crescita economica e la coesione sociale </em>(corsivo del redattore,<em> n.d.a.</em>). Un non meglio precisato interlocutore, verosimilmente ascrivibile all’<strong>FMI</strong>, concorda con Cœuré. <strong>Varoufakis</strong> (Grecia) ribatte che i cambiamenti proposti rientrano nella flessibilità stabilita il 20 febbraio ed entra nel merito delle proposte: lo sconto IVA per le isole è in linea con il regime fiscale di tutte le isole europee, e per compensare hanno rivisto la tassazione sugli affitti immobiliari e un piccolo aumento dell’imposta sulle società; è necessario uno slittamento dal 2016 al 2017 per attuare l’anticipo al 100% dei pagamenti fiscali degli imprenditori e un’eliminazione graduale, entro il 2017, dei sussidi sul gasolio per gli agricoltori; servono tempi più lunghi anche per la riforma delle pensioni minime, compresa l’EKAS, e perché la collaborazione con l’OCSE sulla competitività del mercato, la lotta alla corruzione e la riforma degli appalti possano implementarsi. Ribadisce che il referendum è stato indetto perché il governo non aveva il mandato per sottoscrivere il MoU delle Istituzioni e ne accetteranno qualsiasi risultato: se vincerà il SÌ faranno quanto necessario per firmare il MoU, anche cambiando la configurazione del governo greco. In merito al discorso di Tsipras, spiega che il Primo ministro voleva ribadire che la preoccupazione del governo è che qualsiasi azione e pacchetto di riforme siano sostenibili, per portare la Grecia finanziariamente fuori pericolo. Risponde a <strong>de Guindos </strong>(Spagna) che chiede se Tsipras abbia quindi dichiarato di sostenere il NO e se questo sia un modo per mettere pressione ai creditori: non è inaudito, afferma Varoufakis, che un organo sovrano, sia esso un Parlamento o un popolo che vota, eserciti pressione su un negoziato tra un Paese e l’Eurogruppo: diversi ministri hanno più volte dichiarato durante le riunioni di non essere autorizzati dal proprio Parlamento a discutere di alcune proposte. Il NO del governo greco, sottolinea, è verso un accordo finanziariamente insostenibile a breve e medio termine, che porterebbe la Grecia a un tavolo di riesame ogni mese da qui a novembre, quando si finirebbe per dover aprire un’altra trattativa per un terzo programma; un nuovo programma con il MES sarebbe invece sostenibile. <strong>Dijssel</strong><strong>bloem </strong>(presidente Eurogruppo+Olanda) ribadisce che il secondo programma è chiuso, che non è stato completato e non lo sarà visto che non ci sarà alcun riesame finale positivo. La richiesta al MES sarà presa in considerazione e le proposte del governo greco potranno essere utili in quell’ambito. Il punto è se avviare subito questa negoziazione o attendere il risultato del referendum: tutti – a parte Varoufakis – concordano che occorre aspettare l’esito del referendum.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Commento</h4>



<p>Il programma EFSF è scaduto e la Grecia è inadempiente su una rata FMI. Varoufakis tenta comunque di continuare a negoziare ma si trova davanti un rifiuto: tutto resta sospeso nell’attesa del risultato del referendum. Riconosce e rivendica che chiamare i cittadini greci a esprimersi è un atto politico di pressione sulla trattativa, così come i ministri dell’Eurogruppo più volte hanno messo sul tavolo il peso delle decisioni dei rispettivi Parlamenti nazionali. Si tratta di sovranità popolare. Qualcosa che la logica della BCE non contempla, nel momento in cui, appellandosi alla dichiarazione Eurogruppo del 20 febbraio, richiama la Grecia a mettere al primo posto non la crescita economica del Paese e ancora meno l’aspetto sociale, ma il pagamento delle rate dei prestiti internazionali. La Troika va pagata, anche a prezzo della povertà sempre più crescente tra i cittadini ellenici. </p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/leaks/jul1eurogroup" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/leaks/jul1eurogroup</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">5 luglio</h4>



<p>Referendum: vince il NO con il 61,3% (affluenza pari al 62,50%).</p>



<h4 class="wp-block-heading">6 luglio</h4>



<p>Varoufakis si dimette. Nella lettera di dimissioni dichiara: “Poco dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato messo al corrente di una certa preferenza da parte di alcuni partecipanti all’Eurogruppo, e di ‘partner’ assortiti, per la mia&#8230; ‘assenza’ dalle sue riunioni; un’idea che il Primo ministro ha giudicato potenzialmente utile al raggiungimento di un accordo. Per questo motivo lascio oggi il Ministero delle Finanze”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">8 luglio</h4>



<p>La Grecia presenta formale richiesta al MES per un terzo programma di prestito.</p>



<h4 class="wp-block-heading">12 luglio</h4>



<p>Vertice Euro Bruxelles (riunione dei Capi di Stato dell’Eurozona+il presidente della CE). La Grecia è messa davanti a un “prendere o lasciare”: o accetta la proposta della Troika e dell’Eurogruppo o c’è la Grexit; nonostante il NO espresso dal referendum Tsipras accetta la proposta. Varoufakis definisce l’accordo sottoscritto “una resa” rispetto a tutte quelle richieste contenute nel MoU precedente che per sei mesi il governo ellenico ha cercato di modificare. Lo pubblica con le proprie annotazioni a margine.</p>



<p><a href="https://euroleaks.diem25.org/extras/jul12-euro-summit-statement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://euroleaks.diem25.org/extras/jul12-euro-summit-statement</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">16 luglio</h4>



<p>L’Eurogruppo vota a favore del prestito alla Grecia da parte del MES.</p>



<h4 class="wp-block-heading">17 luglio</h4>



<p>Il MES approva un prestito ponte alla Grecia di 7,16 miliardi.</p>



<h4 class="wp-block-heading">20 luglio</h4>



<p>La Grecia rimborsa le rate scadute/in scadenza dei prestiti a FMI e BCE.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-7bf69d6bd34b748e3319a366b01acd07">OGGI: LA “SORVEGLIANZA RAFFORZATA”</h3>



<p>Il 6 agosto 2018 la Grecia ha ricevuto l<em>’</em>ultima rata del prestito MES. I rimborsi sono previsti fino al 2060.</p>



<p>Il 21 agosto 2018 la Commissione Ue ha attivato la procedura di “sorveglianza rafforzata” sul Paese, prorogandola tre volte, l<em>’</em>ultima il 21 febbraio scorso per ulteriori sei mesi.</p>



<p>Tra le motivazioni dell<em>’</em>ultima estensione (11), si legge: “La Commissione ha concluso che la Grecia, pur avendo ripristinato avanzi consistenti e ridotto in modo significativo il disavanzo delle partite correnti, presenta squilibri macroeconomici eccessivi come retaggio della crisi. [&#8230;] La Grecia continua a essere esposta a rischi in termini di stabilità finanziaria che, se si dovessero concretizzare, potrebbero avere ripercussioni negative sugli altri Stati membri della zona euro. In caso di ricadute negative, queste potrebbero manifestarsi indirettamente incidendo sulla fiducia degli investitori e, di conseguenza, sui costi di rifinanziamento delle banche e degli emittenti sovrani in altri Stati membri della zona euro. Pertanto, nel medio termine la Grecia deve continuare ad adottare misure per affrontare le cause, effettive o potenziali, delle difficoltà e attuare riforme strutturali a sostegno di una ripresa economica solida e sostenibile, al fine di alleviare gli effetti di diversi fattori ereditati dal passato”.</p>



<p>Senza il clamore di un tempo, dunque, la Troika è di fatto sempre lì, in una dinamica di cui non si intravede la fine, a imporre le medesime politiche economiche e a sottrarre sovranità democratica. Mentre nel luglio 2017 la Grecia è tornata a finanziarsi sui mercati emettendo titoli di Stato, anche se il rating è sempre al di sotto dell’investment grade; mentre nel 2019 (12) il rapporto debito pubblico/Pil è stato del 176,6% (era il 175,9% nel 2015), la disoccupazione al 17,3% (al 35,6% quella giovanile) e il 30% della popolazione è oggi a rischio povertà.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Agli Euro Working Group, riunioni tecniche, partecipa Theocarakis, Segretario generale della politica fiscale del Ministero delle Finanze greco</p>



<p class="has-small-font-size">2) Cfr. Giovanna Cracco, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/covid-19-cavalcare-la-tigre-guardare-il-dito-e-non-la-luna/" data-type="post" data-id="3007" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Covid 19. Cavalcare la tigre. Guardare il dito e non la luna</a></em>, pag. 6</p>



<p class="has-small-font-size">3) Memorandum of Understanding (MoU): protocollo d’intesa tra due o più partner che definisce le linee di azione di un ‘progetto’; nel caso dei prestiti concessi dall’Unione europea alla Grecia, i relativi MoU contengono i dettagli delle politiche economiche (riforme, investimenti, privatizzazioni, tagli ecc., ossia step legislativi, economici e finanziari) che il governo greco deve attuare</p>



<p class="has-small-font-size">4) Hellenic Financial Stability Fund: fondo creato nel 2010 all’interno del programma del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF, più noto con il nome “Fondo salvastati”, che ha concesso i primi prestiti ai Paesi Ue coinvolti nella “crisi dei debiti sovrani”; è stato successivamente ‘sostituito’ nelle sue funzioni dall’attuale MES); l’HFSF, finanziato con i prestiti concessi dalla Ue alla Grecia, ha l’obiettivo di stabilizzare il sistema bancario greco ricapitalizzando con denaro pubblico le banche private</p>



<p class="has-small-font-size">5) Non performing loans (NPL): crediti bancari la cui riscossione non è certa poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza a causa di un peggioramento delle condizioni economiche/finanziarie</p>



<p class="has-small-font-size">6) Emergency Liquidity Assistance (ELA): operazioni straordinarie di finanziamento concesse dalla BCE (tramite la banca centrale nazionale del Paese coinvolto) alle banche in crisi temporanea di liquidità; può assumere la forma di erogazione diretta di liquidità o di prestito titoli garantito (PTG) </p>



<p class="has-small-font-size">7) All’interno del programma Securities Markets Programme (SMP) 2010/2012, la BCE ha acquistato obbligazioni greche sul mercato secondario; all’epoca, causa crisi da debito sovrano e speculazione, i titoli quotavano il 30-40% del loro valore nominale. La BCE ha quindi incamerato profitti enormi a ogni cedola interessi e a ogni rimborso di capitale. Nel novembre 2012 un accordo Eurogruppo, <em>Profit-rebate Agreement</em>, ha stabilito che questi forti guadagni dovessero tornare alla Grecia (e a tutti i Paesi coinvolti nel programma SMP). A oggi non è ancora chiaro se siano tornati in tutto o in parte</p>



<p class="has-small-font-size">8) ELSTAT: Hellenic Statistical Authority, equivale all’italiana ISTAT</p>



<p class="has-small-font-size">9) “L’Autorità bancaria europea (EBA, <em>European Banking Authority</em>) opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo. Gli obiettivi generali sono assicurare la stabilità finanziaria nell’Ue e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario. Ha altresì l’incarico di valutare il rischio e le vulnerabilità presenti nel settore bancario dell’Ue, in particolare attraverso relazioni periodiche di valutazione dei rischi e prove di stress su scala paneuropea. Pur essendo indipendente, è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.” Cfr. sito ufficiale dell’EBA</p>



<p class="has-small-font-size">10) Il Quantitative easing lanciato da Draghi nel 2015 prevedeva che la BCE potesse detenere al massimo il 33% dei titoli sovrani di un Paese con scadenza superiore a due anni: i 27 miliardi SMP già superavano il 33%</p>



<p class="has-small-font-size">11) Cfr. <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2020.059.01.0009.01.ITA&amp;toc=OJ:L:2020:059:TOC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2020.059.01.0009.01.ITA&amp;toc=OJ :L:2020:059:TOC</a></p>



<p class="has-small-font-size">12) Dati Eurostat</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Covid-19. Cavalcare la tigre. Guardare il dito e non la luna</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/covid-19-cavalcare-la-tigre-guardare-il-dito-e-non-la-luna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 12:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[mes]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[troika]]></category>
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					<description><![CDATA[Il MES, il Recovery Fund e la tigre: documenti alla mano per andare oltre la propaganda politica: che cosa prevedono i regolamenti dei prestiti europei, quali condizionalità impongono e quale strategia politica ed economica viene disegnata]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-68-luglio-settembre-2020/" data-type="post" data-id="2727">(Paginauno n. 68, luglio – settembre 2020)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il MES, il Recovery Fund e la tigre: documenti alla mano per andare oltre la propaganda politica: che cosa prevedono i regolamenti dei prestiti europei, quali condizionalità impongono e quale strategia politica ed economica viene disegnata</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">Siamo in piena crisi. Il Pil italiano 2020 potrebbe diminuire fino al 9% e il deficit del bilancio pubblico arrivare all’11%. È la fotografia scattata il primo luglio dall’Ufficio parlamentare di Bilancio nel “Rapporto sulla programmazione di bilancio 2020”. Numeri che potrebbero peggiorare ulteriormente, avvisa il report, perché si basano sul presupposto di una progressiva ripresa dell’economia senza una seconda ondata Covid 19 in autunno. Il fabbisogno di risorse pubbliche a giugno è stato di 21 miliardi contro i 903 milioni di giugno 2019, arrivando a totalizzare 62 miliardi in più rispetto agli stessi sei mesi dell’anno precedente; denaro che finora il governo ha raccolto emettendo nuovi titoli di Stato, dunque aumentando il debito pubblico – che si prevede possa superare il 160% del Pil.</p>



<p>Sul fronte europeo, sempre il primo luglio i tecnici della Commissione dichiarano che al più tardi nella primavera 2021 si dovranno fornire indicazioni sui tempi e sulle condizioni per il ritorno a una piena applicazione, o la revisione, del Patto di Stabilità e Crescita, sospeso a marzo scorso (il Fiscal compact, che prevede un deficit massimo al 3% e una riduzione progressiva del debito pubblico fino ad arrivare a un rapporto con il Pil del 60%); il vicepresidente della Commissione Dombrovskis conferma che la questione sarà affrontata in autunno o in primavera.</p>



<p>In questo contesto si sta consumando il dibattito politico italiano sul MES (Meccanismo europeo di Stabilità) e sul Recovery Fund. Se il primo scatena un confronto – utilizzarlo sì/no, prevede condizionalità sì/no – il secondo trova tutti d’accordo: è finalmente la risposta della Ue che si aspettava, strutturata su sovvenzioni a fondo perduto e prestiti e, una volta trovato il compromesso tra i 27 Paesi, non c’è alcun motivo per non aderire, anzi.</p>



<p>Allo stato attuale, il MES non prevede condizionalità se non quella di utilizzare i fondi per finanziare i costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria, della cura e della prevenzione dovuti alla crisi Covid 19: niente Troika, nessuna imposizione di politiche macroeconomiche che abbiamo visto all’opera durante la crisi dei PIIGS – tagli alla sanità, al welfare, alle pensioni, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro ecc. Come già diversi analisti hanno sottolineato, utilizzare oggi il MES non è dunque un problema, può diventarlo in futuro – e vedremo perché nei dettagli tecnici. Ciò non significa affatto che sia un falso problema. Tuttavia, l’impostazione del dibattito rivela un’altra cosa: siamo davanti al gioco delle tre carte. L’opinione pubblica è spinta a seguire i movimenti della carta del MES e a ignorare quella, di ben altro peso, del Recovery Fund. Guarda il dito e non la luna.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il dito: il MES</h4>



<p>Al solito non è semplice cercare di capire i dettagli di ciò che mette in campo l’Unione europea: non per mancanza di documenti, sui relativi siti Ue sono tutti disponibili – anche se serve una volontà ostinata per trovarli – ma per la matassa che formano.</p>



<p>Per il MES esiste il Trattato (1), poi le Linee guida (2), poi le Condizioni specifiche standard (3); a queste si aggiungono, nel caso dell’assistenza finanziaria resa disponibile per affrontare la crisi sanitaria Covid, le proposte del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo (marzo e aprile), poi la “lettera” dei commissari Dombrovskis/Gentiloni (7 maggio) (4), poi la relativa approvazione dell’Eurogruppo (8 maggio) (5), le Condizioni tecniche specifiche del “Sostegno alla Crisi Pandemica” (8 maggio) (6), infine la decisione del Consiglio dei governatori del MES (15 maggio) (7). Trovati tutti i documenti e ricostruito il puzzle, occorre tenere presente la gerarchia delle fonti giuridiche dell’Unione europea.</p>



<p>Il MES mette a disposizione del Paese che ne fa richiesta una “linea di credito” denominata ECCL pari al 2% del Pil; la si può richiedere entro dicembre 2022 e, dal momento in cui viene aperta, avrà durata di un anno, prorogabile di altri 6 mesi per due volte (dunque due anni in tutto); lo Stato potrà non utilizzarla (ma allora non ha senso richiederla), oppure usarla tutta o in parte, a seconda delle esigenze, e dovrà rendere il prestito in dieci anni (il tasso di interesse è minimo, ma non è un aspetto rilevante: oggi il costo del denaro è a zero e anche il tasso di interesse sulle nuove emissioni di titoli di Stato italiani è molto basso); sono soldi già disponibili e l’Italia potrebbe ricevere fino a 36 miliardi.</p>



<p>Il Trattato del MES (art. 14) prevede che l’apertura di una linea di credito ECCL sia accompagnata da una “sorveglianza rafforzata”, in base al regolamento 472/2013 conosciuto come “two-pack” (8), che consta di due passaggi: una verifica preventiva sulla situazione economica e finanziaria del Paese che la richiede, e condizionalità collegate al rilascio del prestito. La verifica preventiva è già stata attuata dalla Commissione Ue, complessivamente per gli Stati dell’Eurozona, e ha stabilito che tutti e 19 “soddisfano i requisiti di ammissibilità per ricevere il sostegno nell’ambito del Pandemic Crisis Support (Sostegno alla Crisi Pandemica)” (9); sulle condizionalità invece si è aperta la partita. Prima negate, poi riconosciute, poi modificate, il match l’ha chiuso la “lettera” dei commissari Dombrovskis/Gentiloni, che è andata dettagliatamente a modificare il regolamento 472/2013, stabilendo la non applicazione, per questa particolare linea ECCL, di tutti quegli articoli che prevedono condizionalità macroeconomiche. Successivamente, sia l’Eurogruppo che il board del MES hanno confermato questa posizione. Dunque, niente Troika.</p>



<p>Il punto è che diversi elementi evidenziano come la decisione possa modificarsi nel prossimo futuro. Fondamentale, innanzitutto, è la gerarchia delle fonti giuridiche dell’Unione, che pone il Trattato al primo posto e la “lettera” all’ultimo (10): ciò significa che una “lettera” non può modificare un Trattato – facendo un parallelismo un po’ azzardato ma rispettoso nella logica, è come se una lettera del governo italiano pretendesse di modificare la Costituzione. Il Trattato (art. 14, comma 6) prevede che una volta erogata la prima tranche del prestito, il MES possa decidere di cambiare il tipo di intervento, passando a una forma di assistenza finanziaria che contempli condizionalità macroeconomiche (11); la stessa eventualità è prevista nelle Linee guida, all’articolo 7 (12).</p>



<p>Sull’aspetto giuridico, che già di per sé basterebbe, si va a sommare la dichiarazione del Consiglio dei governatori del MES del 15 maggio, che evidenzia: “I membri del MES che beneficiano del sostegno alla crisi pandemica saranno soggetti a una maggiore sorveglianza da parte della Commissione europea. Secondo la Commissione, il monitoraggio e i requisiti di rendicontazione si concentreranno sull’effettivo utilizzo dei fondi per coprire i costi sanitari diretti e indiretti. Inoltre, non ci saranno missioni ad hoc oltre a quelle standard che si svolgeranno nell’ambito del semestre europeo. Il MES effettuerà il suo sistema di allarme rapido per analizzare la capacità di rimborso del Paese beneficiario in coordinamento con la sorveglianza della Commissione”. Una sottolineatura che, se da un parte conferma le condizionalità legate solo all’utilizzo dei fondi per i costi sanitari, dall’altra ribadisce la “maggiore sorveglianza” a cui sono soggetti i Paesi e, soprattutto, come sia stata la Commissione ad aver ora stabilito quest’unica condizionalità: ciò non esclude affatto che la Commissione stessa non possa ritenere necessario passare a un’altra forma di assistenza finanziaria, con condizionalità macroeconomiche, in base all’art. 14 del Trattato, se nel corso della sorveglianza la situazione finanziaria del Paese dovesse peggiorare.</p>



<p>Infine, anche le Condizioni tecniche <em>specif</em><em>iche</em> di questa linea ECCL relativa al “Sostegno alla Crisi Pandemica” evidenziano in tre punti come il Trattato e le Linee guida rimangano gli assi portanti (13).</p>



<p>In conclusione, una volta attivata la linea di credito ECCL e incassata la prima rata del finanziamento, tutto può cambiare e la Troika può entrare dalla porta principale senza nemmeno dover bussare. E certamente, né i numeri macroeconomici italiani sopra riportati né la futura discussione in merito al ripristino della piena applicazione del Fiscal compact, depongono a favore di una situazione stabile.</p>



<p>Il MES rappresenta dunque un rischio per il futuro: fortemente probabile, ma comunque aleatorio. Il Recovery Fund invece è certo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La luna: il Recovery Fund</h4>



<p>Al momento in cui si scrive, nulla è definitivo: c’è la proposta della Commissione Ue del 27 maggio (composta da alcuni comunicati stampa e un working paper) (14) e la proposta del Regolamento del Fondo, presentata sempre dalla Commissione, il 28 maggio (15). È quest’ultimo il documento più importante. Perché se è molto probabile che il negoziato tra i 27 Paesi porterà a cambiamenti sulle cifre messe a disposizione, la struttura tecnica resterà invariata, nella migliore delle ipotesi, peggiorerà se ci saranno modifiche. Come prima cosa, il quadro generale.</p>



<p>Il Bilancio pluriennale dell’Unione europea 2021-2027, in discussione e da approvare entro l’anno, è previsto di 1.100 miliardi; il “Next Generation EU”, il “nuovo strumento di emergenza per la ripresa”, si va ad aggiungere: sono 750 miliardi, di cui 560 destinati al “Fondo per la ripresa e la resilienza” e i restanti volti a integrare fondi nuovi o già esistenti – occorre tenere sempre a mente che sono cifre da dividere per sette anni e 27 Paesi (vedi immagine 1, pag. 11). Il denaro sarà raccolto aumentando il contributo annuale che ciascun Paese versa alla Ue – che passa dall’1 all’1,4% del Pil –; incrementando allo 0,6% quelle che vengono definite “risorse proprie” dell’Unione – una percentuale sui dazi doganali, sull’IVA ecc. –; ed emettendo obbligazioni sul mercato. Queste ultime rappresentano la novità: saranno emesse tra il 2021 e il 2024 e avranno scadenze tra i 3 e i 30 anni. Rappresentano un debito, come i titoli di Stato di un Paese, e ciò significa che l’Unione europea dovrà rimborsare il capitale alla scadenza e pagare, semestralmente o annualmente, gli interessi: saranno i futuri bilanci pluriennali della Ue a farsene carico, e dunque i contributi che ogni Paese versa annualmente all’Unione sono destinati ad aumentare. Ma non è questo il punto focale.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="600" height="589" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/2-3.jpg" alt="" class="wp-image-3915" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/2-3.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/2-3-300x295.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/2-3-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Immagine 1. Fonte: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al<br>Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni, 27 maggio 2020</figcaption></figure>
</div>


<p>Dei 560 miliardi destinati al “Fondo per la ripresa e la resilienza”, 310 sono sovvenzioni a fondo perduto e 250 sono prestiti; entrambe le risorse sono disponibili fino al 2024 e per quanto riguarda le sovvenzioni, almeno il 60% deve essere impegnato entro il 2022; per entrambe, la richiesta di accesso deve essere presentata su base volontaria dallo Stato membro; la quota del prestito non può superare il 4,7% del RNL (Reddito nazionale lordo) mentre le sovvenzioni sono concesse in base a tre parametri: popolazione, Pil pro capite, tasso di disoccupazione.</p>



<p>Secondo i calcoli del working paper, sul totale dei 750 miliardi (quindi l’intero Next Generation EU e non solo il Recovery Fund) all’Italia spetterebbero 153 miliardi (tra sovvenzioni e prestiti) e dovrebbe contribuire al rimborso, nei futuri bilanci pluriennali Ue, con 96,3 miliardi; incasserebbe dunque netti 56,7 miliardi, pari al 3,2% del Pil (vedi tabella 2, pag. 12).</p>



<p>Questo è il primo dato su cui riflettere: le cifre sono ridicole. 153 miliardi in quattro anni (entro il 2024) sono pari, in un calcolo grossolano, a poco più di 38 miliardi l’anno; certamente l’Italia ne restituirebbe 96,3 in un tempo molto più lungo, a partire dal prossimo bilancio pluriennale Ue 2028-2034, ma lo sbalzo temporale esiste anche per i titoli di Stato: raccolgo oggi il denaro dall’investitore e lo restituisco a 5, 10, 20 o 30 anni. Sicuramente il tasso di interesse che l’Italia pagherebbe sul prestito dell’Unione è basso, ma valgono le stesse considerazioni fatte per il finanziamento del MES; mentre è indubbio che 56,7 miliardi a fondo perduto sono un dato positivo, ma restano il 3,2% del Pil, all’interno di una crisi che registra i numeri macroeconomici sopra citati. Il punto focale quindi è: qual è la contropartita? Che cosa c’è sull’altro piatto della bilancia?</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="650" height="457" src="https://www.rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/1-7.jpg" alt="" class="wp-image-3914" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/1-7.jpg 650w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/1-7-300x211.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/10/1-7-600x422.jpg 600w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 2. Fonte: Commissione Staff Working Document, Identifying Europe&#8217;s recovery needs, 27<br>maggio 2020</figcaption></figure>
</div>


<p>C’è di fatto qualcosa che assomiglia molto alla Troika, scritto nei tecnicismi del Regolamento del Fondo.</p>



<p>Sia il prestito che la sovvenzione sono rilasciati sulla base di progetti “di investimenti e riforme” (sottolineiamo <em>riforme</em>) che il Paese deve presentare alla Commissione Ue: le riforme sono da attuare in quattro anni, gli investimenti in sette. Entrambi si devono inscrivere all’interno delle “raccomandazioni specifiche per Paese rivolte dal Consiglio agli Stati membri nel contesto del semestre europeo”, che è lo strumento che detta gli orientamenti di politica economica ai Paesi membri. Tre sono i “nuclei di coordinamento della politica economica: riforme strutturali […]; politiche di bilancio, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche in linea con il Patto di stabilità e crescita; prevenzione degli squilibri macroeconomici eccessivi” (16). Una volta approvato il progetto, i finanziamenti del Recovery Fund, siano essi prestiti o sovvenzioni, saranno concessi a rate, sulla base dell’avanzamento delle riforme e degli investimenti, ed è la Commissione l’organo deputato alla stretta sorveglianza: “L’erogazione del contributo finanziario seguirà il completamento delle tappe e degli obiettivi concordati con lo Stato membro interessato. Tali dati pertinenti dovranno essere integrati in un apposito strumento di monitoraggio per Stato membro e per settore politico. A tal fine, gli Stati membri includeranno, nelle loro relazioni annuali sui progressi compiuti nel semestre europeo, prove dei progressi compiuti verso le tappe e gli obiettivi e forniranno alla Commissione l’accesso ai dati di base, compresi i dati amministrativi, se del caso”. </p>



<p>Ancora, sempre citando il Regolamento del Fondo: “Ai fini di un efficace monitoraggio dell’attuazione, gli Stati membri dovranno riferire trimestralmente, nell’ambito del processo del semestre europeo, sui progressi compiuti nella realizzazione del piano di recupero e di resilienza”. Infine, nel caso di mancata attuazione o ritardo nell’implementazione delle riforme e degli investimenti, le rate potranno essere sospese e/o i finanziamenti cancellati: “Per consentire l’adozione di misure che colleghino lo strumento (il Recovery Fund, <em>n.d.a.</em>) a una sana governance economica, al fine di garantire condizioni di esecuzione uniformi, è opportuno conferire al Consiglio il potere di sospendere, su proposta della Commissione e mediante atti di esecuzione, il periodo di tempo per l’adozione di decisioni sulle proposte di piani di recupero e di resilienza e di sospendere i pagamenti a titolo di tale strumento, in caso di inosservanza significativa in relazione ai casi pertinenti connessi al processo di governance economica […] Ai fini di una sana gestione finanziaria, occorre stabilire norme specifiche per gli impegni di bilancio, i pagamenti, la sospensione, la cancellazione e il recupero dei fondi. […] I pagamenti dovrebbero essere effettuati a rate ed essere basati su una valutazione positiva, da parte della Commissione, dell’attuazione del piano di recupero e di resilienza da parte dello Stato membro. La sospensione e la soppressione del contributo finanziario dovrebbero essere possibili quando il piano di recupero e di resilienza non è stato attuato in modo soddisfacente dallo Stato membro”. </p>



<p>(Rimandiamo al dossier <em><a href="https://rivistapaginauno.it/gli-euroleaks-di-varoufakis-la-verita-sui-negoziati-tra-la-grecia-e-la-troika/" data-type="post" data-id="3017" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gli euroleaks di Varoufakis. La verità sulla trattativa tra la Grecia e la Troika</a></em>, a pag. 16, per approfondire quali meccanismi implementi questo tipo di procedura – rate, riesami, valutazioni – e come si imponga sulle politiche di un Paese che vi si sottopone.)</p>



<p>A concludere, non manca la possibilità della segretezza, che renderà arduo per i cittadini comprendere quel che accade: “La Commissione trasmette senza indugio al Parlamento europeo e al Consiglio i piani di recupero e di resilienza approvati nell’atto di esecuzione della Commissione a norma dell’articolo 17.2. Lo Stato membro interessato può chiedere alla Commissione di rettificare informazioni sensibili o riservate la cui divulgazione metterebbe a repentaglio gli interessi pubblici dello Stato membro”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Cavalcare la tigre</h4>



<p>La crisi economica mordeva già nel 2019. L’estate più pazza del mondo, quando i tassi di interesse sui titoli di Stato e sulle obbligazioni corporate erano entrati in territorio negativo e il prezzo dell’oro si impennava (oro e obbligazioni sono i tipici beni rifugio); quando tutti i dati macroeconomici dell’economia reale indicavano che la recessione bussava alle porte dell’autunno, con la crescita cinese che registrava una flessione sulle attese e quella statunitense che iniziava leggermente a frenare, la Germania che temeva il terzo trimestre in negativo, l’Opec che continuava a tagliare le previsioni di domanda di petrolio e l’FMI che gli andava dietro, continuando ad abbassare le stime di crescita mondiale per il 2019 e il 2020; quando la bolla finanziaria si stava gonfiando a dismisura e, per non farla esplodere, Bce e Fed riaprivano il Quantitative easing (17). Su tutto, la struttura manifatturiera era da riprogettare, nell’ottica di una transizione ecologica, e nessuna impresa privata avrebbe mai avuto i capitali per farlo: serviva lo Stato, che doveva tornare a mettere piede nell’economia con la potenza di investimenti pubblici, per salvare il capitalismo da una sua ennesima crisi. Già la proposta di bilancio pluriennale dell’Unione europea presentato dalla Commissione Junker andava in questa direzione, puntando su quello che era stato chiamato <em>Green New Deal</em>. Poi è arrivato il Covid 19 a travolgere ogni cosa.</p>



<p>Sia chiaro: non stiamo dicendo che l’epidemia da coronavirus sia stata programmata o voluta o cercata o fatta accadere in qualche modo. Cavalcare la tigre non significa andare in cerca della tigre: significa trovarcisi in groppa, non si sa come, e a quel punto studiare una strategia.</p>



<p>Il Covid 19 dà alla politica la possibilità di disegnare una nuova società con una rapidità impensabile. Sul piano tecnologico e sociale (tracciamento, controllo, mutazione di fruizione degli spazi pubblici, isolamento individuale), formativo (scuola) e lavorativo (smart working). Una “nuova normalità”. Non si stanno infatti approntando piani per rispondere all’emergenza nel caso il contagio da coronavirus torni a diffondersi in autunno, per essere preparati ed evitare un altro lockdown: si sta strutturando <em>stabilmente</em> la società in modo diverso, che l’epidemia torni o meno.</p>



<p>In groppa alla tigre anche il capitalismo, che ha nella crisi da Covid la <em>scusa</em> per richiedere prepotentemente gli aiuti di Stato per salvarsi – senza mutare l’ideologia neoliberista: il controllo delle imprese rimane privato; lo Stato sta facendo da banca, da facilitatore, da supporto; non c’è nulla di keynesiano nelle politiche attuate dal governo italiano e dalla Ue.</p>



<p>In groppa alla tigre anche l’Unione europea. Il Recovery Fund, al pari del MES, è ciò che è stata la Troika nella crisi dei debiti sovrani del 2010-2012: porterà le politiche neoliberiste dove c’è ancora spazio per applicarle o inasprirle. Di modo che superata la crisi, il capitalismo, ristrutturato con i soldi pubblici, possa entrare in una nuova fase di crescita. Mentre un abile gioco delle tre carte porta l’opinione pubblica italiana a dibattere sul MES e ad aprire le braccia al Recovery Fund.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) <a href="https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20150203_-_esm_treaty_-_it.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/20150203_-_esm_treaty_-_it.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) <a href="https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/esm_guideline_on_precautionary_financial_assistance.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/esm_guideline_on_precautionary_financial_assistance.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">3) <a href="https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/facility_specific_terms_15122015_clean.pdf">https://www.esm.europa.eu/sites/default/files/facility_specific_terms_15122015_clean.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/43823/letter-to-peg.pdf">https://www.consilium.europa.eu/media/43823/letter-to-peg.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/05/08/eurogroup-statement-on-the-pandemic-crisis-support/">https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/05/08/eurogroup-statement-on-the-pandemic-crisis-support/</a></p>



<p class="has-small-font-size">6) <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/44011/20200508-pcs-term-sheet-final.pdf">https://www.consilium.europa.eu/media/44011/20200508-pcs-term-sheet-final.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">7) <a href="https://www.esm.europa.eu/press-releases/esm-board-governors-backs-pandemic-crisis-support" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.esm.europa.eu/press-releases/esm-board-governors-backs-pandemic-crisis-support</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) La normativa conosciuta come “six-pack” e “two-pack” (2011 e 2013) e il “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica monetaria” (2012, il cosiddetto “Fiscal Compact”) hanno fissato nel dettaglio le regole delle procedure di sorveglianza e di quelle di infrazione, il “braccio preventivo” e il “braccio correttivo”, relativi ai parametri finanziari di bilancio dei Paesi dell’Eurozona</p>



<p class="has-small-font-size">9) Dichiarazione Eurogruppo 8 maggio 2020, vedi nota 5</p>



<p class="has-small-font-size">10) Gerarchia delle fonti giuridiche dell’Unione europea: 1. trattati; 2. regolamenti, direttive, decisioni, pareri, raccomandazioni; 3. comunicazioni, risoluzioni. Tra queste ultime rientrano le “lettere”</p>



<p class="has-small-font-size">11) Trattato MES, art. 14 comma 6: “Dopo che un membro del MES abbia già ottenuto fondi una prima volta (per mezzo di un prestito o di un acquisto sul mercato primario), il consiglio di amministrazione decide di comune accordo su proposta del direttore generale e sulla base di una valutazione condotta dalla Commissione europea, di concerto con la BCE, se la linea di credito è ancora adeguata o se sia necessaria un’altra forma di assistenza finanziaria” </p>



<p class="has-small-font-size">12) Linee guida sull’assistenza finanziaria precauzionale, articolo 7, “Riesame dell’adeguatezza dell’assistenza finanziaria precauzionale”, commi 2.2 e 3.3: “Nel caso in cui il membro beneficiario del MES si discosti dalle sue condizioni politiche o se tali impegni sono diventati chiaramente inadeguati per risolvere la minaccia di perturbazioni finanziarie, il Consiglio dei governatori può decidere di chiudere la linea di credito. Il membro beneficiario del MES dovrebbe allora richiedere un sostegno regolare alla stabilità, con un programma di aggiustamento macroeconomico completo, secondo la procedura a esso applicabile”; “Dopo che il membro del MES beneficiario ha attinto per la prima volta fondi attraverso un prestito o un acquisto sul mercato primario, il consiglio di amministrazione decide, su proposta del direttore generale e sulla base di una valutazione condotta dalla Commissione europea, di concerto con la BCE, se la linea di credito continua ad essere adeguata o se è necessaria un’altra forma di assistenza finanziaria”</p>



<p class="has-small-font-size">13) Condizioni tecniche specifiche del “Sostegno alla Crisi Pandemica”, 8 maggio: “Per ogni richiesta di sostegno alle crisi pandemiche saranno seguite le procedure previste dal trattato del MES e dalla linea guida sull’assistenza finanziaria precauzionale”; per la sorveglianza “saranno seguite le disposizioni pertinenti della linea guida del MES. La Commissione ha fornito chiarimenti sul monitoraggio e la sorveglianza, che <em>dovrebbero</em> (corsivo dell’autore, <em>n.d.a.</em>) essere commisurati alla natura dello shock simmetrico causato da COVID 19 e proporzionati alle caratteristiche e all’utilizzo del sostegno alla crisi pandemica, in conformità con il two-pack (regolamento UE n. 472/2013)”; base giuridica è “l’attuale quadro giuridico del MES, in particolare l’articolo 14 del trattato MES, l’orientamento del MES sull’assistenza finanziaria precauzionale e i documenti di prestito del MES” </p>



<p class="has-small-font-size">14) Cfr. <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_940" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_940</a></p>



<p class="has-small-font-size">15) Cfr. <a rel="noreferrer noopener" href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/com_2020_408_en_act_part1_v9.pdf" target="_blank">https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/com_2020_408_en_act_part1_v9.pdf</a> </p>



<p class="has-small-font-size">16) Cfr. <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/european-semester/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.consilium.europa.eu/it/policies/european-semester/</a>. In merito al modus operandi del semestre europeo, cfr. Giovanna Cracco, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/per-chi-sta-realmente-lavorando-questa-economia/" data-type="post" data-id="1203">Per chi sta realmente lavorando questa economia?</a></em>, Paginauno n. 63/2019</p>



<p class="has-small-font-size">17) Cfr. Giovanna Cracco, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/bolla-finanziaria-e-in-arrivo-la-seconda-tempesta-perfetta/" data-type="post" data-id="111">Bolla finanziaria. È in arrivo la (seconda) tempesta perfetta?</a></em>, Paginauno n. 64/2019</p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Europa: le menzogne sul debito pubblico e la costruzione di un nuovo modello di Stato</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/europa-le-menzogne-sul-debito-pubblico-e-la-costruzione-di-un-nuovo-modello-di-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 14:37:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[troika]]></category>
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					<description><![CDATA[La propaganda economica smascherata dai dati Ocse, la finanza come strumento di un progetto politico]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list"><li><em><a href="http://rivistapaginauno.it/numero-29-ottobre-novembre-2012/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 29, ottobre &#8211; novembre 2012)</a></em></li></ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La propaganda economica smascherata dai dati Ocse, la finanza come strumento di un progetto politico</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">In merito alle cause e alle soluzioni della crisi economica che sta cambiando il volto delle architetture sociali dei Paesi europei, la propaganda del potere economico-politico ha raggiunto livelli orwelliani.<br>Una banda di plutocrati siede al Ministero della Verità e una nutrita schiera di giornalisti servili fa da megafono alle menzogne. La materia ben si presta, più di altre, alla manipolazione della realtà: l’economia e la finanza sono ambiti specialistici che le persone comuni poco conoscono.<br>Diventa dunque facile creare una ‘verità’: si formula un postulato – un’affermazione che, pur non essendo né evidente né dimostrata, viene considerata vera e posta come fondamento di una teoria deduttiva che altrimenti risulterebbe incoerente – e tramite l’informazione di palazzo (in Italia tutta la grande informazione) lo si diffonde. Una volta che ha sedimentato nel cervello dei cittadini, la strada per delineare il quadro teorico è tutta discesa.</p>



<p>Un Paese con un elevato rapporto debito pubblico/Pil rischia il fallimento, questo è il postulato. Segue il quadro teorico: i tassi di interesse sui titoli pubblici crescono, perché per investire denaro in un Paese a rischio default il mercato pretende di essere ricompensato con profitti maggiori; dunque, l’unica soluzione per uscire dalla crisi è ridurre il debito pubblico e così riconquistare la fiducia dei mercati.<br>I dati reali sono, per qualsiasi propaganda, il colpo di vento che fa crollare il castello di carte. Partiamo dunque da questi.</p>



<p>Come ben sa ogni politico ed economista, non esiste una sola teoria economica, nemmeno quella classica tuttora alla base del capitalismo – il libero mercato e la ‘mano invisibile’ di Adam Smith – che abbia mai fissato il confine del rapporto debito pubblico/Pil oltre il quale un Paese fallisce. Il postulato dell’Unione europea non ha dunque alcun fondamento teorico, ed è facilmente smentibile anche dal punto di vista empirico.<br>Ne è semplice dimostrazione il Giappone: terza potenza mondiale dopo Stati Uniti e Cina, decima per popolazione, con 127 milioni di abitanti, terza per aspettativa di vita (ottant’anni per gli uomini e ottantasette per le donne), in dieci anni non ha mai visto un avanzo di bilancio e ha più che raddoppiato il rapporto debito/Pil, portandolo a superare ampiamente il 200% (per il 2012 il Fondo monetario internazionale lo stima al 235%); il Pil cresce modestamente, eppure la disoccupazione si mantiene bassa; l’inflazione viaggia intorno allo zero, così come il tasso di interesse bancario di riferimento e i tassi sui titoli pubblici a dieci anni (0,772% all’asta di agosto), con richieste che superano il quantitativo offerto (vedi tabella 1).<br>Ciliegina sulla torta, il famigerato rating sul debito sovrano vede l’ambita lettera ‘A’: AA3 per Moody’s, AA- per Standard&amp;Poor’s, A+ per Fitch.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="615" height="133" src="http://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab1.jpg" alt="" class="wp-image-1218" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab1.jpg 615w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab1-300x65.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab1-600x130.jpg 600w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></figure></div>



<p>È altresì vero che il sistema finanziario giapponese poggia su due fondamenti non riscontrabili nei Paesi dell’Unione europea.<br>Innanzitutto, il Giappone ha una banca centrale che emette moneta e che partecipa all’asta dei titoli pubblici, acquistandoli direttamente; una caratteristica comune a tutti gli Stati sovrani, tranne a quelli aderenti all’euro, le cui banche centrali sono state esautorate della politica monetaria dalla Bce, che per statuto non può acquistare i titoli del debito pubblico dei Paesi membri.<br>In secondo luogo, il Paese asiatico ha chiuso le porte in faccia ai capitali stranieri: il 90% dei titoli di Stato è in mano ai giapponesi. Questo azzera ogni possibilità di speculazione finanziaria, dato che nessun possessore di obbligazioni – banche, fondi privati di investimento, singoli cittadini – ha interesse a guadagnare affossando l’economia all’interno della quale agisce.<br>Non si intende qui dare un giudizio positivo sul sistema economico giapponese – la qualità della vita di una persona non è certo misurabile in base ai parametri sopra esposti – ma semplicemente evidenziare come, tenendo a riferimento gli stessi dati che il postulato indica come misura della valutazione positiva o negativa di un ‘sistema Stato’, non è l’entità del debito pubblico a causare o meno il fallimento di un Paese, ma la sua politica monetaria.</p>



<p>Vediamo ora il passaggio successivo dell’assunto, che sostiene che i tassi sui titoli pubblici di una nazione dipendono dalla fiducia/sfiducia dei mercati.<br>I titoli di Stato si muovono su due reti: il ‘mercato primario’ dove, tramite asta, vengono collocati i titoli di nuova emissione, e il ‘mercato secondario’, dove sono continuamente scambiati i titoli già emessi. Come abbiamo detto le banche centrali degli Stati sovrani agiscono sul primo, e potendo emettere moneta hanno una capacità di acquisto illimitata, mentre la Bce non interviene su nessuno dei due, salvo in casi eccezionali, sul mercato secondario. Poiché il tasso di interesse di un titolo pubblico è stabilito al momento dell’emissione, è il valore nominale che fa la differenza. Un titolo a dieci anni, per esempio, che paga un interesse annuo del 2%, nel mercato secondario può essere scambiato al prezzo di 110 (c’è domanda, l’acquirente è disposto a pagarlo più del suo valore nominale e di conseguenza a vedere ridotto il rendimento del proprio investimento) oppure a 90 (non c’è domanda, l’acquirente è disposto a comprarlo solo pagandolo meno del suo valore nominale, di modo da realizzare un rendimento maggiore del 2%). È chiaro che i due mercati sono collegati, poiché quando sul secondario il prezzo di un titolo cade – e dunque il suo rendimento effettivo cresce – non solo cala anche il valore delle offerte d’asta sul primario, ma lo Stato si ritrova costretto, per essere competitivo e riuscire a collocare i nuovi titoli, ad aumentarne il tasso di interesse. È infatti sul mercato secondario che agisce la speculazione.</p>



<p>A ottobre del 2009, un titolo pubblico greco a dieci anni pagava un interesse del 4,57% ed era scambiato sul mercato secondario a 111,01; ad aprile del 2010, lo stesso titolo segnava un interesse del 7,83% ed era scambiato a 89,39. La menzogna diffusa dal Ministero della Verità vuole che la causa del crollo sia stata la rivelazione, da parte del governo a guida socialista insediatosi a ottobre, che i conti pubblici erano stati truccati: Papandreou dichiarò che il deficit di bilancio nel 2009 avrebbe raggiunto il 12,7% del Pil e il debito pubblico il 120%. Si scatenò il balletto che tutti ricordiamo: abbassamento del rating, impennata dello spread e tassi sui titoli pubblici alle stelle, mentre la Bce e l’Unione europea restavano a guardare. A nulla sono valsi i primi tagli alla spesa pubblica da parte del governo, la Grecia affondava sotto i colpi dei mercati che, secondo il postulato, non la ritenevano più affidabile.<br>Ad aprile 2010, Papandreou consegna il Paese alla troika – Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale – che in cambio di un prestito da 110 miliardi di euro (al modico tasso del 5,2%, quando la Bce concede denaro alle banche all’1%), inizia a dettare l’agenda politica: privatizzazioni, tagli ai salari, licenziamenti, riforma delle pensioni, svuotamento dello stato sociale.</p>



<p>Ma dietro le quinte, in quei sei mesi, tra novembre e aprile, è accaduta un’altra cosa: sono cambiate le regole delle vendite allo scoperto dei titoli greci sul mercato secondario, come denuncia un’interrogazione parlamentare della socialista Vasso Papandreou (1).<br>L’esponente politico afferma, documenti alla mano, che a partire da novembre 2009 la Banca Centrale Greca ha ampliato da tre a dieci giorni l’intervallo di tempo per chiudere le transazioni.<br>La speculazione al ribasso vende titoli – grosse quantità di titoli – che non possiede giocando sul crollo della valutazione innescata dalla stessa vendita, per poi riacquistare a un prezzo più basso e trarre profitto dalla differenza tra il maggior ricavo della vendita e il minor costo dell’acquisto. Se il circolo vizioso dell’operazione deve essere chiuso entro tre giorni, ossia devo pagare e quindi acquistare i titoli e a mia volta consegnarli, incassando, al venditore, lo spazio per speculare al ribasso è limitato dal tempo ristretto che ho a disposizione; ma se ho dieci giorni per manipolare il mercato spingendo al ribasso la quotazione di un titolo, senza che nessuno (la Bce) agisca in senso contrario, ossia acquistando, posso far letteralmente crollare il titolo. E difatti, il prezzo dei titoli pubblici greci sul mercato secondario è crollato, costringendo per sei mesi lo Stato ellenico ad alzare continuamente i tassi di interesse sui titoli di nuova emissione.</p>



<p>Le coincidenze temporali non finiscono qui. Ad aprile 2010, la stessa Banca Centrale Greca ha invertito la rotta, imponendo la chiusura in giornata delle vendite allo scoperto e dunque, di fatto, vietandole. Praticamente, nel momento in cui Papandreou ha firmato l’accordo per consegnare la Grecia alla troika, il potere finanziario ha bloccato la speculazione che per sei mesi aveva favorito, e contemporaneamente anche la Bce ha iniziato ad acquistare titoli pubblici sul mercato secondario.<br>La vicenda greca mostra come i tassi di un titolo pubblico possano essere manovrati dalla speculazione, e dunque smentisce l’affermazione che vuole che il loro rialzo sia dovuto a una mancanza di fiducia sulla solvibilità del Paese.</p>



<p>Infine, il Ministero della Verità sostiene che la soluzione alla crisi si trova nella riduzione del debito pubblico allo scopo di riconquistare la fiducia dei mercati.<br>Fin dal 2003 la piccola Irlanda godeva di ottima fiducia ed era perfettamente allineata ai parametri di Maastricht (60% debito/Pil, 3% deficit), con un rapporto debito pubblico/Pil intorno al 30% e un avanzo di bilancio in progressiva crescita.<br>Nel 2008 esplode la bolla immobiliare – fotocopia di quella dei subprime statunitensi – il debito raggiunge quota 49,6% sul Pil e si registra un disavanzo del 7,3%; il crollo prosegue e quando nel novembre 2010 Dublino si affida alla troika, ricevendone in cambio un prestito da 85 miliardi di euro – al modico tasso del 6% – il rapporto debito/Pil è al 102,4% e il deficit al 32,4% (vedi tabella 2). Segue il copione già visto in Grecia: tagli al salario minimo, licenziamento di dipendenti pubblici, aumento dell’età pensionabile e dell’iva, mentre l’imposizione fiscale sulle imprese resta invariata (al 12,5% dal 2002, precedentemente era al 10%: aliquote da paradiso fiscale).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="615" height="86" src="http://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab2.jpg" alt="" class="wp-image-1219" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab2.jpg 615w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab2-300x42.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab2-600x84.jpg 600w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></figure></div>



<p>In appena due anni, quindi, l’Irlanda ha più che triplicato il suo debito statale e ha portato il deficit a un terzo del Pil.<br>Cos’è accaduto? Conti alla mano, la ragione è una sola: il Paese ha salvato le banche private, sull’orlo del fallimento a causa delle scelte speculative.<br>Tra febbraio 2009 e dicembre 2010 lo Stato irlandese ha dato: 29,3 miliardi alla Anglo Irish Bank, 5,4 miliardi alla Irish Nationwide Building Society, 10,7 miliardi alla Allied Irish Banks, 875mila euro alla EBS Building Society, per un totale di oltre 46 miliardi di euro. Una somma pari al 30% del Pil del Paese.</p>



<p>Anche la Spagna fino al 2007 godeva di buona fiducia nei mercati e portava sul petto la medaglia europea di Maastricht: debito pubblico/Pil in costante diminuzione fino ad arrivare al 42,1%, e un leggero deficit di bilancio trasformato in cinque anni in un avanzo del 1,9%. (vedi tabella 3). Nel 2008 anche nel Paese iberico esplode la medesima bolla immobiliare, e le banche si ritrovano piene di titoli tossici speculativi. Nel 2009 lo Stato avvia il salvataggio, attraverso la creazione del Fondo di ristrutturazione ordinaria bancaria (Frob), a cui vanno, per iniziare, 15 miliardi di euro e la garanzia per altri 27 in caso il Frob decida di emettere titoli propri per raccogliere altri capitali sul mercato (2).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="615" height="85" src="http://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab3.jpg" alt="" class="wp-image-1220" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab3.jpg 615w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab3-300x41.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2020/07/Europa-menzogne-tab3-600x83.jpg 600w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></figure></div>



<p>Segue la nascita di Bankia, nel dicembre 2010, che riunisce sette istituti sull’orlo del fallimento: il 52% del nuovo colosso bancario è nelle mani del Banco financiero y de ahorros (Bfa), nel quale vengono convogliati tutti i titoli tossici destinati a trasformarsi in perdita secca; ed è alla Bfa che il Frob versa 4,5 miliardi. Il rapporto debito/Pil raggiunge il 66,1% con un deficit del 9,2%.<br>Nel frattempo, il governo di Zapatero, prima, e quello di Rajoy, dopo, mettono mano al bilancio pubblico, seguendo la strada già tracciata da Grecia e Irlanda: aumento dell’iva, tagli ai sussidi di disoccupazione e alle tredicesime dei dipendenti pubblici, riduzione del sistema pensionistico e privatizzazione di aziende pubbliche.<br>Ma ancora non basta.</p>



<p>È l’intero sistema bancario spagnolo a crollare sotto il peso di portafogli pieni di titoli speculativi, stimati in almeno 330 miliardi di euro, pari a oltre il 30% del Pil (3). A giugno 2012 Madrid chiede aiuto all’Unione europea, e a luglio la Commissione Ue concede 100 miliardi di euro al Frob per ricapitalizzare il sistema bancario, denaro di cui lo Stato iberico si fa garante per la restituzione.<br>Questa volta è vietato parlare di ‘piano di salvataggio’ e di troika, probabilmente per evitare di incendiare ulteriormente le piazze spagnole, già teatro di manifestazioni e proteste, ma è sufficiente dare un’occhiata alla nota diffusa da Bruxelles per togliere il velo all’etica ufficiale: vi si legge che Madrid “dovrà mantenere i suoi impegni per correggere il deficit eccessivo in maniera sostenibile entro il 2014 e adottare le riforme strutturali fissate nelle raccomandazioni specifiche per Paese adottate dall’Ecofin il 10 luglio”; in aggiunta, Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, afferma che “il legame esplicito tra questi obblighi e il programma [di aiuti] è deliberato e pertinente: è solo attraverso un’azione determinata su tutti questi fronti che la Spagna può creare la stabilità finanziaria e un’economia competitiva e dinamica” (4).</p>



<p>Le vicende irlandese e spagnola smentiscono quindi anche l’ultimo passo logico del quadro teorico, quella che il Ministero della Verità considera la ‘soluzione’, dato che i due Paesi non hanno affatto risposto alla crisi diminuendo il debito statale: trasformando i debiti privati della finanza in debito pubblico, lo hanno aumentato.<br>I giochi speculativi sono ben più complessi di quanto fin qui mostrato, su questo non c’è dubbio, e vi entrano dinamiche di&nbsp;<em>guerr</em>a dollaro/euro per la supremazia monetaria; ed è anche vero che l’istinto predatorio della belva finanziaria è ben poco gestibile una volta lasciato libero di agire, ma occorre sempre che qualcuno apra la gabbia: è quello che ha fatto l’Unione europea a partire dalla vicenda greca. Occorre quindi riflettere sulle ragioni di simili manovre.</p>



<p>Il Financial Times aveva segnalato la curiosa dinamica speculativa messa in atto sui titoli ellenici interpretandola, non senza ironia, come un errore di valutazione da parte della Banca Centrale (5). Tuttavia è ben difficile considerarlo un errore, a meno di credere che sui più alti scranni finanziari della Grecia siedano incompetenti alle prime armi che non conoscono i meccanismi della speculazione, e che possano operare in totale autonomia rispetto al potere finanziario centrale della Bce; di certo, senza questa manovra, le decisioni in materia di politica economica non sarebbero passate di mano dal governo greco alla troika, e non si sarebbe avviata quell’infernale spirale finanziaria che ha innescato una tragedia sociale di cui è difficile prevedere la fine.<br>Dall’altra parte, Irlanda e Spagna rendono evidente che non è l’eccessiva spesa in stato sociale il problema dei debiti sovrani, eppure è quella che la troika va a tagliare, mentre salva il sistema finanziario e continua a foraggiarlo armando la speculazione sui titoli di Stato.</p>



<p>I Paesi che si&nbsp;<em>affidano</em>&nbsp;alla troika diventano ostaggi, per parecchi anni, della Bce, della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale: a ben vedere, quella che oggi viene attuata in Europa è una dinamica storicamente già collaudata nei Paesi in via di sviluppo. Nei decenni scorsi abbiamo infatti assistito alla colonizzazione finanziaria dell’America latina e dell’Africa, alle cui nazioni il Fmi concedeva prestiti in cambio dell’introduzione nel Paese di un’economia neoliberista: privatizzazione delle risorse e dello stato sociale.<br>È questo l’obiettivo a cui mirano le manovre concentriche fin qui analizzate: costruire un nuovo modello di Stato. Dimentichiamo le conquiste sociali del dopoguerra, i diritti dei lavoratori, un’istruzione pubblica, una salute pubblica, una pensione pubblica, ottenute grazie alle lotte di piazza e allo spauracchio dell’Urss, che imponevano all’Occidente una forma socialdemocratica di Stato. L’architettura sociale in Europa – e dunque anche in Italia – non sarà più come l’abbiamo conosciuta negli ultimi cinquant’anni, e non è nemmeno durata a lungo: cinque decenni sono ben pochi nell’arco della Storia. Lo statuto dei lavoratori è del 1970, il Servizio sanitario nazionale è del 1978, la riforma scolastica che ha liberalizzato l’accesso all’università è del 1969, la pensione sociale universale è anch’essa del 1969.</p>



<p>Il cambiamento messo in atto è intrinseco alla logica del capitalismo, un sistema economico che non ha nulla di sociale e non è riformabile – il capitalismo etico propugnato dalla Chiesa e da alcune frange di imprenditori e politici è un’illusione, tanto quanto quello che parla di decrescita. Ed è una menzogna anche la separazione tra capitalismo finanziario e capitalismo reale: il secondo è esploso a causa delle crisi di profitti del primo (6), il quale ha dirottato denaro dagli investimenti produttivi alla finanza, la stessa finanza che ora gli aprirà le porte per tornare a fare profitti. Saranno infatti imprenditori quelli che si arricchiranno con le scuole private, con gli ospedali privati, con le pensioni private, con un costo del lavoro ridotto al limite della sopravvivenza del lavoratore. Mentre nuovi mercati in ascesa acquisteranno le merci prodotte a basso costo in Europa.</p>



<p>Non stiamo nemmeno assistendo alla Waterloo della politica: è superfluo ricordare che è la politica a costruire l’architettura sociale di un Paese, attraverso le leggi, e a stabilire che cosa è legale e che cosa non lo è, nella finanza come in qualsiasi altro contesto. È la classe politica ad aver creato un’Unione europea che è la quintessenza del neoliberismo, spalancando le porte ai capitali speculativi stranieri, costruendo una Bce che per statuto non può acquistare titoli pubblici e opponendo un rifiuto categorico a cambiarne le regole – i colpi di fioretto estivi tra Monti, Draghi e la Merkel sono a uso e consumo degli spettatori in platea ignari del copione: gli acquisti della Bce di titoli di Stato saranno sempre vincolati alla firma di un ‘memorandum’, ossia alla sottoscrizione della ricetta neoliberista.<br>Ed è ancora la politica ad aver partorito, a marzo di quest’anno, l’ennesimo trattato.</p>



<p>Si tratta del “Trattato sulla stabilità, sulla coordinazione e sulla governance”, meglio conosciuto come “Fiscal compact” – ratificato a luglio dal Parlamento italiano – e prevede che: i bilanci degli Stati membri devono essere in pareggio; ogni Stato deve introdurre questa regola nella propria Costituzione e attivare un meccanismo automatico di correzione; qualora il debito pubblico superasse il 60% del Pil, il Paese deve operare una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo l’anno; qualora il deficit di bilancio superasse il 3%, lo Stato deve presentare alla Commissione e al Consiglio europeo un programma di riforme strutturali; i Paesi devono sottoporre alla Commissione e al Consiglio europeo i piani nazionali di emissione di titoli pubblici; in caso di infrazione alle regole, le sanzioni (ancora da stabilire) scatteranno automaticamente.<br>Un trattato che esautora qualsiasi forma di democrazia, per quanto anche la democrazia sia un’illusione, quando l’informazione è in mano ai servi del Ministero della Verità e i cittadini sopravvivono nell’ignoranza, incapaci di scorgere il volto del loro nemico. Un trattato necessario alla classe politica per restare al proprio posto, costretta dalla farsa democratica a fare i conti con il consenso elettorale e per questo disposta a passare da utile idiota: “è l’Europa che lo vuole”, “è il mercato che lo vuole”, “sono riforme dolorose ma necessarie”, sono i mantra dispensati dai pulpiti parlamentari, di cui è degno esempio l’Italia con il suo sostegno trasversale al<em>&nbsp;tecnico</em>&nbsp;Monti.</p>



<p>Un Paese anomalo, lo Stivale, non c’è dubbio, e difatti le manovre che l’hanno accerchiato sono state differenti. Anomalo per quattro ragioni: vi regnano la corruzione, l’evasione fiscale, la criminalità organizzata e, per vent’anni fino a ieri, un imprenditore. La prima ha creato un capitalismo chiuso e feudale e portato il rapporto debito/Pil dal 62% del 1980 al 118% del 1992 (7); la seconda e la terza sono le realtà che supportanob l’economia – senza il sommerso e il riciclaggio nel circuito legale del denaro illegale, l’Italia sarebbe un Paese da Terzo mondo – il quarto non avrebbe mai attuato nessuna delle<em>&nbsp;riforme necessarie</em>, così impegnato a fare gli interessi delle proprie aziende e a coltivare il consenso. Occorreva dunque, per prima cosa, detronizzare l’imprenditore fattosi politico, e a giugno 2011 si è dato il via alle manovre speculative sui titoli di Stato che hanno porto a Napolitano l’assist per poter nominare Mario Monti primo ministro. Tuttavia il governo ‘tecnico’ non è sufficiente garanzia contro l’anomalia italiana, innanzitutto perché non ha una solida maggioranza parlamentare alle spalle, e in secondo luogo perché al più tardi l’anno prossimo si terranno le elezioni e quindi il tempo stringe: dunque gli attacchi speculativi non cesseranno fino a quando le ‘riforme necessarie’ non saranno completamente attuate.</p>



<p>Ma quando il nuovo modello di Stato sarà finalmente operativo in tutti gli Stati europei, c’è da scommettere che la Bce si metterà a stampare moneta per supportare la&nbsp;<em>crescita</em>&nbsp;di un’economia produttiva ridotta alla recessione; denaro che andrà a ripristinare i profitti dei grandi imprenditori privati che sostituiranno lo stato sociale.<br>Qualcosa di simile alla riforma sanitaria di Obama, tanto applaudita in Europa e tanto falsamente sociale. Non istituisce alcuna sanità pubblica gratuita, ma obbliga ogni cittadino a stipulare una polizza sanitaria con una compagnia assicurativa privata; prevede parziali sussidi statali solo nel caso la polizza incida sul reddito personale per più del 9,5%; esclude l’interruzione di gravidanza, per la quale si dovrà sottoscrivere una polizza a parte (regalo alle frange estremiste cattoliche che siedono al Congresso americano – chissà cosa ci riserverà il futuro in Italia data l’ascesa ormai trasversale agli schieramenti politici di Comunione e Liberazione), e, come beffa finale, contempla una multa fino a 700 dollari l’anno per chi non la sottoscrive. Così, mentre il programma Medicare, riservato agli anziani – la cosa più vicina a una sanità pubblica che esista negli Usa – sarà tagliato per 500 miliardi di dollari in dieci anni, la nuova riforma andrà ad aumentare il fatturato delle assicurazioni private.<br>E si può già immaginare che i cittadini che non potranno permettersi la nuova polizza sanitaria, all’interno di un budget familiare messo a dura prova da rate del mutuo, dell’affitto, della scuola, dell’auto ecc., sottoscriveranno l’ennesimo debito. E chi lo sa, magari la prossima bolla finanziaria riguarderà proprio i debiti stipulati per far fronte a uno stato sociale privatizzato.</p>



<p>Torneranno anche i dispositivi totali (8), per contenere quella grossa fetta della popolazione che non ce la farà a reggere il nuovo corso; magari anch’essi privati, come le carceri americane, di modo che il capitalismo possa guadagnare anche dall’esclusione sociale.<br>E se tutto questo non fosse abbastanza a rimpolpare i profitti del grande Capitale, in un mondo che vede cambiare gli equilibri di potenza, c’è sempre la guerra. Ha il&nbsp;<em>pregio</em>&nbsp;di allentare la pressione demografica e togliere di mezzo milioni tra “quelli dalle labbra bianche”, perché mangiando solo pane non possono “arrossarle sulla carne saporita dei cinghiali”, come scrisse Francesco Masala in uno straordinario romanzo del 1962, e di distruggere tutto per poi ricostruirlo.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">(1) Cfr. Domanda al ministero degli ACP-Finanza sul cambiamento delle regole di liquidazione dei titoli greci, Vasso Papandreou, 19 maggio 2010,<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.vpapandreou.gr/" target="_blank">&nbsp;www.vpapandreou.gr</a><br>(2) Cfr.<a rel="noreferrer noopener" href="www.frob.es/general/dotacion.html" target="_blank">&nbsp;www.frob.es/general/dotacion.html</a><br>(3) Cfr.<em>&nbsp;Allarme banche spagnole, Bankia viene nazionalizzata</em>, Andrea Franceschi, 10 maggio 2012, Il sole 24 ore<br>(4)<em>&nbsp;Aiuti alla Spagna, via libera da Eurogruppo</em>, 20 luglio 2012, Adnkronos<br>(5) Cfr.&nbsp;<em>Take HDAT, Greek politicians</em>, Tracy Alloway, 20 maggio 2010, Financial Times,&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="ftalphaville.ft.com/2010/05/20/236901/take-hdat-greek-politicians/index.html" target="_blank">http://ftalphaville. ft.com/blog/2010/05/20/236901/take-hdat-greek-politicians/</a><br>(6) Cfr.&nbsp;<em><a href="https://www.rivistapaginauno.it/alle-radici-della-crisi-la-caduta-dei-profitti-e-la-finanziarizzazione-delleconomia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alle radici della crisi: la caduta dei profitti e la finanziarizzazione dell’economia</a></em>, Fabio Damen, Paginauno n. 28/2012<br>(7) Cfr.&nbsp;<em>Debito pubblico: italianità al 104%</em>, Giovanna Cracco, Paginauno n. 10/2008<br>(8) Cfr.&nbsp;<em><a href="https://www.rivistapaginauno.it/il-lavoratore-catturato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il lavoratore catturato</a></em>, Renato Curcio, Paginauno n. 29/2102</p>
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