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	<title>spazio &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Aug 2026 14:47:47 +0000</lastBuildDate>
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	<title>spazio &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<item>
		<title>Russia. La corsa allo Spazio è una corsa alla guerra (quarta e ultima parte)</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/russia-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-quarta-e-ultima-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 09:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo gli Stati Uniti e la Cina, la Russia: dal Cosmo russo e dai primati sovietici allo Spazio satellitare e lunare di oggi: i progetti Nivelir e Numizmat, il sistema ASAT coorbitale Burevestnik e il laser Kalina, la futura Stazione Orbitale Russa e quella al polo sud della Luna, in cooperazione con la Cina. Nella prossima grande guerra anche il sistema solare sarà un campo di battaglia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-92-settembre-ottobre-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 92, settembre – ottobre 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dopo gli <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati Uniti</a> e la <a href="https://rivistapaginauno.it/cina-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-terza-parte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a>, la Russia: dal Cosmo russo e dai primati sovietici allo Spazio satellitare e lunare di oggi: i progetti Nivelir e Numizmat, il sistema ASAT coorbitale Burevestnik e il laser Kalina, la futura Stazione Orbitale Russa e quella al polo sud della Luna, in cooperazione con la Cina. Nella prossima grande guerra anche il sistema solare sarà un campo di battaglia</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“È nostro dovere custodire la memoria della generazione degli esploratori spaziali, onorare il coraggio e l’audacia dei cosmonauti che, nonostante i rischi, si sono avventurati nell’esplorazione dell’ignoto, di coloro che hanno sviluppato sistemi e veicoli spaziali unici, che hanno addestrato gli equipaggi per il lavoro in orbita, e ricordare tutti coloro che hanno impiegato il loro lavoro e il loro talento per gettare le basi e costruire il potenziale spaziale del Paese. È inoltre nostro dovere continuare a sforzarci di essere all’altezza degli elevati standard fissati per noi dai pionieri dello Spazio. Saremo sempre orgogliosi che il nostro Paese abbia aperto la strada all’universo e che il nostro connazionale [Jurij Gagarin] sia stato un pioniere in questo grande cammino. Nel nuovo XXI secolo, la Russia deve mantenere il suo status di potenza nucleare e spaziale di primo piano, perché il settore spaziale è direttamente collegato alla difesa”.<br>Vladimir Putin, 12 aprile 2021, in occasione della Giornata della Cosmonautica (1)</pre>



<p class="has-drop-cap">Nel febbraio 2024 gli Stati Uniti lanciano l’allarme: la Russia potrebbe aver schierato in orbita satelliti contenenti testate atomiche. “Un’esplosione nucleare nello Spazio creerebbe una serie di effetti devastanti” dichiara John Wolfsthal, oggi direttore del Global Risk alla Federation of American Scientists e già responsabile per il Controllo degli Armamenti del National Security Council durante la presidenza Obama: “Un impulso elettromagnetico e radiazioni di più lunga durata circonderebbero la Terra e comprometterebbero drammaticamente le comunicazioni satellitari su scala mondiale. Alcuni sistemi rinforzati potrebbero sopravvivere, ma altri satelliti militari non protetti e quasi tutti quelli commerciali non scudati sarebbero potenzialmente vulnerabili. Il sistema globale economico e di comunicazione potrebbe venir interrotto o distrutto per anni e alcune orbite rese pericolose, se non inservibili, per un esteso periodo di tempo, a causa dei rottami spaziali” (2). Nel giro di pochi giorni l’allarme si trasforma in allarmismo, quando il portavoce del National Security Council, l’ammiraglio John Kirby, afferma che le informazioni raccolte dall’intelligence statunitense sono collegate a “una capacità antisatellite” non meglio precisata, rifiutandosi di rispondere alla domanda se si tratti di un’arma nucleare o di un sistema con capacità nucleare – per esempio armi antisatellite alimentate da un piccolo reattore atomico di bordo, per soddisfare l’alto consumo energetico di laser o fasci di particelle. Sottolineando subito dopo: “Non si tratta di una capacità attiva già dispiegata. E sebbene la ricerca di questa particolare capacità da parte della Russia sia preoccupante, non vi è alcuna minaccia immediata per la sicurezza di qualcuno” (3). Nessuna bomba atomica russa nello Spazio, dunque; ma ormai l’immaginario è stato scatenato e la ‘notizia’ riempie le pagine dei media per i mesi successivi, approdando perfino all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel maggio 2024.</p>



<p>Ciò che manca, ovviamente, è la contestualizzazione. Né gli Stati Uniti, infatti, che accendono il timore nucleare, né la Russia che, nelle parole di Putin, accusa&nbsp;i leader occidentali di “spaventare il mondo con la minaccia di un conflitto che coinvolge armi nucleari” e nega la volontà di schierare armi atomiche nello Spazio (4), ricordano di aver già fatto esplodere ordigni nucleari nella ionosfera e persino nella magnetosfera, a 750 chilometri di altezza. È per questo che ne conoscono bene gli effetti&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-92-settembre-ottobre-2025/">numero 92</a></p>



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<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cina. La corsa allo Spazio è una corsa alla guerra (terza parte)</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/cina-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-terza-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 16:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo gli Stati Uniti, la Cina: dalle armi a energia diretta alle manovre RPO, dai missili antisatellite a quelli ipersonici, dal counterspace a BeiDou; mentre la Tiangong sfida la Stazione Spaziale Internazionale e la missione Chang’e rischia di eclissare la Artemis. La Cina sta praticando il dogfighting con i satelliti, denuncia la Space Force USA. Dalle orbite basse fino alla Luna, Stati Uniti e Cina si contendono il dominio dello Spazio per poter conservare, o conquistare, quello terrestre]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-91-maggio-giugno-2025/" data-type="post" data-id="8743" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 91, maggio – giugno 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dopo gli <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati Uniti</a> e dopo l’analisi della <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/" data-type="post" data-id="8577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">space economy</a>, la Cina: dalle armi a energia diretta alle manovre RPO, dai missili antisatellite a quelli ipersonici, dal counterspace a BeiDou; mentre la Tiangong sfida la Stazione Spaziale Internazionale e la missione Chang’e rischia di eclissare la Artemis. La Cina sta praticando il <em>dogfighting</em> con i satelliti, denuncia la Space Force USA. Dalle orbite basse fino alla Luna, Stati Uniti e Cina si contendono il dominio dello Spazio per poter conservare, o conquistare, quello terrestre</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Abbiamo perso il nostro diritto sul mare durante la dinastia Ming. L’universo è un oceano, la Luna rappresenta le isole Diaoyu, Marte è l’atollo Huangyan. Se non andiamo lì ora pur essendone capaci, saremo criticati dai nostri discendenti. Se altri vi andranno, allora ne prenderanno il controllo e non saremo in grado di arrivarci neanche se lo vorremmo. Questa è una ragione sufficiente.”<br>Ye Peijian, capo del Programma di esplorazione lunare della Cina, marzo 2017 (1)</pre>



<p class="has-drop-cap">L’Occidente a naso in su cerca la Stazione Spaziale Internazionale, emozionandosi per i lanci dei razzi SpaceX, per le dirette televisive dalla ISS e per il ritorno degli astronauti. Pochi scrutano il cielo alla ricerca dell’<em>altra</em> stazione spaziale che orbita sulle nostre teste: quella cinese.</p>



<p>Tiangong-1, il prototipo, è stata lanciata nel settembre 2011, nel giugno 2012 è stata raggiunta dal primo equipaggio per qualche giorno, e un anno dopo dal secondo per due settimane; programmata per due anni di vita operativa, nel marzo 2016 la China Manned Space Agency ne ha dichiarato il fine servizio, facendola deorbitare nell’aprile 2018. Tiangong-2 è stata attiva da settembre 2016 a luglio 2019, e visitata da due astronauti per trenta giorni. Oggi la Stazione Spaziale Tiangong, lanciata ad aprile 2021, compie la sua rotazione terrestre in orbita bassa ospitando, da giugno 2022, un equipaggio permanente di tre persone – che possono arrivare fino a sei – per 180 giorni. Certo, Tiangong è più piccola della ISS, poco più di un terzo della dimensione, ma non è nemmeno internazionale: è interamente <em>made in China</em>. Nella costruzione, nei vettori, nei siti di lancio e negli astronauti (2). Il programma nasce in risposta al rifiuto statunitense alla partecipazione cinese alla ISS – e in generale a qualsiasi programma spaziale – fissato dall’emendamento Wolf inserito nella legge 112-10 del 2011 del Congresso USA; un emendamento successivamente confermato di anno in anno, che sancisce l’esclusione della Cina da qualsiasi progetto NASA (3). Rifiuto che, con ogni evidenza, non ha scoraggiato Pechino, che si è messo al lavoro per lanciare la propria stazione spaziale (Missione Tiangong), la propria corsa alla Luna (Missione Chang’e) e a Marte (Missione Tianwen), la propria base lunare con equipaggio permanente, in collaborazione con la Russia (Missione International Lunar Research Station), la propria rete satellitare; il tutto con una rapidità di sviluppo da lasciare esterrefatti gli stessi Stati Uniti. “L’ascesa della Cina è il fattore geopolitico fondamentale su cui gli USA devono costruire la loro strategia” dichiara a novembre 2020 Aaron Wess Mitchell, Assistente Segretario di Stato agli Affari europei ed euroasiatici nel primo mandato Trump: “La Repubblica popolare cinese attualmente dispone della maggior concentrazione economica e militare al mondo dopo gli Stati Uniti. E sta passando da una strategia passiva (hide and bide strategy) ad atteggiamenti e modalità tipici di una potenza militare” (4). “La Cina ha eclissato la Russia come leader spaziale ed è pronta a competere con gli Stati Uniti come leader mondiale nello Spazio” allerta cinque anni dopo Tulsi Gabbard, attuale Direttore dell’Intelligence Nazionale USA, nell’ultimo<em> </em><em>Annual Threat Assessment </em><em>of the U.S. Intelligence</em><em> Community</em> del marzo 2025 (5). Aggiungendo: “Le operazioni di counterspace” – su cui torneremo – “saranno parte integrante delle campagne militari dell’Esercito Popolare di Liberazione, e la Cina ha armi di counterspace destinate a colpire i satelliti degli Stati Uniti e degli alleati; ha già schierato capacità di counterspace basate a terra, tra cui sistemi per la guerra elettronica (EW), armi a energia diretta (DEW) e missili antisatellite (ASAT) destinati a interrompere, danneggiare e distruggere i satelliti bersaglio”.</p>



<p>Lo Spazio come territorio conteso dunque, tra Cina e Stati Uniti e, in terza battuta, Russia. Dopo aver tracciato il percorso spaziale statunitense, <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" data-type="post" data-id="8462" target="_blank" rel="noreferrer noopener">militare</a> (6) ed <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/" data-type="post" data-id="8577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">economico</a> (7), con questo terzo articolo buttiamo lo sguardo a Oriente, verso la Cina – la <a href="https://rivistapaginauno.it/russia-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-quarta-e-ultima-parte/" data-type="post" data-id="8915" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Russia sarà oggetto del prossimo approfondimento</a> –; per trovare, anche lì, gli elementi che rivelano la preparazione a quel conflitto armato che tutti gli attori in campo si danno pena di nascondere, dietro la narrazione della conquista dello Spazio a fini scientifici, dietro l’epica del superamento dei limiti umani, dietro la maschera del progresso&#8230;</p>



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			</item>
		<item>
		<title>La corsa allo Spazio è una corsa al profitto (seconda parte)</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[transumanesimo]]></category>
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					<description><![CDATA[Profitto e transumanesimo nella corsa allo Spazio. Dalla Space Highway Terra-Luna ai satelliti, dall’energia spaziale alla missione Artemis, dalla Stazione Spaziale Internazionale alla colonizzazione di Marte, dai cyborg alla biofabbricazione di astronauti: perché le aziende della Silicon Valley occupano la space economy, perché i loro profitti non vengono dalle commesse pubbliche della NASA e della Difesa, perché se mai l’Uomo andrà su Marte non sarà l’umano come oggi lo conosciamo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" data-type="post" data-id="8569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 90, marzo – aprile 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Profitto e transumanesimo nella corsa allo Spazio. Dalla Space Highway Terra-Luna ai satelliti, dall’energia spaziale alla missione Artemis, dalla Stazione Spaziale Internazionale alla colonizzazione di Marte, dai cyborg alla biofabbricazione di astronauti: perché le aziende della Silicon Valley occupano la space economy, perché i loro profitti non vengono dalle commesse pubbliche della NASA e della Difesa, perché se mai l’Uomo andrà su Marte non sarà l’umano come oggi lo conosciamo</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Noi (e la nostra progenie qui sulla Terra) dovremmo fare il tifo per i coraggiosi avventurieri spaziali, perché avranno un ruolo fondamentale nel guidare il futuro postumano e nel determinare cosa accadrà nel ventiduesimo secolo e oltre.”<br>Martin Rees, <em>On the Future: Prospects for Humanity</em>, 2021</pre>



<p class="has-drop-cap">“Nei prossimi cinque o dieci anni, il generale di brigata della Space Force John M.Olson prevede molto più di una semplice missione della NASA per riportare l’umanità sulla Luna: prevede un ‘vibrante focus commerciale’ guidato da aziende spaziali in rapida espansione. Componente chiave di tutto questo sarà un’architettura spaziale ibrida, resiliente e robusta, con una visione che arriva fino alla Luna e forse oltre […]. Tale architettura, a volte definita ‘space highway’ (autostrada spaziale, <em>n.d.a.</em>), dovrà realizzarsi con uno sforzo collettivo tra l’industria privata, le agenzie civili e l’esercito” (1). È il 2021 quando la <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" data-type="post" data-id="8462" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Space Force statunitense</a> (2) inizia a parlare di space highway, e il 2022 quando il concetto di “infrastruttura spaziale” viene sviluppato da un gruppo di lavoro coordinato da diverse agenzie governative: “[La] Space Superhighway potrebbe supportare le attività spaziali civili, commerciali e di sicurezza nazionale […] un’infrastruttura spaziale di tipo commercial-first che contempla tre componenti primarie: hub regionali, una rete di trasporto sostenibile e la logistica Terra-orbita. I settori spaziali civile, commerciale e di sicurezza nazionale potrebbero utilizzare questa infrastruttura comune per supportare l’assistenza ai satelliti e lo studio scientifico della Terra e per sviluppare la consapevolezza del dominio spaziale. […] La Space Superhighway è l’infrastruttura spaziale necessaria per il 21° secolo (3). Economia e guerra sono sempre andate di pari passo – per accaparramento di risorse, difesa di rotte commerciali strategiche, protezione o espansione di mercati di acquisto o di vendita&#8230; – e dunque non sorprende che lo Spazio sia stato da subito concepito come un ambiente <em>dual use</em>, militare e commerciale. “Mentre osserviamo questa competizione globale per le risorse, per le opportunità, per l’esplorazione e per i benefici che ne possono derivare, penso che gli Stati Uniti debbano essere i primi” continua il generale Olson; “non si può permettere alla Cina di raggiungere la Luna e costruire la propria architettura prima degli Stati Uniti”. Il<strong> </strong>primato economico va dunque conquistato e, se necessario, difeso, con le armi. Il concetto di ‘sicurezza nazionale’ implica la sfera economica. Ancor più in un territorio limitato.</p>



<p>Quando guardiamo allo Spazio pensiamo alla vastità infinita, ma non è così se l’obiettivo è andare dalla Terra alla Luna, o Marte. “Ciò che a prima vista appare un vuoto senza ostacoli è invece ricco di montagne e valli gravitazionali, di oceani e fiumi di energia variamente concentrata, di zone pericolose irte di radiazioni mortali e di peculiarità in posizioni precise”, scrive Everett Dolman, docente di Strategia allo Air Force Air Command and Staff College statunitense (4). Le rotte che consentono uno “sfruttamento efficiente e profittevole dello Spazio” (!) sono poche e fanno i conti con i pozzi gravitazionali e la meccanica orbitale (5); mentre gli “hub regionali”, ossia stazioni spaziali in grado di supportare centri manifatturieri, stoccaggio di risorse, impianti di lancio intermedi e basi militari, devono tenere in considerazione i Punti di Lagrange (6), che sono appena cinque. La Cina ne ha già conquistato uno, il punto L2, nel giugno 2018, collocandovi un satellite in orbita che, per la prima volta, permette di mantenere comunicazioni attive e stabili tra la Terra e il versante nascosto della Luna. Ma di <a href="https://rivistapaginauno.it/cina-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-terza-parte/" data-type="post" data-id="8777" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina parleremo nel prossimo articolo</a>, oggi parliamo della space economy statunitense. Perché la corsa allo sfruttamento dello Spazio è già iniziata.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio della Luna</h4>



<p>Se la space highway Terra-Luna è la base per lo profittabilità economica statunitense dello Spazio, e in quanto infrastruttura centrale deve essere protetta militarmente, parallelamente il futuro dominio militare ha bisogno dei capitali privati per sostenere gli enormi costi della corsa spaziale contro la Cina. Rispetto ai tempi della guerra fredda, la dinamica è infatti mutata. Le commesse statali di un tempo, appaltate alle storiche grandi industrie legate alla difesa e all’aeronautica, come Boeing e Lockheed Martin, rimborsavano pienamente i costi aggiuntivi non contemplati nel contratto, spesso legati a imprevisti, e comprendevano un margine di profitto per l’impresa; oggi il finanziamento pubblico è ancorato al raggiungimento dell’obiettivo fissato, e ogni onere extra non calcolato è a carico dell’azienda privata la quale, detenendo la proprietà di ciò che costruisce – lanciatore, navetta, satellite ecc. – potrà rientrare dei costi e registrare profitti con i successivi contratti commerciali di utilizzo, in “un ambiente di mercato in cui i servizi di trasporto spaziale commerciale siano disponibili per il governo come per il settore privato” (7).</p>



<p>Dietro l’entusiasmo di Obama del 2010 per il razzo Falcon 9 di SpaceX (8), troviamo dunque la partnership pubblico-privato che nasce nel 2006 con il Commercial Orbital Transportation Services (COTS) della NASA (9), strutturata in due fasi: nella prima l’agenzia federale aiutava le imprese a sviluppare lanciatori e navette per il trasporto di beni e astronauti in orbita terrestre bassa – l’obiettivo era il rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) – nella seconda stipulava contratti standard, i Commercial Resupply Services (CRS), per comprare questi servizi dalle relative aziende (10). Il contributo pubblico è stato di 821 milioni di dollari per il COTS (vedi Grafico 1, pag. 9), 3,5 miliardi per i contratti CRS-1 (11) e 14 miliardi per i contratti CRS-2, ancora in essere (12).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="341" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-1-90.jpg" alt="" class="wp-image-9694" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-1-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-1-90-300x171.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Grafico 1. Programma COTS della NASA, ammontare del contributo pubblico e del corrispondente finanziamento privato delle due aziende selezionate, SpaceX e Orbital Sciences Corporation (divenuta Orbital ATK nel 2015 e acquisita nel 2018 da Northrop Grumman). I successivi contratti di servizio CRS-1 e CRS-2 sono stati aggiudicati rispettivamente a SpaceX e Orbital Sciences Corporation e a Space X, Sierra Nevada Corporation e Orbital Sciences Corporation. Fonte: NASA, <em>Commercial Orbital Transportation Services. </em><em>A New Era in Spaceflight</em>, febbraio 2014</figcaption></figure>
</div>


<p>Nel 2010 la NASA implementa il Commercial Crew Development (CCDdev), focalizzato sul trasporto di equipaggio sulla ISS, strutturato nello stesso modo: prima fase di sviluppo – costata alle casse pubbliche quasi 1,6 miliardi – poi contratti di servizio per 9,3 miliardi, che garantiscono lanci sulla ISS fino al 2030 (vedi Tabella 2, pag. 11). Seguono i programmi legati alla missione per l’esplorazione lunare Artemis, con un impegno finanziario statale inizialmente previsto di 45 miliardi di dollari, poi aumentato a 93 miliardi fino al 2025 (vedi Tabelle 3 e 4, pagg. 12, 14-16) – dunque destinato, probabilmente, a un ulteriore futuro incremento. La progettualità della futura Space Superhighway ricalca la stessa visione “infrastructure-as-a-service”: “asset posseduti e gestiti dalle industrie private con locatari di riferimento governativi per i servizi commerciali” (13).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="570" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-2-90.jpg" alt="" class="wp-image-9695" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-2-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-2-90-300x285.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 2. Fonte: United States Government Accountability Office, Report to Congressional Committees, <em>Nasa Commercial Crew Program</em>, febbraio 2017. A questi dati sono da aggiungere la modifica al contratto con la Boeing del 2016 per ulteriori 287 milioni di dollari (<a href="https://spacenews.com/nasa-inspector-general-criticizes-additional-boeing-commercial-crew-payments/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/nasa-inspector-general-criticizes-additional-boeing-commercial-crew-payments/</a>) e due estensioni del 2022 al contratto con SpaceX pari a 2,2 miliardi di dollari (<a href="https://spacenews.com/nasa-and-spacex-finalize-extension-of-commercial-crew-contract/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/nasa-and-spacex-finalize-extension-of-commercial-crew-contract/</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p>Il cambio di paradigma proposto nel 2004 con il COTS ha quindi stravolto lo scenario del settore spaziale. Per le aziende implica, innanzitutto, che prima di registrare profitti occorre investire parecchio, e avere strutture finanziarie in grado di sostenere anni di perdite su un progetto. Nell’ottobre 2024 Boeing ha fatto trapelare l’idea di voler abbandonare il programma CCDdev a causa delle perdite accumulate nel tempo, pari a 1,85 miliardi di dollari (14). Non che la multinazionale statunitense non possa farsene carico, si tratta di scelte. SpaceX, quasi onnipresente nelle commesse della NASA e della Space Force, è finanziata direttamente da Elon Musk e soprattutto da venture capital del settore tecnologico; secondo il Wall Street Journal (15), l’approccio dell’azienda è tipico del settore tech: “Investire ingenti somme di denaro in prodotti e infrastrutture per cercare di ottenere vantaggi rispetto ai concorrenti, a scapito dei profitti”. Gli investitori guardano a SpaceX come a una “una scommessa a lungo termine, e affermano di non essere preoccupati di vedere i risultati”; l’azienda ha infatti registrato perdite significative – 968 milioni di dollari nel 2021 su 2,3 miliardi di fatturato, 559 milioni nel 2022 su 4,6 miliardi di fatturato (16) – eppure non abbandona la presa; viene continuamente ricapitalizzata, e resta lì. Una dinamica simile caratterizza Blue Origin di Jeff Bezos, e tante altre aziende tech più piccole impegnate nello sviluppo di altri prodotti e servizi collegati alla space economy. Due sono le motivazioni di tanta perseveranza mostrata dalle società con radici nella Silicon Valley. La prima, prosaica: la tecnologia digitale è il settore che dello Spazio ha più bisogno per continuare a fare profitti. La seconda, ideologica: la visione transumanista, che ormai attraversa quasi l’intero mondo tech (17), trova nello Spazio la dimensione su cui ancorare, costruire, giustificare e narrare, il proprio sviluppo.</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="547" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-3-90.jpg" alt="" class="wp-image-9696" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-3-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-3-90-300x274.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 3. Fonte: NASA, <em>Nasa’s Management of the Artemis Missions</em>, 15 novembre 2021</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio dei satelliti</h4>



<p>Se la Luna e la space highway sono lontane – per non parlare di Marte – le orbite terrestri sono da tempo molto vicine e conquistate da più attori. Tranne una. Quella dei 31 satelliti GPS, in orbita a 20.000 km di altezza, nella zona MEO (Medium Earth Orbit), storico emblema del legame militare-commerciale dello Spazio.</p>



<p>Nel 1973 il Pentagono avvia il progetto Navigation Satellite Timing And Ranging Global Positioning System (NAVSTAR GPS), a sostituire i sei satelliti Transit che dal 1960 consentivano di guidare i missili balistici nucleari dei sottomarini statunitensi; tra il 1978 e il 1985 vengono lanciati i primi 11 satelliti GPS, a seguire gli altri; nel 1991 il sistema viene aperto all’uso civile, con specifiche meno precise rispetto al funzionamento militare; nel 2000 Clinton lo rende liberamente disponibile, trasformandolo di fatto nello standard mondiale.</p>



<p>Ciò che ha reso indispensabile questa costellazione satellitare è la combinazione del segnale radio con la misura del tempo. Non si tratta infatti solo della navigazione. Le telecomunicazioni, le compagnie aeree, il cloud digitale, la logistica, le transazioni bancarie e i mercati finanziari di tutto il pianeta, con i propri algoritmi di trading, utilizzano il GPS per sincronizzare i loro servizi; qualunque dispositivo elettronico si regola sullo stesso orario quando viene acceso perché riceve il segnale GPS. Il funzionamento del globale sistema economico e digitale dipende da questi 31 satelliti tuttora sotto il controllo della Difesa statunitense. E se la Ue con Galileo, la Cina con Beidou e la Russia con Glonass, il Giappone con QZSS e l’India con IRNSS stanno cercando, per ora senza successo, di intaccare il monopolio USA – ben consapevoli di ciò che comporta per i propri interessi nazionali – per il privato è una mossa impensabile. Certo, ciò non significa che non possa trarne profitto, e anche qui SpaceX, con il suo lanciatore Falcon 9, si assicura una buona dose di commesse pubbliche (18). Ma è la zona LEO, Low Earth Orbit, le orbite basse comprese tra 200 e 2.000 km di altitudine, lo Spazio che, al di là dei contratti con la Difesa (19), i privati hanno iniziato a occupare in autonomia, per i propri obiettivi.</p>



<p>Il primo, sul quale tutto ruota, è il collegamento Internet. L’espansione della rete a banda larga, oltre la fibra ottica dei cavi sottomarini e terrestri, permette di costituire una propria base di utenti. Si stanno muovendo in questa direzione Elon Musk con la nota costellazione Starlink e Jeff Bezos con il suo Kuiper Project. Ne possono nascere anche collaborazioni tra Big Tech, come quella tra Microsoft e Starlink, con l’accordo sottoscritto nel 2022 per integrare la piattaforma cloud Azure della prima con la connettività satellitare della seconda – accordo che ha permesse a Microsoft di aggiudicarsi, nel 2024, un contratto di 19,8 milioni di dollari con la US Space Force per sviluppare un ambiente di formazione virtuale, aprendo ad Azure l’ambito spaziale (20). Oppure possono aprirsi anche accordi spiccatamente commerciali, come quelli tra SpaceX e Blue Origin con AST SpaceMobile, per lanciare i satelliti BlueBird destinati alla costruzione di una rete a banda larga progettata per gli smartphone.</p>



<p>Connessione Internet significa anche criptovalute e Internet of Things (IoT). Dal 2017 Blockstream, fornitore di tecnologia blockchain, supporta la rete Bitcoin con cinque satelliti posizionati in orbita geostazionaria (21) – a 36.000 km di altezza, nella zona HEO, High Earth Orbit. Dal 2018 SpaceChain ha lanciato sette live nodes nello Spazio che supportano blockchain per diverse criptovalute (22), approdando perfino, a bordo di un razzo SpaceX, sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2019 (23). Nel 2021 la banca d’affari JP Morgan ha testato Onyx, la propria piattaforma blockchain, elaborando le transazioni su satelliti dell’azienda GOMspace: lo sguardo è all’IoT, quando i dispositivi si collegheranno tra loro e faranno pagamenti in modo autonomo; un frigorifero intelligente che ordina e paga il latte su un sito di e-commerce o un’auto a guida autonoma che paga la benzina, afferma Umar Farooq, CEO di JP Morgan (24); e nel gennaio 2024 la banca d’affari ha presentato domanda di brevetto per il suo “space-based payments” (25).</p>



<p>Connessione Internet significa anche guida autonoma. Una correlazione facilmente intuibile: la mobilità totale è sinonimo di rete satellitare. Ne è ben consapevole Elon Musk, ovviamente, che unisce Tesla Motors con Starlink, ma anche la Cina, dove la casa automobilistica Zhejiang Geely Holding ha iniziato nel 2022 a lanciare la propria Geely Future Mobility Constellation, con l’obiettivo di arrivare a 72 satelliti entro il 2025 e a 168 totali (26).</p>



<p>In poche parole, il futuro di Internet è nello Spazio, è satellitare. E il settore tecnologico è ben consapevole che, come per la corsa alla Luna, investire oggi significa fare profitti domani.</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="505" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-4-90.jpg" alt="" class="wp-image-9697" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-4-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-4-90-300x253.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 4-1. Fonte: NASA, <em>Nasa’s Management of the Artemis Missions</em>, 15 novembre 2021</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio dell’energia</h4>



<p>Il mondo di Internet ha un altro fabbisogno primario. Dai data center ai cloud, dall’intelligenza artificiale alla blockchain, la tecnologia digitale registra oggi una domanda di energia che rischia di superare l’offerta, specie se le fonti fossili verranno pian piano a mancare – nonostante il <em>Drill baby drill!</em> di Trump.</p>



<p>A breve termine, il nucleare può essere una soluzione. OpenAI e Peter Thiel di Palantir hanno investito in Oklo, un’azienda che sta sviluppando tecnologia nucleare, e nella start up Helion Energy, accanto al co-fondatore di Facebook e ora CEO di Asana, Dustin Moskovitz, e al co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman; Microsoft ha sottoscritto un accordo per riaprire un reattore in Pennsylvania, con l’obiettivo di ripristinarlo entro il 2028, e Bill Gates presiede TerraPower, azienda alle prime fasi di costruzione di un nuovo reattore nucleare nel Wyoming; Google ha aderito a un round di finanziamenti da 250 milioni di dollari per la start up nucleare TAE Technologies e Amazon ha investito 500 milioni nelle start up nucleari X-energy e General Fusion (27).</p>



<p>A medio termine, anche lo Spazio può dare una risposta. I progetti si basano sugli studi di Nikola Tesla e perseguono l’obiettivo di arrivare alla trasmissione wireless di energia. John Mankins, ex direttore tecnico alla NASA e fondatore della Artemis Innovation Mangement Solutions – scrive Marcello Spagnulo, ingegnere aeronautico con esperienza trentennale nel settore spaziale presso aziende private e agenzie governative – stima che una centrale solare del diametro di un chilometro in orbita geostazionaria, potrebbe emettere delle onde elettromagnetiche, alla frequenza utilizzata dai normali sistemi bluetooth, che potrebbero essere raccolte a Terra da un’antenna di soli 10 chilometri di diametro; sostiene che la produzione di energia solare nello Spazio sia già tecnologicamente fattibile e che “presto un’imprenditoria privata raccoglierà questa sfida” (28). La realizzazione implica “centinaia di lanci per mettere in orbita tutti gli elementi”, e qui ritroviamo Musk con SpaceX e Bezos con Blue Origin, a cui si potrà aggiungere Richard Branson con Virgin Galactic, finora attiva solo nel limitato campo del ‘turismo spaziale’. Tutte imprese che sicuramente andranno a inserirsi nel progetto Space Superhighway Terra-Luna. Perché i profitti e il vantaggio concorrenziale si contano non se si utilizza l’energia dallo Spazio ma, in una integrazione verticale dell’azienda, se ne si possiede le infrastrutture. “Dobbiamo andare nello Spazio se vogliamo continuare ad avere una civiltà in crescita” dichiara Bezos nel 2016: “Se si prende l’utilizzo di base di energia sulla Terra e lo si incrementa del solo 3% l’anno per 500 anni, diventa necessario coprire l’intera superficie della Terra con le celle solari. Questo non accadrà. […] nello Spazio si ha un accesso a 24 ore di energia solare […] Nello Spazio si ottiene un enorme potere energetico in ogni singolo istante” (29). Blue Origin sembra infatti già portarsi avanti. Nel 2021 ha avviato una collaborazione con Sierra Space e Boeing per il progetto Orbital Reef, una stazione spaziale in orbita bassa che richiama l’idea degli hub regionali della Space Superhighway: una stazione che “aprirà il prossimo capitolo dell’esplorazione e dello sviluppo spaziale umano, facilitando la crescita di un vibrante ecosistema e di un modello di business per il futuro” (30).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="628" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-5-90.jpg" alt="" class="wp-image-9698" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-5-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-5-90-287x300.jpg 287w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 4-2. Fonte: NASA, <em>Nasa’s Management of the Artemis Missions</em>, 15 novembre 2021</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio per chi?</h4>



<p>Ma chi andrà nello Spazio? Come abbiamo accennato nel precedente articolo (31), il corpo umano è a misura terrestre. L’assenza di gravità così come la microgravità, per tempi prolungati, causa danni muscolari, scheletrici e cardiovascolari, disturbi immunitari e metabolici, disturbi della vista, problemi di equilibrio e sensomotori, a cui si potrebbe aggiunge uno spostamento verso l’alto del cervello all’interno del cranio, con movimenti di fluidi verso la parte superiore della testa (32); problematiche di cui ancora non conosciamo le conseguenze a lungo termine. Le radiazioni cosmiche poi sono letali, e tuttora non riusciamo a schermarle totalmente nemmeno all’interno della ISS, situata in orbita bassa e quindi ancora protetta dalla magnetosfera terrestre. Le soluzioni possibili a quello che è chiaramente un problema nodale, non sono infinite. Nella letteratura spaziale si riducono a quattro: gigantesche astronavi/eso-habitat schermati e ruotanti, con gravità simil-terrestre e costruite in cantieri spaziali con ipotetiche materie prime estratte nello Spazio (dalla Luna o da asteroidi), per ovviare alla difficoltà di lanciare dalla Terra una struttura di tale pesantezza; ingegneria genetica applicata all’umano; robot dotati di intelligenza artificiale; fusione delle ultime due soluzioni con la creazione di cyborg. Ciò che viene studiato, di fatto, sono tutte e quattro le progettualità percepite come interconnesse, con lo sguardo rivolto già oltre la Luna a incontrare il Pianeta Rosso. Alla base, la consapevolezza che se mai l’Uomo andrà su Marte, non sarà l’umano come oggi lo conosciamo.</p>



<p>“Immagino che useranno tutte le tecniche di modifica genetica, aggiunte cyborg e così via, per far fronte ad ambienti molto ostili. Potremmo avere una nuova specie che sarà felice di vivere su Marte” afferma il transumanista Martin Rees alla BBC a fine dicembre 2024 (33). Aggiungendo nel suo libro <em>On the Future: Prospects for Humanity</em>, pubblicato nel 2021: “Queste tecniche [modifica genetica e aggiunte cyborg] saranno, si spera, pesantemente regolamentate sulla Terra, per motivi prudenziali ed etici, ma i ‘coloni’ su Marte saranno ben oltre le grinfie dei regolatori. Dovremmo augurare loro buona fortuna nel modificare la loro progenie per adattarla ad ambienti alieni. Questo potrebbe essere il primo passo verso la divergenza in una nuova specie. La modifica genetica sarebbe integrata dalla tecnologia cyborg, in effetti potrebbe esserci una transizione verso intelligenze completamente inorganiche. Quindi, sono questi avventurieri spaziali, non quelli di noi comodamente adattati alla vita sulla Terra, che guideranno l’era postumana”.</p>



<p>Una visione che appartiene anche alla NASA e al suo Ames Research Center situato “nel cuore della Silicon Valley” (34), impegnato, tra gli altri, nel progetto Space Synthetic Biology, che “sta sviluppando tecnologie per la biofabbricazione” di vitamine, medicinali, grassi sani e proteine, che “testerà un metodo di produzione di nutrienti nello spazio” per gli equipaggi spaziali e che nel 2019 ha già lanciato “il primo lotto di confezioni BioNutrient sulla Stazione Spaziale Internazionale per un esperimento di cinque anni” – programma che si allaccia ai progetti sulla carne coltivata (35).</p>



<p>Non solo. Dal biofabbricare alimenti al biofabbricare astronauti, il passo sembra essere breve. “Perché non inventare un microbioma sintetico? […] Non ci sono molte cose che eccitano la mia immaginazione quanto il tentativo di progettare organismi, anche umani, per voli spaziali a lungo termine e forse per la colonizzazione di altri mondi”, dichiara Craig Venter, biologo sintetico e genetista, collaboratore della NASA, nel corso di una conferenza all’Ames Research Center nel 2011 (36). Parallelamente, la neuroscienziata Rachael Seidler dell’Università della Florida, specialista in apprendimento motorio ed effetti della microgravità sugli astronauti, afferma che “la NASA e altre agenzie spaziali stanno attualmente lavorando duramente per creare e testare contromisure per i vari impatti negativi della vita su Marte”, tra i quali la possibile difficoltà che la specie umana – quella del pianeta Terra – potrà incontrare per riprodursi. Tralasciando gli effetti deleteri delle radiazioni sul feto in via di sviluppo, non sappiamo come la bassa gravità influenzerà la madre e il feto, dichiara Seidler: “Il feto probabilmente si troverà più in alto nell’utero a causa della minore gravità, e premerà sul diaframma della madre, rendendole difficile respirare. La bassa gravità potrebbe anche ‘confondere’ il processo gestazionale, ritardando o interferendo con fasi critiche dello sviluppo, come la caduta del feto entro la 39<sup>a</sup> settimana. Sulla Terra, ossa, muscoli, sistema circolatorio e altri aspetti della fisiologia umana si sviluppano lavorando contro la gravità. È possibile che il corpo umano possa adattarsi alla situazione di bassa gravità su Marte, ma semplicemente non lo sappiamo”. Certo non risolve il problema della microgravità, a meno di inserirlo in una centrifuga per simulare la gravità terrestre, sottolinea Seidler, ma “un utero artificiale potrebbe essere una possibile soluzione” (37).</p>



<p>Robot AI, cyborg, biofabbricazione di organismi ‘umani’, uteri artificiali: lo Spazio non sarà umano.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="499" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-6-90.jpg" alt="" class="wp-image-9699" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-6-90.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/03/spazio-profitto-6-90-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tabella 4-3. Fonte: NASA, <em>Nasa’s Management of the Artemis Missions</em>, 15 novembre 2021</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Una specie, un pianeta</h4>



<p>È impossibile prevedere oggi se un giorno tutto questo sarà realtà. Chi se ne occupa, ne è assolutamente convinto. Space highway Terra-Luna, eso-habitat, energia, insediamenti postumani su Marte. Quel che è certo, è che la narrazione dominante nella quale siamo immersi è positiva: lo Spazio è la nuova frontiera e la sua ‘conquista’ rappresenta un progresso per l’umanità.</p>



<p>Dovremmo prestare più attenzione a ciò che resta dietro le quinte. Mentre le dirette dalla Stazione Spaziale Internazionale trasmettono l’entusiasmo per la ricerca scientifica, dovremmo interrogarci su <em>quale</em> ricerca venga implementata. Mentre Elon Musk ci ipnotizza con la conquista di Marte, dovremmo chiederci <em>chi</em> eventualmente andrà su Marte, e dove si nasconda la profittabilità dell’epopea spaziale. Perché è evidente che l’obiettivo di aziende come SpaceX, Blue Origin, Microsoft e di tutte le imprese, grandi e piccole, che ruotano intorno alla space economy, non è guadagnare con le commesse pubbliche, bensì occupare strategicamente i luoghi che saranno centrali per il settore tecnologico del futuro. Internet, criptovalute, IoT, guida autonoma, robotica e intelligenza artificiale hanno bisogno delle orbite satellitari e dell’energia spaziale; e il loro sviluppo proseguirà anche se Luna o Marte non vedranno mai un’impronta umana – o postumana. In altre parole, l’obiettivo è la corsa in sé. <em>Cercare</em> di creare insediamenti postumani nello Spazio, anche senza riuscirvi, significa sviluppare l’intelligenza artificiale, la robotica, l’ibridazione uomo-macchina, l’editing del genoma; significa rafforzare ed espandere il proprio dominio, economico e culturale, <em>qui e ora</em>, sulla Terra, nel solco del transumanesimo. Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates, Peter Thiel, David Sacks, Marc Andreessen, Richard Branson, Dustin Moskovitz, Jann Tallin, Sam Altman, Larry Page, Larry Ellison, Vitalik Buterin, Tim Cook, Sundar Pichai, Mark Zuckerberg&#8230; i vertici noti e meno noti di Big Tech che si aggiudicano i contratti pubblici, non dipendono dallo Stato; lo stanno usando.</p>



<p>Dovremmo infine chiederci che cosa consideriamo ‘progresso per l’umanità’. L’<em>intera </em>umanità che vive su <em>questo</em> pianeta.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) <a href="https://www.airandspaceforces.com/us-space-highway-space-force-general/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.airandspaceforces.com/us-space-highway-space-force-general/</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) Per quanto riguarda lo Spazio nell’ambito militare, con focus sull’approccio statunitense, cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>La corsa allo Spazio è una corsa alla guerra</em></a>, Paginauno n. 89, gennaio 2025</p>



<p class="has-small-font-size">3) <a href="https://web.archive.org/web/20240915063906/https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20220012880/downloads/IAC_Space-Superhighway_2022%20(1).pdf?attachment=true" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://web.archive.org/web/20240915063906/https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20220012880/downloads/IAC_Space-Superhighway_2022(1).pdf?attachment=true</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) <a href="https://www.limesonline.com/rivista/mahan-negli-astri-perche-l-america-va-nello-spazio-14639109/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.limesonline.com/rivista/mahan-negli-astri-perche-l-america-va-nello-spazio-14639109/</a></p>



<p class="has-small-font-size">5) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">6) I Punti di Lagrange sono anomalie gravitazionali dove interagiscono due campi gravitazionali (in questo caso, quello della Terra e quello della Luna); posizionandosi in orbita intorno a questi punti, un oggetto (satellite, stazione spaziale ecc.) resta stabile senza quasi consumare energia</p>



<p class="has-small-font-size">7)<a href="https://web.archive.org/web/20211114073052/https:/www.nasa.gov/commercial-orbital-transportation-services-cots" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://web.archive.org/web/20211114073052/https://www.nasa.gov/commercial-orbital-transportation-services-cots</a></p>



<p class="has-small-font-size">8) Cfr. Giovanna Cracco, art. cit.</p>



<p class="has-small-font-size">9) Cfr. <a href="https://www.nasa.gov/wp-content/uploads/2016/08/sp-2014-617.pdf?emrc=81adc8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nasa.gov/wp-content/uploads/2016/08/sp-2014-617.pdf?emrc=81adc8</a></p>



<p class="has-small-font-size">10) Cfr. <a href="https://web.archive.org/web/20211114073052/https://www.nasa.gov/commercial-orbital-transportation-services-cots" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://web.archive.org/web/20211114073052/https://www.nasa.gov/commercial-orbital-transportation-services-cots</a></p>



<p class="has-small-font-size">11) Crf. <a href="https://web.archive.org/web/20160413060706/http://www.nasa.gov/home/hqnews/2008/dec/HQ_C08-069_ISS_Resupply.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://web.archive.org/web/20160413060706/http://www.nasa.gov/home/hqnews/2008/dec/HQ_C08-069_ISS_Resupply.html</a></p>



<p class="has-small-font-size">12) <a href="https://www.nasa.gov/news-release/nasa-awards-international-space-station-cargo-transport-contracts/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nasa.gov/news-release/nasa-awards-international-space-station-cargo-transport-contracts/</a></p>



<p class="has-small-font-size">13) <a href="https://web.archive.org/web/20240915063906/https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20220012880/downloads/IAC_Space-Superhighway_2022%20(1).pdf?attachment=true" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://web.archive.org/web/20240915063906/https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20220012880/downloads/IAC_Space-Superhighway_2022(1).pdf?attachment=true</a></p>



<p class="has-small-font-size">14) Cfr. <a href="https://spacenews.com/boeing-losses-on-starliner-increase-by-250-million/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/boeing-losses-on-starliner-increase-by-250-million/</a></p>



<p class="has-small-font-size">15) <a href="https://archive.ph/20230817224420/https:/www.wsj.com/tech/behind-the-curtain-of-elon-musks-secretive-spacex-revenue-growth-and-rising-costs-2c828e2b#selection-4947.0-4977.112" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://archive.ph/20230817224420/https://www.wsj.com/tech/behind-the-curtain-of-elon-musks-secretive-spacex-revenue-growth-and-rising-costs-2c828e2b#selection-4947.0-4977.112</a></p>



<p class="has-small-font-size">16) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">17) Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/dialettica-del-transumanesimo-la-scienza-si-fa-religione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Dialettica del transumanesimo. La scienza si fa religione</em></a>, Paginauno n. 88, ottobre 2024</p>



<p class="has-small-font-size">18) Nel 2016 SpaceX si è aggiudicata il contratto di servizio del Pentagono per lanciare un satellite GPS, battendo sul prezzo (82,7 milioni) la United Launch Alliance, joint venture tra Boeing e Lockheed, che nei precedenti dieci anni aveva lanciato quasi tutti i satelliti militari statunitensi ma si è ritirata dalla competizione dichiarando di non poter vincere una sfida sui costi con SpaceX; cfr. <a href="https://spacenews.com/spacex-wins-82-million-contract-for-2018-falcon-9-launch-of-gps-3-satellite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/spacex-wins-82-million-contract-for-2018-falcon-9-launch-of-gps-3-satellite/</a>). Nel 2018 SpaceX ha ottenuto un secondo contratto da 297 milioni per altri tre lanci satellitari GPS; cfr. <a href="https://spacenews.com/air-force-awards-739-million-in-launch-contracts-to-ula-and-spacex/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/air-force-awards-739-million-in-launch-contracts-to-ula-and-spacex/</a><br><br>19) Anche qui troviamo SpaceX con diversi contratti governativi. A titolo informativo e non esaustivo: nel 2018, in collaborazione con la US Air Force, Starlink ha testato la connessione dei propri satelliti con aerei militari crittografati; nel maggio 2020 ha sottoscritto un accordo con l’esercito statunitense per l’utilizzo della connessione Internet da parte di reti militari; nell’ottobre 2020 si è aggiudicata una commessa di 150 milioni di dollari per lo sviluppo di satelliti militari; nel 2021 ha avviato il progetto per testare nuovamente il sistema satellitare in connessione con i caccia F-35; nel giugno 2024 il Dipartimento della Difesa USA ha dichiarato di voler aggiungere più di 100 satelliti Starshield – una versione militarizzata dei satelliti Starlink – alla propria architettura di comunicazioni, con l’intenzione di acquistarli per poterli controllare direttamente, cfr. <a href="https://spacenews.com/pentagon-embracing-spacexs-starshield-for-future-military-satcom/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/pentagon-embracing-spacexs-starshield-for-future-military-satcom/</a>. Troviamo anche Blue Origin, che nel giugno 2024 ha fatto il suo primo ingresso nelle commesse della US Space Force relative ai lanci satellitari, aggiudicandosi 5 milioni di dollari per fornire una iniziale valutazione della capacità di lancio, cfr.<a href="https://www.ssc.spaceforce.mil/Portals/3/Documents/PRESS%20RELEASES/U.S.%20Space%20Force%E2%80%99s%20Space%20Systems%20Command%20Awards%20Three%20Contracts%20for%20National%20Security%20Space%20Launch%20Phase%203%20Lane%201.pdf?ver=WT3dldJzYn51seLAiTO3kg%3d%3d">https://www.ssc.spaceforce.mil/Portals/3/Documents/PRESS%20RELEASES/U.S.%20Space%20Force%E2%80%99s%20Space%20Systems%20Command%20Awards%20Three%20Contracts%20for%20National%20Security%20Space%20Launch%20Phase%203%20Lane%201.pdf?ver=WT3dldJzYn51seLAiTO3kg%3d%3d</a><br><br>20) Cfr. <a href="https://spaceinsider.tech/2024/01/15/microsoft-secures-19-8-million-contract-with-us-space-force-for-cloud-based-space-simulation/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spaceinsider.tech/2024/01/15/microsoft-secures-19-8-million-contract-with-us-space-force-for-cloud-based-space-simulation/</a></p>



<p class="has-small-font-size">21) Cfr. <a href="https://blockstream.com/satellite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://blockstream.com/satellite/</a></p>



<p class="has-small-font-size">22) Cfr. <a href="https://www.spacechain.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spacechain.com/</a>. Un lives node è un payload (un ‘carico utile’) installato su un satellite – o sulla Stazione Spaziale Internazionale</p>



<p class="has-small-font-size">23) Cfr. <a href="https://spacenews.com/spacechain-sends-blockchain-technology-to-the-international-space-station/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://spacenews.com/spacechain-sends-blockchain-technology-to-the-international-space-station/</a></p>



<p class="has-small-font-size">24) Cfr. <a href="https://www.reuters.com/article/technology/jpmorgan-s-blockchain-payments-test-is-literally-out-of-this-world-idUSKBN2AO1GL/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reuters.com/article/technology/jpmorgan-s-blockchain-payments-test-is-literally-out-of-this-world-idUSKBN2AO1GL/</a></p>



<p class="has-small-font-size">25) <a href="https://www.thedailyupside.com/finance/banking/jpmorgan-adds-to-space-ambitions-with-off-planet-payments/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.thedailyupside.com/finance/banking/jpmorgan-adds-to-space-ambitions-with-off-planet-payments/</a></p>



<p class="has-small-font-size">26) Cfr. <a href="https://zgh.com/media-center/news/2024-09-03/?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://zgh.com/media-center/news/2024-09-03/?lang=en</a><br><br>27) <a href="https://edition.cnn.com/2024/12/24/tech/nuclear-energy-ai-leaders/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://edition.cnn.com/2024/12/24/tech/nuclear-energy-ai-leaders/index.html</a></p>



<p class="has-small-font-size">28) Marcello Spagnulo, <em>Geopolitica dell’esplorazione spaziale</em>, Rubbettino<br><br>29) <a href="https://www.geekwire.com/2016/jeff-bezos-blue-origin-motto-logo-boots/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.geekwire.com/2016/jeff-bezos-blue-origin-motto-logo-boots/</a></p>



<p class="has-small-font-size">30) <a href="https://www.blueorigin.com/news/orbital-reef-commercial-space-station" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.blueorigin.com/news/orbital-reef-commercial-space-station</a></p>



<p class="has-small-font-size">31) Cfr. Giovanna Cracco, <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>La corsa allo Spazio è una corsa alla guerra</em></a>, Paginauno n. 89, gennaio 2025</p>



<p class="has-small-font-size">32) Cfr. <a href="https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222</a></p>



<p class="has-small-font-size">33) <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cy7keddnj31o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bbc.com/news/articles/cy7keddnj31o</a></p>



<p class="has-small-font-size">34) <a href="https://www.nasa.gov/ames/about-ames/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nasa.gov/ames/about-ames/</a></p>



<p class="has-small-font-size">35) Cfr. Francesca Faccini, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/carne-coltivata-o-cibo-di-marte/" data-type="post" data-id="8580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carne coltivata o cibo di Marte</a></em>, pag. 48</p>



<p class="has-small-font-size">36) <a href="https://www.youtube.com/watch?v=KTzG_HIUu9c" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=KTzG_HIUu9c</a><br><br>37) <a href="https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Carne coltivata o cibo di Marte</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/carne-coltivata-o-cibo-di-marte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Faccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=8580</guid>

					<description><![CDATA[Benessere animale, sicurezza alimentare e ridotto impatto ambientale sono i temi con cui viene promossa la carne coltivata: non è così. Quali sono i reali interessi, quale l’approccio tecnologico e chi finanzia la ricerca di un cibo destinato ai ricchi e ai viaggi spaziali]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 90, marzo – aprile 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Benessere animale, sicurezza alimentare e ridotto impatto ambientale sono i temi con cui viene promossa la carne coltivata: non è così. Quali sono i reali interessi, quale l’approccio tecnologico e chi finanzia la ricerca di un cibo destinato ai ricchi e ai viaggi spaziali</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“La macchina ha trasformato ciò che c’è di più immediato per l’uomo, la sua casa, il suo mobilio, il suo nutrimento.”<br>Jacques Ellul, <em>La tecnica rischio del secolo</em></pre>



<h4 class="wp-block-heading">I numeri della carne</h4>



<p>Nella città-prefettura di Ezhou in Cina svetta un grattacielo di 26 piani conosciuto come “pig palace” (1). Si tratta del più grande allevamento di maiali al mondo che, al pieno della sua capacità, può mandare al macello fino a 1,2 milioni di suini l’anno. Questi maiali occupano le fila degli oltre 80 miliardi di animali uccisi annualmente per la produzione di carne, escludendo quelli morti durante il processo di allevamento (2). Tali numeri sono presto spiegati dai dati circa il consumo di carne pro capite pari, nel 2022, a 70,57 kg in Cina, 122,8 kg negli Stati Uniti, 73,58 kg in Italia (3); quantità destinate a crescere. Secondo la FAO (4), infatti, in vista dell’aumento della popolazione mondiale (5), la produzione annuale di carne dovrà crescere di oltre 200 milioni di tonnellate, per raggiungere i 470 milioni di tonnellate.</p>



<p>Tutto ciò si traduce anche in consumo di suolo e inquinamento. Il 70% del terreno agricolo è occupato da animali da allevamento o da colture destinate a foraggiare gli animali, come quelle del mais e della soia, i principali ingredienti dei mangimi. A livello mondiale, il Brasile rappresenta uno dei massimi fornitori di soia, un primato che ha fatto sì che per favorire la monocoltura del legume sia stato devastato il Cerrado (situato nell’altopiano del Brasile), considerato la savana con la più alta biodiversità al mondo (6). Spostando lo sguardo sul nostro territorio, è l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) a dichiarare che gli allevamenti intensivi sono la causa del 75% di tutte le emissioni di ammoniaca in Italia e la seconda fonte di polveri sottili nel Paese (7).</p>



<p>Questo scenario ci mette davanti al rischio reale di non poter più seguire gli attuali standard di produzione e consumo di prodotti di origine animale, possibilità rispetto alla quale è stata presentata una soluzione: la carne coltivata in laboratorio.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Dove il piatto è servito</h4>



<p>È il 1931 quando Winston Churchill in un saggio breve intitolato <em>Fifty Years Hence,</em> pubblicato sulla rivista <em>Strand Magazine,</em> immagina un mondo in cui si faranno crescere solo le parti commestibili di un animale in ambienti speciali e paventa l’idea di nuovi cibi: “Sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero per mangiare il petto o l’ala, coltivando queste parti separatamente in un mezzo adatto. In futuro, naturalmente, useremo anche cibo sintetico. [&#8230;] I nuovi cibi saranno fin dall’inizio praticamente indistinguibili dai prodotti naturali e qualsiasi cambiamento sarà così graduale da sfuggire all’osservazione” (8). Le parole di Churchill sembrano anticipare quello che avviene nel 2013 quando Mark Post, ingegnere olandese dell’Università di Maastricht, presenta alla stampa il primo hamburger ottenuto dalle cellule staminali di una mucca: 250.000 euro il prezzo stimato, cifra che teneva conto dei costi degli esperimenti e dell’uso delle strumentazioni (9).</p>



<p>Ma cosa s’intende per carne coltivata?&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 90</a></p>



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		<item>
		<title>Stati Uniti. La corsa allo Spazio è una corsa alla guerra (prima parte)</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 14:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=8462</guid>

					<description><![CDATA[“Chi controlla la Luna controlla la Terra”: le parole d’ordine del generale Boushey del 1958 sono tornate d’attualità, mentre la Cina ha scavalcato la Russia nel ruolo di rivale geopolitico degli Stati Uniti e dal 2010, con Obama, è diventata centrale nella U.S. National Space Policy; cosa nascondono i miraggi marziani di Elon Musk, la missione Artemis e la Stazione Spaziale Internazionale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-89-gennaio-febbraio-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 89, gennaio – febbraio 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Chi controlla la Luna controlla la Terra”: le parole d’ordine del generale Boushey del 1958 sono tornate d’attualità, mentre la Cina ha scavalcato la Russia nel ruolo di rivale geopolitico degli Stati Uniti e dal 2010, con Obama, è diventata centrale nella U.S. National Space Policy; cosa nascondono i miraggi marziani di Elon Musk, la missione Artemis e la Stazione Spaziale Internazionale</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Chi controlla la Luna controlla la Terra. La Luna offre una base di rappresaglia con un vantaggio senza pari. Se avessimo lì una base, i sovietici sarebbero costretti a lanciare preventivamente dalla Russia un attacco nucleare verso la Luna almeno due giorni prima di attaccare direttamente il continente americano. Se non lo facessero sarebbero destinati entro 48 ore a ricevere dalla Luna una devastante rappresaglia nucleare. Una base lunare costituisce un vantaggio strategico senza prezzo.”<br>Homer A. Boushey, generale di Brigata e vicedirettore Ricerca e Sviluppo dell’Air Force statunitense, 1958  </pre>



<p class="has-drop-cap">Il 6 ottobre scorso un saltellante Elon Musk compare accanto a Trump sul palco del comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania, indossando la maglietta nera con scritta bianca “Occupy Mars”; una maglietta divenuta icona della conquista di ‘altri mondi’, così come Musk è divenuto immagine dell’epica spaziale. La visione di fondare una colonia umana su Marte lo accompagna almeno dal 2001, senza che il proprietario di SpaceX abbia mai lasciato trapelare un dubbio sulla sua fattibilità; tuttavia gli annunci relativi alla tempistica dell’impresa non hanno goduto della medesima coerenza. Nel 2011 Musk ha affermato che avrebbe portato l’Uomo su Marte in dieci anni – e con tutta evidenza non ci siamo arrivati –; nel 2016 ha dichiarato che nel 2060 vivranno su Marte un milione di persone; nel 2020 ha sostenuto che probabilmente sarà morto prima che l’Uomo arrivi su Marte; nel 2021 ha asserito che si ritroverà sorpreso nel caso l’umanità non atterri su Marte entro cinque anni, quindi entro il 2026. L’ambito spaziale si è sempre contraddistinto per il rinvio di scadenze precedentemente fissate – anche un piccolo problema tecnico può causare lo slittamento di mesi – dunque al di là delle boutade che caratterizzano il personaggio Elon Musk, la mancanza di una tempistica certa fa parte del gioco. Tuttavia, se ci allontaniamo dall’entusiasmo del proprietario di SpaceX e ci avviciniamo ai dettagli tecnici, che la stessa NASA evidenzia nella documentazione del progetto Moon to Mars (M2M) (1), la situazione appare sotto una luce del tutto differente.</p>



<p>In estrema sintesi, per poter realisticamente ipotizzare la ‘conquista umana di Marte’, o addirittura la sua colonizzazione, tre sono gli aspetti fondamentali, e tra loro correlati, a oggi ancora privi di soluzione.</p>



<p>Innanzitutto la lunghezza del viaggio. Un tragitto di andata e ritorno durerebbe mediamente due anni, il che significa che gli astronauti dovrebbero trascorrere quasi 24 mesi all’interno di un veicolo spaziale: serve dunque un sistema di supporto vitale a circuito chiuso. L’astronave poi deve essere in grado, sfruttando le forze gravitazionali dei pianeti, di accelerare e rallentare, e arrivare su Marte con la necessaria riserva di propellente per tornare indietro. Le sonde robotiche già inviate sono alimentate da un generatore termoelettrico a radioisotopi al plutonio 238, per la missione con equipaggio la NASA sta al momento studiando razzi a propulsione nucleare.</p>



<p>C’è poi il problema delle radiazioni cosmiche che gli astronauti assorbirebbero durante il viaggio e l’eventuale permanenza su Marte: sulla Terra ne siamo protetti dall’atmosfera e dal campo magnetico, nello Spazio profondo siamo senza difesa. Oggi, dopo sei mesi nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) – situata in orbita bassa, tra 330 e 410 chilometri di altitudine, quindi fuori dall’atmosfera ma ancora all’interno della magnetosfera – un astronauta assorbe circa 10 rem di radiazioni, il limite massimo ammesso dalla NASA, che incrementa statisticamente del 3% la possibilità di sviluppare forme cancerogene; nei soli 12 mesi di viaggio di andata verso Marte, stando ai calcoli della NASA stessa, un astronauta potrebbe assorbire radiazioni pari a 66 rem.</p>



<p>Infine, ed è il terzo aspetto, non ha ancora soluzione l’indebolimento muscolare e scheletrico che il corpo umano subisce in una lunga permanenza nello Spazio. I film di fantascienza risolvono la questione inventando enormi astronavi ruotanti, in grado di generare al proprio interno una forza simile alla gravità terrestre. “Il problema è che un’astronave ruotante dovrebbe essere costruita da strutture metalliche in grado di sopportare le sollecitazioni continue a cui sarebbero sottoposte durante la rotazione costante,” scrive Marcello Spagnulo, ingegnere aeronautico con esperienza trentennale nel settore spaziale presso aziende private e agenzie governative, “e non si hanno ancora concrete soluzioni ingegneristiche per un sistema di questo tipo. Inoltre, per poter essere efficace, la nave spaziale ruotante dovrebbe avere dimensioni gigantesche, perché altrimenti la forza generata al suo interno non sarebbe omogenea, con gravi ripercussioni sulla salute degli astronauti. […] Solo costruendo delle astronavi da almeno trecento metri di diametro, cioè tre volte la ISS, e facendole ruotare a 2,5 giri al minuto, si potrebbe ottenere una forza con un’intensità omogenea su tutto il corpo umano senza provocare scompensi” (2) – una possibilità, per inciso, che si accompagna all’ipotesi di riuscire a creare eso-cantieri, ossia manifatture in grado di costruire una astronave direttamente nello Spazio, sfruttando ipotetiche materie prime raccolte anch’esse nello Spazio (da asteroidi o dalla Luna), per ovviare alla difficoltà di trovare un propellente in grado di sprigionare la sufficiente potenza di lancio per far superare a una simile astronave gravità e atmosfera terrestri. Si dovrebbe poi individuare risposte per la conservazione del tono muscolare cardiaco – dopo sei mesi in orbita è stata riscontrata una sfericizzazione del 9,5% del cuore, con rischi tuttora ignoti – e per lo stress ossidativo dei bulbi oculari. Per non parlare di una ipotetica vita in una colonia marziana, che dovrebbe fare i conti con una gravità pari allo 0,375 di quella terrestre, un’atmosfera 100 volte più sottile, temperature medie di -63° centigradi e capaci di scendere fino a -126°, e magnetosfera inesistente: dunque microgravità, niente ossigeno, niente acqua in superficie, nessuna protezione dalle radiazioni cosmiche (3).</p>



<p>Insomma – restando nel mero ambito fisico e tralasciando gli aspetti psicologici di un simile viaggio e di una eventuale permanenza su Marte, niente affatto secondari – il corpo umano è a misura terrestre: non è fatto per sopravvivere nello Spazio e, se un giorno ‘occuperà’ il Pianeta Rosso, quel giorno, difficilmente, cadrà in questo secolo e quel corpo, facilmente, non sarà l’umano come oggi lo conosciamo (su questo punto torneremo nel <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/" data-type="post" data-id="8577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prossimo articolo</a>). Perché dunque Musk – che di certo ha contezza della portata dei limiti attuali – alimenta l’immaginario collettivo con la colonizzazione di Marte? Perché, dopo che lo Spazio e la Luna sono scomparsi dalla narrazione mediatica per almeno due decenni, ci siamo ritrovati nuovamente esortati a guardare a naso in su e a contemplare sui social le dirette di Samantha Cristoforetti dalla ISS? Perché la ‘corsa allo Spazio’ ha ripreso vigore nel 2010 a opera di Obama ed è divenuta centrale nella strategia statunitense a partire dalla prima presidenza Trump nel 2017?</p>



<p>I veri obiettivi, mascherati dai miraggi marziani e dalla Stazione Spaziale Internazionale, sono innanzitutto militari, e trovano già schierati tre attori principali: Stati Uniti, Cina e Russia. Nel campo statunitense, strettamente connessi ma meno immediati di quanto si possa pensare, sono poi gli sviluppi tecnologici e capitalistici: non è infatti un caso che, ben oltre Musk che si presta a divenire <em>brand</em> della società dello spettacolo, nella cosiddetta <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/" data-type="post" data-id="8577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">space economy</a> ci siano gli stessi imprenditori del digitale; e il punto centrale non sono certo gli appalti e le commesse statali, non sono certo i soldi pubblici. Ma questo aspetto lo vedremo sul prossimo numero di Paginauno. Oggi parliamo di guerra, e ci focalizziamo sugli Stati Uniti; <a href="https://rivistapaginauno.it/cina-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-terza-parte/" data-type="post" data-id="8777" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a> e <a href="https://rivistapaginauno.it/russia-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-quarta-e-ultima-parte/" data-type="post" data-id="8915" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Russia</a> saranno oggetto di un altro articolo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio della guerra ieri</h4>



<p>Il 4 ottobre 1957 il razzo R-7 sovietico lancia a 900 chilometri di altezza lo Sputnik, il primo satellite artificiale. Parte quella che è stata raccontata come la <em>corsa allo Spazio</em> tra URSS e Stati Uniti. Vincerla è questione di prestigio, di orgoglio nazionale, di egemonia culturale in piena guerra fredda, è la narrazione dominante, all’epoca e ancora oggi. La realtà è più prosaica. Con lo Sputnik – e soprattutto con il razzo R-7 – l’URSS aveva dimostrato di essere in grado di lanciare a grande distanza le proprie testate atomiche.</p>



<p>Dopo sei mesi, il 2 aprile 1958, Eishenower crea la NASA, ufficialmente un ente per la ricerca civile ma di fatto in stretta relazione con il Pentagono. Obiettivo principale è la costruzione di un ‘lanciatore’ che possa eguagliare il razzo R-7. Per farlo gli Stati Uniti hanno una carta vincente: Wernher Von Braun, l’ingegnere tedesco che aveva ideato il missile V2 nazista. Appare però subito evidente che ora nello Spazio devono poter andare non solo i satelliti e le bombe, ma gli astronauti: il vantaggio strategico non è infatti più unicamente nei missili nucleari, è nella Luna. “Chi controlla la Luna controlla la Terra” è la frase del generale Boushey rimasta scolpita nei progetti della Difesa statunitense di quegli anni, posta in esergo di questo articolo. Tuttavia, nel luglio 1960 gli USA riescono a lanciare da un sommergibile il primo missile nucleare Polaris, e l’idea della base lunare viene accantonata: gli Stati Uniti controllano i mari del globo, dunque ora, con i sommergibili e il Polaris, sono in grado di colpire ogni punto della Terra con una testata atomica. Lo sviluppo dei razzi, dunque, non nasce con l’obiettivo di andare nello Spazio ma al fine di poter lanciare la bomba nucleare a lunga distanza sul pianeta.</p>



<p>Il 12 aprile 1961 il russo Jurij Gagarin entra in orbita, segnando la prima missione umana nello Spazio, e la Luna torna al centro dell’agenda del Pentagono: se infatti l’URSS la conquista, anche i sottomarini nucleari servono a poco. E così mentre J.F. Kennedy, nel settembre 1962, vende la Luna ai cittadini statunitensi – che dovranno sostenere l’impegno finanziario del programma spaziale – come una “nuova conoscenza da acquisire”, un “progresso per tutte le persone” e una “cooperazione pacifica” (4), parte la missione Apollo. Nel gennaio 1967 l’incendio dell’Apollo 1 in fase di esercitazione provoca la morte dei tre membri dell’equipaggio e il progetto viene sospeso per 20 mesi; dalla parte opposta, nell’aprile 1967 muore il cosmonauta Komarov durante l’atterraggio di emergenza della Sojiuz 1, e il 3 luglio 1969 il razzo lunare N1 esplode sul sito di lancio, dopo appena 20 secondi di volo, distruggendo le strutture della base di Baikonur; la corsa sovietica alla Luna è finita e dopo pochi giorni, il 19 luglio, il satellite batte bandiera americana. Da lì fino al crollo dell’URSS, la Russia arrancherà dietro gli sviluppi dei progetti spaziali degli Stati Uniti.</p>



<p>Tra gli anni Sessanta e Settanta Francia, Gran Bretagna, Cina e India sviluppano programmi missilistici e costruiscono una base di lancio sul proprio territorio: all’epoca sono i Paesi che, insieme a Stati Uniti e URSS, dispongono di un arsenale nucleare. A ulteriore conferma del fatto che fin dai suoi esordi, la corsa allo Spazio ha ben poco a che fare con il progresso dell’umanità e la leggendaria conquista di altri mondi: la corsa allo Spazio è una corsa alla guerra.</p>



<p>Nel 1972 termina il programma Apollo e prende avvio lo Space Shuttle, progetto in elaborazione fin dal 1968, che prevede lo sviluppo di una navetta spaziale e di una futura Stazione orbitale – piano quest’ultimo già in fase di studio con la missione Skylab. L’attenzione si sposta dunque dalla Luna all’orbita terrestre. Il cambio di rotta è dettato dall’importanza che i satelliti artificiali vengono ad assumere nella strategia militare, progressivamente a partire dagli anni Cinquanta. Nell’ambito dell’intelligence – i satelliti spia, detti KH, <em>Key Hole</em> ossia ‘buco della serratura’, attrezzati con telecamere fotografiche – si susseguono diversi progetti (5), e altrettanto significativa è l’evoluzione dei satelliti creati per la navigazione militare: la costellazione dei Transit, operativa dal 1964, cede il posto al GPS, progetto avviato nel 1973 e primo prototipo lanciato nel 1978.</p>



<p>Conseguente allo sguardo orbitale è il programma Scudo Spaziale che Reagan annuncia nel 1983: uno scudo planetario che prevede di intercettare e distruggere i missili nucleari sovietici prima del loro arrivo sul suolo statunitense, tramite un sistema integrato di centri di controllo a terra, satelliti nello Spazio e missili intercettori, in grado di scambiarsi informazioni in tempo reale. Parte con un budget iniziale di 134 miliardi di dollari e arriva, dopo nove anni, a impegnarne 253 (6). Qui nasce Arpanet, che diventerà poi Internet, e alimentata da denaro pubblico prende vita la ricerca tecnologia delle start-up che diventeranno la Silicon Valley.</p>



<p>Quella del Golfo del 1991 è la prima guerra che rende evidente l’importanza del dominio dello Spazio orbitale. L’esercito USA dispiega sul campo una nuova ‘rete’ definita Information Warfare: nuovi armamenti collegati a satelliti e computer. I satelliti individuano le tracce di calore emanate dai missili, inviano i dati in tempo reale ai computer dei centri di controllo a terra, i quali guidano la difesa antimissile dei Patriot; mentre le nuove <em>smart bomb</em> sono in grado di colpire un bersaglio con precisione grazie a geolocalizzazione e navigazione tramite GPS.<br><br>Seguono anni di <em>distrazione</em> dallo Spazio. Gli Stati Uniti dominano in contrastati, l’Unione Sovietica si sgretola e la Russia fatica a riconquistare uno spazio geopolitico, la Cina muove i primi passi tra missili, basi spaziali e satelliti, ancora ben lontana dall’infastidire l’egemonia statunitense; la Stazione Spaziale Internazionale celebra la collaborazione pacifica nello Spazio, contribuendo alla narrazione della conquista spaziale a fini di ricerca scientifica, e molti Stati iniziano a implementare una propria rete satellitare (vedi grafico).</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="449" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/spazio-USA-89.jpg" alt="" class="wp-image-9594" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/spazio-USA-89.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/spazio-USA-89-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Numero di nazioni e consorzi governativi che operano nello Spazio. Fonte: U.S. National Security Space Strategy, gennaio 2011</figcaption></figure>
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<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio della guerra oggi</h4>



<p>Nel 2006 la presidenza di George W. Bush lancia il primo allarme sulla Cina. Fino ad allora, l’attenzione statunitense si era concentrata sullo sviluppo economico del grande Paese asiatico, da inserire nella globalizzazione a vantaggio del capitalismo delle delocalizzazioni e delle catene del valore, spingendolo ad aprire i confini al commercio mondiale e al WTO; Bush inizia a cambiare musica. Nello U.S. National Security Strategy Report si legge: “I leader cinesi devono rendersi conto che non possono restare su un sentiero di sviluppo pacifico se […] continuano ad armarsi in modo non trasparente” e a espandere il loro commercio internazionale senza reciprocità commerciale (7).</p>



<p>Nello stesso Report di quattro anni dopo, 2010 e amministrazione Obama, la Cina è indicata come un Paese che esercita “potere e influenza” e, di conseguenza, gli USA devono “monitorare il programma di modernizzazione del suo esercito e prepararsi a garantire che gli interessi e gli alleati degli Stati Uniti, a livello regionale e globale, non siano influenzati negativamente” (8). Nello U.S. National Space Policy dello stesso anno, Obama evidenzia come lo Spazio, “ambiente strategico attuale e futuro”, stia diventando “sempre più congestionato, conteso e competitivo”; “Le forze statunitensi devono [quindi] essere in grado di scoraggiare, difendere e sconfiggere l’aggressione da parte di Stati-nazione potenzialmente ostili. Questa competenza è fondamentale per la capacità della nazione di proteggere i propri interessi e di fornire sicurezza in regioni chiave”; occorre dunque “negare agli avversari i vantaggi significativi dell’attacco, migliorando la protezione e rafforzando la resilienza delle nostre architetture”, fermo restando che “gli Stati Uniti manterranno il diritto e la capacità di rispondere per autodifesa, qualora la deterrenza fallisse”. </p>



<p>Peculiare di questo documento, così come del National Security Space Strategy del 2011, è l’apertura di Obama ai privati: la nuova corsa allo Spazio non è più basata sul tradizionale meccanismo di appalti con controllo governativo sullo sviluppo dei programmi – che dagli anni Cinquanta ha caratterizzato la collaborazione tra governo e industrie quali Boeing e Lockheed Martin – ma su partnership con lo Spazio ‘commerciale’: lanciatori – ma anche satelliti e veicolo spaziali – progettati, costruiti e gestiti da aziende private, alle quali lo Stato paga il ‘servizio’ richiesto quando ne ha bisogno. “Gli Stati Uniti promuoveranno un nuovo approccio audace all’esplorazione spaziale. La NASA […] cercherà partnership con il settore privato per abilitare capacità di volo spaziale commerciale per il trasporto di equipaggio e merci da e verso la Stazione Spaziale Internazionale” (9) scrive Obama. E ancora: “Le partnership strategiche con aziende commerciali continueranno a consentire l’accesso a un insieme di sistemi spaziali più diversificato, solido e distribuito […] Faremo affidamento su comprovate capacità commerciali nella misura massima possibile, e le modificheremo per soddisfare i requisiti del governo quando farlo sarà più conveniente e tempestivo per il governo stesso. Svilupperemo sistemi spaziali [governativi] solo quando non ci sarà un’alternativa commerciale adatta e conveniente, o quando le esigenze di sicurezza nazionale lo imporranno” (10). </p>



<p>Su questo aspetto torneremo con maggior dettaglio nel <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/" data-type="post" data-id="8577" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prossimo numero di Paginauno</a>, tuttavia non possiamo qui non evidenziare che il sentore di Elon Musk – con SpaceX, il razzo Falcon 9 che trasporta merci e astronauti sulla ISS e la costellazione di satelliti Starlink che supporta l’esercito ucraino – che oggi, a distanza di quattordici anni, si percepisce, non è dettato dal senno di poi: nel discorso sulla Space Policy che Obama tiene nell’aprile 2010 al Kennedy Space Center (11), il Falcon 9 è espressamente citato e Obama stesso ha appena visitato la rampa di lancio di SpaceX accompagnato da Musk (12). “Se non riusciamo a spingerci avanti nella ricerca della scoperta, stiamo cedendo il nostro futuro e stiamo cedendo quell’elemento essenziale del carattere americano” declama Obama a un pubblico plaudente, ripercorrendo le sfide spaziali statunitensi dalla nascita della NASA in poi; eroismo, valori, lo Spazio come sfida, l’umano che supera i propri limiti; non un solo accenno, nell’intero discorso, all’ambito militare, sul quale ruotano, al contrario, entrambi i documenti sopra citati, del 2010 e 2011. Un immaginario che deve essere nutrito di sfide leggendarie perché possa radicarsi, con un Obama che appare il prodromo di Musk: “Entro il 2025” dichiara Obama “ci aspettiamo che nuovi veicoli spaziali progettati per lunghi viaggi ci consentano di iniziare le prime missioni con equipaggio oltre la Luna, nello Spazio profondo. (Applausi.) Quindi inizieremo&#8230; inizieremo inviando astronauti su un asteroide per la prima volta nella storia. (Applausi.) Entro la metà del 2030, credo che potremo inviare esseri umani in orbita attorno a Marte e riportarli sani e salvi sulla Terra. E seguirà un atterraggio su Marte”. </p>



<p>Superfluo precisare che siamo nel 2025 e di veicoli spaziali in grado di portare astronauti oltre la Luna, non c’è nemmeno l’ombra; neanche la Luna c’è, visto che la missione Artemis ancora non ha portato nello Spazio alcun equipaggio. E ovviamente, a meno di crederli entrambi anime belle, né con Obama né con Musk si tratta di essere davanti a ingenui visionari che, carichi di ardore, buttano il cuore oltre l’ostacolo.</p>



<p>Il 2017 vede Trump alla Casa Bianca, e il suo U.S. National Security Strategy Report (13) è ancora più diretto: “Gli avversari costantemente migliorano lo sviluppo delle loro capacità per minacciare gli Stati Uniti e i nostri cittadini. […] Cina e Russia stanno sviluppando armi e capacità avanzate che potrebbero minacciare le nostre infrastrutture critiche e la nostra architettura di comando e controllo. Dobbiamo migliorare la difesa missilistica. […] Questo sistema includerà la capacità di sconfiggere le minacce missilistiche prima del lancio. [La Cina] sta costruendo l’esercito più capace e ben finanziato nel mondo, dopo il nostro. Il suo arsenale nucleare sta crescendo e diversificandosi […] la competizione tra grandi potenze è tornata. Cina e Russia […] stanno contestando i nostri vantaggi geopolitici e stanno cercando di cambiare l’ordine internazionale a loro favore”. Conseguente alla presa d’atto, nel 2019 Trump istituisce la Space Force e ridisegna lo Space Command.</p>



<p>La prima “organizza, addestra ed equipaggia i professionisti dello Spazio”. È una nuova forza armata e la sua istituzione “è scaturita dal riconoscimento diffuso che lo Spazio è un imperativo per la sicurezza nazionale. In combinazione con la crescente minaccia rappresentata dai concorrenti strategici, è emersa chiaramente la necessità di una forza militare incentrata esclusivamente sul perseguimento della superiorità nel dominio spaziale”. E ancora: “I potenziali avversari cercano di negare agli Stati Uniti l’accesso alle capacità spaziali che sono fondamentali sia per la guerra che per il nostro stile di vita”. Il personale della Space Force, sia civile che militare, è chiamato “Guardian” e ha il compito di “proteggere e difendere gli interessi americani nello Spazio per garantire che le nostre forze, i nostri alleati e i nostri cittadini abbiano la possibilità di sfruttare lo Spazio quando e dove ne hanno bisogno” (14) – comprese eventuali materie prime, aggiungiamo noi. Oggi la Space Force “ha più di 14.000 Guardian militari e civili” e nella sua missione deve: garantire la superiorità statunitense spaziale, attraverso la guerra orbitale ed elettromagnetica e la gestione della battaglia spaziale; integrare le funzioni congiunte in tutti i domini su scala globale, dall’allarme missilistico alle comunicazioni satellitari alla rete GPS; dispiegare e sostenere l’accesso USA allo Spazio, dai lanci spaziali all’ambito cyber.</p>



<p>Lo Space Command è il comando combattente per tutte le operazioni spaziali militari al di sopra dei 100 chilometri di altitudine, e già opera quotidianamente per proteggere i satelliti da collisioni e attacchi, per fornire navigazione e comunicazioni GPS, e per monitorare eventuali lanci di armamenti contro gli Stati Uniti o suoi interessi all’estero. Nato nel 1982 sotto lo Scudo Spaziale di Reagan e posto all’interno dell’Air Force, nel 2019 Trump lo disloca nella Space Force. Oggi “pianifica, esegue e integra il potere spaziale militare in operazioni globali multidisciplinari per scoraggiare le aggressioni, difendere gli interessi nazionali e, quando necessario, sconfiggere le minacce”, e “se la deterrenza dovesse fallire, il potere di combattimento generato dalla nostra Forza congiunta e combinata ci consentirà di vincere”, perché “lo spazio fornisce a chi è sul campo di battaglia un vantaggio, dal punto di osservazione più alto all’ultimo miglio tattico” (15). A cinquant’anni di distanza, torna in tutta evidenza a risuonare la parola d’ordine del generale Boushey: “Chi controlla la Luna controlla la Terra”. Perché se il punto di osservazione più alto è l’orbita terrestre più alta, dalla quale deve divenire possibile individuare e attaccare l’avversario, il vero punto strategico dal quale colpire è la Luna, e in un futuro lontano sono astronavi, dislocate nel sistema solare, che fanno da base a caccia spaziali. Sembra fantascienza, ma potrebbe non esserlo (16). Se assumiamo questa prospettiva, ecco che le missioni Artemis e Moon to Mars possono abbandonare la narrazione a uso mediatico e trovare finalmente senso e logica.</p>



<p>Nel 2020 il generale statunitense John Shaw, vice comandante dello Space Command dal 2020 al 2023, ha definito una “enorme opportunità” la creazione della Space Force: “Abbiamo la possibilità di creare una forza di combattimento da zero. Ho detto al team: «Non pensate a una forza militare per il prossimo decennio. Create una forza per il 22° secolo. Come sarà la guerra alla fine di questo secolo e nel prossimo?»” (17).</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Cfr. <a href="https://www.nasa.gov/moontomarsarchitecture/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.nasa.gov/moontomarsarchitecture/</a></p>



<p class="has-small-font-size">2) Marcello Spagnulo, Geopolitica dell’esplorazione spaziale, Rubbettino</p>



<p class="has-small-font-size">3) Cfr. <a href="https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://gizmodo.com/humans-will-never-colonize-mars-1836316222</a></p>



<p class="has-small-font-size">4) Cfr. J.F. Kennedy, discorso del 12 settembre 1962 al Rice Stadium di Houston divenuto noto come “Scegliamo di andare sulla Luna”</p>



<p class="has-small-font-size">5) Progetto Corona, 144 satelliti lanciati tra il 1959 e il 1972; programma Argon, 12 lanci ma la metà falliscono (1961-1964); Gambit, 38 satelliti (1963-1967); Lanyard, 3 satelliti (1963); Hexagon, 20 satelliti (1971-1986); Kennen, poi rinominato Crystal, operativo dal 1976, ha visto lo sviluppo di cinque serie ed è tuttora attivo in una costellazione composta da 6 satelliti – l’ultimo lancio è stato effettuato nel settembre 2022 –; ci sono poi i satelliti in grado di intercettare le trasmissioni voci e dati, programmi classificati dei quali si hanno poche informazioni certe: tre progetti – Acquade, Magnum e Orion/Mentor – avviati nel 1970 e, gli ultimi due, ancora operanti</p>



<p class="has-small-font-size">6) Cfr. Marcello Spagnulo, op. cit.</p>



<p class="has-small-font-size">7) China in U.S. National Security Strategy Reports, 1987-2017, University of Southern California (USC) U.S.-China Institute, 18 dicembre 2017</p>



<p class="has-small-font-size">8) <em>Ibidem</em></p>



<p class="has-small-font-size">9) <a href="https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/default/files/national_space_policy_6-28-10.pdf">https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/default/files/national_space_policy_6-28-10.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">10) <a href="https://www.dni.gov/files/documents/Newsroom/Reports%20and%20Pubs/2011_nationalsecurityspacestrategy.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.dni.gov/files/documents/Newsroom/Reports%20and%20Pubs/2011_nationalsecurityspacestrategy.pdf</a></p>



<p class="has-small-font-size">11) <a href="https://obamawhitehouse.archives.gov/the-press-office/remarks-president-space-exploration-21st-century" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://obamawhitehouse.archives.gov/the-press-office/remarks-president-space-exploration-21st-century</a></p>



<p class="has-small-font-size">12) “Certo, [l’Air Force One] è comodo, ma non riesce nemmeno a raggiungere l’orbita terrestre bassa. E questo ovviamente è in netto contrasto con il razzo Falcon 9 che abbiamo appena visto sulla rampa di lancio, che verrà testato per la prima volta nelle prossime settimane”</p>



<p class="has-small-font-size">13) China in U.S. National Security Strategy Reports, 1987-2017, op. cit.</p>



<p class="has-small-font-size">14) <a href="https://www.spaceforce.mil/About-Us/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spaceforce.mil/About-Us/</a></p>



<p class="has-small-font-size">15) <a href="https://www.spacecom.mil/About/Mission/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.spacecom.mil/About/Mission/</a></p>



<p class="has-small-font-size">16) Cfr. <a href="https://www.limesonline.com/rivista/probabili-scenari-delle-guerre-spaziali-14639123/">https://www.limesonline.com/rivista/probabili-scenari-delle-guerre-spaziali-14639123/</a></p>



<p class="has-small-font-size">17) <a href="https://federalnewsnetwork.com/defense-news/2020/01/space-force-preparing-for-everything-even-interplanetary-operations-as-it-sets-up/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://federalnewsnetwork.com/defense-news/2020/01/space-force-preparing-for-everything-even-interplanetary-operations-as-it-sets-up/</a></p>
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