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Da qualche anno l’ambito pediatrico si interroga se l’utilizzo dei social contribuisca alla depressione nella prima adolescenza o se rifletta semplicemente sintomi depressivi già esistenti: uno Studio ha monitorato 12.000 giovani statunitensi per tre anni e i risultati non sono buoni
Negli Stati Uniti, la percentuale di adolescenti sotto i 18 anni affetta da ansia e depressione è aumentata costantemente dal 2016 al 2022: lo afferma uno Studio pubblicato ad aprile 2025 su Jama Pediatrics, Anxiety and Depression in Youth Increasing Prior, During and After Pandemic (1), redatto da ricercatori dell’Ann & Robert H. Lurie Children’s Hospital di Chicago su dati del National Survey of Children’s Health statunitense (2). La percentuale di ragazzi e ragazze colpiti dall’ansia è balzata dal 7,1% del 2016 al 10,6% del 2022; la depressione è aumentata dal 3,2% al 4,6%. È importante evidenziare che l’incremento si registra prima, durante e dopo il Covid-19: non si tratta dunque di un dato ascrivibile alle restrizioni sociali imposte nella fase pandemica.
Una ricerca del Pew Research Center pubblicata il 10 luglio scorso (3) indaga invece l’utilizzo di internet fra gli adolescenti statunitensi tra i 13 e i 17 anni, nel corso dell’ultimo decennio. Nel 2014/2015 il 73% aveva accesso a uno smartphone e il 24% dichiarava di essere online “quasi costantemente”; oggi il 95% ha uno smartphone e il 46% sta sempre in rete.
Per gli adolescenti, internet significa social media. Al punto che negli ultimi anni l’ambito pediatrico ha iniziato a interrogarsi se sia l’utilizzo dei social a rendere i ragazzi depressi, o se i ragazzi depressi semplicemente trascorrono più tempo sui social. Lo Studio della University of California di San Francisco di cui pubblichiamo qui un estratto, è tra i primi a utilizzare dati longitudinali intra-persona, e questo permette di dare una risposta. Monitorando infatti i cambiamenti nel tempo (da 9/10 anni a 12/13 anni) degli 11.876 soggetti della ricerca, l’analisi dei dati ha mostrato che con l’incremento dell’utilizzo dei social nella fase preadolescenziale, 9 e 10 anni, i sintomi depressivi sono aumentati nel corso dei tre anni successivi; di contro, non si è evidenziato l’inverso: una crescita dei sintomi depressivi non ha portato a un successivo aumento dell’utilizzo dei social. “È in corso un dibattito se i social media contribuiscano alla depressione o se riflettano semplicemente sintomi depressivi sottostanti”, dichiara Jason M. Nagata, primo firmatario dello Studio, “questi risultati dimostrano che i social media potrebbero contribuire allo sviluppo di sintomi depressivi” (4).
Introduzione
L’uso dei social media tra gli adolescenti è aumentato notevolmente negli ultimi anni, sollevando preoccupazioni circa il suo impatto sulla salute mentale. Nel 2021, il 42% degli adolescenti ha riportato sentimenti persistenti di tristezza o disperazione, con un aumento del 50% rispetto al 2011. Sebbene siano state precedentemente identificate correlazioni tra l’uso dei social media e i sintomi depressivi, la direzionalità di questa relazione rimane poco chiara. Nel 2023, il Surgeon General degli Stati Uniti ha emesso l’Advisory on Social Media and Youth Mental Health, chiedendo ricerche longitudinali, poiché la maggior parte degli studi precedenti sono trasversali e quindi non in grado di determinare temporalità, direzionalità o cambiamenti intra-persona. Stabilire se l’uso dei social contribuisca, oppure sia un riflesso di un disagio preesistente, è fondamentale per orientare interventi e decisioni politiche…
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* Jason M. Nagata, MD, Divisione di Medicina dell’Adolescenza e dei Giovani Adulti, Dipartimento di Pediatria, Università della California, San Francisco; Christopher D. Otmar, PhD; Joan Shim, MPH; Priyadharshini Balasubramanian, MPH; Chloe M. Cheng, MD; Elizabeth J. Li, MPH; Abubakr A. A. Al-Shoaibi, PhD; Iris Y. Shao, PhD; Kyle T. Ganson, PhD; Alexander Testa, PhD; Orsolya Kiss, PhD; Jinbo He, PhD; Fiona C. Baker, PhD. Estratto dalla ricerca Social Media Use and Depressive Symptoms During Early Adolescence pubblicata su JAMA Network il 21 maggio 2025, sotto diritti Creative Commons licenza CC-BY; traduzione a cura di Paginauno; per bibliografia e note vedi articolo originale https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2834349