Il film Paradise now di Hany Abu-Assad per comprendere l’essenza della lotta di Gaza e della Cisgiordania: la violenza anticoloniale come ultima risorsa per affermare l’esistenza dell’identità palestinese davanti a uno Stato coloniale che da decenni mira a negarla
7 ottobre 2023. Israele viene colpito dal più grande attacco della sua Storia recente da parte di Hamas – a capo dell’operazione – e tutte le altre fazioni della resistenza palestinese presenti nella Striscia di Gaza, tra cui il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. Il bilancio della giornata è di 1.139 vittime in totale sul fronte israeliano – 373 soldati, 695 civili e 71 stranieri – 240 ostaggi rapiti, e circa 1.500 perdite tra i guerriglieri palestinesi (1). La condanna dell’attentato da parte del mondo occidentale è unanime. Tuttavia, come c’era da aspettarsi, non tiene conto del contesto decennale dei rapporti tra Israele e Palestina, delle condizioni a dir poco drammatiche in cui vessa la popolazione della Striscia di Gaza – dal 2006, anno della vittoria di Hamas alle elezioni legislative, con 74 seggi ottenuti contro i 45 di Fatah, soggetta a un vero e proprio assedio da parte di Israele – e, in generale, dell’impatto catastrofico avuto dalla creazione dello Stato ebraico nel 1948 sulle vite di tutti i palestinesi. Inoltre, su entrambi i fronti si assiste al dispiegarsi della propaganda, come sempre accade nei conflitti.
Israele arricchisce di dettagli macabri e grotteschi gli atti di violenza perpetrati da Hamas e dalle altre fazioni di guerriglieri sugli abitanti dei kibbutzim limitrofi alla Striscia e sui partecipanti al Nova Festival – il rave che avrebbe dovuto svolgersi nella zona di Re’im fino al 6 ottobre, ma che, all’ultimo momento, fu prorogato di un giorno, motivo per cui non è possibile attribuire ad Hamas una decisione a priori di attaccare un simile assembramento di civili, considerato che nemmeno sapeva della sua esistenza; piuttosto si trattò di un’iniziativa sorta nel mentre dell’operazione (2) –; dall’altra parte Hamas sostiene che le vittime – 364 in questo caso – non sarebbero da attribuire ai combattenti delle brigate al-Qassam, il braccio armato dell’organizzazione, bensì ai civili fuoriusciti dalla Striscia insieme ai guerriglieri a seguito dell’abbattimento del muro che separa l’exclave palestinese dallo Stato israeliano, attraverso l’utilizzo di bulldozer e droni esplosivi: versione che risulta poco credibile, come attesta la quantità di video girati dai partecipanti al festival, relativi al massacro.
C’è poi la storia dei neonati decapitati o cotti nel forno dai guerriglieri palestinesi nel kibbutz di Kfar Aza, che si è rivelata per quella che è, una storia, appunto: “La notizia [inizialmente diffusa dal canale i24NEWS, n.d.a.] si era sparsa rapidamente, rilanciata dal portavoce del primo ministro Benjamin Netanyahu, ripetuta addirittura dal presidente americano Joe Biden («Non avrei mai immaginato di vedere e avere immagini verificate di terroristi che decapitano bambini»), e riportata da gran parte della stampa occidentale. Il governo israeliano ammetterà successivamente di non avere alcuna prova a supporto di questa notizia. Nessun altro ha potuto corroborare l’informazione. Ma essa ha continuato a circolare su molti media occidentali” (3).
Stesso discorso vale per i presunti stupri di massa compiuti dai guerriglieri di Hamas. Se resta affatto possibile, purtroppo, che singoli casi di violenza sessuale si siano verificati, è molto dubbio che siano avvenuti in maniera sistematica, configurandosi in una strategia di guerra, come pretenderebbe la propaganda israeliana. Troppo scarse le testimonianze, le prove forensi e la documentazione fotografica. Troppo evidente il tentativo di Israele – e dei media occidentali – di distorcere la realtà al fine di legittimare la risposta militare israeliana che fin dai primi mesi si è caratterizzata con crimini di guerra (4), come risulta da un articolo apparso sul New York Times il 28 dicembre 2023…
Continua a leggere acquistando il numero 92
copia digitale PDF: 3,00 euro
copia cartacea: 10,00 euro