Il processo di gentrificazione in rapporto allo spazio geografico, alla classe sociale, alla ‘razza’ e all’identità in Blindspotting di Carlos Lopez Estrada
Gentrificazione: processo afferente alla sociologia urbana, che può comprendere la riqualificazione e il mutamento fisico e della composizione sociale di aree urbane marginali, con conseguenze spesso non egualitarie sul piano socio-economico. Questa la definizione del termine, coniato nel 1964 dalla sociologa inglese Ruth Glass, data dall’Enciclopedia Treccani. Del resto, già la sua radice, gentry – parola che designa la piccola nobiltà anglosassone – la dice lunga sulla natura classista di tale fenomeno; il quale risulta oggi particolarmente aggressivo e manifesto in pressoché tutte le metropoli occidentali. Certo l’ideologia neoliberista, lasciata libera di imperversare indisturbata dopo la capitolazione dell’URSS nel 1991, ha dato una spinta decisiva alla riprogettazione delle città in maniera tale che potessero garantire una maggiore estrazione di plusvalore. Come ricordato da Giovanna Cracco in un articolo del 2023, uscito su queste pagine, risale al 1999 la pubblicazione di un numero monografico della rivista Urban life, il quale “definisce le ‘città competitive’, dando risalto alla lettura puramente economicistica della sociologia urbana e ufficializzando l’entrata del pensiero neoliberista nelle politiche cittadine. Il pubblico – il welfare delle case popolari e dell’assistenza ai cittadini più poveri così come la gestione del patrimonio culturale e architettonico – cede il passo alla privatizzazione e alle partnership pubblico/privato, e la città diviene un ‘moltiplicatore della crescita economica’ e un ‘centro di innovazione’ che deve competere sul mercato delle città globali per attirare capitali e investimenti” (1). Non per niente, il 1999 è anche l’anno in cui viene dato alle stampe il romanzo Motherless Brooklyn di Jona than Lethem, dal quale Edward Northon, nel 2019, avrebbe tratto l’omonimo film, spostando l’ambientazione dalla fine del secolo scorso agli anni Cinquanta, quasi a suggerire una continuità storica tra la gentrificazione di ieri e di oggi; perché è appunto questo il tema affrontato dal libro e dalla sua versione cinematografica, dove la città di New York – e la zona di Brooklyn, in particolare – risulta l’effettiva protagonista della vicenda nel contesto di una vera e propria pulizia etnica, operata a scapito degli strati più deboli della popolazione, soprattutto afroamericana, e a beneficio del Capitale. La stessa dinamica trattata, seppur in forma diversa, dal film Blindspotting (2018) di Carlos López Estrada, dove a essere al centro dell’analisi è Oakland, California. Qui, fin dai titoli di testa, viene evidenziato il tema delle due città – il riferimento letterario è a un romanzo di Dickens – con una linea nera che divide lo schermo a metà, mostrando diverse scene di vita metropolitana a destra e a sinistra; frattura che, come vedremo, è destinata ad assumere una fitta rete di significati in rapporto allo spazio geografico, alla classe sociale, alla ‘razza’ e all’identità a essi associata. Ma procediamo per ordine…
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