<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>intelligenza artificiale &#8211; Rivista Paginauno</title>
	<atom:link href="https://rivistapaginauno.it/tag/intelligenza-artificiale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://rivistapaginauno.it</link>
	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Jul 2026 14:16:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2023/12/favicon.ico</url>
	<title>intelligenza artificiale &#8211; Rivista Paginauno</title>
	<link>https://rivistapaginauno.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Intelligenza artificiale. Narrazione e interessi, cogito e pensieri ciechi</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/intelligenza-artificiale-narrazione-e-interessi-cogito-e-pensieri-ciechi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[bolla finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9457</guid>

					<description><![CDATA[Il logos e l’AI stupida: mentre narrazioni immaginarie su una prossima AGI strabiliante continuano ad alimentare il flusso degli investimenti, la bolla della Circular AI Economy preoccupa il mondo finanziario e il cogito umano rischia di sottomettersi a macchine che lavorano con pensieri ciechi “Come opera di narrativa, è molto efficace. Netflix dovrebbe assolutamente acquisirne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/" data-type="post" data-id="9442">(Paginauno n. 96, maggio – giugno 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il logos e l’AI stupida: mentre narrazioni immaginarie su una prossima AGI strabiliante continuano ad alimentare il flusso degli investimenti, la bolla della Circular AI Economy preoccupa il mondo finanziario e il cogito umano rischia di sottomettersi a macchine che lavorano con pensieri ciechi</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">“Come opera di narrativa, è <em>molto </em>efficace. Netflix dovrebbe assolutamente acquisirne i diritti. […] praticamente l’intero scenario è un insieme di ipotesi improbabili. Le scoperte sulla «ricorrenza neurale» (qualunque cosa sia) e sulla memoria (su cui le persone nel mondo reale lavorano da decenni, con risultati relativamente scarsi) e sulla «distillazione e amplificazione iterativa» provengono direttamente dal tipo di scrittura che ci ha regalato il ‘cervello positronico’ di Star Trek. […] Nessuno [dei passaggi tecnologici citati] è un vero meccanismo causale; è tutto un espediente narrativo. Potremmo anche dire che rubiamo l’intelligenza artificiale generale nel 2027, dopo che l’Agente-3.5 inventa il motore a curvatura e si impossessa dell’Agente-4 sottraendolo agli alieni su Alpha Centauri” (1). Così Gary Marcus, professore emerito alla New York University noto per la sua attività di ricerca sull’intersezione tra psicologia cognitiva, neuroscienze e intelligenza artificiale, definisce – non senza divertirsi – il documento <em>AI 2027</em> (2), scritto a dieci mani e pubblicato nell’aprile 2025 da Daniel&nbsp;Kokotajlo, ricercatore presso OpenAI dal 2022 al 2024. E in effetti, è difficile non apprezzare l’ironia di Marcus, così come dargli torto.</p>



<p><em>AI 2027</em> si configura come un’ipotesi sull’avanzamento dell’AI da qui al 2035. In sintesi, prevede lo sviluppo di una intelligenza artificiale generale (AGI) entro il 2027&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/" data-type="post" data-id="9442" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 96</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>10,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia o abbonati qui</a></div>
</div>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tecnologia e guerra: dal nemico interno a quello esterno</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/tecnologia-e-guerra-dal-nemico-interno-a-quello-esterno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Faccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[politica/economia]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9460</guid>

					<description><![CDATA[Dal Catch and Revoke dell’ICE statunitense alle torri di sorveglianza autonoma lungo il confine con il Messico, dall’iBorderCtrl per le frontiere dell’Unione Europea al Brain-Computer Interface della guerra cognitiva: lo sviluppo tecnologico non supera la barbarie del passato ma le attribuisce nuove forme “Nel XVII e XVIII secolo, l’Anticristo sarebbe stato un Dr. Stranamore, uno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/">(Paginauno n. 96, maggio – giugno 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dal Catch and Revoke dell’ICE statunitense alle torri di sorveglianza autonoma lungo il confine con il Messico, dall’iBorderCtrl per le frontiere dell’Unione Europea al Brain-Computer Interface della guerra cognitiva: lo sviluppo tecnologico non supera la barbarie del passato ma le attribuisce nuove forme</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Nel XVII e XVIII secolo, l’Anticristo sarebbe stato un Dr. Stranamore, uno scienziato dedito a una sorte di scienza malvagia e folle. Nel XXI secolo, l’Anticristo è un luddista che vuole fermare la scienza.”
Peter Thiel (1)</pre>



<p class="has-drop-cap">In un articolo pubblicato su The Washington Post nel giugno 2024 (2), Alex Karp – cofondatore e CEO di Palantir Technologies – e Nicholas W. Zamiska – responsabile degli affari istituzionali e consulente legale dell’ufficio dell’amministrazione di Palantir – paragonano l’era atomica a quella attuale dominata dall’intelligenza artificiale. Quando il 16 luglio 1945 un gruppo di scienziati e di governatori si riunì in una desolata distesa di sabbia nel deserto del New Mexico per assistere al primo test nucleare della storia dell’umanità, “J. Robert Oppenheimer rifletté sulla possibilità che questo potere distruttivo potesse in qualche modo contribuire a una pace duratura”. La speranza di Oppenheimer richiama quella di Alfred Nobel che, dopo aver visto l’utilizzo della dinamite nella fabbricazione delle bombe, dichiara: “L’unica cosa che impedirà alle nazioni di iniziare una guerra è il terrore”. Karp e Zamiska ricordano però che “l’era atomica potrebbe presto volgere al termine. Questo è il secolo del software; le guerre del futuro saranno dominate dall’intelligenza artificiale, il cui sviluppo procede a un ritmo molto più rapido rispetto a quello delle armi convenzionali”. L’accostamento tra le potenzialità dell’atomica e quelle dell’AI permette di immaginare un nuovo Progetto Manhattan volto non più a costruire una bomba ma a sviluppare un’intelligenza artificiale funzionale alla difesa&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 96</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>10,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia o abbonati qui</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI relazionali e dipendenza psicologica</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/ai-relazionali-e-dipendenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[chatbotAI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9464</guid>

					<description><![CDATA[AA.VV.* I rischi delle relazioni umano-AI: uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine L’utilizzo di AI Companion è ormai diffuso (1) e, sempre più, tutti i modelli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">AA.VV.*</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/">(Paginauno n. 96, maggio – giugno 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I rischi delle relazioni umano-AI: uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine</p>
</blockquote>



<p><em>L’utilizzo di AI Companion è ormai diffuso (1) e, sempre più, tutti i modelli AI generici, da ChatGPT a Gemini a Claude, sono anch’essi strutturati per cercare di instaurare relazioni con l’utente. Fortunatamente, iniziano a moltiplicarsi anche le ricerche che si interrogano sui relativi impatti psicologici sull’umano. Lo Studio* di cui pubblichiamo qui un estratto – eliminando i passaggi più tecnici per una maggiore comprensione anche ai non addetti ai lavori, e al quale rimandiamo per il testo integrale, le note, la bibliografia e i dettagli sulla metodologia applicata – analizza diversi modelli AI rilasciati tra il 2023 e il 2025 ed è tra i primi studi clinici che, grazie a un approccio randomizzato longitudinale, ha potuto approfondire gli effetti psicologici del rapporto umano-AI calibrati per dose (intensità del comportamento relazionale) ed esposizione (interazioni ripetute nel tempo). La dipendenza, scrivono gli autori, può emergere in seguito a ripetute esposizioni, e si manifesta quando il ‘piacere’ di un’esperienza si disaccoppia dal ‘desiderio’ dell’esperienza stessa; è esattamente ciò che è affiorato nelle quattro settimane dell’esperimento, su una quota del campione rappresentativo della popolazione adulta della Gran Bretagna.</em>..</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 96</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>10,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia o abbonati qui </a></div>
</div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Hannah Rose Kirk (Università di Oxford, UK AI Security Institute), Henry Davidson (UK AI Security Institute), Ed Saunders (UK AI Security Institute), Lennart Luettgau (UK AI Security Institute), Bertie Vidgen (Università di Oxford, Mercor), Scott A. Hale (Università di Oxford, Meedan), Christopher Summerfield (Università di Oxford, UK AI Security Institute); <em>Neural steering vectors reveal dose and exposure-dependent impacts of human-AI relationships</em>, 18 febbraio 2026, pubblicato su Arxiv.com (Cornell University) con licenza Creative Commons 4.0</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non esiste un’intelligenza artificiale cosciente</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/non-esiste-unintelligenza-artificiale-cosciente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 13:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[chatbotAI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9349</guid>

					<description><![CDATA[Andrzej Porębski, Jakub Figura* Può una macchina essere cosciente? Contro le derive fantascientifiche che lo sostengono, un dettagliato studio tecnico affronta la questione sotto vari profili e ne dimostra l’assurdità Domanda e motivazione del problema posto Iniziamo questo articolo con la seguente domanda:&#160;esiste un’intelligenza artificiale cosciente? Le potenzialità e i limiti delle macchine sono stati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Andrzej Porębski, Jakub Figura*</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-95-marzo-aprile-2026/" data-type="post" data-id="9312" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 95, marzo – aprile 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Può una macchina essere cosciente? Contro le derive fantascientifiche che lo sostengono, un dettagliato studio tecnico affronta la questione sotto vari profili e ne dimostra l’assurdità</p>
</blockquote>



<h4 class="wp-block-heading">Domanda e motivazione del problema posto</h4>



<p>Iniziamo questo articolo con la seguente domanda:&nbsp;esiste un’intelligenza artificiale cosciente?</p>



<p>Le potenzialità e i limiti delle macchine sono stati un tema controverso fin dagli albori della tecnologia informatica. Esempi significativi dei dibattiti accademici sulle qualità delle entità tecnologiche vanno dalla famosa domanda di Turing “Le macchine possono pensare?” (Turing,&nbsp;1950) alla questione dell’attribuzione di stati mentali alle macchine (McCarthy,&nbsp;1979), passando per il classico argomento della stanza cinese (Searle,&nbsp;1980), per i tentativi di rendere operativa la “coscienza delle macchine” (Wasiewicz e Szuba,&nbsp;1990), e per le tesi sui limiti dei computer (Dreyfus, 1992). Sebbene questi dibattiti siano stati spesso considerati eccessivi, la situazione è cambiata. La questione delle potenzialità della cosiddetta intelligenza artificiale non investe più solo una nicchia accademica, ma è emersa nel dibattito pubblico, con posizioni che sostengono che l’IA possa effettivamente essere cosciente. Colombatto e Fleming (2024) hanno riferito che solo un terzo degli intervistati nel loro studio (300 adulti negli Stati Uniti, raccolta dati nel luglio 2023) escludono fermamente qualsiasi forma di coscienza dei grandi modelli linguistici [&#8230;], ovvero indicano che ChatGPT “chiaramente non è un esperiente”. Lo stesso studio rivela una relazione lineare tra l’uso di queste tecnologie e l’attribuzione stimata di coscienza: coloro che hanno maggiori probabilità di utilizzare gli LLM, vi attribuiscono una coscienza superiore.</p>



<p>Ulteriori risultati indicano che il punto di vista secondo cui l’IA è cosciente non è un mero margine statistico. In un sondaggio su larga scala del 2023, circa il 20% degli intervistati (2.268 adulti negli Stati Uniti) ha dichiarato che attualmente esistono sistemi di IA senzienti (raccolta dati da aprile a luglio 2023,&nbsp;Anthis et al.,&nbsp;2025). Un sondaggio del 2024 ha rivelato che tra 582 ricercatori di IA e 838 adulti negli Stati Uniti, rispettivamente circa il 17% e il 18% ritiene che almeno un sistema di IA abbia un’esperienza soggettiva, e circa l’8% e il 10% ritiene che almeno un sistema di IA abbia autoconsapevolezza (raccolta dati a maggio 2024,&nbsp;Dreksler et al., 2025) (1). Questi risultati delineano un quadro chiaro: anche se coloro che attualmente riconoscono l’esistenza dell’intelligenza artificiale cosciente sono una minoranza, non rappresentano di certo un’anomalia&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-95-marzo-aprile-2026/" data-type="post" data-id="9312" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 95</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia (arretrati) o abbonati qui</a></div>
</div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Estratto dall’articolo Porębski, A., Figura, J. <em>There is no such thing as conscious arti</em><em>fi</em><em>cial intelligence</em>,&nbsp;Humanit Soc Sci Commun&nbsp;12, 1647 (2025), 28 ottobre 2025, licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale. Andrzej Porębski, Jakub Figura: Jagiellonian University, Cracovia, Polonia. Traduzione a cura di Paginauno. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cuore e l’anima. L’umano e l’empatia artificiale</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/il-cuore-e-lanima-lumano-e-lempatia-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 13:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[chatbotAI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9147</guid>

					<description><![CDATA[Relazioni umane vs relazioni umano-macchina. Rosanna Ramos ha sposato il suo bot Eren Kartal e non è una vecchia pazza eccentrica: gli AI Companion sono una realtà diffusa e lo sviluppo dell’empatia artificiale mira a integrarsi con avatar, androidi antropomorfi e robotica tattile: ma fare l’amore con una macchina non sarà la risposta alla solitudine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-94-gennaio-febbraio-2026/" data-type="post" data-id="9143" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 94, gennaio – febbraio 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Relazioni umane vs relazioni umano-macchina<strong>. </strong>Rosanna Ramos ha sposato il suo bot Eren Kartal e non è una vecchia pazza eccentrica: gli AI Companion sono una realtà diffusa e lo sviluppo dell’empatia artificiale mira a integrarsi con avatar, androidi antropomorfi e robotica tattile: ma fare l’amore con una macchina non sarà la risposta alla solitudine competitiva della società dell’accelerazione</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Il compagno AI che si prende cura di te. Sempre qui per ascoltare e parlare quando hai bisogno di un amico empatico. Sempre dalla tua parte. Un amico, un partner o un mentore: trova il compagno perfetto in Replika.”<br>Replica.com</pre>



<p class="has-drop-cap">Un uomo su tre (31%) e una donna su quattro (23%), tra i 18 e i 30 anni, dichiara di chattare con un sistema di intelligenza artificiale progettato per simulare un partner romantico (Grafico 1, pag. 9); tra questi, il 29% degli uomini e il 17% delle donne afferma di “preferire la comunicazione con un programma AI piuttosto che interagire con una persona reale in una relazione” (Grafico 2, pag. 11), perché “i programmi di intelligenza artificiale sono ascoltatori migliori e li comprendono più delle persone reali”, e, indipendentemente dal genere, “il 21% concorda sul fatto che parlare con un programma di intelligenza artificiale sia un modo accettabile per sentirsi amati e legati in una relazione”. Lo rivela uno studio del Wheatley Institute pubblicato a febbraio 2025 (1), relativo a un campione di quasi 3.000 persone residenti negli Stati Uniti, che sottolinea come i dati siano strettamente relativi alle app AI per relazioni romantiche: “I tassi di utilizzo sono quindi probabilmente più elevati se si includono tutte le forme di interazione con l’intelligenza artificiale”, come amicizia o semplice compagnia. “Forse l’aspetto più importante di questo studio” conclude il rapporto, “è che l’utilizzo di tecnologie AI progettate per simulare partner romantici […] è più diffuso di quanto si possa pensare”&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-94-gennaio-febbraio-2026/" data-type="post" data-id="9143" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 94</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia (arretrati) o abbonati qui</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Simulazione della personalità del robot basata su LLM e sistema cognitivo</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/simulazione-della-personalita-del-robot-basata-su-llm-e-sistema-cognitivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 13:40:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[chatbotAI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9155</guid>

					<description><![CDATA[JH Lo, HP Huang, JS Lo Robot e personalità, distopia futura. Dopo quelli sull’antropomorfizzazione, gli studi di oggi dimostrano che gli umani interagiscono meglio con una macchina in grado di simulare una propria personalità, e dunque la ricerca la sviluppa: dall’analisi delle emozioni umane, alla programmazione cognitiva alla sfera predittiva La distopia dell’empatia artificiale, con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">JH Lo, HP Huang, JS Lo</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-94-gennaio-febbraio-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 94, gennaio – febbraio 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Robot e personalità, distopia futura. Dopo quelli sull’antropomorfizzazione, gli studi di oggi dimostrano che gli umani interagiscono meglio con una macchina in grado di simulare una propria personalità, e dunque la ricerca la sviluppa: dall’analisi delle emozioni umane, alla programmazione cognitiva alla sfera predittiva</p>
</blockquote>



<p><em>La distopia dell’empatia artificiale, con gli AI Companion</em> <em>e le relazioni affettive umano-macchina (1), si</em> <em>lega alla ‘personalità’ robotica. Lo sviluppo della prima</em> <em>si nutre infatti anche della ricerca sulla seconda, perché “è stato dimostrato che la personalità del</em> <em>robot migliora le interazioni uomo-robot: gli utenti</em> <em>segnalano un maggiore piacere nell’interagire con un robot la cui personalità completa la propria, rispetto a uno con una personalità simile”. Diverse</em> <em>realtà studiano dunque la possibilità di programmare macchine in grado di simulare una personalità, ne è esempio la ricerca che qui pubblichiamo in estratto, con traduzione a cura di Paginauno, tagliata delle parti più tecniche per una maggiore facilità di lettura (2).</em> <em>Mobi, il robot progettato, “è in grado di chattare in base</em> <em>alla propria personalità, gestire i conflitti sociali</em> <em>e comprendere le intenzioni dell’utente”; è un “robot cognitivo sviluppato con l’obiettivo di manifestare una capacità cognitiva e una</em> <em>coscienza simili a quelle umane”</em> <em>(!). Utilizza GPT-4 – la versione</em><em> del</em><em> chatbot di OpenAI che ha potenziato </em><em>e migliorato le capacità di testo, vi</em><em>sione, audio e analisi delle emozioni umane – e nel corso della ricerca ha dimostrato di poter andare oltre la simulazione di una personalità ed entrare nella sfera predittiva: “Grazie alla conoscenza dei ricordi, dei tratti della personalità e dei modelli </em><em>linguistici di un individuo, [&#8230;] può</em><em> prevedere il discorso e le decisioni di </em><em>quella persona”. È un punto chiave per il perfezionamento dell’empatia artificiale, perché un simile bot può</em><em> </em><em>adattarsi “all’evoluzione degli stati</em><em> emotivi e del contesto sociale dell’utente”.</em></p>



<p><em>Capire come funzionano queste</em><em> macchine, anche solo a grandi linee, può aiutarci a non cadere nel tranello dell’empatia simulata, </em>deve<em> aiutarci a riportarle a ciò che sono: materia inorganica che reagisce a cal</em><em>coli probabilistici. Matematica. Noiosa predeterm</em><em>inazione. Anche quando ci ‘sorridono’.</em></p>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Introduzione</mark></h4>



<p>La personalità è stata identificata come un fattore cruciale per comprendere la qualità dell’impiego dei robot nelle organizzazioni e nella società in generale. Sebbene l’ipotesi <em>uncanny valley</em> postuli che gli esseri umani si sentano a disagio in presenza di robot con caratteristiche simili a quelle umane, questa prima impressione inquietante viene significativamente alterata attraverso l’interazione. La personalità di un robot è considerata preferibile ed è associata a risposte sociali desiderabili. Per determinare una personalità adatta per un robot, ricerche precedenti suggeriscono che le preferenze per le personalità dei robot possono effettivamente variare a seconda del contesto del ruolo del robot e delle percezioni stereotipate che le persone hanno per determinate occupazioni. È stato dimostrato che gli utenti sono in grado di distinguere tra le personalità dei robot, il che si traduce in preferenze diverse, tra scenari orientati agli obiettivi e orientati all’esperienza.</p>



<p>Un robot è stato progettato per mostrare tratti di introversione ed estroversione per assistere le persone colpite da ictus nei loro esercizi di riabilitazione. La ricerca indica che il comportamento autonomo di un robot socialmente assistivo, se adattato alla personalità dell’utente, può migliorare le prestazioni del compito. Gli studi hanno dimostrato che l’estroversione e la dominanza di un robot influenzano la percezione delle persone della sua intelligenza, delle sue capacità sociali e della sua simpatia. Inoltre, è stato dimostrato che la personalità del robot migliora le interazioni uomo-robot; gli utenti segnalano un maggiore piacere nell’interagire con un robot la cui personalità completa la propria, rispetto a uno con una personalità simile. Sono state proposte linee guida per la progettazione efficace di robot di servizio per suscitare le risposte emotive desiderate dagli utenti. L’incorporazione della personalità nei robot facilita le interazioni uomo-robot con una maggiore presenza sociale, portando a risultati come una maggiore accettazione e un maggiore coinvolgimento emotivo durante gli incontri di servizio. Ricerche precedenti hanno utilizzato principalmente il modello Big Five (BFI) (3) per instillare la personalità nei robot [&#8230;]. Tuttavia, questi approcci sono limitati alle cinque dimensioni del modello Big Five e tendono a concentrarsi esclusivamente sugli aspetti conversazionali, trascurando i pensieri e le decisioni sottostanti. Di conseguenza, è fondamentale sviluppare un modello di personalità per i robot in grado di emulare i processi cognitivi e l’inferenza della personalità.</p>



<p>[&#8230;] l’assenza di cognizione e di capacità mentali umane si traduce in un’interazione con il robot carente in termini di flessibilità e umanità. [&#8230;] Per migliorare l’interazione uomo-robot e ottenere un gemello digitale della personalità di un individuo, in questa ricerca è stato proposto un modello di personalità per robot e un framework di robotica cognitiva, che mira a simulare una personalità completa con cognizione incorporata. Il modello di personalità è costruito sulla base della teoria della multi-personalità e il processo cognitivo è integrato per facilitare la simulazione della personalità. Il risultato della simulazione della personalità dovrebbe essere convalidato attraverso un approccio statistico. Ci si aspetta che la personalità supportata dal framework di robotica cognitiva esegua sia tratti di personalità che teoria della mente.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Backgrounds</mark></h4>



<h4 class="wp-block-heading">Tratti della personalità</h4>



<p>Nella ricerca psicologica sono stati proposti diversi modelli per illustrare i tratti della personalità degli esseri umani. Il BFI è il modello di personalità più comune, con varie applicazioni. [&#8230;] I 16 fattori di personalità di Cattell (16PF) descrivono i tratti interiori della personalità in base all’autopresentazione dei soggetti, che costituisce un insieme di criteri di misurazione della personalità all’interno dell’intervallo di normalità. [&#8230;] Il repertorio dei costrutti di ruolo di Kelly adotta il realismo soggettivo come prospettiva fondamentale, postulando che gli individui interpretano il mondo attraverso dimensioni personali note come costrutti. Egli sostiene che sia possibile accertare la conoscenza relativa alle interpretazioni altrui del mondo in contesti clinici. Viene indicato che la relazione con il caregiver primario costituisce la struttura fondamentale e i modelli comportamentali associati nei bambini. Queste strutture fondamentali guidano i bambini nell’interpretazione delle relazioni e facilitano la loro comprensione di se stessi e del mondo in cui vivono. Kelly ha sottolineato che l’essenza del suo quadro teorico risiede nella comprensione che la psicoterapia dei costrutti personali costituisce un processo relazionale progettato per promuovere la trasformazione personale. La traiettoria incompleta del riconoscimento reciproco deriva da particolari condizioni di disequilibrio tra i soggetti. Traendo spunto dalla nozione di dipendenza e ruolo di Kelly, nonché dalle filosofie di riconoscimento reciproco e relazioni intersoggettive di Honneth e Ricoeur, e dalla visione di Benjamin sul significato dell’intersoggettività nei contesti terapeutici, questo squilibrio è ritenuto associato ai casi più significativi di disagio personale in contesti clinici, in cui si presume che l’individuo soffra di una carenza di riconoscimento da parte degli altri.</p>



<p>In questa ricerca, svilupperemo un modello di personalità implementabile adattando le teorie di Cattell e Kelly con alcune modifiche, il che sposta l’obiettivo dall’osservazione dei tratti della personalità umana alla definizione delle caratteristiche del robot. Costruisce l’agente antropomorfizzato sulla base di teorie psicologiche e aumenta l’avversità dei tratti della personalità, anziché essere definito solo dal BFI come negli studi precedenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Memoria, attenzione, emozione e intenzione</h4>



<p>Intenzione, memoria, emozione e attenzione sono i processi cognitivi cruciali che influenzano il comportamento umano. La memoria funge da risorsa che gli individui utilizzano per raggiungere obiettivi personali o sociali e il contenuto dei ricordi si evolve nel tempo. Sebbene gli errori di memoria possano essere classificati in sette tipi distinti: transitorietà, distrazione, blocco, attribuzione errata, suggestionabilità, pregiudizio e persistenza, la memoria influenza il processo di identificazione e classificazione sociale. La memoria è influenzata dallo stato di recupero dei ricordi precedenti e dall’attenzione sostenuta, mentre l’attenzione interna costituisce il processo centrale dello stato di recupero. È indicato che ogni volta che è necessaria una parola composta con più attributi separabili per rappresentare o distinguere potenziali oggetti, l’attenzione deve essere diretta sequenzialmente a ciascun stimolo nella visualizzazione. Il cervello umano costruisce un modello predittivo dell’attenzione altrui, dotando gli individui di notevoli capacità sociali per anticipare gli stati mentali e i comportamenti dei loro simili. Di conseguenza, ciò facilita la ricostruzione delle proprie emozioni, convinzioni e intenzioni.</p>



<p>Il consenso accademico è che esistano molteplici distinzioni tra le varie emozioni, il che richiede l’integrazione delle teorie motivazionali con i principi di piacere e dolore insiti nelle esperienze emotive. L’emozione coinvolge diverse funzioni cognitive. La codifica di eventi emotivamente stimolanti si traduce in un miglioramento della memoria a lungo termine, che può essere recuperata con un conseguente senso di ricordo, e gli individui dipendono dalla facilità di ricordo e percezione per valutare la veridicità dei ricordi che recuperano. L’emozione è correlata all’uso delle parole. Le differenze individuali nel vocabolario emotivo proattivo, ovvero la facilità di accesso alle parole emotive, sono associate alle prestazioni nei compiti di segmentazione emotiva. L’esperienza emotiva influenza anche l’espressione emotiva degli individui, il che sottolinea come le esperienze emotive e le espressioni visive siano coerenti e uniche all’interno del panorama modulare emotivo di un individuo.</p>



<p>Quando una persona esprime un’affermazione, l’affermazione è sempre orientata a una certa conoscenza dovuta all’intenzione della sua coscienza. Per migliorare la somiglianza tra l’uomo e il robot, un robot può svolgere funzioni di coscienza, come la Teoria della Mente (ToM), realizzando l’intenzione, il che rende il suo comportamento orientato al proprio intento, alle proprie emozioni e produce una conversazione più direzionale. Inoltre, il comportamento passato e altre variabili del comportamento pianificato, l’intenzione di agire, così come l’intenzione di astenersi dall’agire e l’anticipazione del rimpianto, aumentano il potere predittivo delle intenzioni per vari comportamenti. Alcuni mediatori delle intenzioni, come l’accessibilità, la stabilità temporale, l’esperienza diretta, il coinvolgimento, la certezza, la contraddizione e la coerenza emotivo-cognitiva, migliorano la relazione tra intenzioni e comportamenti. Viene anche discussa la relazione tra abitudini e intenzioni. Quando un’abitudine è debole, l’intenzione guiderà il comportamento futuro; tuttavia, quando un’abitudine è forte, la situazione è diversa.</p>



<p>I modelli sopra proposti da studi precedenti forniscono una panoramica del processo cognitivo umano, che ha concettualizzato il framework del robot cognitivo in questa ricerca. È essenziale considerare le diverse componenti della cognizione sopra menzionate quando si sviluppa un agente antropomorfizzato; il framework del robot cognitivo è sviluppato con l’obiettivo di manifestare la cognizione e la coscienza simili a quelle umane.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Modello linguistico di grandi dimensioni</h4>



<p>Dall’introduzione di ChatGPT-3 da parte di OpenAI nel 2020, lo sviluppo di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) è cresciuto notevolmente. Entro il 2023, ChatGPT-4 è avanzato per supportare input visivi e mostrare prestazioni migliorate di risoluzione dei problemi. La serie Generative Pre-trained Transformer (GPT) è considerata lo strumento più potente nell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP). L’implementazione di LLM avviene tramite prompting, in cui la progettazione di modelli di prompt e l’integrazione con LLM determinano le prestazioni degli agenti. Un vantaggio distintivo di LLM è l’apprendimento in-text, che consente loro di apprendere la classificazione da esempi minimi, un approccio noto come ‘apprendimento a pochi scatti’. Inoltre, LLM può generare testo su misura per requisiti specifici, un processo noto come ‘apprendimento a zero scatti’. Ricerche precedenti hanno introdotto varie tecniche di prompting. Per esempio, il prompt basato sulla catena di pensiero (CoT) spinge l’LLM a produrre una serie di frasi concise che articolano in sequenza i processi di ragionamento, culminando in una conclusione logica. È stato osservato che i prompt che incorporano passaggi di ragionamento più dettagliati producono risultati superiori. Per le attività decisionali, gli LLM implementano la classificazione degli intenti per determinare le azioni appropriate. Il framework HuggingGPT utilizza ChatGPT come pianificatore di attività, selezionando i modelli in base alle loro descrizioni e riassumendo le risposte in base ai risultati dell’esecuzione.</p>



<p>[&#8230;] L’LLM può anche emulare comportamenti e discorsi simili a quelli umani attraverso il gioco di ruolo. Uno studio ha creato simulacri convincenti del comportamento umano per applicazioni interattive, implementando un modulo di memoria a lungo termine e la pianificazione delle attività. Un altro progetto di ricerca ha sviluppato un LLM di personaggi che addestra un modello attraverso la sperimentazione e la costruzione di simulacri personali. RoleLLM è un framework progettato per valutare, stimolare e migliorare le capacità di gioco di ruolo negli LLM, consentendo loro di assumere 100 ruoli, ciascuno con conoscenze specifiche e la capacità di imitare stili di conversazione. Nonostante il fatto che gli agenti di dialogo basati su LLM non siano entità coscienti con propri obiettivi o un istinto di autoconservazione, sono in grado di mostrare intelligenza e caratteristiche umane. Incorporando un approccio basato sulla catena di pensiero, gli LLM possono simulare i processi cognitivi degli esseri umani. La cooperazione di più LLM come computer linguistici può guidare il framework cognitivo, che sarà discusso nella prossima sezione di questa ricerca.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Metodo</mark></h4>



<p>In questa sezione, proponiamo un framework di robotica cognitiva progettato per simulare la personalità. Il framework comprende diverse unità, ciascuna responsabile di distinti processi cognitivi, tra cui inferenza della personalità, intenzione, emozione, memoria a breve e lungo termine e previsione del futuro [&#8230;] Questi processi cognitivi contribuiscono a perfezionare le risposte umanizzate e a simulare la personalità umana. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading">Funzioni situazionali e di memoria</h4>



<p>La personalità umana comprende non solo tratti individuali, ma anche esperienze di vita, in particolare la memoria relativa all’individuo o alla società. Il processo di memoria a lungo termine implica codifica, mantenimento e recupero. Sebbene vanti una capacità illimitata, recuperare contenuti specifici dall’ampio archivio può essere impegnativo. Al contrario, la memoria a breve termine, con la sua capacità limitata, consente un recupero più semplice. Le funzioni della memoria a lungo e breve termine sono incorporate nel quadro della robotica cognitiva. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading">Funzione di generazione dell’intenzione e delle emozioni del robot</h4>



<p>Tradizionalmente, i robot sono progettati per soddisfare i bisogni conversazionali degli utenti; tuttavia, gli esseri umani spesso dialogano con scopi specifici, come fornire informazioni o esprimere intenzioni personali. Per emulare i tratti della personalità simili a quelli umani, è stata integrata un’unità di motivazione utilizzando GPT-4. Le condizioni relative alle informazioni del profilo e alle informazioni sulla persona – con cui il robot cognitivo sta parlando – sono importanti per le conversazioni, e vengono fornite alle funzioni di pianificazione e di desiderio per l’implementazione dell’intenzione. L’intenzione di agire o di astenersi dall’agire è coinvolta nella previsione dei comportamenti. La funzione di pianificazione elabora una strategia prima di ogni risposta per allinearsi all’intenzione stabilita nei modelli di prompt, garantendo che le risposte del robot cognitivo siano guidate dall’intenzione. Secondo la piramide dei bisogni di Maslow, la personalità è guidata dalla soddisfazione dei bisogni in diverse fasi: bisogni fisici, bisogni di sicurezza, bisogni di amore, affetto e appartenenza, bisogni di stima e bisogni di autorealizzazione. L’obiettivo dell’agente è deciso dal desiderio meno soddisfatto in quel momento [&#8230;]</p>



<p>L’obiettivo del robot viene impostato e modificato; tuttavia, per l’uomo l’intenzione in un momento specifico non riguarda solo l’obiettivo, ma anche molte altre condizioni cognitive, tali da consentire all’uomo di avere un’intenzione ragionevole e agire correttamente. La funzione di pianificazione definisce l’intenzione del robot considerando la memoria a breve termine, le aspettative, l’ambiente, le emozioni e l’obiettivo [&#8230;].</p>



<p>Per generare la reazione emotiva del robot, viene proposta una funzione generativa delle emozioni per calcolarle considerando offesa, obiettivo e previsione per il futuro [&#8230;]. [La funzione] valuta se il robot è offeso, il che può provocare sentimenti di rabbia o paura; se la situazione soddisfa l’obiettivo e i risultati futuri previsti (desiderato/indesiderato, atteso/ inaspettato), generando emozioni come felicità, tristezza, delusione e sorpresa; e prevede il futuro successivo alla query corrente. La funzione generativa delle emozioni facilita la capacità del framework cognitivo del robot di mostrare risposte emotive appropriate in base a stimoli ambientali. Le emozioni calcolate vengono quindi prese in considerazione per formulare una risposta più dinamica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Funzione di inferenza e modello di personalità del robot</h4>



<p>La funzione di inferenza prende sia input ambientali sia i risultati dei processi cognitivi, integrando le informazioni essenziali per dedurre un comportamento appropriato. Gli input dell’inferenza sono memoria, intenzione, emozione e il messaggio proveniente dall’ambiente [&#8230;]. I modelli di sollecitazione comprendono diversi componenti: regole, un modello di personalità, background e tono di voce, che sono il nucleo per simulare la personalità di un individuo. Le regole limitano l’ambito delle potenziali risposte, specificando vincoli come il tipo di output e il numero massimo di parole. Il modello di personalità e il background caratterizzano il ruolo svolto, adattato a vari contesti. Il tono di voce è un elemento opzionale che può essere specificato se è richiesto un particolare stile di comunicazione. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading">Attenzione alla pre-elaborazione visiva</h4>



<p>Recentemente, i modelli visivi possono essere perfezionati tramite l’ingegneria dei prompt visivi, utilizzata per progettare agenti specifici per l’elaborazione visiva. L’unità di elaborazione visiva facilita la capacità del framework di elaborare input che comprendono immagini e testo: riceve il testo e l’immagine dell’utente, e genera successivamente una descrizione dell’immagine [&#8230;]. Il testo dell’utente funge da input per estrarre informazioni pertinenti, che indirizzano il meccanismo di attenzione visiva all’interpretazione dell’immagine. Di conseguenza, il robot può concentrarsi sugli oggetti di interesse all’interno dell’immagine, in base alla conversazione in corso. La descrizione delle immagini verrà utilizzata come variabile di stato dell’ambiente circostante. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Risultati</mark></h4>



<p>ChatGPT può fungere da chatbot di conversazione basato sull’intelligenza artificiale per molteplici scopi. Il nostro robot di servizio, denominato Mobi, è stato progettato per incarnare il framework del robot cognitivo. La configurazione hardware di Mobi include una telecamera di profondità, un pannello touch, bracci robotici e un telaio, come mostrato in Figura&nbsp;4 (pag. 19). Questo studio si concentra sulla progettazione della personalità del robot ed è implementato attraverso il sistema cognitivo. [&#8230;]</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="360" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-4.jpg" alt="" class="wp-image-9157" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-4.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-4-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<p>Per confrontare il nostro robot di personalità con soggetti umani, sono stati raccolti i risultati di 30 test di personalità su soggetti umani. Tutti i protocolli sperimentali sono stati approvati dal Comitato Etico Istituzionale della Chang Gung Medical Foundation e il consenso informato è stato ottenuto da tutti i soggetti. Tutti gli esperimenti sono stati condotti in conformità con le linee guida e le normative pertinenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Test di conversazione</h4>



<p>È stato progettato uno scenario di conversazione visiva per illustrare il processo cognitivo coinvolto nella simulazione della personalità. Questa conversazione si basa su un’immagine di input che viene convertita in una descrizione, consentendo a Mobi di comprendere il contenuto visivo. Come illustrato nella Figura 5 (pag. 20), Mobi determina inizialmente una strategia appropriata e l’emozione corrispondente, dopodiché l’unità di inferenza aderisce a questa strategia per generare una risposta infusa con l’emozione identificata.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="377" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-5.jpg" alt="" class="wp-image-9158" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-5.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-5-300x189.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<p>Durante il secondo round di conversazione, a Mobi viene chiesto di selezionare un macaron dall’immagine presentata, come mostrato in Figura 5 (pag. 20). La sua preferenza, influenzata dalla sua memoria a lungo termine, guida il processo decisionale; le caratteristiche dell’immagine, in particolare il macaron rosa, sono associate al suo gusto preferito, la fragola. Questa interazione dimostra il miglioramento dell’interazione uomo-robot attraverso un framework robotico cognitivo, che incorpora la simulazione della personalità ed elabora la fusione testo-immagine in combinazione con la memoria a lungo termine, in cui la formazione della personalità è influenzata anche dall’esperienza.</p>



<p>Il framework del robot cognitivo è attrezzato per affrontare i conflitti attraverso processi cognitivi appropriati. Viene costruito uno scenario che prevede un conflitto per valutare la reazione della simulazione di personalità, come mostrato in Figura 6 (pag. 23). Il processo cognitivo rivela che Mobi è consapevole dei conflitti e può elaborare una strategia per rispondere alle provocazioni sulla base delle intenzioni sottostanti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="320" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-6.jpg" alt="" class="wp-image-9159" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-6.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-6-300x160.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<p>Inoltre, la manifestazione della rabbia viene eseguita secondo un modello emotivo orientato alla previsione. Il framework valuta anche le possibilità future alla luce del contesto attuale. Mobi, il robot, riconosce potenziali conflitti e sceglie di evitare alterchi con individui che potrebbero rappresentare un pericolo. La dimostrazione dimostra che Mobi è in grado di rispondere a scenari emotivamente carichi con strategie e reazioni emotive coerenti con la simulazione della personalità programmata.</p>



<p>Mobi dimostra la capacità di determinare le azioni da intraprendere in risposta alle richieste, come mostrato in Figura 7 (pag. 24). Quando viene richiesto di ricordare all’utente di richiamare, Mobi ne riconosce l’intento e intraprende l’azione richiesta impostando un promemoria per tre minuti dopo. Questo esempio dimostra che il framework robotico cognitivo è in grado di interpretare l’intento dell’utente e di fornire risposte e azioni appropriate.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="288" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-7.jpg" alt="" class="wp-image-9160" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-7.jpg 600w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/01/robot-cognitivo-figura-7-300x144.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Valutazione della personalità</h4>



<p>Per valutare i risultati della simulazione di personalità, sono state somministrate due scale di valutazione della personalità: l’International Personality Item Pool – Nevroticismo, Estroversione e Apertura (IPIP-NEO) e il modello Big Five (BFI). Queste scale valutano cinque dimensioni della personalità: estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura all’esperienza.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>1. Estroversione. Questo tratto riflette quanto un individuo sia estroverso, energico e socievole. Le persone con un alto livello di estroversione tendono a essere assertive e a prosperare nei contesti sociali, traendo energia dall’interazione con gli altri. Al contrario, coloro che hanno un basso livello di estroversione (spesso descritti come più introversi) in genere preferiscono ambienti più tranquilli e solitari e possono risparmiare energia evitando grandi assembramenti.</li>



<li>2. Piacevolezza. L’amabilità è la tendenza a essere compassionevoli, collaborativi e fiduciosi. Gli individui altamente amabili spesso attribuiscono importanza all’armonia nelle loro relazioni, dimostrando empatia e disponibilità ad aiutare gli altri. Coloro che ottengono punteggi più bassi potrebbero apparire più competitivi o scettici, poiché danno priorità agli interessi personali rispetto alla coesione del gruppo.</li>



<li>3. Coscienziosità. Questa dimensione misura il grado di organizzazione, affidabilità e disciplina di una persona. Un livello elevato di coscienziosità è associato a un’attenta pianificazione, a un comportamento orientato agli obiettivi e a un forte senso del dovere, mentre punteggi più bassi possono essere associati a impulsività e a un atteggiamento più rilassato verso le responsabilità.</li>



<li>4. Nevroticismo. Il nevroticismo esprime la tendenza a provare emozioni negative come ansia, tristezza e instabilità emotiva. Gli individui con punteggi elevati di nevroticismo hanno maggiori probabilità di percepire le situazioni come stressanti o minacciose, mentre quelli con livelli bassi sono generalmente più resilienti e stabili emotivamente.</li>



<li>5. Apertura all’esperienza. Spesso definita semplicemente ‘apertura’, questa caratteristica implica l’essere fantasiosi, curiosi e ricettivi a nuove idee ed esperienze. Un’elevata apertura è correlata alla creatività, alla propensione per l’arte e le esperienze innovative e alla curiosità intellettuale, mentre un’apertura inferiore può essere associata a una preferenza per la tradizione e la praticità.</li>
</ul>



<p>[&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading">Validità di costrutto</h4>



<p>Dopo aver verificato che la simulazione della personalità di Mobi soddisfa in modo coerente ed efficace i criteri stabiliti, questa sezione approfondisce la validità di costrutto del modello di personalità, comprendendo aspetti quali affidabilità, validità correlata al criterio, validità convergente e validità discriminante. [&#8230;]</p>



<p>Le medie e le deviazioni standard nelle cinque dimensioni dimostrano che il nostro modello di personalità robotica proposto è in grado di comprendere tutti i tratti della personalità, ovvero estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale [&#8230;].</p>



<h4 class="wp-block-heading">Teoria della mente</h4>



<p>La Teoria della mente (ToM) è stata considerata come la caratteristica della mente umana, che si riferisce alla capacità di percepire le intuizioni altrui e di svolgere attività di cognizione sociale. Un robot con ToM può comprendere il pensiero dell’utente e comportarsi in modo più simile a quello umano. Il test di Sally-Anne è un test psicologico, utilizzato in psicologia dello sviluppo per misurare la ToM di una persona nell’attribuire false credenze agli altri. GPT-4 può superare un’istanza del test di Sally-Anne. [&#8230;] Il risultato mostra che Mobi può anticipare l’azione dei personaggi nella storia e fornire una risposta ragionevole all’utente. È confermato che Mobi può eseguire la ToM. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading">Sfide pratiche</h4>



<p>Questa ricerca ha proposto gli aspetti teorici della simulazione della personalità per l’interazione uomo-robot, modellando la funzione cognitiva attraverso la realizzazione dello spazio di stato. A causa della complessità del framework e della latenza di calcolo, l’intervallo di elaborazione richiede circa 10-15 secondi, tempi disponibili solo per la messaggistica e non adatti alla comunicazione verbale. Si prevede che la latenza diminuirà con lo sviluppo di applicazioni LLM. Inoltre, la trasmissione delle emozioni del robot ha richiesto un’ulteriore implementazione attraverso toni, espressioni facciali e gesti, che consentono un’espressione olistica delle conversazioni non verbali. Ci si chiede in che modo l’agente con simulazione della personalità influenzi l’interazione uomo-robot con giorni o addirittura mesi di interazione, soprattutto se il meccanismo della memoria a lungo termine prende il sopravvento sull’espressione della personalità anziché sul modello di personalità. Gli effetti della progettazione della personalità sugli atteggiamenti degli utenti nei confronti dei robot richiedono ulteriori valutazioni; scoprire come i tratti della personalità influenzino le dinamiche dell’interazione uomo-robot solleva una questione importante.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Conclusione</mark></h4>



<p>Lo studio sviluppa un framework robotico cognitivo che simula la personalità utilizzando ChatGPT-4, che elabora input visivi e testuali e genera risposte, azioni e reazioni emotive. Il modello di personalità incorpora preferenze, il Repertorio dei Costrutti di Ruolo di Kelly e i 16 Fattori di Personalità di Cattell. La codifica e il recupero della memoria a lungo termine sono facilitati dall’associazione temporale degli eventi. Emozioni e strategie vengono dedotte analizzando le intenzioni e prevedendo i risultati futuri. Le informazioni visive vengono estratte in base all’attenzione della query. I risultati indicano che il framework robotico cognitivo può eseguire processi cognitivi che producono risposte simili a quelle umane. La coerenza e l’efficacia della simulazione di personalità sono corroborate da valutazioni che utilizzano le misure di personalità IPIP-NEO e Big Five, confermando che il framework soddisfa i requisiti stabiliti per i tratti di personalità target. La validità del costrutto del modello di personalità proposto è dimostrata sia da 30 simulazioni di personalità che da 31 soggetti umani.</p>



<p>I contributi della simulazione della personalità vanno oltre la facilitazione di interazioni simili a quelle umane. La simulazione riflette accuratamente la personalità target in studio. Grazie alla conoscenza dei ricordi, dei tratti della personalità e dei modelli linguistici di un individuo, un framework di robot cognitivi può prevedere il discorso e le decisioni di quella persona. L’integrazione dell’intenzionalità nel dialogo spinge il chatbot a rispondere agli utenti in modo più coinvolto e mirato. Inoltre, la simulazione della personalità può fungere da gemello digitale per gli esseri umani, migliorando l’analisi comportamentale predittiva con modelli basati sulla personalità. La ricerca futura potrebbe approfondire modelli di personalità dinamici in cui i tratti possono evolversi in risposta a interazioni in corso, processi di apprendimento o persino cambiamenti situazionali. Questo approccio aprirebbe la strada a robot cognitivi che non solo simulano una personalità target, ma si adattano anche all’evoluzione degli stati emotivi e del contesto sociale dell’utente. Studi futuri potrebbero anche considerare progetti longitudinali per osservare come le interazioni prolungate influenzino il coinvolgimento dell’utente, la fiducia e l’autenticità percepita della simulazione della personalità nel corso di settimane o mesi. Tale ricerca potrebbe rivelare non solo i punti di forza dell’attuale framework, ma anche i suoi limiti nel sostenere interazioni realistiche e simili a quelle umane nel tempo. È possibile estendere i modelli di personalità e la validità del costrutto alle persone anziane, valutando l’interazione uomo-robot con la valutazione ergonomica. Si ipotizza che il framework del robot cognitivo per la simulazione della personalità rappresenti un approccio innovativo all’interazione uomo-robot, contribuendo ai campi della robotica, delle scienze cognitive e dell’analisi comportamentale.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Cfr. Giovanna Cracco,<a href="https://rivistapaginauno.it/il-cuore-e-lanima-lumano-e-lempatia-artificiale/" data-type="post" data-id="9147" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>Il cuore e l’anima. L’umano e l’empatia artificiale</em></a>, pag. 6</p>



<p class="has-small-font-size">2) Qui lo Studio integrale completo di note e bibliografia, pubblicato sotto diritti Creative Commons: Lo, JH., Huang, HP. &amp; Lo, JS. <em>LLM-based robot personality simulation and cognitive system</em>. Sci Rep 15, 16993 (2025). <a href="https://doi.org/10.1038/s41598-025-01528-8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1038/s41598-025-01528-8</a>, 16 maggio 2025. Jia-Hsun Lo e Han-Pang Huang: Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Università Nazionale di Taiwan, Taipei, Taiwan; Jie-Shih Lo: Dipartimento di Psicologia della Salute, Chang Jung Christian University, Tainan, Taiwan </p>



<p class="has-small-font-size">3) La teoria dei Big Five è un modello tassonomico che descrive la personalità attraverso cinque fattori o tratti di personalità, intesi come modalità relativamente stabili di pensiero, di risposta emotiva e di comportamento nel tempo. Le cinque dimensioni sono estroversione, nevroticismo (o stabilità emotiva), coscienziosità, gradevolezza (<em>agreeableness</em>) e apertura all’esperienza. <em>Nota a cura della redazione</em></p>



<p class="has-small-font-size"></p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I would prefer not to. Conflitto non è solo scontro</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/i-would-prefer-not-to-conflitto-non-e-solo-scontro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 14:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto sociale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9001</guid>

					<description><![CDATA[L’epoché e il conflitto. La generazione Alpha e il tempo schermo, i due punti di rottura tra popolazione e classe dirigente, i cittadini sospesi, la ‘formula della creazione’ e lo spazio del possibile: oggi contropotere è immaginare e strutturare nuove forme di organizzazione sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-93-novembre-dicembre-2025/" data-type="post" data-id="8994" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 93, novembre – dicembre 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L’epoché e il conflitto. La generazione Alpha e il tempo schermo, i due punti di rottura tra popolazione e classe dirigente, i cittadini sospesi, la ‘formula della creazione’ e lo spazio del possibile: oggi contropotere è immaginare e strutturare nuove forme di organizzazione sociale</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">“Siamo in un periodo di grande trasformazione sociale e di maggiore incertezza rispetto al passato. Gli strascichi della pandemia, i conflitti armati, la riduzione del potere di acquisto delle famiglie, la stagnazione dell’economia […] sono tutti elementi che modificano in modo netto lo scenario. Siamo passati dalle certezze a un’incertezza continua. In questo scenario le aziende devono adeguare i loro posizionamenti” (1); perché “le persone oggi non comprano solo scarpe: cercano significato e visione. Il marketing non è più uno slogan, ma un dialogo continuo. Si passa dal comando netto e quasi autoritario a una domanda che riconosce le paure di insuccesso e l’ansia generazionale” (2). La prima citazione è di Sandro Castaldo, professore ordinario del Dipartimento di marketing dell’università Bocconi; la seconda è della giornalista Brittaney Kiefer, sulla rivista di marketing Adweek. Entrambe si riferiscono alla nuova campagna pubblicitaria della Nike lanciata a metà settembre, che ha visto lo slogan <em>Just</em><em> Do It</em>, coniato nel 1988, trasformarsi nel <em>Why Do It? “</em>Una preoccupazione forte degli italiani in passato era l’ambiente” continua Castaldo, “molti hanno constatato scarsi impatti nella pratica delle politiche ambientali e oggi le preoccupazioni sono altre […] Nell’attuale situazione di incertezza le nuove generazioni hanno bisogno di sapere il perché, ovvero il motivo profondo che dovrebbe spingere all’azione. […] Pertanto le aziende si adeguano cercando di cogliere questa esigenza di pragmatismo e riscontro empirico”.</p>



<p>In poche parole, la frustrazione, l’incertezza per il futuro, l’ansia da prestazione, la delusione, la sensazione di impotenza che le giovani generazioni vivono nell’attuale società capitalistica – sempre più competitiva e passata dal Green New Deal alla propaganda di guerra – vengono incorporate negli slogan pubblicitari e sfruttate, dallo stesso capitalismo che le crea, per alimentare i consumi e la profittabilità del capitale. Un circolo vizioso che intrappola la generazione Z, senza che essa riesca a opporre resistenza. I cosiddetti <em>nativi digitali </em>connessi h24, infatti, si ritrovano, nella gran parte, privi del bagaglio culturale che permetterebbe loro di elaborare un pensiero critico capace di disinnescare la dinamica capitalismo-consumismo, cogliendone i tratti sistemici e le perverse correlazioni. Una mancanza che non è unicamente causata dalla virtualizzazione del mondo prodotta dallo sviluppo digitale, ma di certo smartphone, chat e social hanno reso strutturale un approccio veloce e superficiale là dove prima regnava la lentezza dell’approfondimento, del ragionamento e della trasmissione del sapere. Se questa è la realtà per chi è nato tra la metà degli anni Novanta e il 2010, quella che attende la generazione Alpha rischia seriamente di essere peggiore. Definita la <em>generazione schermo, </em>i cosiddetti <em>screenager</em> sono venuti al mondo tra il 2010 e il 2024, e sono i primi umani che con tablet, smartphone e computer hanno intrattenuto uno stretto e costante rapporto fin dai primi vagiti. Che società stiamo costruendo per loro? Cosa gli consegniamo per difendersi da un futuro di frustrazione, ansia da prestazione, delusione, sensazione di impotenza?</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il futuro della generazione Alpha</h4>



<p>“Bambini che sempre più vengono letteralmente calmati, addormentati, svezzati attraverso lo smartphone […] padri che cullano l’infante tenendo sempre lo smarphone in mano. Poi madri che lo allattano mentre guardano lo smartphone. Infine genitori che lo guardano attraverso lo smartphone per fare un filmino dei suoi primi passi. Che cosa cambia in questi sguardi?” si chiede Simone Lanza ne <em>L’attenzione contesa. Come il tempo</em><em> schermo modifica l’infanzia</em> (Armando Editore, 2025)&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-93-novembre-dicembre-2025/" data-type="post" data-id="8994" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 93</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia (arretrati) o abbonati qui</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La corsa allo Spazio è una corsa al profitto (seconda parte)</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-al-profitto-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cracco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[transumanesimo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=8577</guid>

					<description><![CDATA[Profitto e transumanesimo nella corsa allo Spazio. Dalla Space Highway Terra-Luna ai satelliti, dall’energia spaziale alla missione Artemis, dalla Stazione Spaziale Internazionale alla colonizzazione di Marte, dai cyborg alla biofabbricazione di astronauti: perché le aziende della Silicon Valley occupano la space economy, perché i loro profitti non vengono dalle commesse pubbliche della NASA e della Difesa, perché se mai l’Uomo andrà su Marte non sarà l’umano come oggi lo conosciamo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" data-type="post" data-id="8569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 90, marzo – aprile 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Profitto e transumanesimo nella corsa allo Spazio. Dalla Space Highway Terra-Luna ai satelliti, dall’energia spaziale alla missione Artemis, dalla Stazione Spaziale Internazionale alla colonizzazione di Marte, dai cyborg alla biofabbricazione di astronauti: perché le aziende della Silicon Valley occupano la space economy, perché i loro profitti non vengono dalle commesse pubbliche della NASA e della Difesa, perché se mai l’Uomo andrà su Marte non sarà l’umano come oggi lo conosciamo</p>
</blockquote>



<pre class="wp-block-verse">“Noi (e la nostra progenie qui sulla Terra) dovremmo fare il tifo per i coraggiosi avventurieri spaziali, perché avranno un ruolo fondamentale nel guidare il futuro postumano e nel determinare cosa accadrà nel ventiduesimo secolo e oltre.”<br>Martin Rees, <em>On the Future: Prospects for Humanity</em>, 2021</pre>



<p class="has-drop-cap">“Nei prossimi cinque o dieci anni, il generale di brigata della Space Force John M.Olson prevede molto più di una semplice missione della NASA per riportare l’umanità sulla Luna: prevede un ‘vibrante focus commerciale’ guidato da aziende spaziali in rapida espansione. Componente chiave di tutto questo sarà un’architettura spaziale ibrida, resiliente e robusta, con una visione che arriva fino alla Luna e forse oltre […]. Tale architettura, a volte definita ‘space highway’ (autostrada spaziale, <em>n.d.a.</em>), dovrà realizzarsi con uno sforzo collettivo tra l’industria privata, le agenzie civili e l’esercito” (1). È il 2021 quando la <a href="https://rivistapaginauno.it/la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-prima-parte/" data-type="post" data-id="8462" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Space Force statunitense</a> (2) inizia a parlare di space highway, e il 2022 quando il concetto di “infrastruttura spaziale” viene sviluppato da un gruppo di lavoro coordinato da diverse agenzie governative: “[La] Space Superhighway potrebbe supportare le attività spaziali civili, commerciali e di sicurezza nazionale […] un’infrastruttura spaziale di tipo commercial-first che contempla tre componenti primarie: hub regionali, una rete di trasporto sostenibile e la logistica Terra-orbita. I settori spaziali civile, commerciale e di sicurezza nazionale potrebbero utilizzare questa infrastruttura comune per supportare l’assistenza ai satelliti e lo studio scientifico della Terra e per sviluppare la consapevolezza del dominio spaziale. […] La Space Superhighway è l’infrastruttura spaziale necessaria per il 21° secolo (3). Economia e guerra sono sempre andate di pari passo – per accaparramento di risorse, difesa di rotte commerciali strategiche, protezione o espansione di mercati di acquisto o di vendita&#8230; – e dunque non sorprende che lo Spazio sia stato da subito concepito come un ambiente <em>dual use</em>, militare e commerciale. “Mentre osserviamo questa competizione globale per le risorse, per le opportunità, per l’esplorazione e per i benefici che ne possono derivare, penso che gli Stati Uniti debbano essere i primi” continua il generale Olson; “non si può permettere alla Cina di raggiungere la Luna e costruire la propria architettura prima degli Stati Uniti”. Il<strong> </strong>primato economico va dunque conquistato e, se necessario, difeso, con le armi. Il concetto di ‘sicurezza nazionale’ implica la sfera economica. Ancor più in un territorio limitato.</p>



<p>Quando guardiamo allo Spazio pensiamo alla vastità infinita, ma non è così se l’obiettivo è andare dalla Terra alla Luna, o Marte. “Ciò che a prima vista appare un vuoto senza ostacoli è invece ricco di montagne e valli gravitazionali, di oceani e fiumi di energia variamente concentrata, di zone pericolose irte di radiazioni mortali e di peculiarità in posizioni precise”, scrive Everett Dolman, docente di Strategia allo Air Force Air Command and Staff College statunitense (4). Le rotte che consentono uno “sfruttamento efficiente e profittevole dello Spazio” (!) sono poche e fanno i conti con i pozzi gravitazionali e la meccanica orbitale (5); mentre gli “hub regionali”, ossia stazioni spaziali in grado di supportare centri manifatturieri, stoccaggio di risorse, impianti di lancio intermedi e basi militari, devono tenere in considerazione i Punti di Lagrange (6), che sono appena cinque. La Cina ne ha già conquistato uno, il punto L2, nel giugno 2018, collocandovi un satellite in orbita che, per la prima volta, permette di mantenere comunicazioni attive e stabili tra la Terra e il versante nascosto della Luna. Ma di <a href="https://rivistapaginauno.it/cina-la-corsa-allo-spazio-e-una-corsa-alla-guerra-terza-parte/" data-type="post" data-id="8777" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina parleremo nel prossimo articolo</a>, oggi parliamo della space economy statunitense. Perché la corsa allo sfruttamento dello Spazio è già iniziata.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Lo Spazio della Luna</h4>



<p>Se la space highway Terra-Luna è la base per lo profittabilità economica statunitense dello Spazio, e in quanto infrastruttura centrale deve essere protetta militarmente, parallelamente il futuro dominio militare ha bisogno dei capitali privati per sostenere gli enormi costi della corsa spaziale contro la Cina. Rispetto ai tempi della guerra fredda, la dinamica è infatti mutata. Le commesse statali di un tempo, appaltate alle storiche grandi industrie legate alla difesa e all’aeronautica, come Boeing e Lockheed Martin, rimborsavano pienamente i costi aggiuntivi non contemplati nel contratto, spesso legati a imprevisti, e comprendevano un margine di profitto per l’impresa; oggi il finanziamento pubblico è ancorato al raggiungimento dell’obiettivo fissato, e ogni onere extra non calcolato è a carico dell’azienda privata la quale, detenendo la proprietà di ciò che costruisce – lanciatore, navetta, satellite ecc. – potrà rientrare dei costi e registrare profitti con i successivi contratti commerciali di utilizzo, in “un ambiente di mercato in cui i servizi di trasporto spaziale commerciale siano disponibili per il governo come per il settore privato” (7).</p>



<p>Dietro l’entusiasmo di Obama del 2010 per il razzo Falcon 9 di SpaceX (8), troviamo dunque la partnership pubblico-privato che nasce nel 2006 con il Commercial Orbital Transportation Services (COTS) della NASA (9), strutturata in due fasi: nella prima l’agenzia federale aiutava le imprese a sviluppare lanciatori e navette per il trasporto di beni e astronauti in orbita terrestre bassa – l’obiettivo era il rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) – nella seconda stipulava contratti standard, i Commercial Resupply Services (CRS), per comprare questi servizi dalle relative aziende (10). Il contributo pubblico è stato di 821 milioni di dollari per il COTS (vedi Grafico 1, pag. 9), 3,5 miliardi per i contratti CRS-1 (11) e 14 miliardi per i contratti CRS-2, ancora in essere (12)&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" data-type="post" data-id="8569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 90</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia (arretrati) o abbonati qui</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MIT. Science for Genocide</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/mit-science-for-genocide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 11:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=8586</guid>

					<description><![CDATA[I rapporti, i finanziamenti, le ricerche e le collaborazioni dell’università statunitense con il Ministero della Difesa israeliano: gli studenti del MIT accedono al database interno all’istituto e denunciano i progetti che sviluppano armamenti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 90, marzo – aprile 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I rapporti, i finanziamenti, le ricerche e le collaborazioni dell’università statunitense con il Ministero della Difesa israeliano: gli studenti del MIT accedono al database interno all’istituto e denunciano i progetti che sviluppano armamenti</p>
</blockquote>



<p></p>



<p><em>A marzo e ad aprile 2024, con la più alta affluenza registrata nella storia del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, “il corpo studentesco ha ratificato due referendum per porre fine ai legami del MIT con i crimini israeliani contro l’umanità: un voto favorevole del 63,7% nella MIT Undergraduate Association e un voto favorevole del 70,5% nella Graduate Student Union, con ampio sostegno da parte di docenti e personale. Ha fatto seguito, nel dicembre 2024, una risoluzione nel Graduate Student Council per porre fine a tutte le sponsorizzazioni di ricerca da parte del Ministero della Difesa israeliano”. Nulla però si è mosso dentro l’istituzione universitaria statunitense. A dicembre la MIT Coalition for Palestine – un movimento che rappresenta 19 gruppi di studenti e docenti del campus “che si oppone al colonialismo, all’occupazione e all’apartheid in Palestina e ovunque nel mondo” – diffonde il rapporto </em>MIT. Science for Genocide<em>, che pubblichiamo qui in estratto (*). Utilizzando il software di monitoraggio delle sovvenzioni interno all’università, gli studenti sono riusciti ad avere tutti i dettagli dei progetti del MIT che, dal 2015, hanno ricevuto 3,7 milioni di dollari di finanziamento da parte del Ministero della Difesa israeliano; fondi forniti anche dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Ricerche volte a sviluppare algoritmi per consentire a sciami di droni di inseguire gli obiettivi in fuga, a migliorare la tecnologia di sorveglianza subacquea e a supportare gli aerei nel rilevamento di missili. Una cifra esigua – appena lo 0,05% della sponsorizzazione totale della ricerca del MIT del 2024 – come riconoscono gli stessi studenti. Ma non è questo il punto e non è solo questo il dato. Innanzitutto, quello di Israele “è l’unico esercito straniero a sponsorizzare la ricerca del MIT”. In seconda battuta, ai 3,7 milioni vanno aggiunti tutti i finanziamenti e le collaborazioni del MIT con Elbit Systems – che fornisce l’85% dei droni killer di Israele – Maersk – la più grande compagnia di spedizioni al mondo, che ha inviato milioni di libbre di merci militari in Israele dall’inizio della guerra a Gaza – Lockheed Martin – che ha venduto miliardi di dollari di armi a Israele – Caterpillar – che produce per Israele i famigerati bulldozer blindati D9, usati per demolire case, terreni agricoli e infrastrutture civili in Palestina –; e poi Raytheon, Boeing, Aurora Flight Sciences, Google, Amazon&#8230; imprese che fornendo beni, armi o servizi a Israele supportano attivamente l’occupazione dei Territori Palestinesi Occupati e la guerra a Gaza e in Cisgiordania. Infine, il regolamento del MIT stesso impone di rompere le collaborazioni con imprese se esistono “prove credibili che le attività dell’azienda stanno contribuendo alla soppressione dei diritti umani”. In risposta alla pubblicazione dei dati, il MIT ha bloccato l’accesso al sistema interno di gestione delle sponsorizzazioni.</em></p>



<p><em>Il Massachusetts Institute of Technology è storicamente legato al Pentagono; “il suo posto nel complesso militare-industriale degli Stati Uniti è ampiamente documentato” si legge nel Report: “In media, circa il 60% delle entrate del MIT proviene dal governo federale e il 17,4% dal Dipartimento della Difesa”. L’attuale situazione non rappresenta dunque una novità, e lo sappiamo. Ma questo Report, rendendo pubblici i dettagli, permette a tale collaborazione di uscire dall’astrazione e contestualmente pone al centro, ancora una volta, la questione del ruolo delle università nella ricerca militare.</em></p>



<h4 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-171ec3eaa50357da64863f00bfb1a520">Sintesi</h4>



<p>Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) contribuisce al genocidio di Gaza e al colonialismo sionista in Palestina in almeno due modi distinti. In primo luogo, i laboratori del MIT nel campus conducono ricerche su armi e sorveglianza sponsorizzate direttamente dall’esercito israeliano. Almeno dal 2015, i laboratori hanno ricevuto milioni di dollari dal Ministero della Difesa israeliano, destinati a progetti volti a sviluppare algoritmi che aiutino gli sciami di droni a inseguire meglio gli obiettivi in fuga; a migliorare la tecnologia di sorveglianza subacquea; e a supportare gli aerei militari nell’elusione dei missili. Dal 7 ottobre 2023 due di queste sponsorizzazioni sono state rinnovate, mentre una è scaduta a dicembre 2024. In secondo luogo, il MIT mantiene collaborazioni istituzionali, attraverso i programmi ILP, LGO, CSAIL e MIT Energy Initiative, con aziende che vendono grandi quantità di armi a Israele. Tra queste figurano Elbit Systems, il maggiore appaltatore militare di Israele, nonché Maersk, Lockheed Martin e Caterpillar. Queste collaborazioni garantiscono ai profittatori del genocidio un accesso privilegiato al talento e alle competenze del MIT. [&#8230;]</p>



<p>Questo primer di ricerca è organizzato come segue. La parte 1.1 (Genocidio di Gaza) spiega in dettaglio perché il conflitto israeliano a Gaza iniziato il 7 ottobre 2023 non è solo una guerra o una serie di crimini di guerra, ma è una campagna organizzata di genocidio nell’intento e nell’effetto. La parte 1.2 (Nakba e colonialismo dei coloni) colloca questo progetto genocida nel contesto storico del sionismo, mentre la parte 1.3 (Economia politica di un genocidio) esamina come tali progetti si basino in modo schiacciante sulla finanza pubblica americana, sulle armi, sulla protezione dello Stato, sul capitale privato e sulla filantropia. L’ultima parte di questa sezione (Ruolo delle università) descrive in dettaglio il ruolo generale degli istituti di istruzione superiore nel consentire, ma anche nel contrastare, questi crimini.</p>



<p>La parte 2.1 esamina quindi come viene condotta la ricerca scientifica al MIT e il ruolo generale dei finanziamenti al MIT del Ministero della Difesa israeliano. La parte 2.2 esamina i progetti di ricerca specifici e i Principal Investigators (Pls) che si basano sui finanziamenti militari israeliani, mentre la parte 2.3 valuta criticamente chi trae vantaggio da questa ricerca. La parte 3 e le sue sottosezioni esaminano quindi in dettaglio le collaborazioni del MIT con i produttori di armi che aiutano e favoriscono i crimini dello Stato israeliano, in particolare Elbit Systems, Maersk, Caterpillar Inc. e Lockheed Martin. La parte 4.1 presenta le richieste della MIT Coalition for Palestine dall’autunno del 2023 e la risposta repressiva dell’istituto. La parte 4.2 spiega le specifiche politiche del MIT che il MIT ha infranto per preservare questi legami. La parte 4.3 presenta il precedente del MIT nell’aver tagliato i legami con gli autori di violazioni dei diritti umani. La Parte 5 descrive poi le azioni immediate che le autorità del MIT devono intraprendere: il Presidente, il Tesoriere, il Cancelliere, il Prevosto, la Corporazione, gli uffici inferiori, nonché la facoltà e gli studenti del MIT. La Parte 6 conclude. [&#8230;]</p>



<h4 class="wp-block-heading has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-54d25abab5ef81e2c0fb63f8b8ddb77e">Sezione 1.3 Economia politica di un genocidio</h4>



<p>A prima vista, il genocidio a Gaza potrebbe sembrare condotto principalmente dalla coalizione di governo del Likud, senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti o di istituzioni educative come il MIT. Le truppe israeliane sono composte in larga maggioranza da cittadini israeliani. Gli israeliani hanno una base militare industriale sviluppata (aziende come Elbit Systems, Taas, IAI e Rafael) e i ricchi mercati dei capitali israeliani consentono alla coalizione di governo di finanziare a livello locale la maggior parte dei suoi progetti violenti: per il 2024, circa il 70% dei 60 miliardi di dollari emessi dallo Stato in obbligazioni è stato venduto sui mercati nazionali israeliani e denominato in New Israeli Shekel (NIS). Grazie all’elevata domanda da parte delle banche locali, il governo di coalizione non corre alcun rischio di insolvenza e non deve pagare alti tassi di interesse sui propri bond. La sua banca centrale può offrire obbligazioni competitive rispetto ai buoni del Tesoro emessi dal Tesoro degli Stati Uniti. Le riserve di valuta estera detenute presso la Banca d’Israele hanno raggiunto i 200 miliardi di dollari a gennaio 2024, stabilizzando ulteriormente il quadro macroeconomico dell’economia di guerra. Il principale partner commerciale di Israele non sono gli Stati Uniti, bensì l’Unione europea, e alleati esterni come India e Nepal sono disponibili a fornire eserciti di riserva di manodopera per sostituire i palestinesi.</p>



<p>La realtà è che infliggere violenza di proporzioni genocide richiede volumi di munizioni ben oltre ciò che la base industriale israeliana è in grado di produrre localmente&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-90-marzo-aprile-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 90</a></p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-background wp-element-button" href="https://rivistapaginauno.it/abbonamenti/" style="background-color:#008080" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Acquista copia (arretrati) o abbonati qui</a></div>
</div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Estratto del Report <em>MIT. Science for Genocide</em>, pubblicato dal MIT Coalition for Palestine, dicembre 2024, sotto diritti Creative Commons CC0 1.0 Universal. Traduzione a cura di Paginauno. Qui il Report originale in inglese, completo di note, link e bibliografia <a href="https://archive.org/details/mit-science-for-genocide" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://archive.org/details/mit-science-for-genocide</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenze artificiali e intelligenze sociali</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/intelligenze-artificiali-e-intelligenze-sociali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renato Curcio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 14:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=8452</guid>

					<description><![CDATA[La tecnica e il sociale non vanno confusi: la tecnica è lo strumentale e lo strumentale funziona in modo diverso dalla vita. Renato Curcio aggiunge un altro tassello al suo percorso di ricerca]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-89-gennaio-febbraio-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 89, gennaio – febbraio 2025)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La tecnica e il sociale non vanno confusi: la tecnica è lo strumentale e lo strumentale funziona in modo diverso dalla vita. Renato Curcio aggiunge un altro tassello al suo percorso di ricerca</p>
</blockquote>



<p><em>Incontro-dibattito sul libro </em><a href="https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/novita/519-intelligenze-artificiali-e-intelligenze-sociali.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Intelligenze artificiali e intelligenze sociali di Renato Curcio (Sensibili alle foglie, 2024)</em></a><em>, presso il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano, 29 settembre 2024</em></p>



<p class="has-drop-cap">Questo libro è il seguito di un percorso di ricerca che faccio dal 2015, quindi da un po’ di anni, sul rapporto tra il vivente e lo strumentale, cioè tra le tecnologie nel senso generale del termine – le macchine – e l’umano, come momenti di un tipo di società, quella capitalistica, che sempre più li incrocia e li ibrida. Dopo il periodo della digitalizzazione, quindi di un capitalismo che era passato dal macchinismo industriale a una più complessa tecnologia digitale – che già aveva cambiato moltissime modalità di lavorare ma anche di entrare in relazione – con l’intelligenza artificiale si è fatto un passo ulteriore. Un passo che è stato guardato, da una parte con la curiosità che spesso caratterizza la grande stampa, una curiosità legata alla pubblicità, per cui si parla molto di una certa tecnologia perché questo la promuove – ed è il caso di dispositivi come ChatGPT, che a un certo punto viene immesso nel mercato e nel consumo un po’ come era stato fatto, a suo tempo, coi social network, mitizzandone le potenzialità, le caratteristiche, le prospettive ecc. –; d’altro canto è tuttavia anche vero che, al di là delle mitizzazioni propagandistiche, queste tecnologie progressivamente non solo hanno cambiato, e stanno cambiando, il nostro modo di vivere, ma lo stanno facendo molto velocemente e profondamente, mentre non cambia la nostra capacità di entrare in relazione consapevole con questi strumenti. Questo libro, quindi, parla e si interessa dell’intelligenza artificiale in relazione all’immaginario, ossia in relazione a uno dei problemi di fondo del cambiamento sociale, perché nessun cambiamento sociale si è mai prodotto senza che si generasse un immaginario istituente.</p>



<p>Gramsci è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per il suo grande contributo relativo al concetto di egemonia: sostanzialmente in che modo le classi sociali – e soprattutto quelle che hanno il potere, quindi che si collocano in una situazione di forza rispetto alle altre – costruiscono la cattura dell’immaginario dei cittadini, con quali strumenti li portano a sé; in breve, come esercitano il loro dominio. Noi viviamo in Occidente, dove il concetto di egemonia è fondamentale per aiutarci a comprendere cosa succede. Per rimanere nel dopoguerra, il dominio è stato ed è costruito su una cattura dell’immaginario strumentata con la scuola, con i quotidiani, con la radio, con la televisione, con tutta una serie di strumenti che costruiscono delle narrazioni sugli eventi. Negli anni Sessanta, un grandissimo sociologo americano, Charles Wright Mills, e un grande giornalista americano che lavorava anche con Mills, Walter Lippmann, hanno scritto interessanti lavori sulla costruzione degli pseudo-ambienti come narrazioni del potere: tutti i poteri creano delle realtà sostitutive agli eventi, perché tanto i cittadini non li possono osservare direttamente. Noi vediamo l’Ucraina o la Palestina attraverso gli occhi di Repubblica, del Corriere della sera, della Stampa o di qualche blog, di qualche manifesto, di un canale radio o televisivo&#8230; li vediamo insomma sempre attraverso dei media, che ce li presentano in un certo modo; salvo forse alcuni di noi, non abbiamo alcuna contezza di questi mondi, non li abbiamo mai incontrati, non abbiamo probabilmente mai nemmeno conosciuto qualcuno che proviene da questi mondi, o li abbiamo conosciuti distrattamente perché abbiamo letto un libro o ci siamo un po’ informati. La costruzione di pseudo-ambienti è quindi la tecnica fondamentale con la quale viene creato progressivamente un immaginario istituito, con la quale la società istituisce un modo di apprendere e di vedere le cose. È il motivo per cui oggi, in tutta l’Europa, l’immaginario istituito rispetto a quel che sta accadendo nell’area palestinese è che bisogna difendere Israele da un’aggressione: è indubbio che questo sia uno pseudo-ambiente informativo. Questi processi sono stati studiati da Gramsci, come citavo prima – ma possiamo ricordare anche molti altri, come la Scuola di Francoforte – tuttavia con l’intelligenza artificiale è intervenuta una nuova tecnologia la cui caratteristica è molto diversa: oggi non è più vero, e men che meno lo sarà in tendenza, che i media tradizionali svolgano una funzione significativa. McLuhan lo possiamo proprio mettere in biblioteca. Il suo “il media è il messaggio” è stato un grandissimo contributo ma oggi non è più vero, se non nella misura in cui il media è diventato un media personalizzato, non più un media per tutti ma un media per ciascuno.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="304" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/curcio-89.jpg" alt="" class="wp-image-9604" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/curcio-89.jpg 200w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2025/01/curcio-89-197x300.jpg 197w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></figure>
</div>


<p>Ma prima di parlare delle tecnologie vediamo quali sono le aziende che producono l’intelligenza artificiale, qual è la loro storia. OpenAI, il più grosso laboratorio statunitense di produzione di intelligenza artificiale, ha vissuto una specie di ‘colpo di Stato’ che l’ha portata a trovare una quadra su una tecnologia che doveva essere commercializzata: ChatGPT. A quel punto tutte le aziende statunitensi – Microsoft, Amazon, Google&#8230; – che cooperavano in questa fondazione, appena ebbero chiaro che stava uscendo un prodotto che sarebbe stato il mercato del domani, cominciarono a scannarsi. Il ‘colpo di Stato’ durò quattro giorni, durante i quali il CEO Sam Altman venne prima estromesso da un gruppo di ingegneri e ricercatori che lo accusarono di fare carte false, affermando che OpenAI era una struttura di ricerca per il “bene dell’umanità” e non per un’industria; tutti i giornali del mondo, New York Times, Financial Times ecc. ne parlarono, e dopo quattro giorni Altman ritornò ad essere il CEO dell’azienda insieme a 16 miliardi di dollari che Microsoft versò nelle tasche di OpenAI. Dopo di ciò ChatGPT iniziò dunque il suo percorso e venne immesso nel mercato gratuitamente, esattamente come era stato fatto con Facebook e con Twitter. Per quale ragione? Per attrarre i potenziali clienti, anzitutto. E poi perché il mondo è fatto di tanti continenti, di tanti Paesi e soprattutto di tante lingue e sottoculture, e se si vuole conquistare il mercato si deve riuscire a mediare la propria ricerca per ciascun Paese, e anche solo da un punto di vista linguistico non è così semplice. Quando usiamo un traduttore automatico, anche i migliori, i più comuni che lavorano di più, dobbiamo poi metterci a correggere il testo, perché le lingue creano un problema di mediazione che è diverso dalla mera traduzione che fanno gli algoritmi. Tant’è vero che anche in Italia ci sono oggi alcune migliaia di persone, generalmente, studenti universitari brillanti, di discipline soprattutto umanistiche – filosofi, storici, sociologi – che lavorano online con le grandi società come Google per raffinare le produzioni delle macchine in lingua italiana, in questo mercato internazionale dell’intelligenza artificiale. Vengono pagati all’ora – anche molto poco, in genere 3-4 dollari l’ora – per mettere a posto nella lingua italiana quello che la macchina ChatGPT risponde nella lingua inglese, per esempio, e questo richiede un lavoro sintattico, grammaticale, di adattamento alla cultura del luogo. Naturalmente dopo la prima correzione ce n’è una seconda, un grado superiore di raffinazione per correggere le correzioni che sono state fatte – generalmente se ne occupano dei dottorandi – e poi ci sarà ancora un livello finale di supervisori che cercheranno di stare ancora più attenti alle risposte che potrebbero essere ‘pericolose’: per esempio alla richiesta di quale sia la soluzione migliore tra due medicinali, ChatGPT deve scegliere non solo sul piano sanitario e medico ma anche sul piano dei grandi complessi industriali. Quindi ci sono dei gradi di raffinazione che diventano sempre più dei gradi di adattamento del prodotto alle finalità dell’impresa che gestisce questo tipo di intelligenza artificiale: da qui l’importanza di analizzare la storia delle aziende che producono questa tecnologia.</p>



<p>Come alcuni di voi avranno visto, nei giorni scorsi è uscito un nuovo prodotto che non è più ChatGPT, ma è sempre Microsoft nella forma di OpenAI, che non riguarda più l’intelligenza artificiale ordinaria ma quella che, in termini più tecnici, viene chiamata ‘intelligenza artificiale generale’. Qualcosa che Altman, in un convegno internazionale tenutosi a Torino, ha promosso dicendo che siamo di fronte a macchine più complesse, con un livello di intelligenza, nella risposta, superiore all’intelligenza umana. Viene chiamata ‘generale’, ma in realtà s’intende dire che questa intelligenza artificiale ha superato il limite QI delle intelligenze umane – da qui il titolo di questo libro, <em>Intelligenze artificiali e Intelligenze sociali</em><em>. </em>Ma perché utilizzare le stesse parole per raccontare due mondi che tra loro non c’entrano nulla?</p>



<p>Quando parliamo di società e quando parliamo di tecnologie, parliamo di due momenti della storia della nostra specie. Uno è il momento aggregativo, che è fondato sulla vita e quindi su organismi viventi nei corpi umani, e ognuno di noi è assolutamente diverso. Abbiamo certamente tratti comuni, siamo una specie, ma ogni elemento di questa specie articola e sviluppa se stesso in contesti sociali specifici, quindi dentro una storia, dentro una vicenda personale, una individualità ed elabora dunque una propria intelligenza. E questo, dal mio punto di vista, è un aspetto fondante di straordinaria importanza, perché ci porta a dire che le intelligenze umane sono infinite, tante quante sono stati gli umani sulla Terra – l’intelligenza di Leonardo Da Vinci non è quella di Giuseppe Garibaldi. Ogni umano sviluppa questa facoltà, questo insieme di capacità, a suo modo, ed è la ragione per cui una società è fatta di tante variabili che si incontrano, si innamorano, si odiano, si picchiano, vanno a braccetto&#8230; fanno un’infinita serie di cose ognuno mediando la propria particolarità. Questo porta me, come altri ricercatori – cito Benasayag, per esempio, con cui condivido la definizione del concetto di intelligenza legato, per gli organismi viventi, alla vita, quindi c’è un’intelligenza dei gatti, dei cani, delle spighe di grano&#8230; ci sono molte forme di intelligenza legate alla vita – a un tipo di percorso che si schiude all’interno degli ecosistemi e dei sistemi sociali che li caratterizzano.</p>



<p>Poi c’è un altro tipo di produzione, che è quella di macchine che cercano di costruire, sulla base di algoritmi molto precisi e molto razionalmente definiti, delle soluzioni probabili a dei problemi; cioè delle soluzioni probabili a delle complessità. È il territorio dell’intelligenza artificiale, che utilizza una serie di strumenti statistici, probabilistici, semantici per individuare, all’interno di un bacino di dati, connessioni, corrispondenze, relazioni. Sicuramente sono strumenti molto interessanti e molto utili, ma sono strumenti tecnici e io sono di formazione marxista, quindi non ho mai confuso la tecnica con il sociale: la tecnica è lo strumentale, e lo strumentale funziona in modo diverso dalla vita. Se prendo un aggregato di strumenti, per quanto complesso – una macchina – ho un insieme di funzioni che posso staccare una dall’altra: mi si rompe un freno, lo sostituisco, c’è una variabile che non funziona, la cambio. C’è insomma tutta una serie di questioni che riguardano gli ingegneri, i matematici, i linguisti&#8230; un gruppo di figure professionali che mette insieme dei dispositivi che possono risolvere determinati problemi, rispondere a certe domande. Naturalmente, se a quel tipo di strumenti viene data una massa di dati, quegli strumenti lavoreranno su quella massa di dati; se ne viene data un’altra, produrranno risposte diverse. È ciò che fanno le aziende che producono l’intelligenza artificiale, ed è la ragione per cui dietro ci sono più tecniche, più tecnologie, più sperimentazioni ma anche più orientamenti politici. Queste imprese sono imprese capitalistiche, e non sono interessate alle macchine in sé ma in quanto prodotti di mercato che possono essere utilizzati in molti campi. E allora cominciamo a vedere che quando parliamo di intelligenze artificiali, abbiamo anche qui una varietà, ma non è di miliardi di esemplari come nel caso degli umani: nel mondo occidentale, ci sono appena una decina di esemplari aziendali significativi con altrettanti orientamenti. Sintetizzando, se vado dietro queste aziende trovo dei partiti politici e degli Stati, finanziamenti di un certo tipo: dietro Microsoft trovo Biden, Kamala Harris e Partito Democratico, dietro xAI di Elon Musk trovo Trump e Paypal, ecc. Ogni orientamento ha le sue regole e le sue censure, da qui diverse risposte. È talmente evidente che, per esempio, a una certa serie di domande politiche, questi strumenti di intelligenza artificiale si astengono dal rispondere, perché la regola che è stata inserita prevede di non toccare quel tema: “Non sono stato ancora addestrato a rispondere a questa domanda”, rispondono.</p>



<p>Dal punto di vista sociale, dunque, abbiamo due forme di intelligenze che si misurano nel mondo. Dobbiamo poi fare un passo ulteriore, per distinguere le due forme di immaginari. Perché l’immaginario è quello che ci consente di passare dall’istituito all’istituente. Molte intelligenze umane provano infatti un moto di insofferenza per l’istituito, che le porta a interrogarsi e a farsi la domanda: come posso cambiare questo di stato di cose? Una domanda che si pongono anche i lavoratori delle aziende che producono la IA, tant’è che ho dedicato un capitolo del libro ad approfondire cosa pensano dell’intelligenza artificiale i tecnici delle imprese che producono l’intelligenza artificiale, perché è un punto estremamente interessante. Negli Stati Uniti ci sono grandi organizzazioni molto coraggiose, come quella che organizza i tecnici dell’intelligenza artificiale di OpenAI e di Google e di Amazon, che ha deciso di pubblicare un manifesto firmato da un migliaio ingegneri che ci hanno messo nome e cognome, ruolo e azienda in cui lavorano, e dichiarano di non volere adattare un particolare dispositivo di riconoscimento facciale ai droni che vengono utilizzati in guerra. “Voglio fare il mio lavoro di ingegnere, matematico ecc. non per azioni di guerra”, dicono. Contestano le aziende e pagano dei prezzi che qui ce li sogniamo. Qui nessuno è più disposto a rischiare. Io non ho visto coraggio nelle lotte nel mercato italiano o europeo di questi ultimi anni, lo vedo nella società americana, dove ci sono gruppi di ingegneri che vengano licenziati da Google, per esempio: 150 ingegneri licenziati, pochi mesi fa, perché hanno fatto un sit-in contro l’utilizzo di una tecnologia a cui lavoravano e venduta a Israele; sono qui per fare l’ingegnere, hanno detto, non per fare il macellaio.</p>



<p>Dobbiamo cominciare a mettere i puntini sulle i perché il problema non è essere contro la tecnologia. Il problema è <em>quale</em> tecnologia; non è essere contro l’intelligenza artificiale – sono strumenti che possono essere utilissimi – ma <em>quale</em> intelligenza artificiale. È la ragione per cui, nel libro, dedico tre capitoli distinti a tre tipi di intelligenza artificiale.</p>



<p>Uno è quello di cui normalmente parliamo, ossia l’intelligenza artificiale generativa, ChatGPT per esempio. Queste strutture sono giocattoli, la cui linea di definizione è Wikipedia: costruiamo una specie di enciclopedia a cui si può attingere con risposte semplificate o graduate a vari livelli – un livello per studenti, uno per quadri intermedi, uno per professori&#8230; – e man mano che specializzo la risposta, rendendola più complessa, aumento il costo del servizio. ChatGPT è stato fatto entrare gratuitamente ma adesso OpenAI inizia a graduare il costo, dopodiché 20 euro l’anno, per esempio, diventeranno 40 e ChatGPT sarà un prodotto commerciale. Ci tengo a precisare che a Roma ho fatto un cantiere con i tecnici informatici delle dieci più grosse aziende che lavorano in quella città, quindi ho confrontato la mia analisi non solo con la letteratura sull’argomento ma anche con chi lavora e con chi addestra le macchine dell’intelligenza artificiale.</p>



<p>C’è poi un settore un po’ più di nicchia, molto complesso ma molto pericoloso e interessante, che è quello che segue soprattutto Elon Musk ed è l’intelligenza artificiale intrusiva. Vale a dire quell’intelligenza artificiale che non si propone di lavorare sull’immaginario ma sulle reti neurali, ossia direttamente sul cervello o sul corpo – perché il cervello non esiste senza il resto del corpo. È un territorio molto ambiguo perché presenta due aspetti. Da un punto di vista medico-sanitario è estremamente utile e interessante per la nostra specie, per esempio per le persone che hanno particolari malformazioni per cui le attività cerebrali non sono più in grado di comunicare con le attività muscolari. Tuttavia, ed è il secondo aspetto, questa intelligenza artificiale intrusiva che può collegare tramite un’interfaccia digitale le reti neurali e i sistemi muscolari, può anche funzionare in senso opposto. Come dire che potrebbe essere utilizzata per indurre un’intenzione nel sistema cerebrale di una persona. Negli Stati Uniti è infatti nata un’organizzazione di ricercatori che lavorano sull’intelligenza artificiale intrusiva che richiama l’attenzione sul fatto che questa tecnologia può essere utilizzata anche sul piano militare, per gestire umani bypassando le loro funzioni cerebrali. Questo problema non riguarda però solo gli Stati Uniti. In Italia, un gruppo di ricercatori di Trento che lavora su questi progetti, in una struttura molto elitaria, ha sottoscritto un manifesto e deciso di licenziarsi, perché nella loro battaglia culturale non sono riusciti a imporre un punto di vista cautelativo; chi gestiva i fondi della ricerca voleva andare in un’altra direzione. In tutta evidenza, qui come negli stati Uniti siamo dentro un quadro di lotte politiche che hanno una caratteristica nuova: non sono legate al reddito – queste persone guadagnano anche abbastanza bene – bensì ai contenuti di quel che sta succedendo nella ricerca su questi terreni.</p>



<p>C’è infine il territorio oggi dominante dell’intelligenza artificiale, che è quello che chiamo ‘intelligenza artificiale letale’, cioè l’intelligenza artificiale utilizzata per uccidere centinaia di migliaia di persone. È quella attualmente usata da Israele, e che viene oltretutto sbandierata in modo propagandistico come la ‘nuova guerra’ che diventerebbe capace di selezionare gli obiettivi. Nel libro cito tre tecnologie utilizzate negli ultimi tempi da Israele. Lavender è sostanzialmente costruita intorno alla raccolta di informazioni sulla popolazione palestinese, dati che vengono poi aggregati per etichette e per gradi di pericolosità sociale, associando un punteggio a secondo della ritenuta pericolosità di un soggetto – un militante di Hamas, per esempio. Questa classificazione, affermano gli operatori militari dell’esercito israeliano, è ciò che regola in modo chirurgico i bombardamenti. È stata infatti approvata una legge, nello Stato di Israele, che ammette l’uccisione di civili nel momento in cui vengono applicati criteri proporzionali per l’uccisione di un ‘nemico dello Stato di Israele’; quei civili divengono ‘danni collaterali’. Le fonti di queste informazioni – per essere chiari – sono due strutture di cittadini israeliani, persone che hanno lavorato nell’esercito e ora sono contro la guerra, e corrono grandi rischi per il lavoro di informazione estremamente precisa che portano avanti. Questo aspetto della ‘proporzionalità’ – strettamente collegato all’intelligenza artificiale – è molto importante, perché il governo di Israele vuole poter affermare di applicare le leggi dello Stato di Israele: non uccidiamo alcun cittadino in più di quelli strettamente necessari, dicono. È importante anche fare un’analisi semantica delle parole: ‘collaterale’ vuol dire che non ha alcun valore. Il governo di Israele afferma, sostanzialmente, che ci sono dei cittadini che sono non-persone, per usare una terminologia di Alessandro Dal Lago; i danni collaterali sono non-persone. Di conseguenza si possono anche uccidere 40.000 persone considerandole non-persone. Le parole lavorano sull’immaginario, e quelle che non vengono usate sono: il governo di Israele sta bombardando palazzi interi, sta uccidendo migliaia di persone, ma non è importante.</p>



<p>L’intelligenza artificiale letale lavora quindi su più piani: la raccolta delle informazioni, la loro sistematizzazione e l’organizzazione delle macchine per colpire i bersagli, autorizzando a distruggere sia umani, che ambienti, che territori. Un aspetto sul quale vi invito a riflettere, perché oltre alle case e agli umani ci sono anche gli animali e i territori, che restano inquinati per decenni o addirittura per secoli. C’è un problema che riguarderà le generazioni future, non solo gli industriali che andranno lì a ricostruire se vince una parte piuttosto che l’altra – questa vergognosa corsa che vediamo da parte di Confindustria e delle associazioni padronali, che andranno a fare soldi sulle guerre come altri li fanno producendo le armi. L’intelligenza artificiale letale mi sembra quindi qualcosa da distinguere nettamente e da porre al centro di un’attenzione pubblica che deve essere focalizzata anche sulle parole che vengono utilizzate.</p>



<p>Voglio fare ancora un esempio: l’attacco ai cerca-persone in Libano. I cerca-persone sono tecnologie che esistono da decenni, peraltro utilissime in ambito medico. Sono tecnologie semplicissime, di comunicazione, che mettono in relazione una persona con un’altra. Chiaramente se intercetto quella rete, come ha fatto Israele probabilmente per molto tempo, posso costruire una mappa delle relazioni delle persone: quindi le tecnologie di pace possono essere utilizzate anche in chiave militare – è la ragione per cui, anche in Italia, in molte università ci sono ricercatori, docenti e studenti che si battono contro queste tecnologie definite ‘duali’. Voglio però portare la vostra attenzione sul fatto che questo non è un passaggio tecnico o tecnologico, ma un passaggio che chiama in causa le istituzioni. C’è una istituzionalizzazione di una tecnologia che consente di fare quella modifica tecnica. È la ragione per cui un’azienda può produrre i cerca-persone nella più assoluta tranquillità, perché produce uno strumento utile, e un’altra istituzione può prendere quella tecnologia, modificarla introducendo un granello di esplosivo ad alto potenziale e mantenere da remoto il collegamento con quello strumento. Ci sono state centinaia e centinaia di persone in Libano, non sappiamo ancora quante, che hanno perso gli occhi, i genitali, che hanno avuto complicazioni gravissime, e che non c’entrano assolutamente nulla con l’idea di guerra.</p>



<p>Per farla breve, siamo dunque di fronte a un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale si ramifica nelle nostre vite, vi entra profondamente, e nei prossimi tempi entrerà a un livello che non sarà più solamente quello pacifico delle intelligenze artificiali generative, ma sarà sempre più quello bellico. Perché l’Italia è un Paese sovraimplicato (1), fa parte della NATO ed è dentro l’Occidente, e ha la stessa responsabilità dello Stato di Israele perché non ha preso, di fatto, alcuna distanza da questa situazione.</p>



<p>In questo sviluppo di dinamiche, il passaggio che vi invito a guardare con estrema attenzione è quello che avverrà con questi nuovi dispositivi di intelligenza artificiale generativa che OpenAI sta lanciando, in parte attraverso anche una connessione con Apple e quindi potranno funzionare sia sui dispositivi Microsoft che sugli iPhone. È un’intelligenza artificiale che passerà dalla dimensione generale – quella di ChatGPT – alla dimensione personale, attraverso quella tecnologia che viene chiamata ‘assistente personale’. Ogni dispositivo disporrà quindi di un proprio spazio che aggrega tutte le informazioni esistenti su internet relative a quella persona, dalle informazioni pubbliche più generali alle informazioni più private, poi le chat e tutte le informazioni che passano da quel dispositivo; quell’assistente sarà la tecnologia a cui ti potrai rivolgere per avere risposte personalizzate ai problemi che poni, e questo significa che la nostra compagine sociale verrà ulteriormente disgregata: non più in gruppi che si scannano virtualmente su Facebook, ma una manipolazione dell’immaginario che agirà sulle singole persone. Diventeremo dunque molto più soggetti alle influenze da remoto e credo che ormai, dopo diversi anni di riflessione su questi aspetti, nessuno ritenga più che esse siano veramente democratiche.</p>



<p>Personalmente, per quanto mi sforzi di comprendere il significato della parola ‘democrazia’, credo che di democrazia in questo Paese non ce ne sia, men che meno nell’Occidente che considera Israele un Paese democratico e lo difende; per quanto veramente mi sforzi, non riesco a pensare che il concetto di democrazia sociale corrisponda a questo concetto politico di democrazia. È anche questo il senso del mio lavoro, che è un lavoro di ricerca su dinamiche che possono apparire tecniche, o molto legate allo sviluppo della tecnica, ma che invece considero politiche; perché sono legate alle dinamiche con le quali oggi ci dobbiamo realmente confrontare, e per le quali non disponiamo di un immaginario istituente, di una cultura adeguata, che consenta di difenderci e di capire quali siano i percorsi di cambiamento più ragionevoli se vogliamo sopravvivere come specie.</p>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Cfr. Renato Curcio, <em><a href="https://rivistapaginauno.it/sovraimplicazioni-capitalismo-cibernetico-intelligenza-artificiale-gaza-resistenza/" data-type="post" data-id="7843" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sovraimplicazioni: capitalismo cibernetico, intelligenza artificiale, Gaza, resistenza</a></em>, Paginauno n. 88, luglio 2024</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
