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Home Società Ambiente

Carne coltivata o cibo di Marte

Francesca Faccini by Francesca Faccini
5 Marzo 2025
in Ambiente, Nuove Tecnologie, politica/economia
0
Carne coltivata o cibo di Marte

First cultured hamburger unfried. World Economic Forum, CC BY 3.0, on Wikimedia Commons

  • (Paginauno n. 90, marzo – aprile 2025)

Benessere animale, sicurezza alimentare e ridotto impatto ambientale sono i temi con cui viene promossa la carne coltivata: non è così. Quali sono i reali interessi, quale l’approccio tecnologico e chi finanzia la ricerca di un cibo destinato ai ricchi e ai viaggi spaziali

“La macchina ha trasformato ciò che c’è di più immediato per l’uomo, la sua casa, il suo mobilio, il suo nutrimento.”
Jacques Ellul, La tecnica rischio del secolo

I numeri della carne

Nella città-prefettura di Ezhou in Cina svetta un grattacielo di 26 piani conosciuto come “pig palace” (1). Si tratta del più grande allevamento di maiali al mondo che, al pieno della sua capacità, può mandare al macello fino a 1,2 milioni di suini l’anno. Questi maiali occupano le fila degli oltre 80 miliardi di animali uccisi annualmente per la produzione di carne, escludendo quelli morti durante il processo di allevamento (2). Tali numeri sono presto spiegati dai dati circa il consumo di carne pro capite pari, nel 2022, a 70,57 kg in Cina, 122,8 kg negli Stati Uniti, 73,58 kg in Italia (3); quantità destinate a crescere. Secondo la FAO (4), infatti, in vista dell’aumento della popolazione mondiale (5), la produzione annuale di carne dovrà crescere di oltre 200 milioni di tonnellate, per raggiungere i 470 milioni di tonnellate.

Tutto ciò si traduce anche in consumo di suolo e inquinamento. Il 70% del terreno agricolo è occupato da animali da allevamento o da colture destinate a foraggiare gli animali, come quelle del mais e della soia, i principali ingredienti dei mangimi. A livello mondiale, il Brasile rappresenta uno dei massimi fornitori di soia, un primato che ha fatto sì che per favorire la monocoltura del legume sia stato devastato il Cerrado (situato nell’altopiano del Brasile), considerato la savana con la più alta biodiversità al mondo (6). Spostando lo sguardo sul nostro territorio, è l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) a dichiarare che gli allevamenti intensivi sono la causa del 75% di tutte le emissioni di ammoniaca in Italia e la seconda fonte di polveri sottili nel Paese (7).

Questo scenario ci mette davanti al rischio reale di non poter più seguire gli attuali standard di produzione e consumo di prodotti di origine animale, possibilità rispetto alla quale è stata presentata una soluzione: la carne coltivata in laboratorio.

Dove il piatto è servito

È il 1931 quando Winston Churchill in un saggio breve intitolato Fifty Years Hence, pubblicato sulla rivista Strand Magazine, immagina un mondo in cui si faranno crescere solo le parti commestibili di un animale in ambienti speciali e paventa l’idea di nuovi cibi: “Sfuggiremo all’assurdità di far crescere un pollo intero per mangiare il petto o l’ala, coltivando queste parti separatamente in un mezzo adatto. In futuro, naturalmente, useremo anche cibo sintetico. […] I nuovi cibi saranno fin dall’inizio praticamente indistinguibili dai prodotti naturali e qualsiasi cambiamento sarà così graduale da sfuggire all’osservazione” (8). Le parole di Churchill sembrano anticipare quello che avviene nel 2013 quando Mark Post, ingegnere olandese dell’Università di Maastricht, presenta alla stampa il primo hamburger ottenuto dalle cellule staminali di una mucca: 250.000 euro il prezzo stimato, cifra che teneva conto dei costi degli esperimenti e dell’uso delle strumentazioni (9).

Ma cosa s’intende per carne coltivata? È ottenuta partendo da cellule staminali, prelevate dai tessuti animali mediante biopsia e fatte crescere in condizioni controllate. Le cellule sono inserite in bioreattori insieme a un terreno di coltura che contiene sostanze nutritive utili alla stimolazione, proliferazione e differenziazione cellulare.

Il primo Paese al mondo che ha autorizzato nel 2020 la vendita di nuggets di pollo coltivato è stato Singapore, seguito da Israele – dove a Tel Aviv, al ristorante The Chicken di proprietà della start up israeliana SuperMeat, si può mangiare carne di pollo coltivato e dove, nel gennaio 2024, il Ministero della Sanità ha approvato la vendita al pubblico della carne coltivata dalle cellule bovine di Aleph Farms. Nel 2023 è stato il turno degli Stati Uniti: le aziende Good Meat e Upside Foods hanno ottenuto l’approvazione all’immissione in commercio sia della Food and Drug Administration (FDA) sia dell’US Department of Agricolture (USDA) (10).

Per essere commercializzata in Unione europea, la carne a base cellulare deve essere approvata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA); la sua autorizzazione è disciplinata dal Regolamento vigente in materia di Novel Foods, espressione che indica qualsiasi alimento non utilizzato in maniera significativa per il consumo umano nell’Ue prima del 15 maggio 1997 (11). La scorsa estate si è assistito al primo tentativo di sdoganamento in Europa della carne a base cellulare (12). Il 26 luglio 2024, infatti, la start up francese Gourmey ha presentato alle autorità di regolamento dell’Ue una richiesta di autorizzazione per il suo foie gras coltivato: si tratta della prima domanda ufficiale in Unione Europea (13). È qui importante ricordare che la richiesta di autorizzazione non equivale alla messa in commercio: il foie gras coltivato sarà valutato dal punto di vista della sicurezza, del valore nutrizionale, dei potenziali impatti sociali ed economici, un processo che durerà almeno 18 mesi, al termine del quale potrà eventualmente essere commercializzato nei 27 Paesi dell’Unione.

Nel contesto europeo si inserisce anche il divieto italiano di “produzione e di immissione sul mercato di carni coltivate, oltre a mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati”, una legge che molto probabilmente non potrà impedire l’importazione da altri Paesi europei se e quando arriverà l’autorizzazione Ue. Il mercato unico interno garantisce la libera circolazione di merci, servizi e capitali a livello dell’Unione e vieta dunque di bloccare unilateralmente la vendita di un prodotto approvato per il resto dei Paesi.

A oggi la legge italiana non vieta la ricerca, campo nel quale si distingue la start up trentina Bruno Cell (14), prima e unica azienda italiana a investire sulla carne a base cellulare. Come si legge nel sito, il nome “Bruno Cell” è un omaggio a Giordano Bruno, tra i primi pensatori della storia ad assumere posizioni pro-vegetariane. Il benessere animale è, difatti, un altro aspetto fondamentale nel presentare questo nuovo cibo, così come la sicurezza alimentare. Ma è davvero oro tutto ciò che luccica?

Da dove arrivano i soldi

Per provare a rispondere a questa domanda, diamo uno sguardo ad alcuni dei finanziatori della ricerca su questo prodotto. Ecco qui qualche nome.

Tyson Foods, multinazionale statunitense che opera nel settore dell’alimentazione, è il secondo produttore al mondo di carne di pollo, manzo e maiale. L’azienda, nota ai gruppi animalisti come l’associazione Mercy for Animals che le ha più volte fatto causa per maltrattamento animale, ha stretto un’intesa con l’israeliana Future Meat e la californiana Memphis Meat.

JBS, società brasiliana, la più grande azienda al mondo di lavorazione di carne, è proprietaria dal 2021 di Vivera, leader nel mercato dei sostituti vegetali il cui motto è “Crediamo che la vita sia migliore se si mangia meno carne”, e dell’azienda spagnola BioTech Foods.

Cargill, multinazionale statunitense che controlla il commercio mondiale di cereali e che ha investito in Aleph Farms.

Oltre ai protagonisti dell’industria alimentare internazionale, anche alcuni tra i personaggi più conosciuti del mondo tech si sono mostrati interessati a questo commercio. Tra le fila dei finanziatori sono presenti nomi che nella scienza e nella tecnologia vedono non solo una fonte di grandissimo guadagno, ma anche gli strumenti per eccellenza per affrontare le sfide mondiali: Jeff Bezos, Richard Branson e Bill Gates. Il primo, oltre a finanziare aziende come la start up di San Francisco Wildtype che produce salmoni da cellule di pesce coltivate, ha tracciato la rotta del turismo spaziale con la sua Blue Origin. Si stima che le emissioni di carbonio per passeggero per un volo spaziale di almeno 11 minuti siano di circa 75 tonnellate. Per dare forma a questo numero, ricordiamo che il miliardo di persone più povere del pianeta emette meno di una tonnellata di carbonio l’anno (15). Da parte loro, invece, Branson e Gates hanno investito in Memphis Meat e Upside Foods. Bill Gates è, tra le altre cose, azionista della Canadian National Railway (16), la quale ha organizzato le proprie attività in sette ambiti: petrolio e prodotti chimici; metalli e minerali; prodotti delle foreste; carbone; grano; fertilizzanti; servizi di trasporto internazionali e automobilistico. Richard Branson, invece, è il fondatore della società di turismo spaziale Virgin Galactic ed è il primo miliardario ad aver raggiunto lo spazio con il suo spazioplano SpaceShiptwo.

Un cibo di contraddizioni

Gli esempi appena descritti servono a capire come la priorità dei finanziatori della ricerca sulla carne coltivata sia quella di intercettare una possibile nuova platea di consumatori assecondando un mercato che fa leva sulla retorica green; ma la narrazione della cosiddetta ‘carne pulita’ nasconde altre contraddizioni.

Cavallo di battaglia dei sostenitori di questo new food è il ridotto impatto ambientale, parere che si scontra però con la difficoltà di prevedere il reale peso in termini d’inquinamento laddove la produzione diventasse su larga scala. In ogni caso, è possibile affermare che uno dei punti più critici riguarderà le risorse necessarie per la purificazione del terreno di coltura (17). In un articolo uscito sull’ACS Publications (18), si sottolinea come le stime esistenti sull’impatto ambientale della carne a base cellulare siano caratterizzate da una significativa incertezza, dovuta al fatto che i sistemi produttivi considerati mostrano una stima tecno-economica priva di solide basi. Numerose valutazioni d’impatto del ciclo vita sono, infatti, basate su ipotesi che richiedono importanti progressi tecnologici, e non sugli attuali modelli di produzione. Concentrandosi sulle risorse necessarie alla purificazione dei mezzi di crescita (compreso il consumo di energia e acqua), lo studio denuncia il fatto che la produzione di carne coltivata non è intrinsecamente rispettosa dell’ambiente, e porta con sé il rischio reale di avere una maggiore impronta rispetto alla produzione di carne tradizionale.

Come abbiamo già anticipato, un altro punto importante è anche quello della sicurezza alimentare. Sul sito del World Economic Forum (WEF), in un articolo pubblicato nel 2018 dal titolo Come un nuovo approccio alla carne può aiutare a porre fine alla fame (19), la carne coltivata in laboratorio viene citata come necessaria a garantire l’accesso al cibo: “Il nuovo mix di carni (20) rappresenta un’opportunità unica per nutrire la popolazione mondiale in crescita […]. È improbabile che il mondo riesca a raggiungere l’obiettivo #ZeroHunger entro il 2030 senza che questo mix di carni sia una parte importante della soluzione”. Ma è lo stesso Bill Gates a smentire il WEF in un’intervista del 2021 per la MIT Technology Review. Gates, infatti, afferma: “Non credo che gli 80 Paesi più poveri mangeranno carne sintetica. Penso invece che tutti i Paesi ricchi dovrebbero passare alla carne sintetica al 100%. Ci si può abituare alla differenza di sapore, e la pretesa è che col tempo il sapore diventi ancora più buono” (21). Senza mezzi termini si esplicita il fatto che la carne coltivata è e sarà un alimento destinato ai ricchi, ennesimo simbolo di disuguaglianza. Ma d’altronde sarebbe impossibile pensare diversamente rispetto a un prodotto frutto di una tecnica che, continuando ad avanzare, richiede materie prime sempre più specifiche e macchine sempre più complesse.

Ora analizziamo la questione del benessere animale. Se è vero che con la carne a base cellulare si evita la morte degli animali, è vero anche che si assiste alla sostituzione del loro corpo con la macchina. I bioreattori soppiantano l’animale riproducendo le condizioni del suo organismo (temperatura, PH, acidità, tutto ciò di cui le cellule hanno bisogno per riprodursi), ma con una differenza sostanziale: la possibilità di controllo 24h, 7 giorni su 7. Con la sovrapposizione corpo-macchina – binomio caro alla società capitalistica della sorveglianza – l’idea di animale si riduce ancora di più alle sole funzioni utili all’essere umano; in questo caso, l’immaginario del pollo si restringe al suo petto. La corrispondenza tra mucca e bioreattore fa sì che la macchina s’impadronisca di peculiarità finora proprie del mondo vivente – dalla natura viene il cibo, da un corpo nasce un altro corpo –, un sorpasso che fa ricordare le parole di Jacques Ellul: “Ma quando, invece, la tecnica entra in tutti i campi e nell’uomo stesso che diviene un oggetto, la tecnica cessa di essere un oggetto per l’uomo e diviene la sua propria sostanza: non è più posta di fronte all’uomo ma si integra in lui e progressivamente l’assorbe del tutto” (22).

Del cosiddetto benessere animale sembra preoccuparsi anche Benjamin Netanyahu il quale, nel 2020, è stato il primo premier al mondo ad assaggiare la carne coltivata, definendola “pulita” e fatta con “compassione” (23). Al netto del fatto che l’uccisione sistematica di animali al fine di soddisfare i bisogni umani è sempre espressione di dominio, fa impressione pensare che colui che sta portando avanti il feroce genocidio del popolo palestinese usi il termine “compassione” rispetto a delle bestie.

Dalla bistecca di tigre all’hamburger dello Spazio

Annullando ogni limite imposto dalla natura, la tecnologia utilizzata per la produzione di carne coltivata permette agli esseri umani di immaginare come possibili scenari finora inesplorati. Primeval Foods è una start up statunitense, specializzata in agricoltura cellulare, che sta lavorando alla realizzazione di carne coltivata in laboratorio di specie esotiche, tra cui zebre, leoni, elefanti e tigri. Come si legge in un’intervista (24) a Yilmaz Bora, il fondatore di Primeval, il motivo per cui si consuma pollo o manzo risiede nel fatto che sono più facili da addomesticare e allevare. L’essere selvatico di alcuni animali – e di conseguenza la loro refrattarietà a diventare funzionali agli esseri umani – viene aggirato dalle potenzialità della tecnica: la carne a base cellulare non rappresenta un motivo di riflessione sul consumo eccessivo di animali, bensì restituisce la possibilità di mangiare nuove specie.

Per mostrare come questo new food sia espressione di tracotanza, sveliamo ora il suo legame con un altro ambito simbolo dell’hybris umana: la conquista dello Spazio. Già nel 2001 la NASA, dopo aver ricevuto nel 1995 l’autorizzazione da parte della FDA per la ricerca della produzione di carne coltivata come alimento, finanzia uno studio per creare in laboratorio cibo destinato agli astronauti (25). In collaborazione con Morris Benjaminson del Touro College, riesce a coltivare tessuto muscolare di pesce rosso e cellule di tacchino, ma il costo esorbitante della produzione impedisce di implementare questo nuovo prodotto nel programma spaziale. Eppure, a distanza di qualche decennio, sembrerebbe poter diventare realtà. Nel 2019, infatti, gli astronauti Oleg Skripotchka e Oleg Kononenko producono, durante un soggiorno nella Stazione Spaziale Internazionale, tessuti di coniglio, di manzo e di pesce utilizzando la tecnologia di bioprinting 3D (26). Dietro all’esperimento ci sono Aleph Farms (27) che ha fornito le cellule di carne, Finless Foods che ha fornito le cellule di pesce e la società russa 3D Bioprinting Solutions per la stampante. È invece del 2022 la Missione Raika, che prevede di condurre un esperimento a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per esaminare gli effetti della gravità sulla crescita e la maturazione delle cellule della mucca, al fine di produrre tessuto muscolare in loco in previsione di esplorazioni prolungate in orbita o di un insediamento permanente sulla Luna e su Marte. L’obiettivo del Programma Spaziale di Aleph Farms sembra dunque molto più veritiero di quello del WEF: più che sfamare la popolazione mondiale, la carne coltivata fornirà un’adeguata alimentazione ai futuri abitanti dello Spazio.

Tecnologia senza freni

Ellul scrive: “L’età tecnica prosegue nella sua strada e noi non possiamo ancora dire di essere arrivati al suo pieno fiorire: al contrario, è prevedibile che restino ancora delle conquiste decisive da fare – l’uomo tra le altre – e non si vede cosa potrebbe trattenere la tecnica dall’impadronirsene” (28). Queste parole appaiono profetiche se si pensa a un altro progetto di alimento coltivato in laboratorio. La start up Biomilq di Leila Strickland e Michelle Egger – finanziata per 3,5 milioni di dollari dalla Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates – sta cercando di riprodurre il latte materno in bioreattori, a partire da cellule provenienti da campioni di latte e dal tessuto mammario forniti da donne in tutte le fasi di lattazione. In un articolo del maggio 2022 pubblicato sul sito della CNN (29), si legge che le donatrici ricevono in cambio una gift card da consumare nella catena di negozi Target. Questo scenario ci fa assistere a una sorta di apoteosi del sistema capitalistico: la trasformazione in merce svenduta delle nostre singole cellule e la consegna alla macchina di una capacità finora prettamente animale. Ricerche come quelle di Biomilq accolgono però il plauso di chi sostiene – a ragione – la qualità del latte materno rispetto a quello in formula, e sembrano così voler aiutare tutti quei genitori impossibilitati, per svariati motivi, ad allattare. Una narrazione che occulta però un fatto: “Il Grande Capitale è [sempre] contro natura. Si basa su un paradigma di iper antropocentrismo e sull’eterno presupposto che la natura sia materia morta, e il dominio, la conquista e il controllo della Terra attraverso strumenti e tecnologie violente sia la missione ‘civilizzatrice’ dei super-ricchi” (30).

Il latte materno coltivato in laboratorio esplicita come un modello disposto a sperimentare sugli animali non ponga alcun limite nemmeno sui corpi umani. Non è infatti possibile imporre dei margini all’utilizzo della macchina, poiché, come spiega Ellul, esiste un unico uso “corretto” ed è quello tecnico, cioè quello che sfrutta tutte le potenzialità, quello che fa rendere la macchina quanto può e deve rendere. Che l’orizzonte di questo tipo di tecnologie sia quello di intervenire anche sulle persone lo spiegano bene Sandy Sufian e Rosemarie Garland-Thomson, rispettivamente portatrici del gene della fibrosi cistica e del gene della sindattilia. In un articolo uscito nel 2021 sulla rivista di divulgazione scientifica Scientific American intitolato The dark side of CRISPR (31), le accademiche mettono in guardia sulle potenzialità distopiche del sistema CRISPR/Cas9, tecnica di editing genomico alla base anche delle sperimentazioni in ambito agricolo al fine di ottenere piante più resistenti alle malattie, ai parassiti e agli stress climatici. Scrivono le autrici: “CRISPR ha molte funzioni; una di queste è che può essere usata per curare malattie. Tuttavia, la promessa più inquietante e di vasta portata di questa tecnologia, un aspetto sul quale gli scienziati sono allo stesso tempo entusiasti e cauti, sta nella possibilità di eliminare dal pool genico quello che la scienza medica identifica come gene difettoso o anormale, che causa differenze negli individui”. E continuano: “In quanto accademiche in studi sulle disabilità e donne con differenze genetiche che sono esperte nel pensare alle conseguenze che la tecnologia avrà sugli esseri umani, siamo molto preoccupate che l’uso di queste ‘forbici geniche’ potrà in futuro ‘tagliare fuori’ dall’esistenza persone come noi senza che qualcuno neanche se ne accorga. Gli scienziati che usano CRISPR potrebbero vedere l’eliminazione di geni come i nostri dal pool genico come totalmente incontestabile”.

Ancora una volta siamo di fronte al paradigma per cui tutto ciò che è tecnicamente possibile si paventa realizzato in futuro: con l’alibi dell’ambiente, del benessere degli animali, della fame nel mondo, dello sviluppo, della salute, il riduzionismo tecnologico sta annullando la complessità del vivente in tutte le sue forme.

1) https://www.youtube.com/watch?v=8iw7LXmCwCE

2) Cfr. https://ourworldindata.org/data-insights/billions-of-chickens-ducks-and-pigs-are-slaughtered-for-meat-every-year

3) Cfr. https://worldpopulationreview.com/country-rankings/meat-consumption-by-country

4) https://www.fao.org/fileadmin/templates/wsfs/docs/expert_paper/How_to_Feed_the_World_in_2050.pdf

5) Nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere oltre 9 miliardi di persone

6) Nel Cerrado sono stati distrutti 4.000 km2 di superficie. Nel Mato Grosso, Stato brasiliano a sud dell’Amazzonia, si è passati invece da monocolture per 3 milioni di ettari nel 2020 a distese di monocolture di 7 milioni di ettari oggi

7) Cfr. https://emissioni.sina.isprambiente.it/wp-content/uploads/2023/04/Emissioni-Agricoltura-Anno-2021_def.pdf

8) https://www.nationalchurchillmuseum.org/fifty-years-hence.html

9) Cfr. https://www.nbcnews.com/technolog/intense-flavor-330-000-burger-was-built-lab-hits-spot-6c10835460

10) La Florida e l’Alabama hanno approvato due disegni di legge per bloccare la produzione e la vendita di carne coltivata

11) Cfr. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=celex:32015R2283

12) Cfr. https://www.efanews.eu/it/item/42881-francia-richiesta-autorizzazione-per-foie-gras-sintetico.html

13) Analoghe richieste sono state inoltrate da Gourmey anche alle autorità governative di Regno Unito, Svizzera, Usa e Singapore. La richiesta arriva quasi un anno dopo che la start up israeliana Aleph Farms ha presentato richiesta di autorizzazione per la sua carne di manzo alle autorità svizzere e britanniche

14) https://www.brunocell.com/

15) Cfr. https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2021/12/CS_-OXFAM_-LA-DISUGUAGLIANZA-CARBONICA-SOFFOCHERA-IL-PIANETA_SOTTO-EMBARGO-FINO-AL-5_11_2021_final.pdf

16) Cfr.https://web.archive.org/web/20220424210918/https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/16868/000110465920020187/a20-7783_1sc13ga.htm

17) Il terreno di coltura contiene diverse sostanze quali glucosio, amminoacidi, vitamine, sali, minerali, proteine, fattori di crescita, lipidi, antiossidanti. La sua purificazione prevede la riduzione/rimozione delle endotossine. Le endotossine vengono rilasciate durante la crescita batterica e in grandi quantità con l’inattivazione. La fase di purificazione incide molto in termini di risorse e impatto ambientale, soprattutto nel caso di livelli produttivi elevati come quelli associati all’utilizzo di grossi bioreattori. Vedi: https://www.veterinariapreventiva.it/wp-content/uploads/2024/03/Maurizio-Ferri.-La-carne-coltivata.-8-Marzo-2024_.pdf

18) https://pubs.acs.org/doi/full/10.1021/acsfoodscitech.4c00281

19) https://www.weforum.org/stories/2018/11/how-a-new-approach-to-meat-can-help-end-hunger/

20) Con mix di carne si intende carne a base cellulare, prodotti a base vegetale, insetti, n.d.a.

21) https://www.technologyreview.com/2021/02/14/1018296/bill-gates-climate-change-beef-trees-microsoft/

22) Jacques Ellul, La tecnica rischio del secolo, Giuffrè Editore

23) https://www.raiplay.it/video/2023/07/Peccato-carnale—Report—03072023-998e84de-1f81-4dd1-b186-592bc91766ec.html, da min. 21:50 a 22:18

24) https://www.tomorrowsworldtoday.com/agriculture-and-food/lab-grown-exotic-meat-a-conversation-with-primeval-foods-yilmaz-bora/#:~:text=Lab%2Dgrown%20meat%20company%20Primeval,cultivating%20cells%20inside%20a%20lab

25) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11007461/

26) Cfr. Gilles Luneau, Carne artificiale? No, grazie, Castelvecchi

27) https://aleph-farms.com/aleph-zero/

28) Ellul, op.cit.

29) https://edition.cnn.com/2022/05/03/business/lab-grown-human-milk-biomilq-health-climate-hnk-spc-intl/index.html

30) Vandana Shiva, Dall’avidità alla cura, Emi

31) https://www.scientificamerican.com/article/the-dark-side-of-crispr/

Tags: cambiamento climaticocapitalismoecologiaspazio
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