I Settanta, gli Ottanta e i cantautori, e il niente tematico e musicale di oggi: Discanto puntualizza il suo doppio rewind
Anni affollati di idiomi, di idioti/ Di guerrieri e di pazzi, anni di esercizi/ Anni affollati di arroganza e di stucchevole bontà/ Di tentativi disperati/ Anni affollati di qualsiasi forma di incapacità.
Giorgio Gaber, Anni affollati
E spararono al cantautore/ in una notte di gioventù/ gli spararono per amore/ per non farlo cantare più/ gli spararono perché era bello/ ricordarselo com’era prima/ alternativo, autoridotto/ fuori dall’ottica del sistema.
Roberto Vecchioni, Vaudeville (Ultimo mondo cannibale)
La memoria generazionale è feticista per accezione, consustanziale a episodi, oggetti, persone, sublimati da tempo e nostalgia canagliesca. I frame della memoria di gruppo sono dolcificati come Marshmellow e altrettanto irresistibili. Inutile fingersi cinici: dall’idealizzazione del vissuto passa comunque la storia ideale di ciascuno e parimenti quella della nazione. Sotteso a un giocattolo – un’automobile, un brand, un telefilm, un disco, una canzone – gravita un pianeta di ricordi che fanno impressioni spiegabili e non spiegabili, che fanno, a volte, persino spleen. Il ‘come eravamo’ attira più del ‘come siamo diventati’, siti e programmi di estrazione vintage spopolano per questi motivi: a ciascuno la sua curva di memoria bambina, a ciascuno la sua personale recherche condivisa, nostalgiconi che non siamo altro…
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