Lorah Steichen, Transition Security Project
La National Defense Stockpile statunitense ha riaperto la gestione diretta dei ‘minerali critici’ necessari agli armamenti: un controllo sulle catene di approvvigionamento che mette a rischio la transizione energetica globale
Litio, cobalto, grafite, terre rare sono minerali necessari non solo alla transizione energetica: sono indispensabili anche per le tecnologie militari. Da decenni il Pentagono si procura direttamente alcune materie prime essenziali per gli armamenti, attraverso acquisti e meccanismi di stoccaggio, ma l’approvvigionamento era andato diminuendo dopo la fine della guerra fredda; nel 2025, con il Big Beautiful Bill, Trump ha stanziato 7,5 miliardi di dollari per la gestione di ‘minerali critici’, di cui due milioni specificamente destinati alla National Defense Stockpile del Ministero della Difesa. Lo studio di Lorah Steichen (Transition Security Project), di cui pubblichiamo qui un estratto*, esamina il ruolo del Pentagono nelle catene di approvvigionamento dei minerali, e come la relativa incidenza metta a rischio la transizione energetica globale.
Che la guerra sia sinonimo di devastazione ambientale, è ovvio. Meno palese è la devastazione indiretta del comparto militare in sé: insieme al report della Scientists for Global Responsibility sulle emissioni di gas serra del settore militare (1), il dato aggiunto da questo studio permette di iniziare a tracciarne le coordinate.
Spinto dalle preoccupazioni relative alle vulnerabilità della catena di approvvigionamento, nel contesto della crescente competizione tra grandi potenze con la Cina, il Pentagono sta accelerando gli sforzi per garantire l’accesso ai cosiddetti minerali critici, essenziali per le industrie militari. Al centro di questa spinta c’è un rafforzato impegno ad accumulare questi materiali all’interno della National Defense Stockpile (NDS) della Defense Logistics Agency (DLA); un aumento di domanda che rischia di distogliere risorse vitali dalle iniziative di decarbonizzazione civile, e di accelerare la competizione militarizzata […]. Questo briefing esamina come il ruolo del Pentagono nelle catene di approvvigionamento dei minerali, in particolare attraverso l’accumulo di scorte, metta in discussione la transizione energetica globale. […] Una transizione che dipende dall’accesso ai minerali, componenti essenziali delle tecnologie rinnovabili. Le stime suggeriscono che almeno trenta minerali e metalli per la transizione energetica (ETM), come litio, cobalto, grafite e terre rare (REE), costituiscano la base materiale della transizione energetica. Molti di questi stessi materiali vengono utilizzati anche per produrre tecnologie militari: dalle armi a guida di precisione ai sistemi di comunicazione avanzati, fino a un arsenale emergente di tecnologie militari come le piattaforme di guerra autonome basate sull’intelligenza artificiale. Praticamente ogni sistema d’arma moderno si basa su componenti minerali. Il governo degli Stati Uniti si riferisce a questi materiali come “minerali critici”, dove la ‘criticità’ è definita dall’importanza economica o per la sicurezza nazionale, e dalla suscettibilità alle interruzioni dell’approvvigionamento. Tali designazioni autorizzano nuove modalità di intervento statale per garantire l’accesso e la produzione, come il sostegno finanziario, l’accelerazione normativa e altri sforzi di marketcrafting. […]
Dati i significativi danni sociali e ambientali associati all’attività estrattiva su larga scala, le risorse minerarie dovrebbero essere indirizzate verso settori socialmente utili. […]
Catene di approvvigionamento minerario militarizzate
Il Pentagono è un attore importante nell’acquisizione e nella pianificazione mineraria, poiché esercita un’influenza smisurata sulle catene di approvvigionamento nazionali e nella corsa globale alle risorse. Questa influenza deriva in parte dall’enorme portata delle forze armate statunitensi. Sostenuti da un bilancio annuale di mille miliardi di dollari, gli USA rappresentano quasi il 40% delle spese militari dei Paesi di tutto il mondo, e spendono per la guerra più dei seguenti nove Stati messi insieme. Anche all’interno, la spesa militare assorbe una quota sproporzionata di risorse pubbliche: il Pentagono gestisce oltre la metà della spesa discrezionale federale e quasi due terzi di tutti gli appalti federali, con contratti a imprese private che rappresentano oltre la metà della spesa militare annuale. Nel 2022, il 36% degli appalti del Pentagono è andato a sole cinque aziende private, grandi affaristi della guerra: Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman, General Dynamics e Raytheon. Oltre a questi colossi industriali, il Pentagono acquista una vasta gamma di altri beni e servizi, che vanno dal cibo, al carburante, alle uniformi, alle alte tecnologie di sorveglianza, ai servizi contabili e alle materie prime. Questo vasto sistema di approvvigionamento collega la pianificazione militare statunitense alle frontiere estrattive globali, intensificando la pressione della domanda e influenzando le modalità e le fonti di approvvigionamento.
Oltre alle dimensioni e al budget sproporzionati, il Pentagono esercita autorità uniche rispetto ad altre agenzie, che gli consentono non solo di influenzare le catene di approvvigionamento ma anche di plasmare interi mercati: assorbendo i rischi, indirizzando gli investimenti e creando segnali di domanda che costruiscono una capacità industriale strategica per fini militari. Attraverso meccanismi come lo stoccaggio DLA e il Defense Production Act (DPA), il Pentagono si procura direttamente le materie prime e indirizza gli investimenti verso progetti selezionati di estrazione e lavorazione. Questi poteri conferiscono ai militari la libertà di orientare lo sviluppo industriale, spesso a scapito della supervisione ambientale. Per esempio, l’Ordine Esecutivo del Presidente Trump del 2025 intitolato “Misure immediate per aumentare la produzione mineraria americana”, che invoca il DPA per accelerare lo sviluppo minerario nazionale, prevede la sospensione delle normali verifiche ambientali come richiesto dal National Environmental Policy Act (NEPA).
Secondo una recente analisi dei finanziamenti pubblici statunitensi per progetti minerari, attraverso le autorità di spesa della Defense Logistics Agency il Pentagono ha finanziato o segnalato interesse nel sostenere almeno venti iniziative minerarie negli Stati Uniti e in Canada, per un totale, dal 2023, di quasi un miliardo di dollari. In un esempio lampante di questo ruolo di mercato in espansione, il governo USA si è mosso per acquisire partecipazioni azionarie dirette in società di “minerali critici”, un passo senza precedenti nella moderna politica industriale statunitense. A luglio il Pentagono è diventato il maggiore azionista dell’unica miniera di terre rare degli USA, acquistando 400 milioni di dollari in azioni della società MP Materials e negoziando un accordo di prelievo decennale: un contratto per l’acquisto di una quota fissa della produzione futura, sostenuto da misure di supporto dei prezzi volte a stabilizzare il mercato e garantire i rendimenti. Questo strumento, il primo di una serie di partecipazioni in diverse aziende, non solo plasma le catene di approvvigionamento dei minerali, ma consolida anche il controllo del Pentagono su di esse.
Un’altra espressione del ruolo crescente del Pentagono nelle catene di approvvigionamento minerario è la ripresa, attraverso la DLA, delle pratiche di stoccaggio risalenti alla guerra fredda. […] Istituita nel 1961, la Defense Logistics Agency fu creata per centralizzare e semplificare le operazioni di approvvigionamento militare […]. Una delle sue funzioni chiave divenne la gestione della National Defense Stockpile (NDS): nata nel 1939, la NDS è una riserva di materie prime non combustibili ritenute essenziali per la sicurezza nazionale. Fin dall’inizio, l’accumulo di scorte è stato dunque esplicitamente legato all’ambito militare: la nozione stessa di ‘criticità’ è emersa in questo contesto, definita dalla funzione strategica di un materiale e dalla sua vulnerabilità agli shock di approvvigionamento; criteri e associazioni bellicose che rimangono fondamentali per le attuali designazioni dei minerali critici.
Sebbene il suo ruolo sia andato diminuendo dopo la guerra fredda, la funzione di stoccaggio della DLA è riemersa, con il Pentagono che cerca di assicurarsi minerali essenziali e di ridurre la dipendenza da fonti straniere, in particolare cinesi. L’agenzia ha iniziato a rivalutare le vulnerabilità dell’approvvigionamento di terre rare già nel 2014, e più recentemente, nel contesto dei flussi di finanziamenti provenienti dal Big Beautiful Bill di Trump, ha annunciato piani per l’acquisto e l’accumulo di una serie di minerali essenziali. In precedenza, nel 2022, i Dipartimenti dell’Energia, dello Stato e della Difesa avevano firmato un accordo interagenzia per iniziare a immagazzinare materiali per “sostenere la transizione degli Stati Uniti verso l’energia pulita e per le esigenze di sicurezza nazionale”, una mossa giustificata dalla volontà di miglioramento “della sicurezza energetica americana e della competitività del XXI secolo”. Tuttavia, […] gli esborsi tramite NDS rimangono strutturalmente orientati alle priorità militari […].
La ripresa delle pratiche di stoccaggio si è sviluppata parallelamente a un più ampio cambiamento nel modo in cui gli ETM vengono inquadrati nelle informazioni, nelle politiche e nelle comunicazioni di settore. Con una crescente enfasi sull’urgenza, sulla scarsità e sulle incombenti minacce militari, la sicurezza delle catene di approvvigionamento viene sempre più presentata come essenziale per la sicurezza geopolitica e come percorso verso la stabilità economica. Questa impostazione, guidata dalle politiche e dall’industria, promuove una mentalità di “crescita a tutti i costi” che mina la regolamentazione, la definizione di standard, la cooperazione multilaterale, le prospettive a lungo termine e le ampie nozioni di diritti e responsabilità – tutti principi chiave di una giusta transizione energetica. Questa narrazione è in linea con gli interessi materiali delle multinazionali minerarie, dei produttori di armi e di altri stakeholder finanziari, che trarranno profitto dall’estrazione incontrollata sia sotto la bandiera della sicurezza nazionale, sia sotto quella della transizione energetica. Sebbene non vi sia una carenza immediata della maggior parte degli ETM, la domanda militare rischia di distogliere i materiali dalle esigenze civili di decarbonizzazione e di gonfiare le proiezioni di domanda a lungo termine; una dinamica che rischia di accelerare l’espansione mineraria, anche in assenza di scarsità a breve termine.
Inoltre, l’estrazione ha costi ambientali e sociali profondi. In assenza di solidi sistemi di riciclo, la crescente domanda stimola nuove iniziative minerarie in un settore globale noto per le disastrose violazioni dei diritti ambientali, umani, dei lavoratori e delle popolazioni indigene. Le attività minerarie spesso radono al suolo interi ecosistemi, generando enormi volumi di rifiuti tossici e contaminando il suolo e l’acqua: un inquinamento che può persistere a lungo dopo la chiusura della miniera, con implicazioni disastrose per la salute umana e ambientale. I danni inflitti nei siti in cui vengono estratte le materie prime per le armi, prefigurano modelli di devastazione ecologica e crisi di salute pubblica simili a quelli che si verificano in ogni fase del ciclo di vita di un’arma, dalla produzione e collaudo fino all’impiego e allo smaltimento. In altre parole, la devastazione ecologica e le eredità tossiche causate dalle tecnologie militari iniziano con l’estrazione delle materie prime, e persistono in ogni fase del loro ciclo di vita distruttivo.
La fusione di minacce geopolitiche e interessi commerciali, utilizzata per giustificare la crescente domanda da parte dell’esercito di minerali cosiddetti critici e dual use, riflette anche un problema più ampio: dirottare i materiali da usi civili essenziali, come le infrastrutture per le energie rinnovabili, rischia di rallentare gli sforzi di decarbonizzazione, in un momento in cui un’azione rapida è fondamentale. Inoltre, l’accumulo di scorte alimenta una pericolosa dinamica di competizione militare, nella quale l’accesso ai materiali diventa una corsa geopolitica decisa con la forza piuttosto che una risorsa condivisa per la transizione energetica globale. Accaparrandosi questi materiali per alimentare la macchina da guerra, il Pentagono non solo prosciuga le risorse necessarie per soluzioni climatiche urgenti, ma perpetua anche un ciclo distruttivo di militarismo che mina la pace e la sostenibilità globali, escludendo al contempo le funzioni civili del governo federale. […]
La crescente riserva mineraria militare
I materiali descritti in questo briefing riflettono le priorità e le tendenze emergenti in materia di stoccaggio, nonché la loro rilevanza sia per le catene di approvvigionamento militari che per le tecnologie civili per l’energia pulita. Questa analisi esamina le recenti attività di approvvigionamento della DLA, con particolare attenzione alle aggiudicazioni di contratti e alle richieste di appalto relative ai minerali critici, come elencati dal Sistema di Gestione degli Appalti del governo federale.
[…] Una parte significativa dei materiali utilizzati per produrre armamenti e altre infrastrutture militari passa attraverso produttori di armi privati, le cui attività sono in gran parte tenute nascoste al controllo pubblico. Questo flusso di materiali verso le infrastrutture militari – compresi sistemi di sorveglianza, piattaforme d’arma e macchine da guerra alimentate a combustibili fossili – rimane in gran parte non documentato. Non esiste una contabilità pubblica della domanda militare di minerali chiave essenziali per la transizione energetica. Questa mancanza di trasparenza costituisce una grave lacuna di rendicontazione […].
Nonostante queste limitazioni, l’analisi delle recenti attività della Defense Logistics Agency dimostra l’emergere di priorità nello stoccaggio di minerali dual use, evidenziando il ruolo dell’esercito statunitense nelle catene di approvvigionamento vitali per le tecnologie militari e di transizione energetica. La DLA immagazzina circa 48 minerali e leghe in sei depositi negli Stati Uniti. Il Big Beautiful Bill di Trump ha stanziato 7,5 miliardi di dollari per minerali essenziali, di cui due milioni di dollari specificamente per la National Defense Stockpile. La tabella 1 (pag. 69) descrive i contratti e le richieste di stoccaggio DLA a partire dall’approvazione del disegno di legge.
Come indicato nella tabella 1, molti dei materiali inclusi nelle recenti attività di stoccaggio della Defense Logistics Agency non sono materiali tipicamente considerati essenziali per la transizione energetica. […] Tuttavia, potrebbero essere utilizzati per supportare la rapida implementazione di tecnologie per le energie rinnovabili, e così promuovere obiettivi di decarbonizzazione più ampi. Il cobalto e la grafite, per esempio, sono ETM chiave, ampiamente utilizzati nelle tecnologie delle batterie che alimentano i veicoli elettrici e consentono l’accumulo di energia su larga scala. La quantità di cobalto e grafite che la DLA ha recentemente richiesto per la riserva di difesa nazionale potrebbe essere destinata a produrre oltre 100.000 autobus elettrici, una quota sostanziale della flotta necessaria per riordinare il sistema di trasporto statunitense e dare priorità al trasporto pubblico elettrificato, contro la dipendenza dalle automobili. Oggi sono meno di 6.500 gli autobus elettrici in circolazione in tutto il Paese.

Inoltre, l’accumulo di energia a batteria su scala di rete, che svolge un ruolo fondamentale nella stabilizzazione della rete elettrica immagazzinando e distribuendo l’energia in eccesso proveniente da fonti rinnovabili variabili come l’eolico e il solare, dovrà crescere in modo significativo per supportare la transizione energetica. Allo stesso tempo, i sistemi di accumulo a batteria richiedono un elevato consumo di minerali. Rispetto alle 1.015,23 tonnellate di cobalto destinate allo stoccaggio delle batterie nel 2024, le quasi 7.500 tonnellate destinate alla riserva della Defense Logistics Agency potrebbero essere utilizzate per produrre 80,2 gigawattora di capacità delle batterie, ovvero più del doppio dell’attuale capacità di stoccaggio energetico. […]
La domanda militare di minerali di transizione potrebbe anche innescare nuove forme di distruzione ecologica, accelerando pratiche estrattive dannose. L’estrazione mineraria in acque profonde, un metodo relativamente poco testato per estrarre metalli dai fondali oceanici, sta guadagnando terreno a livello globale, nonostante le diffuse preoccupazioni sui rischi ambientali e sui benefici non dimostrati. Nel marzo 2025, il governo statunitense ha intensificato la ricerca di estrazione mineraria in acque profonde, stringendo una partnership con The Metals Company (TMC) per esplorare commercialmente l’attività mineraria nei fondali marini internazionali. Gli USA hanno giustificato la mossa definendola necessaria per garantire le catene di approvvigionamento per le tecnologie militari e l’autonomia strategica, aggirando al contempo i negoziati multilaterali in corso. La partnership è stata seguita da un ordine esecutivo che segnalava l’intenzione di “ripristinare il predominio americano sui minerali e sulle risorse critiche offshore”.
La spinta multimiliardaria verso l’estrazione mineraria in acque profonde si basa su affermazioni esagerate in merito alla scarsità di materiali, ai benefici sociali e ai guadagni economici. Ma lungi dal rispondere a un bisogno reale, l’ultima spinta all’estrazione mineraria in acque profonde è invischiata nei tentativi opportunistici dell’industria di capitalizzare sulla volatilità geopolitica, e di presentarla come un imperativo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti; una mossa che potrebbe aumentare l’insicurezza globale e provocare nuovi conflitti. L’aggiramento del diritto internazionale indebolisce la governance multilaterale e rischia di intensificare la competizione sulle acque contese, intensificando il conflitto nel Pacifico e trasformando i fondali marini internazionali in un’arena per l’estrazione di risorse e la competizione strategica. […]
* Estratto dallo Studio Mining for War: Assessing the Pentagon’s Mineral Stockpile, Lorah Steichen, 4 dicembre 2025, Transition Security Project. Traduzione a cura di Paginauno. Per l’articolo originale, integrale e completo di note https://transitionsecurity.org/mining-for-war/
1) Cfr. Stuart Parkinson, Scientists for Global Responsibility (SGR), Aumento della spesa militare e delle emissioni di gas serra. Cosa dice la ricerca?, pag. 52. Nota di redazione

