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Home Politica Guerra

CPI: la richiesta di mandati di arresto per Netanyahu e Gallant

Rivista Paginauno by Rivista Paginauno
15 Luglio 2024
in Guerra
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CPI: la richiesta di mandati di arresto per Netanyahu e Gallant

Photo by Emad El Byed on Unsplash

  • (Paginauno n. 87, luglio – settembre 2024)

Dietro l’atto che potrebbe mettere fine alla storica impunità di Israele, i timori della crisi che avrebbe investito la legittimità del Diritto Internazionale Umanitario e della Corte penale internazionale

Il 20 maggio scorso il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) Karim Khan, richiede mandati di arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio di Israele e nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023; li richiede per tre figure di Hamas – Yahya Sinwar (capo del Movimento Hamas), Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri più comunemente noto come Deif (comandante in capo dell’ala militare di Hamas, le Brigate Al-Qassam) e Ismail Haniyeh (capo dell’ufficio politico di Hamas) – e per due esponenti del governo israeliano – il Primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant. A destare scalpore non sono le prime tre richieste bensì le ultime due: la CPI si è infatti fino a oggi contraddistinta per aver ignorato gli atti compiuti dai Paesi occidentali – su tutti, il caso degli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan e quello della Gran Bretagna in Iraq, entrambi archiviati con un nulla di fatto. L’azione contro due politici israeliani segna dunque una cesura storica, sia per lo Stato di Israele che per la comunità internazionale. Non si può tuttavia tacere che ci sono voluti 37.000 morti palestinesi, il blocco degli aiuti umanitari imposto ai valichi di Gaza, e la conseguente diffusione di una “catastrofe alimentare” con concreto rischio di carestia (parole dell’ONU), perché la CPI cogliesse la portata della crisi istituzionale che l’avrebbe investita se non avesse sollevato alcuna imputazione. Karim Khan chiude infatti la sua dichiarazione sulla richiesta dei mandati di arresto – che qui pubblichiamo, con traduzione a cura di Paginauno, solo per la parte relativa a Netanyahu e Gallant (qui la dichiarazione completa relativa anche a Sinwar, Deif e Haniyeh https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-karim-aa-khan-kc-applications-arrest-warrants-situation-state) – affermando: “Cerchiamo oggi di essere chiari su una questione fondamentale: se non dimostriamo la nostra volontà di applicare la legge in modo equo, se viene vista come applicata in modo selettivo, creeremo le condizioni per il suo crollo. […] Questo è il vero rischio che corriamo in questo momento. Ora più che mai dobbiamo dimostrare collettivamente che il Diritto Internazionale Umanitario, la base fondamentale della condotta umana durante i conflitti, si applica a tutti gli individui […]”. Da decenni infatti Israele gode di un’impunità ufficiosa quanto effettiva: sono centinaia le risoluzioni ONU, tra Assemblea Generale e Consiglio di Sicurezza, disattese da Israele a partire dal 1948 e più volte richiamate e ribadite dall’Onu stessa. L’elenco completo può essere trovato sul sito ONU qui https://www.un.org/unispal/data-collection/general-assembly/ e qui https://www.un.org/unispal/data-collection/security-council/. Tra le più note la 194 del 1948, che dopo la guerra arabo-israeliana sanciva il diritto dei profughi palestinesi al ritorno e alla restituzione; la 242 del 1967, che dopo la guerra dei 6 giorni chiedeva a Israele di ritirarsi dai territori occupati durante il conflitto; la 3236 del 1974, che riaffermava i diritti inalienabili del popolo palestinese all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla sovranità nazionale; la 465 del 1980, che condannava la politica israeliana di colonizzazione dei territori occupati, chiedeva la cessazione della pianificazione di nuovi insediamenti e lo smantellamento di quelli esistenti; la 497 del 1981, che dichiarava nulla l’annessione israeliana delle Alture del Golan; la ES-10/13 del 2003, che condannava la costruzione da parte di Israele del Muro in Cisgiordania che inglobava colonie israeliane e pozzi d’acqua. E infinite altre che deplorano il rifiuto israeliano di cooperare con l’ONU, condannano la deportazione dei palestinesi e le pratiche israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi, e ingiungono a Israele di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte dei coloni israeliani. Vedremo come avanzerà il procedimento della CPI, se l’ufficiosa impunità di Israele è davvero giunta al suo termine.

Dichiarazione del procuratore della CPI Karim Khan sulla richiesta di mandati d’arresto per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant

Sulla base delle prove raccolte ed esaminate dal mio Ufficio, ho ragionevoli motivi per ritenere che Benjamin Netanyahu, il Primo ministro israeliano, e Yoav Gallant, il ministro della Difesa israeliano, siano responsabili penalmente dei seguenti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sul territorio dello Stato di Palestina (nella Striscia di Gaza) almeno dall’8 ottobre 2023:

  • La fame dei civili come metodo di guerra come crimine di guerra contrario all’articolo 8(2)(b)(xxv) dello Statuto;
  • Causare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi lesioni al corpo o alla salute contrari all’articolo 8(2)(a)(iii), o trattamenti crudeli come crimine di guerra contrario all’articolo 8(2)(c)(i);
  • Omicidio intenzionale contrario all’articolo 8(2)(a)(i), o omicidio come crimine di guerra contrario all’articolo 8(2)(c)(i);
  • Dirigere intenzionalmente attacchi contro una popolazione civile come crimine di guerra contrario agli articoli 8(2)(b)(i), o 8(2)(e)(i);
  • Sterminio e/o omicidio contrario agli articoli 7(1)(b) e 7(1)(a), anche nel contesto di morti per fame, come crimine contro l’umanità;
  • Persecuzione come crimine contro l’umanità contrario all’articolo 7, paragrafo 1, lettera h;
  • Altri atti disumani che costituiscono crimini contro l’umanità contrari all’articolo 7, paragrafo 1, lettera k.

Il mio Ufficio sostiene che i crimini di guerra presunti in queste richieste sono stati commessi nel contesto di un conflitto armato internazionale tra Israele e Palestina e di un conflitto armato non internazionale tra Israele e Hamas (insieme ad altri gruppi armati palestinesi), che si svolgeva in parallelo. Riteniamo che i crimini contro l’umanità imputati siano stati commessi come parte di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile palestinese in conformità alla politica dello Stato. Questi crimini, secondo la nostra valutazione, continuano ancora oggi.

Il mio Ufficio sostiene che le prove che abbiamo raccolto, comprese interviste con sopravvissuti e testimoni oculari, video autenticati, foto e materiale audio, immagini satellitari e dichiarazioni del gruppo di presunti responsabili, dimostrano che Israele ha intenzionalmente e sistematicamente privato la popolazione civile di oggetti indispensabili alla sopravvivenza umana, in tutte le zone di Gaza.

Ciò è avvenuto attraverso l’imposizione di un assedio totale su Gaza che ha comportato la chiusura completa dei tre valichi di frontiera, Rafah, Kerem Shalom ed Erez, dall’8 ottobre 2023 per periodi prolungati e, dopo la loro riapertura, limitando arbitrariamente il trasferimento di forniture essenziali – inclusi cibo e medicine – attraverso i valichi di frontiera. L’assedio comprendeva anche il taglio delle condutture idriche transfrontaliere da Israele a Gaza – la principale fonte di acqua pulita per gli abitanti di Gaza – per un periodo prolungato a partire dal 9 ottobre 2023, e il taglio e l’impedimento delle forniture di elettricità almeno dall’8 ottobre 2023 fino a oggi. Ciò è avvenuto insieme: ad altri attacchi contro i civili, compresi quelli in coda per il cibo; all’ostruzione della consegna degli aiuti da parte delle agenzie umanitarie; agli attacchi e uccisioni di operatori umanitari, che hanno costretto molte agenzie a cessare o limitare le loro operazioni a Gaza.

Il mio Ufficio sostiene che questi atti sono stati commessi come parte di un piano comune, volto a utilizzare la fame come metodo di guerra e a usare altri atti di violenza contro la popolazione civile di Gaza, come mezzi per (i) eliminare Hamas; (ii) garantire il ritorno degli ostaggi che Hamas ha rapito e (iii) punire collettivamente la popolazione civile di Gaza, percepita come una minaccia per Israele.

Gli effetti dell’uso della fame come metodo di guerra, insieme ad altri attacchi e punizioni collettive contro la popolazione civile di Gaza, sono acuti, visibili e ampiamente conosciuti, e sono stati confermati da numerosi testimoni intervistati dal mio Ufficio, compresi medici locali e internazionali. Tra questi figurano malnutrizione, disidratazione, profonda sofferenza e un numero crescente di morti tra la popolazione palestinese, compresi neonati, bambini e donne.

La carestia è presente in alcune zone di Gaza ed è imminente in altre. Come ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres più di due mesi fa, “1,1 milioni di persone a Gaza stanno affrontando una fame catastrofica – il numero più alto mai registrato – ovunque e in qualsiasi momento” a causa di un “disastro interamente causato dall’uomo”. Oggi il mio Ufficio cerca di incriminare due dei maggiori responsabili, Netanyahu e Gallant, sia come coimputati che come figure gerarchicamente superiori, ai sensi degli articoli 25 e 28 dello Statuto di Roma.

Israele, come tutti gli Stati, ha il diritto di agire per difendere la propria popolazione. Tale diritto, tuttavia, non esonera Israele o qualsiasi Stato dall’obbligo di rispettare il Diritto Internazionale Umanitario. Nonostante gli obiettivi militari che possono avere, i mezzi che Israele ha scelto per raggiungerli a Gaza – vale a dire causare intenzionalmente morte, fame, grandi sofferenze e gravi lesioni fisiche o alla salute della popolazione civile – sono criminali.

Dall’anno scorso, a Ramallah, al Cairo, in Israele e a Rafah, ho costantemente sottolineato che il Diritto Internazionale Umanitario richiede che Israele intraprenda azioni urgenti per consentire immediatamente l’accesso degli aiuti umanitari su vasta scala a Gaza. Ho sottolineato in particolare che la fame come metodo di guerra e il rifiuto degli aiuti umanitari costituiscono reati previsti dallo Statuto di Roma. Non avrei potuto essere più chiaro.

Come ho più volte sottolineato anche nelle mie dichiarazioni pubbliche, chi non rispetta la legge non dovrebbe presentare reclamo successivamente quando il mio Ufficio interviene. Quel giorno è arrivato.

Nel presentare queste richieste di mandato d’arresto, il mio Ufficio agisce in conformità al mandato conferitogli dallo Statuto di Roma. Il 5 febbraio 2021, la Prima Camera Preliminare ha deciso che la Corte può esercitare la sua giurisdizione penale sulla situazione nello Stato di Palestina e che l’ambito territoriale di tale giurisdizione si estende a Gaza e alla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Questo mandato è in corso e comprende l’escalation delle ostilità e della violenza dal 7 ottobre 2023. Il mio Ufficio ha giurisdizione anche sui crimini commessi da cittadini di Stati Parte e da cittadini di non Stati Parte sul territorio di uno Stato Parte.

Le richieste odierne sono il risultato di un’indagine indipendente e imparziale condotta dal mio Ufficio. Guidato dal nostro obbligo di indagare allo stesso modo sulle prove incriminanti e su quelle a discarico, il mio Ufficio ha lavorato scrupolosamente per separare le accuse dai fatti e per presentare con sobrietà alla Camera preliminare conclusioni basate sulle prove.

Come ulteriore salvaguardia, sono stato anche grato per il consiglio di un gruppo di esperti di diritto internazionale, un gruppo imparziale che ho convocato per supportare la revisione delle prove e l’analisi legale in relazione a queste richieste di mandato d’arresto. Il Gruppo è composto da esperti di immenso prestigio nel diritto internazionale umanitario e nel diritto penale internazionale, tra cui Sir Adrian Fulford PC, ex Lord giudice d’appello ed ex giudice della Corte penale internazionale; la Baronessa Helena Kennedy KC, Presidente dell’Istituto per i Diritti Umani dell’International Bar Association; Elizabeth Wilmshurst CMG KC, ex vice consigliere legale presso il Foreign and Commonwealth Office del Regno Unito; Danny Friedman KC; e due dei miei consiglieri speciali: Amal Clooney e Sua Eccellenza il giudice Theodor Meron CMG. Questa analisi di esperti indipendenti ha supportato e rafforzato le richieste presentate oggi dal mio Ufficio. Sono grato anche per il contributo di molti altri miei consiglieri speciali a questa revisione, in particolare Adama Dieng e il professor Kevin Jon Heller.

Oggi sottolineiamo ancora una volta che il diritto internazionale e le leggi sui conflitti armati si applicano a tutti. Nessun soldato di fanteria, nessun comandante, nessun leader civile – nessuno – può agire impunemente. Niente può giustificare la privazione volontaria di esseri umani, tra cui tante donne e bambini, dei beni di prima necessità necessari alla vita. Niente può giustificare la presa di ostaggi o il fatto di prendere di mira civili.

I giudici indipendenti della Corte penale internazionale sono gli unici arbitri riguardo al rispetto degli standard necessari per l’emissione di mandati di arresto. Se dovessero accogliere le mie richieste ed emettere i mandati richiesti, lavorerò a stretto contatto con il Cancelliere in tutti gli sforzi per arrestare le persone nominate. Conto su tutti gli Stati Parte dello Statuto di Roma affinché prendano queste richieste, e la conseguente decisione giudiziaria, con la stessa serietà che hanno dimostrato in altre situazioni, adempiendo ai loro obblighi ai sensi dello Statuto. Sono inoltre pronto a collaborare con gli Stati non-Parte nella nostra comune ricerca di responsabilità.

È fondamentale in questo momento che al mio Ufficio e a tutte le parti della Corte, compresi i suoi giudici indipendenti, sia consentito di svolgere il proprio lavoro con piena indipendenza e imparzialità. Insisto affinché tutti i tentativi di ostacolare, intimidire o influenzare indebitamente i funzionari di questa Corte cessino immediatamente. Se tale condotta dovesse continuare, il mio Ufficio non esiterà ad agire ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma.

Rimango profondamente preoccupato per le continue accuse e le prove emergenti di crimini internazionali avvenuti in Israele, Gaza e in Cisgiordania. La nostra indagine continua. Il mio Ufficio sta portando avanti ulteriori linee di inchiesta molteplici e interconnesse, tra cui quelle relative alle denunce di violenza sessuale durante gli attacchi del 7 ottobre, e in relazione al bombardamento su vasta scala che ha causato e continua a causare così tanti morti, feriti e sofferenze tra i civili a Gaza. Incoraggio coloro che dispongono di informazioni pertinenti a contattare il mio Ufficio e a inviare informazioni tramite OTP Link .

Il mio Ufficio non esiterà a presentare ulteriori richieste di mandati di arresto se e quando riterremo che sia stata raggiunta la soglia di una prospettiva realistica di condanna. Rinnovo il mio appello a tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto affinché rispettino subito la legge.

Desidero inoltre sottolineare che il principio di complementarità, che è al centro dello Statuto di Roma, continuerà a essere valutato dal mio Ufficio, mentre agiamo in relazione ai presunti crimini e ai presunti autori sopra elencati e andiamo avanti con altre linee di indagine. La complementarità, tuttavia, richiede un rinvio alle autorità nazionali solo quando queste si impegnano in processi giudiziari indipendenti e imparziali, che non proteggano i sospettati e non siano una farsa; richiede indagini approfondite a tutti i livelli sulle politiche e le azioni alla base di queste richieste di mandati d’arresto.

Cerchiamo oggi di essere chiari su una questione fondamentale: se non dimostriamo la nostra volontà di applicare la legge in modo equo, se viene vista come applicata in modo selettivo, creeremo le condizioni per il suo crollo. In tal modo, allenteremo i restanti legami che ci tengono uniti, le connessioni stabilizzanti tra tutte le comunità e gli individui, la rete di sicurezza a cui tutte le vittime guardano nei momenti di sofferenza. Questo è il vero rischio che corriamo in questo momento.

Ora più che mai dobbiamo dimostrare collettivamente che il Diritto Internazionale Umanitario, la base fondamentale della condotta umana durante i conflitti, si applica a tutti gli individui, e si applica equamente nelle situazioni affrontate dal mio Ufficio e dalla Corte. Dimostreremo così, concretamente, che la vita di tutti gli esseri umani ha lo stesso valore.

Tags: israelepalestina
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