AA.VV.*
I rischi delle relazioni umano-AI: uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine
L’utilizzo di AI Companion è ormai diffuso (1) e, sempre più, tutti i modelli AI generici, da ChatGPT a Gemini a Claude, sono anch’essi strutturati per cercare di instaurare relazioni con l’utente. Fortunatamente, iniziano a moltiplicarsi anche le ricerche che si interrogano sui relativi impatti psicologici sull’umano. Lo Studio* di cui pubblichiamo qui un estratto – eliminando i passaggi più tecnici per una maggiore comprensione anche ai non addetti ai lavori, e al quale rimandiamo per il testo integrale, le note, la bibliografia e i dettagli sulla metodologia applicata – analizza 100 modelli AI rilasciati tra il 2023 e il 2025 ed è tra i primi studi clinici che, grazie a un approccio randomizzato longitudinale, ha potuto approfondire gli effetti psicologici del rapporto umano-AI calibrati per dose (intensità del comportamento relazionale) ed esposizione (interazioni ripetute nel tempo). La dipendenza, scrivono gli autori, può emergere in seguito a ripetute esposizioni, e si manifesta quando il ‘piacere’ di un’esperienza si disaccoppia dal ‘desiderio’ dell’esperienza stessa; è esattamente ciò che è affiorato nelle quattro settimane dell’esperimento, su una quota del campione rappresentativo della popolazione adulta della Gran Bretagna...
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* Hannah Rose Kirk (Università di Oxford, UK AI Security Institute), Henry Davidson (UK AI Security Institute), Ed Saunders (UK AI Security Institute), Lennart Luettgau (UK AI Security Institute), Bertie Vidgen (Università di Oxford, Mercor), Scott A. Hale (Università di Oxford, Meedan), Christopher Summerfield (Università di Oxford, UK AI Security Institute); Neural steering vectors reveal dose and exposure-dependent impacts of human-AI relationships, 18 febbraio 2026, pubblicato su Arxiv.com (Cornell University) con licenza Creative Commons 4.0

