Dalla soglia che chiede rispetto, ascolto e presenza alle barriere che discriminano in base al reddito, dallo Spirito del Luogo all’architettura ostile delle città vetrina a misura di consumo
Sulla porta della chiesa di Santa Maria Maddalena, a Rennes-le-Château, l’abate Bérenger Saunière fece collocare una frase biblica tratta dalla Genesi: Terribilis est locus iste. Alla lettera: questo luogo è terribile. Non terribile nel senso banale dell’orrore da romanzo d’appendice, ma nel senso più antico e più serio del termine: luogo che incute tremore, che non si lascia attraversare con leggerezza, che obbliga chi entra a domandarsi dove stia mettendo i piedi.
All’interno della chiesa, quasi a rafforzare l’avvertimento, il visitatore incontra la celebre figura di Asmodeo che sostiene l’acquasantiera. È un’immagine disturbante, soprattutto in uno spazio cristiano. Non serve, però, trasformarla subito in caccia al tesoro, codice segreto o pornografia del mistero. Il punto, qui, non è stabilire se Saunière custodisse davvero chissà quale segreto. Il punto è che quel luogo, attraverso parole, immagini e arredi, comunica al visitatore una cosa precisa: non entrare da distratto.
Rennes-le-Château è stato caricato, nel tempo, di una quantità enorme di leggende: Catari, Montségur, Templari, Graal, Rosacroce, tesori nascosti, genealogie impossibili, simbologie massoniche, interessi nazisti e altre ombre più o meno fondate. Alcune tracce meritano studio; altre appartengono al grande mercato dell’enigma. In questo libro, tuttavia, non mi interessa aggiungere un nuovo sospetto al catalogo dei sospetti. Mi interessa osservare il modo in cui un Luogo può costruire intorno a sé una soglia.
Una soglia non è soltanto un ingresso. È una prova. Dice: prima di entrare, cambia stato. Lascia fuori il rumore, l’arroganza, il consumo, la curiosità da turista, la fame di segreti facili. Ci sono luoghi che accolgono come una casa illuminata e luoghi che accolgono come una sentinella armata. Rennes-le-Château appartiene a questa seconda famiglia: non respinge necessariamente, ma ammonisce.
Qui compare una distinzione decisiva. Esiste una severità del Luogo, che nasce dalla sua natura, dalla sua memoria, dalla sua forza simbolica. Ed esiste una severità progettata dagli uomini, spesso con intenzioni assai meno nobili. La prima può educare; la seconda, molto spesso, esclude. È da questa differenza che possiamo entrare nel tema dell’architettura ostile…
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* Nota dell’autore: il presente contributo è tratto e rielaborato dal saggio inedito Lo Spirito del Luogo – Sulle tracce di un antico Genius, attualmente disponibile per la pubblicazione

