In quale sostanziale discontinuità storico-sociale il macro sistema di potere capitalistico e cibernetico ci sta trascinando? Renato Curcio prosegue la riflessione sull’impatto socio-antropologico delle tecnologie digitali e focalizza l’emergere di un nuovo profilo del dominio il cui perno è l’assenza dei concetti di limite e diritto
Pubblichiamo l’introduzione di Cybercrazia. La feroce deriva dell’impero virtuale di Renato Curcio, Sensibili alle foglie, 2026
Nel 2015 ho incominciato a interessarmi di quell’impatto socio-antropologico che le tecnologie digitali stavano inducendo nelle modalità di esercizio del capitalismo industriale e delle implicazioni che riguardavano le dinamiche relazionali, gli schemi e gli stili della nostra vita quotidiana. Molti segni già allora indicavano che il processo di colonizzazione cognitiva e dell’immaginario innescato dalla nascente oligarchia digitale procedeva a una velocità maggiore della capacità di gran parte dei cittadini di avvertire i rischi di sottomissione che esso portava con sé.
Sono passati poco più di dieci anni e oggi possiamo assistere alla sua feroce deriva. Non a una sua vittoria ma piuttosto al naufragio in un mare di sangue di quel suo miraggio imperiale che nel frattempo si è trasformato in un incubo oscuro per molti e nella morte per tanti altri. Morte seminata a piene mani dai suoi strumenti ‘intelligenti’ e dai loro padroni che siedono al fianco di quel suprematista bianco che ha dato loro commesse di Stato a non finire purché ne assecondassero le mire. Sicché ora le loro corporation non si limitano più a offrire prodotti commerciali e servizi – interessati anzitutto a rastrellare i dati che ingenuamente milioni e milioni di entusiasti utenti hanno riversato nei loro server e nelle loro banche-dati – ma in progressione crescente s’ingegnano a fare incetta di altre commesse finalizzate a fornire servizi strategici ai servizi di sicurezza e agli eserciti di altri Stati per vincolarli in modo indissolubile ai loro rinnovati progetti coloniali.
Insomma, per appropriarsi, insieme ai dati, di ambiti sempre più vasti di esercizio statale del potere e ciò non solo sul terreno militare bensì anche, come vedremo, in un gran numero di altre funzioni delicate e strategiche come la sanità, la scuola, la ricerca universitaria, il giornalismo critico, la magistratura, la polizia e così via. Affari e potere dello Stato in tal modo s’intrecciano sempre più, così come indissolubilmente s’intrecciano anche i vincoli tra le istituzioni pubbliche e le imprese private. Vincoli la cui natura, proprio a causa di ciò, tende a migrare dal terreno legale a quello del potere e della forza…
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