Mescolando strategia militare e visioni religiose, la destra intellettuale e politica israeliana cita la Torah per sacralizzare il conflitto contro l’Iran mentre distorce il Diritto Internazionale nel tentativo di legittimarsi
Il 2 e 3 marzo scorsi, a ridosso dell’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, The Israel Democracy Institute lancia un sondaggio tra la popolazione israeliana (1): tra i cittadini ebrei, il 93% sostiene il conflitto e l’approvazione è trasversale all’orientamento politico (76% a sinistra, 93% al centro e 97% a destra); il 74% si fida di Netanyahu per la conduzione dell’operazione militare; il 57% ritiene che la guerra debba continuare finché non saranno raggiunti sia gli obiettivi militari (eliminare la capacità nucleare e balistica dell’Iran) sia quelli politici (rovesciare il regime degli Ayatollah).
A inizio agosto, a cinque mesi dall’inizio di un conflitto che si è rivelato ben diverso dalle aspettative israelo-statunitensi di facili vittorie, The Israel Democracy Institute torna a interrogare i cittadini israeliani (2): tra la popolazione ebraica, l’ampio sostegno si è lacerato sul crinale delle differenze politiche (Grafico 1, pag. 27). A sinistra, il 59% ritiene che Israele dovrebbe evitare il coinvolgimento nelle operazioni statunitensi e attivarsi solo in caso di attacco diretto da parte dell’Iran – che equivale, di fatto, a un congelamento del conflitto –, a destra l’opinione è opposta: il 54% è a favore della continuazione della guerra (il 24,5% pensa che Israele dovrebbe attaccare l’Iran anche senza l’accordo o il coordinamento degli Stati Uniti e il 29,5% vorrebbe che Israele si adoperasse per persuadere gli USA a condurre operazioni militari congiunte).
Già a fine giugno, interrogati sulla percezione della sicurezza di Israele prima e dopo l’attacco all’Iran, i cittadini israeliani ebrei si dividevano per appartenenza politica (3): a sinistra appena il 13,5% riteneva migliorata la sicurezza strategica di Israele, a destra lo pensava il 65% (Grafico 2, pag. 28).
Per quanto nessun esponente dell’opposizione (Eisenkot, Bennett o Lapid), candidato alle elezioni di ottobre a occupare la poltrona di Primo ministro, abbia mai dichiarato di voler porre fine al conflitto, che la guerra all’Iran finisse per assumere toni messianici, indubbiamente più apprezzati dalla destra religiosa, era chiaro fin dall’inizio. Netanyahu stesso l’ha immediatamente associata alla festa di Purim…
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