American Psycho, Mary Harron, 2000

Ellis: il mio iniziatore al minimalismo. A 24 anni lessi Meno di 0 (riletto 9 volte); in me scattò qualcosa di forte. (Tranne l’ultimo romanzo, che sto ancora godendomi) da allora ho letto e riletto tutti i suoi libri… a parte American Psycho, letto 1 sola volta. Per carità, romanzone; lo trovai il più debole di tutti così non ritenni opportuno rifare l’esperienza. Il film lo visionai appena uscito in sala, anni prima di leggere il romanzo. Lo trovai deludente; all’epoca guardavo film estremi e ultra splatter a rotazione, per cui mi sembrò leggerino [!!!]. Abbandonate le mie vecchie lenti da psicopatico abituato ad assistere a scene d’inaudita violenza (su grande schermo), ho provato a rivederlo. Il verdetto? Non ci avevo capito un ca***; opera validissima. E io un sempliciotto; ero lì in sala solo per il gore, senza altre aspettative. Qui sangue e violenza sono coadiuvanti allo sviluppo di un tremendo dramma; l’Orrore non risiede nella messa in scena dei delitti; alberga nella disperata, violentissima follia che possiede l’anima di ‘sto poraccio, che ha avuto tutto dalla vita (in termini consumistico/materialistici) e per cui non può che rifugiarsi nel desiderio di desiderare l’indesiderabile e di ottenerselo. Dategli una seconda (o prima) chance. Mi raccomando: in cuffia!
Rollerball, Norman Jewison, 1975

“Andrà Tutto Bene”un par di palle; ce lo dicevano… Rollerball è stato (più o meno) percepito come discreto film d’azione di serie B. C’era chi (giustamente) usava l’aggettivo ‘distopico’. Ora: dal 2020 a oggi nella realtà sono successe una serie interminabile di cazzate insensate una appresso all’altra e varie prese per il c*** e-po-ca-li, il tutto ai danni del Gregge Umanoide. È stata fatta succedere roba inimmaginabile; e sottolineo è stata fatta succedere; grazie a noi e alla nostra complicità (più o meno) diretta. Morale? Recuperate Rollerball e ogni tanto ripetetevi nel cervello, tipo mantra, “è del ‘75; 1975!”; dopo un po’ stenterete a credere a ciò che vedete; è chiaro che questi, 50 anni fa, già avevano capito come avrebbe funzionato il mondo del futuro; ce lo avevano detto, ce lo avevano mostrato come sarebbe andata a finire, fossimo diventati un branco di deficienti addormentati acritici guardoni passivo aggressivi così come lo sono i suoi personaggi. E, udite udite, si svolge nel 2018: esattamente due anni prima che iniziassero a intasarci l’anima di stronzate e a farci (soprav)vivere segregati in una bolla di perenne intrattenimento senza uscita (… e pure Infinite Jest, docet). Per il resto: come film “su uno sport” per me rimane tra i migliori mai girati.
American Gigolò, Paul Schrader, 1980

4 giorni e compirò 40 anni; scrivo qui da 12; grazie a questa rubrica ho avuto e ho l’opportunità di potermi vedere attraverso gli anni: come sono cambiati i miei gusti, come mi esprimo e tutta una serie di robette (per me) interessanti. Se c’è un dettaglio del mio carattere rivelatosi predominante (e che sto cercando di smussare fino a estinguerlo) è quella patologia chiamata scetticismo da… per sentito dire. Tradotto in parole: … e io dovrei vedere un filmino fatto appositamente per lanciare la carriera di un bel fusto messo lì col solo scopo di far eccitare signore e signori di tutto il mondo finché vivrà? Perciò ho sempre evitato di vederlo. Direte: Mbè? Embè, per essermi focalizzato solo sul fusto ho tralasciato l’albero: Chi l’ha scritto? Chi l’ha girato? Se ti dicessi: “Guardiamo un film scritto e diretto da uno dei più grandi sceneggiatori della Nuova Hollywood (nonché di sempre)?”, suona diversamente o no? Non sarà un capolavoro ma non gli si può dire niente. Gere è perfetto nel ruolo (che, giustamente, gli valse l’entrata nel giro in pompa magna). Sangue e violenza al di sotto del consueto ‘Livello Schrader’, tuttavia compensati da vagonate di tensione e musiche perfette (Giorgio Moroder!). Tutto ad alta caratura. Da vedere (almeno) un paio di volte.

