Quanti sono gli ultra-ortodossi? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva israeliana? Come può una comunità minoritaria influenzare la politica di un Paese al punto da spingerlo sempre più a diventare uno Stato confessionale? Numeri e caratteristiche della popolazione haredi di Israele
Lo studio della Torah è un valore fondamentale nell’eredità del popolo ebraico e nello Stato di Israele”: così recita la Legge Fondamentale, avente valore di Costituzione, approvata dalla Knesset il 13 luglio scorso con 63 voti a favore e 52 contrari. È un tassello – tutt’altro che marginale, vista l’unione tra religione e Stato che sottende – di un pacchetto legislativo più ampio, a beneficio della realtà ultra-ortodossa, chiamata anche charedi o haredi, presente all’interno del Paese.
Lo stesso giorno il Parlamento vota per congelare gli arresti dei renitenti alla leva charedim, istituendo nuovamente, di fatto, la loro esenzione dal servizio militare. In Israele la leva è obbligatoria, per uomini e donne (1), per la durata di 32 mesi per i primi e 24 mesi per le seconde, e prevede l’arruolamento successivo nelle forze di riserva con richiami periodici – e la chiamata in caso di guerra, ovviamente. Nel 1948, al momento della proclamazione dello Stato di Israele, gli uomini iscritti a tempo pieno alle scuole talmudiche vennero esentati dal servizio. Soggetta negli anni a diverse revisioni (2), nel giugno 2024 la Corte Suprema revoca definitivamente gli accordi temporanei che hanno tenuto in piedi la norma per decenni, sancendo l’obbligatorietà della leva anche per gli studenti haredim. Tra metà 2024 e maggio 2025, le IDF hanno emesso 24.000 cartoline di precetto, ma solo 1.212 reclute ultra-ortodosse si sono presentate (3). La legge prevede che dopo aver ignorato tre avvisi di leva, un potenziale coscritto riceve un ordine di chiamata immediato; se non si presenta a un centro di reclutamento entro 48 ore, l’esercito lo dichiara “renitente alla leva” ed emette un mandato di arresto. Quel mandato di arresto è stato congelato, solo per gli uomini charedim, dal voto della Knesset del 13 luglio.
Tre giorni dopo, il 16 luglio, il Parlamento si esprime (52 favorevoli e 43 contrari) su una legge che consente alle università di offrire corsi separati per genere: la norma si inserisce in una sentenza dell’Alta Corte del 2021 la quale, con l’obiettivo di integrare gli studenti ultra-ortodossi nell’istruzione superiore, ha sancito la possibilità di istituire programmi di laurea separati per genere; la legge appena approvata ha esteso il quadro normativo ai corsi di laurea magistrale e ai dottorati di ricerca.
La separazione per genere è caratteristica del mondo ebraico haredi; sinagoga, vita pubblica e sociale e istruzione vedono spazi rigorosamente divisi per uomini e donne. Nel 2017 la Corte Suprema ha ordinato la rimozione dei cartelli che a Beit Shemesh, città di 110 mila abitanti a 30 chilometri da Gerusalemme, imponevano a uomini e donne di camminare sui lati opposti della strada (4). La separazione dei marciapiedi è stata riproposta a luglio di quest’anno a Bnei Brak, città di 235 mila abitanti situata nel distretto di Tel Aviv (5). Entrambi i centri urbani sono a maggioranza ultra-ortodossa.
Com’è possibile che una minoranza religiosa influenzi in tal modo la politica di uno Stato? Quanti sono i charedim in Israele? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva?
The Israel Democracy Institute pubblica da dieci anni rapporti annuali sulla comunità haredim; l’ultimo report fotografa il 2025. Innanzitutto, il gruppo ultra-ortodosso è cresciuto del 50% nell’ultimo decennio…
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