Alex de Vries-Gao *
Le Big Tech pubblicano numeri limitati e incoerenti, i gestori di data center nemmeno quelli: calcolare l’impatto ambientale delle strutture dell’AI è impresa ardua, uno Studio cerca di farlo deducendolo dalle informazioni disponibili
A fine luglio in Italia si contano 262 data center, già operativi o in progettazione, contro i 146 di un anno fa (1). Gli ultimi dati dell’utilizzo energetico di tali strutture risalgono invece al 2024 e segnano 5,8 TWh, corrispondenti a più di 1 milione di tonnellate di emissioni di CO₂ e pari a circa il 2% del consumi elettrici nazionali; secondo l’Osservatorio Data Centerdel Politecnico di Milano, entro il 2035 il fabbisogno energetico potrebbe attestarsi tra 24,5 e 42 TWh, ossia al 7-12% del consumo totale del Paese (2). Ma oltre all’impronta di carbonio c’è anche quella idrica. Lo Studio di cui pubblichiamo qui un estratto – tagliato delle parti più tecniche – tenta di calcolarle entrambe a livello globale e di individuare, nell’operatività dei data center, quanto venga consumato per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’impresa è ardua perché, innanzitutto, le Big Tech non divulgano i dati che ne permetterebbero il calcolo. Tuttavia, già solo ciò che si può dedurre dalle poche informazioni a disposizione traccia un quadro preoccupante: nel 2025 i sistemi AI potrebbero aver avuto un’impronta di carbonio equivalente a quella di New York City, e un’impronta idrica paragonabile al consumo annuo globale di acqua in bottiglia.
Introduzione
Il rilascio di ChatGPT, il sistema di intelligenza artificiale generativa di OpenAI, alla fine del 2022, ha innescato una significativa crescita globale della domanda di applicazioni AI. Da allora, il fabbisogno energetico dell’hardware a supporto di queste applicazioni è aumentato rapidamente. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha stimato che, nel 2024, i sistemi AI rappresentavano il 15% della domanda totale di elettricità dei data center (escluso il mining di criptovalute), e altre ricerche recenti hanno suggerito che rappresentino il 20%. Data la crescente capacità produttiva della catena di fornitura dei sistemi AI, la loro domanda totale di energia potrebbe aver raggiunto i 23 gigawatt alla fine del 2025: equivarrebbe a quasi la metà della domanda totale di elettricità dei data center (47,4 gigawatt in media nel 2024), avvicinandosi al fabbisogno di un Paese come il Regno Unito (30,7 gigawatt in media nel 2023). Questa crescente domanda di energia potrebbe avere significative implicazioni ambientali…
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* Estratto dallo Studio The carbon and water footprints of data centers and what this could mean for artificial intelligence, Alex de Vries-Gao, rivista Patterns, volume 7, numero 1, 9 gennaio 2026, pubblicato sotto diritti Creative Commons; traduzione a cura di Paginauno. Alex de Vries-Gao è un dottorando presso il VU Amsterdam Institute for Environmental Studies e fondatore di Digiconomist, una società di ricerca dedicata a smascherare le conseguenze indesiderate delle tendenze digitali. La sua ricerca si concentra sull’impatto ambientale delle tecnologie emergenti e ha svolto un ruolo di primo piano nel dibattito globale sulla sostenibilità della tecnologia blockchain e dell’intelligenza artificiale

