Il romanzo del gallese Raymond Williams che, con la sua New Town, precorre i tempi: nel 1979 il critico marxista Terry Eagleton lo definì “un manifesto che reclama dignità per le comunità rurali”, oggi rappresenta la lotta contro la gentrificazione, le smart city e la società tecnologica del controllo
Scritto nel 1979, con il romanzo La battaglia per Manod (Paginauno, 2026) lo scrittore e saggista gallese Raymond Williams precorre i tempi. Il governo inglese vuole costruire una nuova città nelle valli spopolate ed economicamente depresse del Galles meridionale: la New Town di Manod. Sulla carta, una città futuristica che rilancerà lo sviluppo dell’intera zona; di fatto, un progetto pilota manovrato da multinazionali globali per aprirsi un nuovo mercato: “Intendono essere i primi nell’energia alternativa, nei sistemi di supporto, nella pianificazione di nuove tecnologie. Quello che un tempo era il loro piano per soddisfare la domanda – ossia costruire città che consumassero il loro petrolio – ora prevede qualcosa in più. Ora c’è un disegno energetico radicalmente diverso e, per realizzarlo, ritengono di doverlo impostare da qualche parte in modo chiaro, costruirlo dalle fondamenta”, afferma Peter Owen, coprotagonista del romanzo. Un progetto calato dall’alto su una popolazione allo stremo: “Prima, nessun aiuto e la deliberata volontà di lasciare che l’intera regione cadesse nel degrado. Poi, di punto in bianco, belle fotografie, un’intera città nuova nei minimi dettagli fino allo stile dei lampioni. Glielo devo dire io il perché? Perché dovevano spingerci fino a quelle condizioni, disperati e depressi, prima di fare ciò che veramente volevano loro. Dato che ci avevano schiacciati sul fondo, hanno valutato che ora non potevamo più permetterci di dire di no”. Un progetto che tratta il Galles alla stregua di una colonia. Interessi privati, corruzione e speculazione edilizia si muovono a Manod, contro una popolazione che si divide e un’identità e una Storia che si vogliono seppellire. “Qui sono già abbastanza rozzi. Ma non sono cattivi come quelli che voi portereste qui” afferma Mary Pearson. All’epoca, un romanzo che il critico marxista Terry Eagleton definì “un manifesto che reclama dignità per le comunità rurali”; oggi, la storia di una lotta che è diventata quella contro la gentrificazione, le smart city e la società tecnologica del controllo.
Pubblichiamo qui un estratto dalla postfazione di Carmine Mezzacappa.
Matthew Price, stimato professore universitario, e Peter Owen, giovane ricercatore, ricevono da Robert Lane, ex docente oxfordiano diventato funzionario del Ministero dell’Ambiente, un incarico esplorativo per stabilire se è fattibile il progetto di costruire una New Town nel Galles centrale.
In Terra di confine (Paginauno, 2018) Matthew Price era il ragazzo che lasciava il nativo Galles per andare a studiare in Inghilterra grazie a una borsa di studio. Ora è anche un apprezzato studioso di Storia dell’Economia Britannica con un particolare interesse per il fenomeno delle massicce migrazioni gallesi tra inizio Ottocento e secondo dopoguerra. Il suo obiettivo non è solo accademico ma anche etico: vuole consegnare alla sua gente una documentazione storica che la aiuti a difendere la propria identità e a tutelare i propri diritti…
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