X. A Sexi Horror Story, Ti West, 2022

Per vivere appieno un’esperienza (film, libri, incontri [di qualsiasi natura] con persone nuove in ambienti nuovi ecc.) non devo mai, mai formulare alcuna aspettativa, altrimenti rischio d’auto-sabotarmi l’esperienza e di rimanere (stupidamente) deluso, perdendomi il buono che c’è laddove difficilmente riuscirei a scovarlo, avessi ‘ste maledette aspettative a farmi da lenti offuscanti preimpostate. Ed è la strategia adottata con X. Appena uscì rimasi flashato dal titolo (studiatamente) accattivante e dall’estetica della locandina. Sicché evitai di leggere alcunché a riguardo e abortii sul nascere le fottute aspettative che già iniziavano a formarsi. Tipo: porno e horror fusi insieme, come negli anni ‘70 (però ad alti livelli); se è vero che prima o poi tutto torna: che sia la resurrezione della sexplotation? Posso giurare di averlo visionato da puro, immacolato verginello deaspettativizzato. Partito il film guardavo e aspettavo: aspettavo senza aspettative. Aspettavo. Ho aspettato. Quando è finito ero uguale a com’ero prima: senza aspettative. Per me: il nulla cosmico. Sono un ignorante/non capisco un c*** di cinema? Può darsi. Ma fidatevi: IL NULLA è nulla… a meno che non te lo confezionino a regola d’arte, poi vendendotelo per IL TUTTO e tu… te lo bevi tutto d’un fiato.
Starred Up, David Mackenzie, 2013

Ci crediate o meno, per me, è tra i più bei film sull’argomento ‘vita in carcere’ mai girati!!! Signori e Signore miei/mie: non ho parole. È stata un’Esperienza. Già dalla primissima inquadratura… c’entri dentro. E ci rimani. Blindato. Non riesci a evadere manco se metti ‘pausa’ per andare al cesso, per rispondere al citofono o per agguantare un pacchetto di patatine antidepressive volte a smussare il Disagio dell’essere in.. Sei in prigione!!! E da lì col c*** che si scappa. Emotivamente è un’Odissea; senza esagerare. Il titolo italiano è banale; l’originale (più specifico/evocativo), StarredUp, sta a significare “Il passaggio dal carcere minorile a quello degli adulti”; solo l’idea fa rabbrividire… cioè: oggi hai 17 anni e stai cogli altri delinquentelli; domattina ne compi 18 e per regalo te schiaffano assieme a derelitti grandi e grossi che chissà che c*** hanno combinato… e tu sei il giovane novellino… Premetto: in questo caso la storia è un po’ diversa; il protagonista, più che novellino, è il più fottutamente pericoloso di tutti Tutti. Si Sente che la sceneggiatura è stata scritta sentitamente, col cuore; è basata su un vissuto personale: Jonathan Asser ha lavorato come terapista volontario nella prigione di Wandsworth. Per stomaci (e sopratutto cuori) forti.
The Game, David Fincher, 1997

Mi trovo nella mia consueta, solita, disagevole posizione: C*** faccio a raccontarvi qualcosina senza rischiare di mandarvi a puttane l’intero film? Vi assicuro: se leggeste la trama qui o altrove… facile che capireste subito dove vogliono condurvi questo insolito David Fincher e questo solito Michael Douglas (che, tra l’altro, dopo che ce lo siamo ritrovati ovunque per più di un decennio, manco fosse l’antropomorfizzazione del Prezzemolo [se trovava dappertutto]… e mo? Ndò’ sarà nascosto, il nostro amato sessuomane preferito? Boh). 2h; 120 minuti; non 90; i canonici novanta minuti erano insufficienti. Perché questo script fu appositamente architettato per cucinare lo spettatore a fuoco bassissimo, lentamente, fino alla fine dell’ultimo secondo prima dei titoli di coda. Tratta un tema che (dalla seconda metà degli anni ‘90 in poi) è stato trattato sempre più frequentemente e riproposto in varie salse. Perché man mano che gli anni passano e la tecnologia nel/del quotidiano… No!!! Basta. Sennò si capisce. EH! Daje; posso dì’ che il Tema è quello, però era ancora in Versione Analogica. Sì: è quello che stai pensando. Però senza tecnologia. Roba Vecchia Scuola. Per questo ho parecchio apprezzato. Non è il film che ti cambia la vita; sicuramente un sofisticato divertissement.

