Lo straniero, tra Camus e Ozon, l’esistenzialismo e lo gnosticismo
And leaning on your window sill
He’ll say one day you caused his will
To weaken with your love and warmth and shelter
And then taking from his wallet
An old schedule of trains, he’ll say:
«I told you when I came I was a stranger»
The stranger song, Leonard Cohen
Già nel 1967 Luchino Visconti aveva realizzato la sua versione cinematografica de Lo straniero di Albert Camus, romanzo-manifesto dell’esistenzialismo francese, uscito nel 1942, con Marcello Mastroianni nel ruolo di Mersault, il protagonista. Eppure, nonostante la totale aderenza alla storia originale, tale versione, pur pregiata, non riusciva a rendere del tutto l’atmosfera del libro. Obiettivo raggiunto, invece, dall’ultimo film di François Ozon del 2025, con il suo bianco e nero ‘sporco’ e molto contrastato, particolarmente adatto a evocare il caldo e la polvere che tanta importanza hanno nel romanzo di Camus, in quanto elementi atti a instillare nel lettore/ spettatore lo stesso senso di oppressione e alienazione vissuto dal protagonista, ciò che Kierkegaard avrebbe definito nei termini di disperazione, la malattia mortale, una condizione, dunque, non solo politica, ma addirittura metafisica. A essere percepita come una prigione da cui non c’è via d’uscita è, infatti, l’esistenza stessa, a prescindere dalle particolari contingenze storiche e sociali in cui, per usare una formula heideggeriana, ci si trova a essere gettati – nella fattispecie, l’Algeria francese degli anni Trenta. Da questo punto di vista, Lo straniero potrebbe essere considerato il corrispettivo letterario de Il mito di Sisifo, saggio pubblicato sempre nel 1942, dove Albert Camus riflette sul sentimento dell’Assurdo per come emerge nel momento in cui il cieco e ottuso meccanismo della routine quotidiana – sveglia, tram, otto ore di ufficio ecc. – si rompe e l’Uomo si pone la fatidica domanda: “Perché?”. In breve, assurdo non è l’Uomo in sé o il mondo che lo circonda, bensì il loro confronto, il ‘divorzio’ insanabile che nasce tra il desiderio tutto umano di ordine e significato e il caos indifferente del cosmo. Per citare il titolo affibbiato dalla critica a una trilogia cinematografica di Ingmar Bergman: il silenzio di Dio.
La storia è nota…
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