Il migliore dei mondi, Danilo Carlani, Alessio Dogana e Maccio Capatonda, 2023

(Per me) È uno dei più importanti film italiani degli ultimi 24 anni; forse anche di più. Capatonda mi fa ridere perché è sempre stato personalissimo nello stile e… un grande attore. Sì: Grande Attore. Qui ne ha data l’inequivocabile conferma, riuscendo a interpretare un personaggio comico e drammatico all’ennesima potenza senza mai andarsene sopra (o sotto) le righe. In pochissime parole? Fantozzi pre-transumanesimo. La sceneggiatura non ha niente, nulla da invidiare ai migliori episodi delle prime 4 stagioni di Black Mirror… però è immensamente più divertente e calibrato. So’ stato male 6 volte (a ‘na certa ho iniziato a contarle; non mi sganasciavo così da decenni; nemmeno i primi due Fantozzi arrivano a ‘sti livelli). Solo che Fantozzi era un ritratto dell’Italia impiegatizia anni ‘70 travestito da ‘commedia satirica sociale’; Imdm è una cartolina dal futuro; un futuro… tra 3 anni? 5?… o magari pure questo è uno spietato ritratto dell’Italia attuale? Si ride a pancia all’aria e a chiappe strettissime; ci si vergogna più volte, talvolta di se stessi e comunque del (de)genere umano. Qualcuno potrebbe essere tentato di pensare Ahhh, ma io non sono a quei livelli! Ne sei sicuro sicuro? Da vedere e da far vedere. A tutti. L’inaspettatissima sorpresona del Cyber XXennio.
Malvagi, Dan Berk e Robert Olsen, 2019

Mai sentito? Maaale! Una ‘commedia horror romantica non horror’ passata in sordina. Il che è strano: come protagonista abbiamo il nuovo IT, che presto sarà Il (nuovo) Corvo che nel frattempo sarà anche il nuovo Nosferatu (sì; esiste; e uscirà esattamente il 25/12, giorno del santissimo natale, e ci sarà da ridere, perché mentre nascerà Gesù, in giro ci sarà un incazzatissimo, disidratatissimo Nosferatu già pronto all’azione; quest’anno la Sagrada Família non passerà un conventional christmas… comunque, mejo Nosferatu che i Cinepanettoni). Ci parli di ‘sto minchia di film o continui con l’auto-terapia scritta? Vi dico come la penso: detesto gli spoiler; per me ‘spoiler’ significa raccontare la storia del film, non solo ‘svelare il finale’; preferisco rimanga una sorpresa tutta da scoprire; in un momento storico nel quale non esiste più il concetto di sorpresa – se tra le notizie leggeste tipo “Attenti al nuovo Covid-25, creato in laboratorio dalla stessa razza aliena che fabbricò anche il genere umano”… 10 anni fa questa potrebbe essere stata una sorpresina… 10 anni fa; a leggerla oggi non fareste una piega; figuratevi quanto stupore leggendo di che parla un film! – mi sembra una scelta ragionevole. Mi limito a segnalarlo: un meritatissimo 8,5 su 10.
Buffalo ’66, Vincent Gallo, 1998

Credevo che invecchiando sarei diventato più saggio; a oggi, un cazzo di tutto ciò si sta manifestando. Più straccio pagine di calendari più aumenta una cosa soltanto: la consapevolezza di quanto cazzo fossi un prevenuto/limitato convinto al 101% d’essere un gran fico, progressista, tollerante e dalle larghissime, sconfinate vedute… e di quante occasioni (cinematografiche e non) mi sono lasciato scappare sotto il naso, proprio grazie alla mia ottusità degna di un cripto conservatore. Buffalo ‘66 splende di una sua natura personale, selvaggia, ribelle; non è un lavoro ‘nato per essere catalogato’. Se proprio devo… a costo di essere sbrigativo e ultra semplicistico potrei definirlo una grande storia d’amore, tra le più travagliate, allucinanti, allucinate (e insieme romantiche) mai girate. Una sorpresa continua, scena dopo scena. O t’innamori anche te o butti tutto nel cesso e addio – che è (più o meno) quel che successe nel mio caso; quando uscì al cinema mi rifiutai a priori d’andarci e nemmeno lo noleggiai mai; decisi preventivamente: “Sarà l’ennesima cagata pseudo sperimentale finto intellettuale” – perché non è da mezze misure. E putacaso te ne uscissi con un verdetto da mezza misura tipo “Mah… sì… carino”… significa che non eri pronto; te; non il film.

