Rental Family, regia di Hikari (Mitsuyo Miyazaki), 2025

Un amico fraterno m’ha fatto una testa così: è andato a vederlo due volte filate e voleva assolutamente rivederlo una terza, con me. Così è riuscito a trascinarmi al cinema. Abbiamo palati cinematografici affini; se il malinconico Brendan Fraser era riuscito a folgorare il suo cuore quantomeno avrebbe trafitto anche il mio (quant’è bella st’immagine, nonché l’idea in sé di andare al cinema e sborsare soldi per farsi spappolare il cuore a frecciate tipo film sui cannibali anni ‘80, eh?). E tanto è stato. Che dire? Dialoghi, location, fotografia, musica, interpretazioni: poesia totale. Presente l’elettrocardiogramma di un adolescente quando guarda un film d’azione con esplosioni e morti al secondo stile Michael Bay? Ecco: questo è il corrispettivo per anziani/non più giovani/vecchi/vecchiacci di una certa età come noi. Sin dalla prima scena il cuore ti entra in un vagone delle montagne russe: ridi, poi ti blocchi, poi ridacchi, poi ti commuovi, poi ridi, poi ti preoccupi, poi arriva il giro della morte e ridi preoccupato. Poi ti rattristi. Poi ti commuovi per la bellezza che è ovunque. Un luna park emotivo. Il protagonista è autentico; puro come un bambino. Irradia pace. Amarlo diventa automatico. Di una delicatezza disarmante. Guardatelo appena riuscite; fatevi un regalo.
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