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Home Politica Guerra

Stati Uniti e Israele: la messinscena dell’ultimatum

Rivista Paginauno by Rivista Paginauno
4 Gennaio 2025
in Guerra
0
Stati Uniti e Israele: la messinscena dell’ultimatum

Fonte: "The Gaza Scorecard", Report di Anera, CARE International, MedGlobal, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Refugees International e Save the Children, novembre 2024

  • (Paginauno n. 89, gennaio – febbraio 2025)

La lettera di Blinken e di Austin a Netanyahu, la violazione del Diritto Umanitario Internazionale e delle leggi statunitensi sulla fornitura di armamenti, le diciannove condizioni che Israele non ha rispettato, l’imbarazzante balbettio del portavoce del Dipartimento di Stato USA; mentre a Gaza viene implementata la prima fase del “piano dei generali”. Il Report di Anera, CARE International, MedGlobal, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Refugees International e Save the Children

Il 13 ottobre scorso il Segretario di Stato statunitense Antony Blinken e il Segretario della Difesa Lloyd Austin sottoscrivono una lettera indirizzata al ministro israeliano per gli Affari Strategici Ron Dermer e all’allora ministro della Difesa Yoav Gallant; il 15 ottobre la lettera trapela ai media (1). Vi si legge la consapevolezza, da parte degli USA, della catastrofe umanitaria in corso a Gaza per mano della campagna militare israeliana: il blocco di Israele degli aiuti umanitari, il rifiuto o l’impedimento al movimento nord-sud di Gaza di quasi il 90% degli aiuti che riescono a entrare, le “numerose evacuazioni che hanno forzato 1,7 milioni di persone in una ristretta zona costiera, creando una situazione di sovraffollamento a forte rischio di contagio di malattie letali”. Ne consegue, scrivono i due Segretari statunitensi, che gli USA potrebbero trovarsi nella situazione di dover fermare l’invio di armamenti a Israele “ai sensi della Sezione 620i del Foreign Assistance Act”, che sancisce l’interruzione dell’assistenza alla sicurezza a un governo straniero che limiti gli aiuti umanitari statunitensi. Per scongiurare l’eventualità, Israele deve mettere in atto pratiche concrete volte a modificare la situazione sul campo – indicate in un dettaglio di 19 punti che Blinken e Austin elencano – nel tempo limite di 30 giorni.

In tutta evidenza, fissare una scadenza a 30 giorni è già di per sé un crimine: se le condizioni della popolazione civile di Gaza già rappresentano – da mesi – la catastrofe umanitaria a causa della condotta di Israele, al punto da costringere il governo USA a inviare una lettera formale che dettaglia in 19 punti le azioni da intraprendere per mettere fine alla violazione del diritto statunitense, perché concedere a Israele 30 giorni in più? Quante altre persone moriranno in quei 30 giorni, di violenza, di fame, di malattie?

A ogni modo, i 30 giorni passano e il 12 novembre un gruppo di ONG – Anera, CARE International, MedGlobal, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Refugees International e Save the Children – pubblica un Rapporto (2) nel quale analizza, punto per punto, se Israele abbia o meno implementato le richieste degli Stati Uniti. Il risultato è inequivocabile: nessuna richiesta è stata pienamente realizzata, quattro sono state parzialmente – e insufficientemente – attivate, quindici sono state del tutto disattese. È dunque la fine del sostegno militare statunitense a Israele? Ovviamente no. Lo stesso giorno Vedant Patel, portavoce del Dipartimento di Stato USA, arranca incalzato dalledomande dei giornalisti in una imbarazzante conferenza stampa (3), ripetendo una evidente insensatezza: “Abbiamo visto dei passi avantinella politica di Israele in questi 30 giorni… valuteremo costantemente la situazione sul campo… la valutazione a oggi è che Israele non stia violando la legge degli Stati Uniti. Ho visto il Report delle otto ONG ma non commento la valutazionefatta da queste organizzazioni umanitarie”. Perché il governo degli Stati Uniti ha dato una scadenza a Israele, insistono i giornalisti, se nulla accade nel momento in cui Israele non la rispetta: gli state fornendo un lasciapassare. Patel replica con le medesime surreali parole.

Nel frattempo, come evidenziato nel Report delle otto ONG che qui pubblichiamo in estratto – con traduzione a cura di Paginauno – “Israele non solo non ha supportato la risposta umanitaria, ma ha contemporaneamente adottato misure che hanno peggiorato drasticamente la situazione sul campo, in particolare a Gaza Nord, e la realtà è in uno stato ancora più disastroso rispetto a un mese fa”. L’80% della Striscia rimane sotto ordine di evacuazione e l’intera popolazione di Gaza Nord è “a rischio imminente di morire di malattie, carestia e violenza”, mentre “Israele ha respinto per tutto il mese le molteplici richieste presentate quotidianamente per il trasporto di materiali per l’inverno, tra cui coperte, forniture per il riscaldamento e vestiti” e ha più che raddoppiato rispetto a settembre le mancate autorizzazioni al movimento degli aiuti umanitari. Secondo i gruppi per i diritti umani israeliani, il governo di Netanyahu sta implementato la prima fase di un cosiddetto “piano dei generali”, che prevede lo svuotamento della parte settentrionale di Gaza e la sua trasformazione in zona militare. Mentre gli Stati Uniti – e i Paesi europei – balbettano parole inconsistenti.

Scheda di valutazione su Gaza. Israele non ottempera alle richieste degli Stati Uniti di accesso umanitario a Gaza

Sintesi

[…] Il 13 ottobre 2024, i Segretari di Stato e della Difesa degli Stati Uniti hanno sottoscritto una lettera che chiedeva a Israele di compiere, entro 30 giorni, progressi e misure concrete per invertire la spirale della situazione umanitaria, [individuando 19 condizioni]. Le richieste sono in linea con i requisiti legislativi degli Stati Uniti ai sensi della Sezione 620i del Foreign Assistance Act, che richiede al Presidente di interrompere l’assistenza alla sicurezza a qualsiasi governo straniero che limiti gli aiuti umanitari statunitensi. Si tratta di requisiti a termini di legge che sopravviveranno a politiche o iniziative dell’amministrazione Biden – come la lettera del 13 ottobre – e si applicheranno anche all’amministrazione entrante sotto il Presidente eletto Trump. Tali requisiti sono pertinenti anche all’impegno di altri Paesi nei confronti del governo israeliano. Queste metriche concrete, qui analizzate, dimostrano l’incapacità di Israele di rispettare la legge degli Stati Uniti, e sottolineano contemporaneamente la sua incapacità a rispettare i propri obblighi ai sensi del Diritto Umanitario Internazionale.

Questa scheda fornisce una valutazione indipendente della conformità di Israele a tali parametri concreti e, per estensione, al diritto statunitense e internazionale. La comunità umanitaria esorta il governo USA e altri governi a ritenere Israele responsabile dei suoi obblighi legali, sottolineando che la non conformità dovrebbe avere conseguenze significative per le relazioni di sicurezza bilaterali, inclusa la sospensione del trasferimento di armi letali. Come chiarisce questo rapporto, Israele sta violando i suoi obblighi legali impunemente, con un costo umano enorme per i civili palestinesi a Gaza.

Principali risultati

Le azioni di Israele non hanno soddisfatto alcun criterio indicato nella lettera degli Stati Uniti. Israele non solo non ha supportato la risposta umanitaria, ma ha contemporaneamente adottato misure che hanno peggiorato drasticamente la situazione sul campo, in particolare nella parte settentrionale di Gaza. Oggi la realtà è in uno stato ancora più disastroso rispetto a un mese fa.

I principi dell’Inter-Agency Standing Committee ora valutano che “l’intera popolazione palestinese nella Striscia di Gaza Nord è a rischio imminente di morire di malattie, carestia e violenza”. I risultati di questa scheda di valutazione sottolineano il fallimento di Israele nel rispettare le richieste degli Stati Uniti e gli obblighi internazionali. Israele dovrebbe essere ritenuto responsabile del risultato finale del mancato rispetto di un’adeguata fornitura di cibo, medicinali e altri beni primari alla popolazione in stato di bisogno.

Metodologia

Questa scheda di valutazione misura la conformità di Israele alle misure umanitarie esplicitamente delineate nella lettera dei Segretari di Stato e della Difesa degli Stati Uniti datata 13 ottobre 2024. I risultati si basano sulle osservazioni e sull’esperienza delle organizzazioni umanitarie sul campo, sui dati pubblici disponibili e sulle fonti secondarie. […]

Sfondo

La situazione umanitaria a Gaza si è deteriorata fino ad arrivare al punto peggiore dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023. Il blocco israeliano in corso e le intense azioni militari hanno portato alla distruzione diffusa delle infrastrutture, a gravi carenze di cibo, acqua e forniture mediche e allo sfollamento di quasi 2 milioni di persone. Gli ospedali sono sopraffatti, operano in condizioni disastrose, con il sistema sanitario sull’orlo del collasso a causa dell’esaurimento delle risorse e di continui attacchi mirati. L’ostruzione degli aiuti e dell’ingresso commerciale da parte di Israele ha causato direttamente un aumento dei tassi di mortalità, e inutili sofferenze tra la popolazione civile.

Il fallimento costante di Israele nell’affrontare urgenti necessità umanitarie solleva seri dubbi sulla sua adesione al Diritto Umanitario Internazionale e sui suoi obblighi in quanto potenza occupante. Il rifiuto di Israele a garantire un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari, a proteggere le infrastrutture civili e a facilitare i servizi essenziali, ha avuto un impatto devastante sulla popolazione civile di Gaza.

[…] La lettera del 13 ottobre 2024 dei Segretari di Stato e della Difesa degli Stati Uniti, e l’elenco ivi contenuto delle misure concrete da metter in atto da parte di Israele, affrontano molte delle sfide e degli ostacoli principali per implementare un miglioramento della situazione umanitaria a Gaza; tuttavia non catturano l’intera portata delle azioni israeliane, e delle dinamiche del conflitto, che impediscono la consegna degli aiuti e che portano a un ulteriore deterioramento delle condizioni sul campo. L’attuale situazione di Gaza Nord è un esempio lampante.

Gaza Nord

A ottobre, le forze israeliane hanno lanciato una nuova operazione militare contro i gruppi armati palestinesi rimasti nel governatorato di Gaza settentrionale, che comprende i comuni di Jabalia, Beit Lahiya e Beit Hanoun, interrompendo successivamente gli aiuti umanitari e assediando i 200.000 civili rimasti nella regione. Il 6 ottobre, le autorità israeliane hanno designato tutta Gaza Nord come zona di combattimento, e hanno ordinato all’intera popolazione civile di evacuare. Da allora, agli operatori umanitari è stato in gran parte impedito di accedere all’area. Le spedizioni umanitarie nel nord di Gaza sono cessate completamente nelle prime due settimane di ottobre, mentre solo una piccola quantità di assistenza è stata consegnata alla vicina Gaza City durante quel periodo.

Si stima che 100.000 persone siano state sfollate da Gaza Nord a Gaza City, e che tra 75.000 e 95.000 persone rimangono assediate a Gaza Nord senza scorte mediche o alimentari. L’esercito israeliano ha riferito che undici camion di cibo e rifornimenti sono stati consegnati a Gaza Nord il 7 novembre, ma il World Food Program ha riferito che non tutti hanno raggiunto i punti di consegna concordati. Tutti gli ospedali rimanenti di Gaza Nord sono stati attaccati dalle forze israeliane, con parte del personale trattenuto o costretto a fuggire, attrezzature vitali e rifornimenti di aiuti distrutti, e pazienti lasciati senza accesso alle cure di base in una zona di conflitto.

I gruppi per i diritti umani israeliani hanno criticato il governo israeliano per aver implementato la prima fase di un cosiddetto “piano dei generali”, un’iniziativa avanzata da generali israeliani in pensione, progettata per svuotare la parte settentrionale di Gaza e trasformarla in una zona militare chiusa. Il 16 ottobre l’ambasciatrice statunitense all’ONU, Linda Thomas-Greenfield, ha osservato che gli Stati Uniti stanno monitorando attentamente la situazione nel nord di Gaza, per quanto riguarda il rischio di una “politica di carestia”. Il 25 ottobre il Dipartimento di Stato americano ha avvertito che non arrivava sufficiente assistenza umanitaria alla parte settentrionale di Gaza, e che Israele “non ha pienamente implementato tutti i cambiamenti che abbiamo chiesto nella lettera [del 13 ottobre]”.
L’efficacia degli sforzi diplomatici internazionali per alleviare la crisi umanitaria a Gaza dipende dalla volontà degli Stati Uniti e di altri Paesi di spingere Israele a rispettare queste priorità. La continua non conformità aggrava le sofferenze dei civili e indebolisce ulteriormente la credibilità dei quadri giuridici internazionali e del diritto statunitense. L’incapacità di soddisfare le esigenze umanitarie e di rispettare il Diritto Umanitario Internazionale si sta già ripetendo in Libano. Pertanto è imperativo che Israele intraprenda azioni immediate e sostanziali per soddisfare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e statunitense, e che la comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti, ritenga Israele responsabile di tali impegni.

Spiegazione dei livelli della valutazione

La valutazione utilizza un sistema a semaforo per indicare i livelli di conformità per ciascuna misura richiesta nella lettera del 13 ottobre:

Rosso: non conformità, ritardi significativi o marcia indietro. Questo punteggio riflette il fallimento assoluto nell’intraprendere azioni significative per affrontare un problema, il che peggiora attivamente la situazione umanitaria. Le azioni associate a un punteggio rosso hanno impatti diretti e gravi sulle vite dei civili, contribuendo ad aumentare la sofferenza e la perdita.

Giallo: implementazione parziale o incoerente. Questo punteggio indica sforzi sostanzialmente insufficienti e/o applicati in modo incoerente o eccessivamente ritardati, con conseguente scarso soccorso per i civili.

Verde: Progresso completo o significativo. Questo punteggio denota una sostanziale conformità alle misure umanitarie richieste nella lettera statunitense, che porta a miglioramenti osservabili nella situazione sul campo.

Misure

Consentire l’ingresso di almeno 350 camion al giorno a Gaza, rispettando l’impegno precedente di permettere il flusso costante di assistenza attraverso tutti e quattro i principali valichi (Erez West, Erez East, Gate 96 e Kerem Shalom), nonché l’apertura di un nuovo quinto valico
Valutazione:rosso

Almeno 350 camion al giorno

Israele non è riuscito a consentire l’ingresso a Gaza di almeno 350 camion al giorno. [Al 7 novembre], con cinque giorni rimanenti nel periodo di implementazione di 30 giorni, poco più di 1.000 camion totali sono entrati a Gaza, una media di appena 42 camion giornalieri. In alcuni giorni, solo sei camion sono entrati da tutti i valichi di frontiera disponibili, e solamente due giorni hanno visto entrare più di 100 camion. Sebbene Israele abbia segnalato 229 camion che hanno attraversato il confine in un solo giorno all’inizio di novembre, non è stato possibile verificare sul campo tale affermazione, e in ogni caso 229 camion restano nettamente al di sotto del parametro di riferimento statunitense di 350.

Prima di ottobre 2023, una media di 500 camion entrava a Gaza ogni giorno lavorativo, più di nove volte il volume attuale, una quantità insufficiente per soddisfare le esigenze anche prima dell’escalation delle ostilità. Lo stesso obiettivo dell’amministrazione Biden di 350 camion al giorno non riesce a rappresentare il livello oggi stimato di aiuti necessari per rispondere alla situazione su larga scala.

Flussi di assistenza in tutti e quattro i principali attraversamenti

Israele non ha rispettato il suo impegno di garantire flussi di assistenza costanti attraverso tutti e quattro i principali valichi. Erez West/Zikim, Erez East, Gate 96 e Kerem Shalom/Karem Abu Salem hanno visto una diversa gamma di camion ammessi durante il periodo di riferimento, con una media rispettivamente di 16, 0, 9 e 16 camion al giorno: da Erez East non è entrato alcun camion. Un quinto valico necessario e richiesto, Kissufim, non è ancora stato aperto, nonostante le promesse di Israele – vedi punto sottostante.

Secondo il World Food Programme (WFP), tutti i valichi di frontiera settentrionali sono stati chiusi durante le prime settimane di ottobre, lasciando le persone tagliate fuori da cibo e rifornimenti essenziali. Mentre Erez West è stato riaperto il 15 ottobre, severi controlli di sicurezza, ritardi nei punti di attesa e molteplici ispezioni ne limitano l’utilità. Nella maggior parte dei giorni durante il periodo di riferimento, i camion sono entrati solo da uno o due attraversamenti. Solo in quattro giorni i camion sono entrati da tre attraversamenti. Non un solo giorno ha visto l’utilizzo di tutti e quattro i punti di attraversamento disponibili.

Le politiche israeliane che limitano il numero di camion a settimana e impongono nuove tasse doganali hanno ulteriormente limitato la capacità del Corridoio Giordano, a volte bloccandone del tutto le operazioni. Il valico di Kerem Shalom/Karem Abu Salem, solo parzialmente funzionante, affronta frequenti problemi di sicurezza all’interno di Gaza, tra cui saccheggi da parte di gruppi armati, che complicano la consegna degli aiuti. I rapporti del WFP indicano che il Corridoio Giordano opera a una capacità minima, con una disponibilità limitata di camion. Per soddisfare le urgenti esigenze di Gaza, il WFP ha chiesto convogli giornalieri di 50 camion e libertà di movimento attraverso Gaza, come alternativa migliore al modello irregolare dei movimenti dei convogli.

Fonte: UNRWA, screenshot catturato il 15 novembre 2024 (i dati sono leggermente diversi rispetto allo screenshot raccolto dal report, presumibilmente l’8 novembre: la discordanza è probabilmente dovuta al successivo aggiornamento con dati consolidati), https://www.unrwa.org/what-we-do/gaza-supplies-and-dispatch-tracking?__cf_chl_tk=s7.yfMOm9BtA6SVlC1DTLDTEgamuFHMGOpNNmy7ytZE-1731671035-1.0.1.1-dRUYaHzsDyRJwtCT1zaUMwhE_z.olk3CfLDjMH.DMxI
Attraversamento di frontiera aggiuntivo

Al momento della pubblicazione, Israele non ha aperto nuovi valichi di frontiera. L’8 novembre, Israele ha annunciato che avrebbe aperto il valico di Kissufim, da tempo proposto, ma la data esatta non era chiara. Kissifum potrebbe supportare le operazioni del WFP nella parte meridionale di Gaza, fornendo un accesso diretto a Deir al-Balah. Tuttavia, senza consentire maggiori controlli per gli autisti che operano sulla strada recintata, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie non trarranno pieno vantaggio dall’apertura di Kissufim. La mancanza di progressi su questo fronte continua a ostacolare la distribuzione degli aiuti nelle aree di necessità critica.

Istituire adeguate pause umanitarie in tutta Gaza, se necessario, per consentire le attività umanitarie, tra cui vaccinazioni, consegne e distribuzione, per almeno i prossimi quattro mesi
Valutazione:rosso

Israele non ha ottemperato alla richiesta del 13 ottobre di adeguate pause umanitarie per consentire attività umanitarie essenziali, tra cui vaccinazioni, consegne e distribuzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la terza fase critica della campagna di vaccinazione antipolio di Gaza, che avrebbe dovuto iniziare il 23 ottobre, è stata posticipata a causa dell’escalation di violenza, bombardamenti, spostamenti di massa e l’assenza di pause garantite e costanti nel nord di Gaza. La terza fase è finalmente iniziata il 2 novembre, ma senza accesso al governatorato di Gaza Nord, ed è stata segnata dal bombardamento di un centro di vaccinazione durante una pausa umanitaria.

Consentire alla popolazione di Mawasi e della zona umanitaria di spostarsi nell’entroterra prima dell’inverno
Valutazione:giallo

Solo un numero limitato di persone a Mawasi e nella “zona umanitaria” designata da Israele è stato autorizzato a spostarsi verso l’interno alla fine del periodo di valutazione di 30 giorni. Il 26 ottobre, Israele ha annunciato un’espansione di 11 chilometri quadrati della zona di Mawasi: l’area ora copre il 19% della superficie terrestre di Gaza. Il personale della ONG riferisce che, dopo l’espansione della zona, solo i residenti originari di Khan Younis che sono stati sfollati a Mawasi West sono stati in grado di tornare a Khan Younis East: un gruppo di appena 35.000 persone circa.

Migliorare la sicurezza dei siti umanitari e dei movimenti umanitari prestabiliti
Valutazione:rosso

Israele non solo non è riuscito a prendere misure dimostrabili per migliorare la sicurezza della risposta umanitaria, ma ha anche peggiorato i rischi per la sicurezza degli operatori umanitari: durante i 30 giorni, le forze israeliane hanno ripetutamente attaccato i siti umanitari e i soccorritori in prima linea. A tre quarti del periodo di valutazione, i dirigenti dell’Inter-Agency Standing Committee hanno pubblicato una dichiarazione concludendo che “gli operatori umanitari non sono sicuri nel fare il loro lavoro”. E questa rimane la questione.

Gli attacchi hanno causato la morte di operatori umanitari nel nord, nel centro e nel sud di Gaza e hanno interrotto le operazioni di soccorso salvavita. Almeno 14 operatori umanitari sono stati uccisi dal 3 ottobre – dei quali almeno quattro documentati durante il periodo dei 30 giorni – mentre altri sono rimasti feriti (1). Anche due operatori di pozzi comunali e quattro ingegneri idraulici sono stati attaccati e uccisi, nonostante l’approvazione della missione da parte delle autorità israeliane e l’utilizzo di un veicolo chiaramente contrassegnato. In un ospedale, oltre metà del personale è stato trattenuto dalle forze israeliane, tra cui un chirurgo di MSF e cinque membri dello staff affiliati a MedGlobal. La forza di difesa civile palestinese ha interrotto tutte le operazioni nel nord di Gaza, tra cui la lotta antincendio, la ricerca e il soccorso e l’assistenza medica di emergenza, a seguito degli attacchi contro di loro e della detenzione e ferimento di membri.

Nel periodo di riferimento, anche i siti umanitari prestabiliti e altre infrastrutture civili sono stati attaccati. Le forze israeliane hanno colpito tutti e tre gli ospedali rimasti nel nord di Gaza, costringendo uno a chiudere i battenti e rendendo gli altri due “minimamente funzionali”. Uno dei due è ora inaccessibile e potrebbe essere costretto a cessare le operazioni, mentre l’altro ha dovuto affrontare una “distruzione effettiva”. Gli attacchi agli ospedali hanno demolito forniture e attrezzature mediche, ambulanze e sistemi elettrici consegnati di recente. Gli attacchi hanno colpito numerosi siti utilizzati per la distribuzione di aiuti e la fornitura di servizi, tra cui una scuola trasformata in rifugio – che sarebbe stato utilizzato come sito di vaccinazione contro la poliomielite il giorno successivo –, un centro di distribuzione dell’UNRWA mentre le persone cercavano di procurarsi cibo, almeno trenta scuole e un centro sanitario primario mentre era in corso la campagna di vaccinazione contro la poliomielite – all’interno di un’area sottoposta a pausa umanitaria.

Revoca degli ordini di evacuazione quando non vi è alcuna necessità operativa
Valutazione:rosso

Sebbene la necessità operativa esuli dalla valutazione delle agenzie umanitarie, gli ordini di evacuazione di Israele non sono compatibili con il diritto internazionale, che dovrebbe essere il parametro principale in base al quale vengono valutati.

Durante il periodo dei 30 giorni è stato revocato solo un ordine di evacuazione: è stato fatto per espandere la cosiddetta “zona umanitaria”, un’area che si è dimostrata insicura con servizi e aiuti inadeguati. In generale, le aree di ricollocazione non hanno fornito sicurezza, rifugi adeguati o servizi essenziali, e non c’è stata alcuna garanzia che le popolazioni sfollate potranno tornare dopo la fine delle ostilità: tutti elementi che devono essere in atto affinché gli ordini di evacuazione siano ammissibili ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario.

Nel frattempo, Israele ha implementato cinque nuovi ordini di evacuazione a ottobre. Il 7 novembre, ha emesso un sesto nuovo ordine nel Nord, che ha interessato gli sfollati fuggiti in questa zona da Jabalia e dalle zone circostanti, nel mese precedente. Da ottobre 2023, solo quattro dei 65 ordini di evacuazione imposti ai civili sono stati revocati. Oggi, circa l’80% della Striscia di Gaza rimane sotto ordine di evacuazione.

Facilitare la rapida attuazione del piano invernale e logistico del World Food Program per riparare le strade, installare magazzini ed espandere le piattaforme e le aree di sosta
Valutazione:rosso

Israele non è riuscito a facilitare la rapida implementazione del piano invernale e logistico del WFP: nonostante le promesse di facilitare l’accesso, ha continuato a imporre limitazioni estreme all’ingresso a Gaza. I continui attacchi ai civili e alle infrastrutture civili, e la creazione di condizioni che hanno reso le aree senza legge, hanno impedito al WFP e ai partner di implementare qualsiasi piano invernale.

Israele ha respinto tutte le richieste di spostamento del WFP necessarie per completare le riparazioni stradali; così come le richieste di erigere nuovi magazzini e le richieste di espandere le piattaforme logistiche e le aree di sosta. Israele ha inoltre respinto per tutto il mese le molteplici richieste presentate quotidianamente per il trasporto di materiali per l’inverno, tra cui coperte, forniture per il riscaldamento e vestiti. Il 29 ottobre, il WFP ha avvertito che l’attuale mancanza di cibo e forniture prima dell’inverno potrebbe presto portare a “conseguenze catastrofiche”, tra cui la carestia.

Il 31 ottobre l’UNFPA ha dichiarato: “Mentre l’inverno si avvicina, milioni di persone a Gaza non hanno un riparo adeguato, né vestiti caldi né biancheria da letto. Tutte le barriere che impediscono di portare con sé articoli per l’inverno devono essere rimosse”.

Garantire che gli ufficiali del Coordinamento e Collegamento Israeliano (CLA) possano comunicare con i convogli umanitari ai posti di blocco, e assegnare ufficiali di collegamento a livello di divisione dal Comando Sud al Consiglio di Coordinamento Congiunto
Valutazione:rosso

Gli ufficiali del CLA non comunicano con i convogli umanitari ai posti di blocco, e nessun ufficiale di collegamento a livello di divisione del Comando Sud è stato assegnato al Consiglio di Coordinamento Congiunto. Nonostante promesse e accordi diversi, l’ONU e i partner non hanno né la capacità di coordinarsi con il Comando Sud né la capacità di comunicare con le truppe operative sul campo o ai posti di blocco. Dalla chiusura del progetto JLOTS nel luglio 2024, l’IDF ha istituito termini di riferimento per un “Joint Board” che proibisce esplicitamente l’attività dell’ONU e di altri partner con il Comando Sud e le forze operative sul campo.

Rimozione delle restrizioni all’uso di container e camion chiusi e aumento a 400 del numero di autisti controllati
Valutazione:rosso

Le autorità israeliane non sono riuscite a rimuovere le restrizioni sull’uso di container e camion chiusi o ad aumentare a 400 il numero di conducenti controllati. I ripetuti sforzi per ottenere l’approvazione per container e camion chiusi hanno incontrato il rifiuto del Comando Sud, del COGAT, del CLA e di altre autorità israeliane. Da maggio di quest’anno, il WFP ha presentato all’esercito israeliano 315 nominativi di conducenti su base continuativa, richiedendo l’approvazione per l’uso della “strada di recinzione” costruita dalle forze israeliane: prima e durante il periodo di riferimento, solo 30 sono stati approvati.

Anche se fosse consentito l’uso di camion chiusi, non sarebbe risolto il problema dei saccheggi organizzati e dei disordini civili, né sarebbe garantita la sicurezza dei camion sulle strade che sono state ripetutamente distrutte dai bombardamenti israeliani. La violenza in corso che prende di mira autisti sotto contratto, camion e infrastrutture civili (strade), unita a condizioni di illegalità – create dalla disperazione e dal profitto di guerra, causati della mancanza di rifornimenti e da un divario troppo ampio tra bisogni e provviste – ha impedito alle agenzie umanitarie di aumentare il numero di autisti – e di autisti sottoposti a verifica. Gli autisti delle Nazioni Unite sono stati regolarmente colpiti, picchiati e rapiti. Nel periodo di riferimento in questione, un autista è stato ucciso.

Rimozione di un elenco concordato di beni essenziali dall’elenco dei beni a duplice uso soggetti a restrizioni
Valutazione:giallo

L’elenco degli articoli a duplice uso limitati rimane non trasparente e ad hoc, con le ONG che continuano a segnalare incongruenze su ciò che è o non è consentito in un dato giorno. Le interviste sul campo indicano che una piccola quantità di forniture idriche e igienico-sanitarie dell’UNICEF è stata permessa, ma rappresenta meno del 5% di quanto è stato richiesto. Più in generale, le attrezzature di comunicazione di base, di sicurezza personale, per ufficio e logistiche, comprese le parti di riparazione dei veicoli e gli articoli correlati – inclusi come parte degli standard globali di base per le agenzie umanitarie – rimangono fortemente limitate, se non addirittura negate.

Garantire un’elaborazione accelerata delle autorizzazioni presso il porto di Ashdod per l’assistenza umanitaria diretta a Gaza
Valutazione:rosso

Le autorità israeliane non sono riuscite ad accelerare in modo coerente le procedure di sdoganamento al porto di Ashdod. La maggior parte delle organizzazioni che trasportano aiuti attraverso il porto, non segnalano cambiamenti nei lunghi tempi richiesti per spostare le merci. Ci sono state alcune segnalazioni la scorsa settimana, da parte di agenzie umanitarie che hanno ricevuto con successo lo sdoganamento accelerato, ma questo non sembra essere applicato a tutti i gruppi umanitari e non è ancora chiaro se si tratti di un vero e proprio cambiamento di politica. Il 29 ottobre il WFP ha osservato che il carico in genere rimane ad Ashdod per circa un mese, prima di poter essere trasportato a Gaza. Le ONG segnalano che il processo di sdoganamento varia da un giorno a un’intera settimana; dopo lo sdoganamento, c’è un tempo di attesa medio di una settimana per l’approvazione del transito da parte di COGAT/CLA per il trasferimento del carico a uno dei valichi di Gaza designati; se mancano documenti, il processo può essere ritardato di un’ulteriore settimana.

Garantire che i corridoi commerciali e delle Forze Armate Giordane (JAF) funzionino a piena e continua capacità
Valutazione:rosso

Nel periodo di riferimento non si sono registrati progressi significativi per garantire che i corridoi commerciali e JAF funzionino a piena e continua capacità. Gli aiuti attraverso il corridoio giordano non sono aumentati e non vi è stato alcun accesso commerciale durante il periodo dei 30 giorni.

I convogli guidati dagli aiuti umanitari rimangono limitati a circa 50 camion per movimento, simili ai livelli osservati prima del blocco di settembre. Gli attori umanitari hanno segnalato almeno tre movimenti attraverso il corridoio durante il periodo di riferimento: il 16 ottobre un convoglio composto da 20 camion carichi di cibo e forniture WASH diretto a Gaza Nord è arrivato a Erez West dopo aver attraversato il corridoio della Giordania; successivamente, un convoglio con circa 50 camion ha attraversato il corridoio sia il 28 che il 29 ottobre. Questa frequenza e capacità limitate confermano che non c’è stato alcun reale miglioramento nel funzionamento del corridoio, nonostante gli impegni per aumentare l’accesso.

Esenzione dagli obblighi doganali sul corridoio JAF finché l’ONU non sarà in grado di attuare la propria procedura
Valutazione:giallo

Nell’estate del 2024 Israele ha introdotto un requisito specifico e problematico per lo sdoganamento: tale requisito è stato revocato durante il periodo dei 30 giorni. Si è trattato di un passo importante, è necessario un monitoraggio continuo per garantire che sia permanente. Tuttavia, permangono ancora procedure di sdoganamento eccessivamente gravose per le organizzazioni umanitarie: alcune hanno segnalato di essere state costrette a pagare tasse doganali, mentre altre, in particolare quelle che entrano in base agli accordi USAID, non lo hanno fatto.

Consentire alla JAF di entrare a Gaza attraverso i valichi settentrionali e altri valichi come concordato
Valutazione:giallo

Il corridoio di distribuzione degli aiuti via terra delle Forze Armate Giordane da governo a governo (JAF G2G) è apparentemente funzionante, ma non è minimamente vicino alla capacità, limitato gravemente da ostacoli burocratici e violenza mirata. Poiché si tratta di un corridoio da governo a governo, le ONG hanno una visibilità limitata del programma. Inoltre, il meccanismo si basa su camion commerciali, che per tutto il periodo di riferimento Israele ha bloccato.

Ripristinare almeno 50-100 autocarri commerciali al giorno
Valutazione:rosso

Gli attori umanitari internazionali non hanno osservato un solo ingresso di camion commerciali dal 30 settembre. I prodotti commerciali sono essenziali per integrare la risposta umanitaria: forniscono una varietà di beni di prima necessità come, tra gli altri, farina, olio, biscotti, latte, salsa di pomodoro, pasta, sale, tè e acqua. Prima del recente blocco dell’ingresso commerciale, la maggior parte dei bisogni di base veniva soddisfatta tramite il mercato, non tramite l’assistenza umanitaria. Le continue restrizioni all’accesso commerciale stanno contribuendo alla grave carenza di prodotti di base sul mercato e stanno facendo aumentare l’inflazione, riducendo al contempo il potere d’acquisto e la qualità e quantità di beni disponibili per l’acquisto. Va anche notato che la domanda di 50-100 camion commerciali al giorno, non sarebbe sufficiente a soddisfare le enormi necessità.

Il personale umanitario sta ora segnalando che i mercati sono praticamente vuoti e i prodotti disponibili sono estremamente costosi: frutta, verdura e carne sono molto difficili da trovare, mentre anche farina e zucchero sono scarsi. A causa del blocco completo degli ingressi commerciali, il mercato è sull’orlo del collasso e i civili non sono in grado di soddisfare i propri bisogni di base, con molti che non riescono a mettere le mani su alcun aiuto o beni da acquistare.

Porre fine all’isolamento della Striscia di Gaza settentrionale ribadendo che non ci sarà alcuna politica del governo israeliano di evacuazione forzata dei civili da Gaza Nord a Gaza Sud
Valutazione:rosso

Le forze israeliane continuano ad assediare il nord di Gaza e hanno ordinato ai civili di andarsene – compresi i pazienti dei principali ospedali – dimostrando in pratica l’intenzione di evacuare forzatamente i civili. Nelle ultime quattro settimane, a partire da poco prima del periodo di riferimento e continuando per tutti i 30 giorni, si stima che 100.000 persone siano state sfollate dal governatorato di Gaza settentrionale a Gaza City. Tra 75.000 e 95.000 persone rimangono a Gaza Nord, secondo le stime più recenti delle Nazioni Unite e dei suoi partner.

Tuttavia, pochissime persone hanno attraversato la striscia fino a Gaza Sud, e i recenti tentativi hanno causato diversi incidenti con vittime di massa. La maggior parte degli sfollati non è in grado di muoversi a causa del fuoco estremamente pesante, dei bombardamenti aerei e delle esplosioni dei droni; i residenti che hanno tentato di andarsene sono rimasti feriti o uccisi, anche su percorsi designati, e hanno subìto separazione e detenzione. Israele ha anche ritardato e negato l’evacuazione medica dei bambini. Quelli che rimangono rischiano di essere uccisi dalle forze israeliane o di morire di fame.

Come ha sottolineato il responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite il 25 ottobre, “le politiche e le pratiche del governo israeliano nel nord di Gaza rischiano di svuotare l’area di tutti i palestinesi”, e l’operazione militare la sta rendendo invivibile senza alcuna garanzia di ritorno; mentre il sud di Gaza rimane insicuro e inadatto a un’evacuazione legale.

Garantire alle organizzazioni umanitarie un accesso continuo a Gaza Nord attraverso i valichi settentrionali e Gaza Sud
Valutazione:rosso

Durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane non sono riuscite a garantire un accesso continuo alle organizzazioni umanitarie per la parte settentrionale di Gaza. Una delle principali restrizioni imposte al volume di aiuti attraverso Erez è l’orario di apertura limitato: il valico è aperto per lo scarico merci solo dalle 8:00 alle 11:00. Un fornitore umanitario che coordina una spedizione in sospeso di 2.261 pallet di articoli non alimentari – circa 100 camion – prevede che la consegna a Gaza richiederà un mese per essere completata, perché solo dieci camion possono entrare in un dato giorno e alcuni giorni sono completamente prenotati per altre spedizioni. Inoltre, Erez è chiuso il sabato e per le festività: nel mese di ottobre, è stato chiuso nove giorni per festività.

L’accesso alle aree settentrionali dall’interno di Gaza è ancora più limitato. Secondo i rapporti dell’OCHA, nel mese di ottobre sono aumentati del 115% i dinieghi israeliani di movimenti di aiuti umanitari verso il nord di Gaza attraverso il checkpoint di Al Rashid. L’OCHA ha avuto un successo limitato nel facilitare alcune spedizioni, principalmente di articoli essenziali come medicinali, vaccini antipolio e carburante. Le autorità israeliane hanno facilitato solo l’11% dei movimenti dal sud al nord di Gaza attraverso Al Rashid. Un fornitore umanitario ha riferito che tutti i tentativi di spostare gli aiuti tra il nord e il sud di Gaza, in entrambe le direzioni, sono stati negati. L’accesso al nord di Gaza dai punti a sud rimane estremamente limitato, con pochissime approvazioni concesse da Israele nelle ultime settimane per i movimenti umanitari.

In tutta Gaza, i dinieghi israeliani di movimento sono più che raddoppiati in ottobre rispetto a settembre. Le autorità israeliane hanno direttamente negato o impedito il 58% dei movimenti di aiuti, mentre un altro 4% è stato annullato a causa di ostacoli logistici o di sicurezza nel territorio sotto occupazione israeliana.

Prendere tutte le misure possibili per impedire l’adozione di una legge della Knesset che potrebbe revocare determinati privilegi e immunità all’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Profughi Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e al suo personale, vietare i contatti ufficiali con l’UNRWA e alterare lo status quo riguardante l’UNRWA a Gerusalemme
Valutazione:rosso

Il 28 ottobre 2024 la Knesset israeliana ha votato per vietare all’UNRWA di operare in Israele e nei territori palestinesi, e per vietare i contatti tra i dipendenti dell’UNRWA e i funzionari israeliani. Il 3 novembre, Israele ha notificato ufficialmente all’ONU che stava ponendo fine al suo accordo del 1967 che consentiva all’UNRWA di operare. L’UNRWA svolge un ruolo cruciale nel fornire aiuti di emergenza e servizi sanitari a milioni di palestinesi: la sua rimozione avrà conseguenze umanitarie devastanti.

Consentire al Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) di accedere alle persone detenute in relazione al conflitto e riprendere immediatamente il dialogo con il ICRC
Valutazione:rosso

Nel periodo di riferimento, il Comando Sud non ha incontrato i rappresentanti del ICRC per discutere di questioni relative ai danni ai civili e al Diritto Umanitario Internazionale. Questo atteggiamento continua la politica o pratica israeliana di lunga data di negare al ICRC l’accesso regolare alle popolazioni civili al di fuori degli ospedali di Gaza, e l’accesso ai detenuti in Israele. Più in generale, il ICRC affronta le stesse restrizioni di altre ONG e dell’ONU, ed è ugualmente colpito dalla violenza mirata ai civili e alle infrastrutture civili, e dalle condizioni create per l’illegalità e i saccheggi. Il 2 novembre, per la prima volta dall’inizio di ottobre, il ICRC è stato in grado di trasferire alcuni pazienti dall’ospedale Indonesiano all’ospedale Shifa; questa singola approvazione, tuttavia, non equivale a una cooperazione ai sensi del Diritto Umanitario Internazionale.

Stabilire un nuovo canale per segnalare e discutere incidenti ai danni dei civili. [Gli Stati Uniti] chiedono che il primo incontro virtuale per questo canale si tenga entro la fine di ottobre
Valutazione:rosso

Al momento di questo rapporto, il punto non è stato soddisfatto. Il 7 novembre, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA Matthew Miller ha dichiarato: “[Il nuovo canale] non si è attivato entro la fine di ottobre. Stiamo lavorando per organizzare l’incontro e ci aspettiamo che avvenga nei prossimi giorni o in una/due settimane”.

1) Cfr. https://x.com/BarakRavid/status/1846182689222664471

2) Cfr. https://www.mercycorps.org/sites/default/files/2024-11/the-gaza-scorecard-nov2024.pdf

3) Cfr. https://www.state.gov/briefings/department-press-briefing-november-12-2024/

a) Il 15 ottobre un attacco aereo israeliano ha ucciso un operatore umanitario di Juzoor for Health and Social Development mentre svolgeva i suoi compiti in un punto medico a Al-Falouja a Jabalia, nella parte settentrionale di Gaza; il 18 ottobre un attacco aereo israeliano nella parte nord di Gaza ha ucciso un membro dello staff del team Gaza Sky Geeks di Mercy Corps; il 24 ottobre un attacco aereo su una casa a Khan Younis, nella parte sud di Gaza, ha ucciso un operatore umanitario di MSF; il 23 ottobre un attacco aereo israeliano ha colpito un veicolo dell’UNRWA, a Deir Al-Balah, nella parte centrale di Gaza, uccidendo il membro dello staff che viaggiava a bordo; il 2 novembre il veicolo personale di un membro dello staff dell’UNICEF impegnato nella campagna di vaccinazione contro la poliomielite è stato preso di mira, secondo quanto riferito da un quadricottero, mentre guidava attraverso Jabalia-Elnazla; il 1° novembre due membri dello staff di Caritas Jerusalem sono rimasti feriti durante i bombardamenti nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella zona centrale di Gaza

Tags: israelepalestinaStati Uniti
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