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	<title>Rivista Paginauno &#8211; Rivista Paginauno</title>
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	<description>Rivista di approfondimento politico e culturale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 16:13:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rivista Paginauno &#8211; Rivista Paginauno</title>
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		<title>&#8220;Paradiso&#8221; di Dana Ghetilieri</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/paradiso-di-dana-ghetilieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 16:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[Sonia Savioli Credo che il poema politico sia la forma più difficile di poesia. Con Paradiso (I Quaderni del Bardo, 2025) Dana Ghetilieri è riuscita a scrivere un poema politico, e questo sarebbe già un merito, ma c’è molto di più: c’è il fatto che Paradiso è un bel poema, si legge bene, è scorrevole, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Sonia Savioli</p>



<p>Credo che il poema politico sia la forma più difficile di poesia. Con <em>Paradiso</em> (I Quaderni del Bardo, 2025) Dana Ghetilieri è riuscita a scrivere un poema politico, e questo sarebbe già un merito, ma c’è molto di più: c’è il fatto che <em>Paradiso</em> è un bel poema, si legge bene, è scorrevole, coinvolge. Come per certi romanzi, si vuole vedere cosa succede, come andrà a finire.</p>



<p>L’ultimo merito, forse il più importante, è che si tratta di un’appassionata e veemente denuncia della disumanità dei nostri tempi: un poema &#8216;istruttivo&#8217;, direi didascalico come qualsiasi indimenticabile poema politico del passato.</p>



<p>Quel Paradiso che la società industriale, con la sua spasmodica ricerca di profitto, ha creato, è in realtà un inferno le cui tappe si snodano nel cammino della nostra eroina scampata alla guerra, da un girone infernale a un altro. Ma non è l’inferno del demonio, è l’inferno dell’attuale società che si ostina a considerarlo “il migliore possibile dei mondi”.</p>



<p>Sgomenta, la protagonista, nella sua ricerca di una comunità umana vera e opposta a quella che ha provocato la guerra, nella sua ricerca di una natura intatta e ricca di vita, si avvia attraverso una terra desolata e inospitale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="200" height="309" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/10/paradiso-ghetilieri.jpg" alt="" class="wp-image-9893" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/10/paradiso-ghetilieri.jpg 200w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/10/paradiso-ghetilieri-194x300.jpg 194w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></figure>
</div>


<p>Cammina, cammina… Come nelle favole antiche, ogni tappa è una rivelazione. Dana incontra le vittime del Paradiso a ogni girone. La terra martoriata dalle miniere della Quarta Rivoluzione Industriale; i maiali che impazziscono negli allevamenti intensivi; il mare ridotto allo scolo degli inquinanti e al putridume delle vasche di acquacoltura; gli umani elettrosensibili costretti a rifugiarsi nei più isolati recessi montuosi, <em>“i limiti hanno tolto all’inferno/ e cuociono il pianeta a microonde/ per scaricare film sul vin falerno”</em>; le donne vittime della prostituzione e quelle vittime dell’equivoco del cambiamento di sesso, devastate nel corpo e nell’anima <em>“del dominio maschile i tempi bui/ van terminati non con sforbiciate/ che eliminano parti femminili/ di carne e simboliche, truccate/ per entrare nei noveri maschili/ da neutri travestiti…”</em> ; le madri surrogate, affittate come si affitta un qualsiasi macchinario e private anche della possibilità di ricredersi e tenere il proprio bambino, quel bambino conservato e sviluppato per nove mesi nel loro ventre <em>“che siamo madri, non autorimesse/ con un marchio di proprietà da imprimere/ per parcheggiarci dentro embrioni altrui”</em>.</p>



<p>È svelato il dominio, nelle strofe di <em>Paradiso</em>. Un dominio che nasconde la realtà dietro nuovi linguaggi o finzioni tecnosanitarie: le prostitute diventano “lavoratrici del sesso”, le lesbiche diventano “maschi” a furia di operazioni chirurgiche e vagonate di ormoni maschili; i lager di animali-carne diventano “allevamenti”; le cloache affollate di pesci prigionieri e moribondi diventano “acquacoltura”; la finzione del metaverso diventa “realtà aumentata”; i veleni biochimicosintetici diventano “farmaci”; l’oppressione, la guerra tra gli umani e alla natura, il controllo totale diventano il Paradiso.</p>



<p>Un Paradiso che riduce l’essere umano a un prodotto industriale tecnologico. La metropoli degli ultimi gironi è ormai un immenso internet, la realtà sommersa dal virtuale; una rete che intrappola tutti con il loro consenso, che richiede un’obbedienza anche mentale, che non tollera il pensiero autonomo <em>“per me si va alla città gaudente… per me si va tra l’aumentata gente./ Bramosia mosse il mio alto fattore/ fecemi la divina umana mente/ e l’intelligenza senza amore”</em>.</p>



<p>La metropoli è la grande prigione a cielo aperto dove gli &#8216;esperti&#8217; controllano ed esigono, dove si attua la conversione dell’essere umano in una macchina, un utensile che deve essere privo di sentimenti, volontà, discernimento; privo inoltre di un sesso definito e utilizzabile per sperimentare l’immortalità biosintetico-cibernetica che, una volta realizzata a spese degli umani-cavie, dovrà servire a creare una casta di immortali. Ma… ma l’infernale Paradiso ha fatto i conti senza l’oste.</p>



<p>Non si può crescere all’infinito su un pianeta sferico, come da tempo abbiamo scoperto e poi dimenticato, trattandolo, il povero pianeta, come se fosse un’autostrada lanciata verso l’universo infinito e costellata di infiniti autogrill.</p>



<p>Non vi svelo il finale, perché è un colpo di scena che in questo poema pieno di sorprese vi piacerà scoprire da soli: dopotutto la lettura deve avvincere, e <em>Paradiso </em>è avvincente. Vi dico solo che il Paradiso vero, incontrato da Dana e dalla sua ritrovata compagna Angelica è, e può essere soltanto, una comunità di eguali, in armonia con la natura e governata al femminile: una comunità sobria, agricola, matriarcale.</p>



<pre class="wp-block-verse">“<em>La rete e le illusioni son crollate/ vivremo come prima hanno vissuto…/ non suoneremo tastiere ma un liuto…/ l’industria sarà solo manuale/ e senza compost staremo a digiuno.”</em></pre>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Numero 97 &#124; Settembre-Ottobre 2026</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/numero-97-settembre-ottobre-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 13:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
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					<description><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE. CRISI.Il limite e lo strumento. Dal fallimento delle applicazioni aziendali al salvataggio pubblico della Circular AI Economy, dalla lotta contro i data center alle contestazioni della Generazione Z: la narrazione entusiasmante dell’intelligenza artificiale fatica sempre più a nasconderne la crisi.AMBIENTE.L’impronta di carbonio e idrica dei data center. Le Big Tech pubblicano numeri limitati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">INTELLIGENZA ARTIFICIALE. CRISI.</mark>Il limite e lo strumento. </strong>Dal fallimento delle applicazioni aziendali al salvataggio pubblico della <em>Circular AI Economy</em>, dalla lotta contro i data center alle contestazioni della Generazione Z: la narrazione entusiasmante dell’intelligenza artificiale fatica sempre più a nasconderne la crisi.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">AMBIENTE.</mark>L’impronta di carbonio e idrica dei data center. </strong>Le Big Tech pubblicano numeri limitati e incoerenti, i gestori di data center nemmeno quelli: calcolare l’impatto ambientale delle strutture dell’AI è impresa ardua, uno Studio cerca di farlo deducendolo dalle informazioni disponibili.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">LAVORO.</mark>I rischi psicosociali.</strong> Cobot, gestione algoritmica del lavoro basata sull’AI e sorveglianza AI: una ricerca dell’ILO esplora i rischi emergenti legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’ambiente di lavoro.</p>



<p><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">DENTRO ISRAELE. GLI ULTRA-ORTODOSSI.</mark></strong>Quanti sono gli ultra-ortodossi? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva israeliana? Come può una comunità minoritaria influenzare la politica di un Paese al punto da spingerlo sempre più a diventare uno Stato confessionale? Numeri e caratteristiche della popolazione haredi di Israele.</p>



<p><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">POLITICA &amp; AFFARI.</mark>La battaglia per Manod. </strong>Il romanzo del gallese Raymond Williams che, con la sua New Town, precorre i tempi: nel 1979 il critico marxista Terry Eagleton lo definì “un manifesto che reclama dignità per le comunità rurali”, oggi rappresenta la lotta contro la gentrificazione, le smart city e la società tecnologica del controllo.</p>



<p><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">CULTURA.</mark></strong>La parola agli scrittori con <strong>Nadir. L’edificio del silenzio</strong> di Walter G. Pozzi. <strong>Edoardo De Angelis</strong>, viaggiatore di sogni e geografie, di impegno civile e poesia, con <em>Ulisse al confine del tempo.</em> <strong>Lo straniero</strong>, tra Camus e Ozon, l’esistenzialismo e lo gnosticismo. La musica <em>espansa</em> di <strong>Steve Tibbetts: </strong>inspira ed espira con <em>Close</em>. Le imprevedibili <strong>pillole cinematografiche</strong> e la <strong>copertina di Ombralunga: <em>Meccanica-mente</em>.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Sommario</h3>



<p><strong>RESTITUZIONE PROSPETTICA</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/intelligenza-artificiale-il-limite-e-lo-strumento/" data-type="post" data-id="9735" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Intelligenza artificiale</strong>: <strong>il limite e lo strumento</strong></a><br>Giovanna Cracco</p>



<p><strong>LO STUDIO</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/intelligenza-artificiale-limpronta-di-carbonio-e-idrica-dei-data-center/" data-type="post" data-id="9738" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Intelligenza artificiale.</strong> <strong>L&#8217;impronta di carbonio</strong> <strong>e idrica dei data center</strong> </a><br>Alex de Vries-Gao</p>



<p><strong>DENTRO ISRAELE: GLI ULTRA-ORTODOSSI</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/dentro-israele-gli-ultra-ortodossi-numeri-e-caratteristiche-della-popolazione-ultra-ortodossa-in-israele/" data-type="post" data-id="9745" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Numeri e caratteristiche</strong> <strong>della popolazione</strong> <strong>ultra-ortodossa in Israele</strong></a></p>



<p><strong>REPORT</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/ai-systems-work-un-ambiente-di-lavoro-psicosociale-in-evoluzione/" data-type="post" data-id="9742" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>AI SYSTEMS @ WORK</strong>. <strong>Un ambiente di lavoro</strong> <strong>psicosociale in evoluzione</strong></a><br>Tahmina Karimova (ILO)</p>



<p><strong>L&#8217;INTERVENTO</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/raymond-williams-la-battaglia-per-manod/" data-type="post" data-id="9748" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Raymond Williams</strong>. <strong>La battaglia per Manod</strong> </a><br>Carmine Mezzacappa</p>



<p><strong>SOTTO I RI(F)LETTORI</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/nadir-ledificio-del-silenzio/" data-type="post" data-id="9752" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Nadir.</strong> <strong>L&#8217;edificio del silenzio</strong> </a><br>Walter G. Pozzi</p>



<p><strong>DISCANTO</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/edoardo-de-angelis-come-un-ulisse-al-confine-del-tempo/" data-type="post" data-id="9759" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Edoardo De Angelis:</strong> <strong>come un Ulisse al confine del tempo</strong></a><br>Mario Bonanno</p>



<p><strong>CINEFORUM</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/il-silenzio-di-dio/" data-type="post" data-id="9762" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Il silenzio di Dio</strong><br><strong>Lo Straniero </strong>di François Ozon</a><br>Iacopo Adami</p>



<p><strong>LE INSOLITE NOTE</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/steve-tibbetts-close/" data-type="post" data-id="9766" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Steve Tibbetts</strong><br><strong>Close</strong></a><br>Augusto Q. Bruni</p>



<p><strong><a href="https://rivistapaginauno.it/zona-franca-numero-97/" data-type="post" data-id="9771" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ZONA FRANCA</a></strong><br><strong>Stand by Me</strong> di Rob Reiner<br><strong>Ghost Rider</strong> di Mark Steven Johnson<br><strong>Disclosure Day</strong> di Steven Spielberg<br>Andrea Cocci</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" width="300" height="430" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/08/copertina-97.jpg" alt="" class="wp-image-9714" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/08/copertina-97.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/08/copertina-97-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8220;Meccanica-mente&#8221; by Ombralunga (copyright)</figcaption></figure>
</div>


<p>anno XX, numero 97<br>settembre – ottobre 2026<br>Edizioni paginauno<br>formato: 16 x 23 – pagg. 92<br>ISSN: 1971-3436</p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>10,00 euro</strong> </p>



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			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale. L’impronta di carbonio e idrica dei data center</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/intelligenza-artificiale-limpronta-di-carbonio-e-idrica-dei-data-center/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[data center]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Alex de Vries-Gao * Le Big Tech pubblicano numeri limitati e incoerenti, i gestori di data center nemmeno quelli: calcolare l’impatto ambientale delle strutture dell’AI è impresa ardua, uno Studio cerca di farlo deducendolo dalle informazioni disponibili A fine luglio in Italia si contano 262 data center, già operativi o in progettazione, contro i 146 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Alex de Vries-Gao *</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-97-settembre-ottobre-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 97, settembre – ottobre 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Le Big Tech pubblicano numeri limitati e incoerenti, i gestori di data center nemmeno quelli: calcolare l’impatto ambientale delle strutture dell’AI è impresa ardua, uno Studio cerca di farlo deducendolo dalle informazioni disponibili</p>
</blockquote>



<p><em>A fine luglio in Italia si contano 262 data center, già operativi o in progettazione, contro i 146 di un anno fa (1). Gli ultimi dati dell’utilizzo energetico di tali strutture risalgono invece al 2024 e segnano 5,8 TWh, corrispondenti a più di 1 milione di tonnellate di emissioni di CO₂ e pari a circa il 2% del consumi </em><em>elettrici nazionali; secondo l’Osservatorio Data Center</em><em>del Politecnico di Milano, entro il 2035 il fabbisogno energetico potrebbe attestarsi tra 24,5 e 42 TWh, ossia al 7-12% del consumo totale del Paese (2). Ma oltre all’impronta di carbonio c’è anche quella idrica. Lo Studio di cui pubblichiamo qui un estratto – tagliato delle parti più tecniche – tenta di calcolarle entrambe </em><em>a livello globale e di individuare, </em><em>nell’operatività dei data center, quanto </em><em>venga consumato per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’impresa è ardua perché, innanzitutto, le Big Tech non divulgano i dati che ne permetterebbero il calcolo. Tuttavia, già solo ciò che si può dedurre dalle </em><em>poche informazioni a disposizione </em><em>traccia un quadro preoccupante: nel </em><em>2025 i sistemi AI potrebbero aver </em><em>avuto un’impronta di carbonio equivalente a quella di New York City, e un’impronta idrica paragonabile al consumo annuo globale di acqua in bottiglia.</em></p>



<h4 class="wp-block-heading">Introduzione</h4>



<p>Il rilascio di ChatGPT, il sistema di intelligenza artificiale generativa di OpenAI, alla fine del 2022, ha innescato una significativa crescita globale della domanda di applicazioni AI. Da allora, il fabbisogno energetico dell’hardware a supporto di queste applicazioni è aumentato rapidamente. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha stimato che, nel 2024, i sistemi AI rappresentavano il 15% della domanda totale di elettricità dei data center (escluso il mining di criptovalute), e altre ricerche recenti hanno suggerito che rappresentino il 20%. Data la crescente capacità produttiva della catena di fornitura dei sistemi AI, la loro domanda totale di energia potrebbe aver raggiunto i 23 gigawatt alla fine del 2025: equivarrebbe a quasi la metà della domanda totale di elettricità dei data center (47,4 gigawatt in media nel 2024), avvicinandosi al fabbisogno di un Paese come il Regno Unito (30,7 gigawatt in media nel 2023). Questa crescente domanda di energia potrebbe avere significative implicazioni ambientali&#8230;</p>



<p><strong>Continua a leggere acquistando il</strong> <a href="https://rivistapaginauno.it/numero-97-settembre-ottobre-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numero 97</a></p>



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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Estratto dallo Studio <em>The carbon and water footprints of data centers and what this could mean for artificial intelligence</em>, Alex de Vries-Gao, rivista Patterns, volume 7, numero 1, 9 gennaio 2026, pubblicato sotto diritti Creative Commons; traduzione a cura di Paginauno. Alex de Vries-Gao è un dottorando presso il VU Amsterdam Institute for Environmental Studies e fondatore di Digiconomist, una società di ricerca dedicata a smascherare le conseguenze indesiderate delle tendenze digitali. La sua ricerca si concentra sull’impatto ambientale delle tecnologie emergenti e ha svolto un ruolo di primo piano nel dibattito globale sulla sostenibilità della tecnologia blockchain e dell’intelligenza artificiale</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI SYSTEMS @ WORK. Un ambiente di lavoro psicosociale in evoluzione</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/ai-systems-work-un-ambiente-di-lavoro-psicosociale-in-evoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9742</guid>

					<description><![CDATA[Tahmina Karimova (ILO) Cobot, gestione algoritmica del lavoro basata sull’AI e sorveglianza AI: una ricerca dell’ILO esplora i rischi emergenti legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’ambiente di lavoro Introduzione Il mondo del lavoro e la natura del lavoro stanno subendo profonde trasformazioni a seguito della digitalizzazione, che comprende le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale (AI). In tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Tahmina Karimova (ILO)</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-97-settembre-ottobre-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 97, settembre – ottobre 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Cobot, gestione algoritmica del lavoro basata sull’AI e sorveglianza AI: una ricerca dell’ILO esplora i rischi emergenti legati all’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’ambiente di lavoro</p>
</blockquote>



<h4 class="wp-block-heading"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Introduzione</mark></h4>



<p>Il mondo del lavoro e la natura del lavoro stanno subendo profonde trasformazioni a seguito della digitalizzazione, che comprende le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale (AI). In tutti i luoghi di lavoro, l’AI viene sempre più utilizzata come strumento per le mansioni svolte dai lavoratori, ma anche per l’intero ciclo del rapporto di lavoro, compresi reclutamento, formazione, inserimento, monitoraggio e sorveglianza, retribuzione, premi e sviluppo di carriera, trasferimento e licenziamento. Questa trasformazione sta cambiando profondamente la composizione della forza lavoro, l’ambiente di lavoro, le attrezzature utilizzate, nonché il modo in cui il lavoro è progettato e organizzato, con importanti ripercussioni sulla salute e sul benessere dei lavoratori.</p>



<p>[&#8230;] La ricerca sulle modalità con le quali i sistemi AI sono integrati negli aspetti fondamentali dei rapporti di lavoro, come l’orario, i salari, la sicurezza e la salute (SSL) e altri diritti, è ancora limitata. Per colmare questa lacuna, è necessario esplorare diverse questioni, tra cui il significato del lavoro e l’adeguatezza delle politiche create per garantire “condizioni di lavoro umane per tutti”. Al momento, il dibattito sulle tecnologie AI sul luogo di lavoro si concentra sulle opportunità che esse offrono e, salvo rare eccezioni, vi è scarsa conoscenza sistematica degli impatti sulla salute. Il presente documento non si occuperà, pertanto, degli sviluppi positivi nell’uso dell’AI o dei suoi benefici dal punto di vista della salute e sicurezza sul lavoro; piuttosto, si concentrerà sulle crescenti evidenze e preoccupazioni riguardanti gli effetti dei sistemi AI sulla salute e sul benessere, inclusi gli aspetti meno compresi della sicurezza e della salute, come i rischi psicosociali, definiti “qualsiasi elemento nella progettazione o nella gestione del lavoro che aumenti il ​​rischio di stress lavorativo”. Questa preoccupazione si riflette sia nel contesto più ampio dell’elaborazione di politiche attive, relative alla regolamentazione generale delle tecnologie AI, sia nella sfera dei nuovi standard specifici per l’occupazione, come il divieto di alcune forme di sorveglianza sul posto di lavoro e i diritti ‘nuovi’ o ‘aumentati’ rivendicati nel contesto della gestione algoritmica (AM) – per esempio, il diritto alla trasparenza sull’implementazione delle tecnologie AI, il diritto alla revisione umana delle decisioni prese dalla AM basata sull’AI, ecc&#8230;</p>



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<p class="has-small-font-size">* Estratto del documento di lavoro <em>AI systems @ work: a changing psychosocial work environment</em> pubblicato da International Labour Organization (ILO), 30 aprile 2026, sotto diritti Creative Commons Attribution 4.0 International. Traduzione a cura di Paginauno. “This is a translation of a copyrighted work of the International Labour Organization (ILO). This translation has not been prepared, reviewed or endorsed by the ILO and should not be considered an official ILO translation. The ILO disclaims all responsibility for its content and accuracy. Responsibility rests solely with the author(s) of the translation.” “This is an adaptation of a copyrighted work of the International Labour Organization (ILO). This adaptation has not been prepared, reviewed or endorsed by the ILO and should not be considered an official ILO adaptation. The ILO disclaims all responsibility for its content and accuracy. Responsibility rests solely with the author(s) of the adaptation.” </p>
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		<title>DENTRO ISRAELE: GLI ULTRA-ORTODOSSI. Numeri e caratteristiche della popolazione ultra-ortodossa in Israele</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/dentro-israele-gli-ultra-ortodossi-numeri-e-caratteristiche-della-popolazione-ultra-ortodossa-in-israele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 12:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo Numero]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanti sono gli ultra-ortodossi? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva israeliana? Come può una comunità minoritaria influenzare la politica di un Paese al punto da spingerlo sempre più a diventare uno Stato confessionale? Numeri e caratteristiche della popolazione haredi di Israele “Lo studio della Torah è un valore fondamentale nell’eredità del popolo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-97-settembre-ottobre-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Paginauno n. 97, settembre – ottobre 2026)</a></em></li>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Quanti sono gli ultra-ortodossi? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva israeliana? Come può una comunità minoritaria influenzare la politica di un Paese al punto da spingerlo sempre più a diventare uno Stato confessionale? Numeri e caratteristiche della popolazione haredi di Israele</p>
</blockquote>



<p class="has-drop-cap">“Lo studio della Torah è un valore fondamentale nell’eredità del popolo ebraico e nello Stato di Israele”: così recita la Legge Fondamentale, avente valore di Costituzione, approvata dalla Knesset il 13 luglio scorso con 63 voti a favore e 52 contrari. È un tassello – tutt’altro che marginale, vista l’unione tra religione e Stato che sottende – di un pacchetto legislativo più ampio, a beneficio della realtà ultra-ortodossa, chiamata anche <em>charedi</em> o <em>haredi</em>, presente all’interno del Paese.</p>



<p>Lo stesso giorno il Parlamento vota per congelare gli arresti dei renitenti alla leva charedim, istituendo nuovamente, di fatto, la loro esenzione dal servizio militare. In Israele la leva è obbligatoria, per uomini e donne (1), per la durata di 32 mesi per i primi e 24 mesi per le seconde, e prevede l’arruolamento successivo nelle forze di riserva con richiami periodici – e la chiamata in caso di guerra, ovviamente. Nel 1948, al momento della proclamazione dello Stato di Israele, gli uomini iscritti a tempo pieno alle scuole talmudiche vennero esentati dal servizio. Soggetta negli anni a diverse revisioni (2), nel giugno 2024 la Corte Suprema revoca definitivamente gli accordi temporanei che hanno tenuto in piedi la norma per decenni, sancendo l’obbligatorietà della leva anche per gli studenti haredim. Tra metà 2024 e maggio 2025, le IDF hanno emesso 24.000 cartoline di precetto, ma solo 1.212 reclute ultra-ortodosse si sono presentate (3). La legge prevede che dopo aver ignorato tre avvisi di leva, un potenziale coscritto riceve un ordine di chiamata immediato; se non si presenta a un centro di reclutamento entro 48 ore, l’esercito lo dichiara “renitente alla leva” ed emette un mandato di arresto. Quel mandato di arresto è stato congelato, solo per gli uomini charedim, dal voto della Knesset del 13 luglio.</p>



<p>Tre giorni dopo, il 16 luglio, il Parlamento si esprime (52 favorevoli e 43 contrari) su una legge che consente alle università di offrire corsi separati per genere: la norma si inserisce in una sentenza dell’Alta Corte del 2021 la quale, con l’obiettivo di integrare gli studenti ultra-ortodossi nell’istruzione superiore, ha sancito la possibilità di istituire programmi di laurea separati per genere; la legge appena approvata ha esteso il quadro normativo ai corsi di laurea magistrale e ai dottorati di ricerca.</p>



<p>La separazione per genere è caratteristica del mondo ebraico haredi; sinagoga, vita pubblica e sociale e istruzione vedono spazi rigorosamente divisi per uomini e donne. Nel 2017 la Corte Suprema ha ordinato la rimozione dei cartelli che a Beit Shemesh, città di 110 mila abitanti a 30 chilometri da Gerusalemme, imponevano a uomini e donne di camminare sui lati opposti della strada (4). La separazione dei marciapiedi è stata riproposta a luglio di quest’anno a Bnei Brak, città di 235 mila abitanti situata nel distretto di Tel Aviv (5). Entrambi i centri urbani sono a maggioranza ultra-ortodossa.</p>



<p>Com’è possibile che una minoranza religiosa influenzi in tal modo la politica di uno Stato? Quanti sono i charedim in Israele? Chi sono? Sono in crescita rispetto alla popolazione complessiva?</p>



<p>The Israel Democracy Institute pubblica da dieci anni rapporti annuali sulla comunità haredim; l’ultimo report fotografa il 2025. Innanzitutto, il gruppo ultra-ortodosso è cresciuto del 50% nell’ultimo decennio&#8230;</p>



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		<title>Numero 96 &#124; Maggio-Giugno 2026</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[tutti i numeri]]></category>
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					<description><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE. NARRAZIONE. Il logos e l’AI stupida. Mentre narrazioni immaginarie su una prossima AGI strabiliante continuano ad alimentare il flusso degli investimenti, la bolla della Circular AI Economy preoccupa il mondo finanziario e il cogito umano rischia di sottomettersi a macchine che lavorano con pensieri ciechi. GUERRA. Dal nemico interno al nemico esterno. Dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>INTELLIGENZA ARTIFICIALE. NARRAZIONE. </strong><strong>I</strong><strong>l logos e l’AI stupida. </strong>Mentre narrazioni immaginarie su una prossima AGI strabiliante continuano ad alimentare il flusso degli investimenti, la bolla della Circular AI Economy preoccupa il mondo finanziario e il cogito umano rischia di sottomettersi a macchine che lavorano con pensieri ciechi. <strong>GUERRA. </strong><strong>Dal nemico interno al nemico esterno. </strong>Dal Catch and Revoke dell’ICE statunitense alle torri di sorveglianza autonoma lungo il confine con il Messico, dall’iBorderCtrl per le frontiere dell’Unione Europea al Brain-Computer Interface della guerra cognitiva: lo sviluppo tecnologico non supera la barbarie del passato ma le attribuisce nuove forme. <strong>DIPENDENZA. </strong><strong>I </strong><strong>rischi delle relazioni umano-AI.</strong> Uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine.</p>



<p><strong>TECNOLOGIA &amp; AMBIENTE. </strong><strong>C</strong><strong>ambiamento climatico: capitalismo vs sapere locale. </strong>Uno studio applica il GITT per mostrare come, nonostante la loro inefficacia, le innovazioni tecnologiche siano sistematicamente le favorite dalle politiche green, a scapito di pratiche rigenerative che hanno già dimostrato la propria validità ma hanno il <em>difetto</em> di non prestarsi a essere mercificate.</p>



<p><strong>DENTRO ISRAELE. L’IMMUNITÀ. </strong><strong>Cisgiordania: </strong><strong>il sistema giudiziario militare israeliano</strong><strong>.</strong> Reati commessi da soldati israeliani contro palestinesi nel decennio 2016-2025: solo nel 22% delle denunce sono state avviate indagini e nello 0,9% sono stati emessi atti di accusa. Yesh Din mostra il funzionamento di una struttura giudiziaria concepita per garantire l’immunità ai militari e, contemporaneamente, evitare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.</p>



<p><strong>CULTURA. Gianfranco Manfredi</strong>: il grandangolo della critica sociale di un autore fuori dal coro. <strong>Il caso Epstein, Salò o le 120 giornate di Sodoma </strong>di Pier Paolo Pasolini ed <strong>Eyes Wide Shut </strong>di Stanley Kubrick: ovvero, il cuore di tenebra dell’Occidente. <strong>Bill Frisell</strong> e la cultura musicale statunitense: <em>In my Dreams</em>. Le sorprendenti <strong>pillole cinematografiche</strong> e la <strong>copertina di Ombralunga: <em>Marionette</em>.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Sommario</h3>



<p><strong>RESTITUZIONE PROSPETTICA</strong><br><strong><a href="https://rivistapaginauno.it/intelligenza-artificiale-narrazione-e-interessi-cogito-e-pensieri-ciechi/" data-type="post" data-id="9457" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intelligenza artificiale. <strong>Narrazione e interessi,</strong> <strong>cogito e pensieri ciechi</strong></a></strong><br>Giovanna Cracco</p>



<p><strong>POLEMOS</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/la-maledizione-dellinnovazione-il-dispendio-di-tecnologie-che-si-ritiene-possano-mitigare-il-cambiamento-climatico/" data-type="post" data-id="9470" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><strong>La maledizione dell&#8217;innovazione.</strong></strong> <br><strong>Il dispendio di tecnologie che si</strong> <strong>ritiene possano mitigare il</strong> <strong>cambiamento climatico</strong></a><br>AA.VV.</p>



<p><strong>INCHIESTA</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/tecnologia-e-guerra-dal-nemico-interno-a-quello-esterno/" data-type="post" data-id="9460" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Tecnologia e guerra:</strong> <strong>dal nemico interno</strong> <strong>a quello esterno</strong></a><br>Francesca Faccini</p>



<p><strong><strong>DENTRO ISRAELE: L&#8217;IMMUNIT<strong>À</strong></strong></strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/dentro-israele-limmunita-cisgiordania-il-sistema-giudiziario-militare-israeliano-e-le-denunce-dei-palestinesi/" data-type="post" data-id="9475" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Cisgiordania. Il sistema <strong>giudiziario militare israeliano</strong></strong> <strong>e le denunce dei palestinesi</strong></a><br>Yesh Din</p>



<p><strong>LO STUDIO</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/ai-relazionali-e-dipendenza-psicologica/" data-type="post" data-id="9464" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>AI relazionali e</strong> <strong>dipendenza psicologica</strong></a><br>AA.VV.</p>



<p><strong>DISCANTO</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/lultimo-moicano-un-ricordo-di-gianfranco-manfredi/" data-type="post" data-id="9479" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>L&#8217;ultimo</strong> <strong>Moicano.</strong> <strong>Un ricordo di</strong> <strong>Gianfranco Manfredi</strong></a><br>Mario Bonanno</p>



<p><strong>CINEFORUM</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/alla-fine-dellarcobaleno/" data-type="post" data-id="9482" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><strong>Alla fine dell&#8217;arcobaleno.</strong></strong><br><strong>Il</strong> <strong>caso Epstein, Salò o le 120</strong> <strong>giornate di Sodoma di PPP,</strong> <strong>Eyes Wide Shut di Kubrick</strong></a><br>Iacopo Adami</p>



<p><strong>LE INSOLITE NOTE</strong><br><a href="https://rivistapaginauno.it/bill-frisell-in-my-dreams/" data-type="post" data-id="9485" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><strong>Bill Frisell</strong></strong><br><strong><strong>In my Dreams</strong></strong></a><br>Augusto Q. Bruni</p>



<p><strong><a href="https://rivistapaginauno.it/zona-franca-numero-96/" data-type="post" data-id="9488" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ZONA FRANCA</a></strong><br><strong><strong>La casa nera</strong></strong> di Wes Craven<br><strong><strong>Rental Family</strong></strong> di Hikari<br><strong><strong>… e tu vivrai nel terrore!</strong></strong> <strong>L&#8217;aldilà</strong> di Lucio Fulci<br>Andrea Cocci</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img decoding="async" width="300" height="430" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/05/copertina-96.jpg" alt="" class="wp-image-9443" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/05/copertina-96.jpg 300w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/05/copertina-96-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8220;Marionette&#8221; by Ombralunga (copyright)</figcaption></figure>
</div>


<p>anno XX, numero 96<br>maggio – giugno 2026<br>Edizioni paginauno<br>formato: 16 x 23 – pagg. 96<br>ISSN: 1971-3436</p>



<p>copia digitale PDF: <strong>3,00 euro</strong><br>copia cartacea: <strong>12,00 euro</strong></p>



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			</item>
		<item>
		<title>AI relazionali e dipendenza psicologica</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/ai-relazionali-e-dipendenza-psicologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[chatbotAI]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni umane]]></category>
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					<description><![CDATA[AA.VV.* I rischi delle relazioni umano-AI: uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine L’utilizzo di AI Companion è ormai diffuso (1) e, sempre più, tutti i modelli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">AA.VV.*</p>



<ul class="wp-block-list">
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I rischi delle relazioni umano-AI: uno studio longitudinale calibrato per dose ed esposizione rivela che un rapporto emotivo con un chatbot AI può attivare dipendenza psicologica, non dà alcun benessere nel tempo e manipola la consapevolezza umana relativa alle macchine</p>
</blockquote>



<p><em>L’utilizzo di AI Companion è ormai diffuso (1) e, sempre più, tutti i modelli AI generici, da ChatGPT a Gemini a Claude, sono anch’essi strutturati per cercare di instaurare relazioni con l’utente. Fortunatamente, iniziano a moltiplicarsi anche le ricerche che si interrogano sui relativi impatti psicologici sull’umano. Lo Studio* di cui pubblichiamo qui un estratto – eliminando i passaggi più tecnici per una maggiore comprensione anche ai non addetti ai lavori, e al quale rimandiamo per il testo integrale, le note, la bibliografia e i dettagli sulla metodologia applicata – analizza diversi modelli AI rilasciati tra il 2023 e il 2025 ed è tra i primi studi clinici che, grazie a un approccio randomizzato longitudinale, ha potuto approfondire gli effetti psicologici del rapporto umano-AI calibrati per dose (intensità del comportamento relazionale) ed esposizione (interazioni ripetute nel tempo). La dipendenza, scrivono gli autori, può emergere in seguito a ripetute esposizioni, e si manifesta quando il ‘piacere’ di un’esperienza si disaccoppia dal ‘desiderio’ dell’esperienza stessa; è esattamente ciò che è affiorato nelle quattro settimane dell’esperimento, su una quota del campione rappresentativo della popolazione adulta della Gran Bretagna.</em>..</p>



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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">* Hannah Rose Kirk (Università di Oxford, UK AI Security Institute), Henry Davidson (UK AI Security Institute), Ed Saunders (UK AI Security Institute), Lennart Luettgau (UK AI Security Institute), Bertie Vidgen (Università di Oxford, Mercor), Scott A. Hale (Università di Oxford, Meedan), Christopher Summerfield (Università di Oxford, UK AI Security Institute); <em>Neural steering vectors reveal dose and exposure-dependent impacts of human-AI relationships</em>, 18 febbraio 2026, pubblicato su Arxiv.com (Cornell University) con licenza Creative Commons 4.0</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La maledizione dell’innovazione. Il dispendio di tecnologie che si ritiene possano mitigare il cambiamento climatico</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/la-maledizione-dellinnovazione-il-dispendio-di-tecnologie-che-si-ritiene-possano-mitigare-il-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Minh-Hoang Nguyen, Valoree Gagnon, Thanh Tu Tran, Thi Mai Anh Tran Capitalismo vs sapere locale: uno studio applica il GITT per mostrare come, nonostante la loro inefficacia, le innovazioni tecnologiche siano sistematicamente le favorite dalle politiche green, a scapito di pratiche rigenerative che hanno già dimostrato la propria validità ma hanno il &#8216;difetto&#8217; di non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Minh-Hoang Nguyen, Valoree Gagnon, Thanh Tu Tran, Thi Mai Anh Tran</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Capitalismo vs sapere locale: uno studio applica il GITT per mostrare come, nonostante la loro inefficacia, le innovazioni tecnologiche siano sistematicamente le favorite dalle politiche green, a scapito di pratiche rigenerative che hanno già dimostrato la propria validità ma hanno il &#8216;difetto&#8217; di non prestarsi a essere mercificate</p>
</blockquote>



<p><em>Le società a capitalismo avanzato</em> <em>propongono risposte tecnologiche al cambiamento climatico – per esem</em><em>pio, la cattura e lo stoccaggio del car</em><em>bonio, le bioplastiche e la geoinge</em><em>gneria glaciale – ignorando le soluzioni basate sulla natura e le pratiche rigenerative guidate dalla comunità, radicate nelle conoscenze indigene e locali. La ragione è ovvia: do</em><em>po aver tratto profitto dai processi</em> <em>produttivi che hanno inquinato il pianeta,</em> <em>logica vuole che la medesima dinamica economica venga applicata ai processi che dovrebbero ridurre tale inquinamento. Lo Studio di cui</em> <em>pubblichiamo qui un estratto</em> <em>(1) int</em><em>roduce</em> <em>il concetto di “maledizione dell’innovazione” e il Granular Interac</em><em>tion Thinking Theory (GITT) </em><em>per analizzare come le innovazioni tecnologiche siano sistematicamente favorite, nonostante la loro mancanza di efficacia, e al contempo venga marginalizzato un sapere che ha già dimostrato la propria validità ma, non prestandosi a essere mercificato, diviene incompatibile con i regimi di proprietà intellettuale occidentali e con i modelli di</em> <em>redditività e finanziamento guidati dal mercato.</em>..</p>



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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-small-font-size">1) Estratto dall’articolo Nguyen, MH., Gagnon, V., Tran, T.T. et al. <em>Innovation curse: the wastefulness of technologies believed to mitigate climate change</em>, Humanit Soc Sci Commun 12, 1817 (2025), 24 novembre 2025, Creative Commons Attribution 4.0 International License. Traduzione a cura di Paginauno, per l’articolo originale, completo e con bibliografia vedi Nature.com</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DENTRO ISRAELE: L’IMMUNITÀ. Cisgiordania. Il sistema giudiziario militare israeliano e le denunce dei palestinesi</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/dentro-israele-limmunita-cisgiordania-il-sistema-giudiziario-militare-israeliano-e-le-denunce-dei-palestinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://rivistapaginauno.it/?p=9475</guid>

					<description><![CDATA[Yesh Din Reati commessi da soldati israeliani contro palestinesi nel decennio 2016-2025: solo nel 22% delle denunce sono state avviate indagini e nello 0,9% sono stati emessi atti di accusa. Yesh Din mostra il funzionamento di una struttura giudiziaria concepita per garantire l’immunità ai militari e, contemporaneamente, evitare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale “Da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size">Yesh Din</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em><a href="https://rivistapaginauno.it/numero-96-maggio-giugno-2026/">(Paginauno n. 96, maggio – giugno 2026)</a></em></li>
</ul>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Reati commessi da soldati israeliani contro palestinesi nel decennio 2016-2025: solo nel 22% delle denunce sono state avviate indagini e nello 0,9% sono stati emessi atti di accusa. Yesh Din mostra il funzionamento di una struttura giudiziaria concepita per garantire l’immunità ai militari e, contemporaneamente, evitare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale</p>
</blockquote>



<p>“<em>Da Sde Teiman, la verità sul sistema di giustizia militare israeliano è venuta alla luce. Ritirando tutte le accuse contro i soldati ripresi mentre abusavano di un detenuto palestinese, Israele ha abbandonato l’intera farsa della responsabilità.” Così la testata israeliana +972 titolava l’articolo di Michael Sfard (1), che il 21 marzo scorso commentava la decisione di un procuratore militare israeliano di ritirare le imputazioni contro cinque soldati israeliani, in forza nella base militare di Sde Teiman trasformata in centro di detenzione per palestinesi, accusati di aver picchiato un detenuto palestinese e “di avergli lacerato il retto con un oggetto appuntito – un atto parzialmente ripreso da una telecamera di sorveglianza in un filmato poi diffuso”. “La chiusura del caso e l’annullamento dell’accusa contro gli imputati per orribili maltrattamenti fisici”, continua Sfard, “hanno liberato la verità dalle catene di menzogne ​​in cui era stata imprigionata dall’apparato di propaganda israeliano. [&#8230;] La verità è che in Israele non è mai esistito, o almeno non da diversi decenni, un sistema di forze dell’ordine che si impegni realmente a ritenere i soldati responsabili quando uccidono, umiliano o abusano dei palestinesi. La verità è che esiste un sistema che di fatto garantisce l’immunità ai soldati quando le loro vittime sono palestinesi, e che addirittura si impegna per ottenere questo risultato. La verità è che i rari casi di accertamento delle responsabilità che il sistema produce hanno lo scopo di nascondere questa realtà e di respingere l’affermazione secondo cui in Israele non ci sono punizioni per chi nuoce ai palestinesi”. Un’affermazione confermata dai dati annualmente raccolti dall’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, per la quale Michael Sfard svolge il ruolo di consulente legale.</em></p>



<p><em>A dicembre 2025 </em><em>Yesh Din</em><em>pubblica il Data Report </em>Duration of Processing of Complaints Concerning Israeli Soldiers’ Offenses against Palestinians in the West Bank, <em>relativo ai dati 2016-2025, di cui pubblichiamo qui un estratto con traduzione a cura di Pagin</em><em>auno (</em><em>2</em><em>).</em>..</p>



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		<title>Buio in sala. Iacopo Adami</title>
		<link>https://rivistapaginauno.it/buio-in-sala-iacopo-adami/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rivista Paginauno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 17:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[È disponibile su tutte le piattaforme “Buio in sala”, secondo disco da solista di Iacopo Adami, un concept album sul clima bellicista dell’epoca attuale, dove i temi della guerra, della sua ciclicità e della perdita di significati trovano espressione in testi densi, pervasi da un forte simbolismo e sorretti da sonorità elettroniche. La canzone che [&#8230;]]]></description>
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<p>È disponibile su tutte le piattaforme “Buio in sala”, secondo disco da solista di Iacopo Adami, un concept album sul clima bellicista dell’epoca attuale, dove i temi della guerra, della sua ciclicità e della perdita di significati trovano espressione in testi densi, pervasi da un forte simbolismo e sorretti da sonorità elettroniche.</p>



<p>La canzone che introduce il disco, “Confine” contiene già alcuni dei leitmotiv che, collegandosi l’uno all’altro, vanno a formare la rete simbolica che sostiene questo lavoro. Quanto viene presentato qui è un vero e proprio confronto tra due ‘terremoti ontologici’, entrambi capaci di sconvolgere l’abituale percezione e interpretazione della realtà nell’animo di chi li sperimenta. Il primo, di segno positivo, innescato dall’amore; il secondo, di segno negativo, causato dalla guerra, o meglio, un genocidio in questo caso, dal momento che, nel secondo ritornello, si fa riferimento a Gaza, dove viene descritto il sorgere di un sole nero – non solo un generico simbolo di morte, ma un preciso rimando alla runologia esoterica nazista, a stabilire un collegamento diretto tra l’attuale sterminio del popolo palestinese e quello passato degli ebrei. In tale contesto, il Verbo, ovvero il significato che noi attribuiamo alla vita, scompare, lasciandoci nudi di fronte all’orrore. La voce in arabo che si sente alla fine è di Mahmoud Darwish, poeta palestinese, che recita un proprio carme – appunto quello citato nei due ritornelli.</p>



<p>Segue “Polline”, dove viene accennato un tema destinato a ricorrere spesso nel corso del concept, quello del tempo. La struttura del testo è molto semplice e intuitiva: posto di fronte alla possibilità concreta del proprio annientamento, il narratore si trova a condurre un bilancio esistenziale, pensando a tutte le cose che non ha mai fatto e avrebbe voluto fare, e, forse per la prima volta in vita sua, sperimenta ciò che Heidegger definisce l’essere-per-la-morte, quando, cioè, viene presa consapevolezza della limitatezza del proprio tempo e si smette così di disperdersi in una miriade di attività e pensieri inutili; le convenzioni sociali cessano di esercitare il loro potere opprimente e si diventa davvero se stessi. Nel frattempo, è arrivata la primavera a Milano, città-emblema della caduta dell’Occidente, e il polline, simbolo della vita che si rinnova, si mescola a elementi atti a evocare appunto un senso di disgregazione e catastrofe imminente: la carta straccia, il fumo grigio, fino ad arrivare addirittura ai raggi gamma in relazione allo spettro di un’apocalisse nucleare. Eppure il cuore insiste a battere, nonostante tutto, mentre la propaganda fa il suo corso e, all’insegna di un chiacchiericcio inconsistente alla tivù, persino la tragedia sembra trasformarsi in farsa…</p>


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<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="200" src="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/04/Buio-in-sala.jpg" alt="" class="wp-image-9434" srcset="https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/04/Buio-in-sala.jpg 200w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/04/Buio-in-sala-150x150.jpg 150w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/04/Buio-in-sala-100x100.jpg 100w, https://rivistapaginauno.it/wp-content/uploads/2026/04/Buio-in-sala-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina di Roberto Cracco</figcaption></figure>
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<p>Sorta di canzone-manifesto dell’album, “All’ombra di mille soli” deve il suo titolo al film del 1989 che Roland Joffé – prima di Nolan e meglio di Nolan, per quanto, anche in questo caso, non si tratti di un capolavoro – ha dedicato al Progetto Manhattan, con particolare riferimento alle figure di Robert Oppenheimer, a capo della squadra di fisici che nel 1945 portò alla creazione della prima bomba atomica, e Leslie Groves, il generale statunitense che aveva l’incarico di coordinare il gruppo. L’ombra di mille soli è appunto quella proiettata da ciò che il sociologo e filosofo Günther Anders definisce la possibilità metafisica del nulla, a cui l’umanità si trova concretamente esposta per la prima volta nella Storia, proprio a causa della corsa agli armamenti nucleari da parte delle superpotenze, che ha portato oggi a disporre di oltre 12.200 testate atomiche sparse per il mondo, laddove ne basterebbero poche decine a estinguere la vita sul pianeta. Di fronte a tale minaccia, esacerbata, negli ultimi anni, dalle forti tensioni nel panorama geopolitico, i protagonisti della canzone provano un urgente desiderio di evasione dalla realtà. La Russia e l’America, l’India e il Pakistan, e anche l’Europa, col suo piano di riarmo sostenuto da Ursula von der Leyen e dagli altri ‘volenterosi’ guerrafondai, sono presentate alla stregua di faglie sismiche, le quali, essendo in attrito tra loro, potrebbero, infine, condurre al disastro. Un cataclisma da cui non ci sarebbe scampo sulla Terra. Ecco perché l’unico rifugio rimasto ai protagonisti di questa canzone è un luogo metafisico che può essere raggiunto solo in virtù di una perdita di sé, con i liquori e le sigarette citati nei primi due ritornelli, cullati dal sogno utopico, così spesso tradito sul piano materiale, di fondare una nuova città, metafora di una società più giusta e umana.</p>



<p>In “Angeli caduti” il tema della perdita di significato in relazione al presagio di una catastrofe imminente viene sviluppato sulla base di una melodia che evoca piuttosto un senso di allegria e spensieratezza in accordo col principio della ‘dissonanza emotiva’, per cui a creare coinvolgimento nell’ascoltatore è appunto la contraddizione tra testo e musica. Contraddizione che si fa specchio di quella scissione schizofrenica tra una vita quotidiana ancora disperatamente aggrappata a un’idea illusoria di ‘normalità’ e tutti quei messaggi di morte e distruzione, relativi alla guerra, che di tale normalità rappresentano il cuore di tenebra – la verità rivelata. Messaggi che completano, in un certo senso, il processo di dissolvimento iniziato già da tempo in seno all’Occidente, il quale, giunto alla sua fase capital-consumistica, ha ormai esaurito ogni capacità di generare simboli e immaginari ‘altri’, finendo così per assumere l’aspetto di un gigante dai piedi di argilla. Ecco allora che la luna, astro prediletto dai poeti e dagli innamorati del passato, non ha più nulla da dirci e appare addirittura stupida, offuscata dai led delle pubblicità; la notte ha smesso di esercitare il suo fascino misterioso su chiunque si trovi a calcarne la superficie, la quale offre solo una consistenza artificiale, finta, come la plastica; il cuore, ridotto al rango di semplice organo, patisce nella ‘cattività’ della gabbia toracica, da questa imprigionato e incapace, perciò, di ogni slancio emotivo; concetti come immensità, eternità, immortalità evaporano di fronte alla prosa efferata della ragione strumentale; e, di fronte allo spettro della guerra che avanza, si rivela inutile, se non addirittura patetico, qualsiasi tentativo di ancorarsi, attraverso l’arte, a un’idea di bellezza.</p>



<p>Bisogna ‘ringraziare’ Donald Trump per l’esistenza di “A Caracas”, ultima canzone scritta in ordine di tempo, subito dopo il bombardamento della capitale venezuelana da parte degli Stati Uniti – oltre cento morti accertati – e il conseguente rapimento di Nicolas Maduro nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026. Il testo si sviluppa come un racconto corale che descrive gli stati d’animo di cinque personaggi al momento dell’attacco. In quelli femminili, a dominare è l’idea di un futuro negato, la quale assume i connotati dell’attesa frustata di un profeta nel caso di Teresa, della visione di immagini di morte sui fondi del caffè la mattina a colazione in quello di Carmela e della giustapposizione tra la fragile vita del bambino appena nato di Marina e la distruzione operata dalla guerra. Al contrario, nei due personaggi maschili a prevalere sono rispettivamente il passato e il presente. Nel caso di Felipe, infatti, il padre militare evoca le dittature fasciste che, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, hanno insanguinato tutti quei Paesi del Sudamerica che ebbero la sfortuna di finire nel mirino della cosiddetta Operazione Condor – attentati, repressioni e golpe a guida statunitense, dai quali il Venezuela, seppur con mille contraddizioni, era riuscito a preservarsi, fino a questo momento. Per Rodrigo, invece, la stessa cognizione del tempo dilegua di fronte all’antinomia immediata tra la bellezza del cielo e la morte che, sotto forma di bombe, discende da quelle altitudini. A incorniciare il tutto, l’immagine apocalittica del fuoco e delle falene che lambiscono gli incendi, prima di dissolversi al loro interno, mentre nell’aria risuona una<em> tonada</em>, ovvero un canto popolare di origine spagnola, diffuso in gran parte del mondo latinoamericano e strettamente connesso alla dimensione agreste, destinato ad assumere qui il significato di un requiem.</p>



<p>Un celebre aforisma potrebbe fungere da epigrafe per “Culla di cenere”: <em>nemo propheta in patria</em>. Lo sa bene Cassandra, figlia di Priamo, re di Troia, la quale, secondo il mito, aveva predetto, inascoltata, la caduta della città. A lei Christa Wolf ha dedicato un meraviglioso romanzo, pubblicato nel 1983, dove la realtà della guerra emerge alla stregua di un eterno ritorno dell’uguale, una coazione a ripetere il rituale della violenza, ciò che René Girard descrive nei termini di meccanismo vittimario. Appunto tale lettura è stata l’ispirazione principale per questa canzone, dove torna il tema del tempo, già affrontato in “Polline”, con una differenza sostanziale, tuttavia: se in quest’ultimo brano, infatti, veniva offerta una visione lineare di Kronos, qui il rapporto è decisamente circolare. Evocato nei ritornelli, l’uroboro, il serpente che si morde la coda – simbolo nato in seno all’antico Egitto e poi diffusosi in numerosissime culture, tra cui quella greca – costituisce di ciò l’immagine più esplicita. Altri riferimenti al mondo classico sono la figura di Creso, ultimo sovrano della Lidia, il quale, prima di muovere guerra contro i persiani, si rivolse all’oracolo di Delfi, ottenendo la consueta risposta ambigua, incoraggiante solo all’apparenza: “Se Creso attraverserà il fiume Halys, cadrà un grande impero”. Che si riferisse proprio al suo impero, infatti, e non a quello di Ciro il Grande, questo il re della Lidia non era destinato a capirlo. Infine, i denti di drago sepolti al centro di ogni città – simbolo della violenza originaria che ha plasmato l’Occidente – rimandano al mito relativo alla fondazione di Tebe, secondo cui Cadmo, dopo l’uccisione di un drago posto a guardia di una fonte di Ares, avrebbe seminato nel suolo limitrofo i denti del mostro, e da essi sarebbero nati gli sparti, guerrieri brutali, pronti a scannarsi tra loro, non appena venuti al mondo; i cinque sopravvissuti alla carneficina avrebbero poi aiutato Cadmo a edificare la città, divenendo così gli antenati dei tebani.</p>



<p>Ancora sull’idea nicciana di eterno ritorno dell’uguale, tradotta in modo da aderire alla prospettiva di una Storia destinata a ripetersi, è costruita “Un nuovo perché”, canzone il cui testo si basa in gran parte su un utilizzo consapevole dell’anacronismo. Ecco allora che, nell’arco di pochi versi, compaiono un tempio antico, svastiche e i riferimenti contemporanei ai bombardamenti sull’Iran da parte di Israele e Stati Uniti, nonché alle tensioni mai sopite tra Cina e USA in merito a Taiwan. A essere centrale è sempre il tema del tempo, dunque, che si intreccia qui al motivo della perdita di significato già presente in “Confine” e “Angeli caduti”. Nulla vieta che sia sempre Cassandra, considerata nella sua qualità di archetipo in cui si attua una sintesi tra la figura della profetessa e quella del poeta, a ricoprire il ruolo di voce narrante, la quale, come in tante canzoni di Leonard Cohen, si rivolge a un ‘tu’ estremamente stratificato, laddove è possibile individuare, senza che un termine abbia a prevalere su un altro, un amante, una divinità o l’ascoltatore stesso. La dimensione dell’Eros si contrappone a quella del Thanatos, rappresentata dalla guerra ed evocata, fin dalla prima strofa, come annientatrice di visioni poetiche, futuri ipotetici, cosmologie. Eppure, per un breve istante, sottolineato musicalmente dal crescendo del ritornello, sembra quasi che sia possibile forgiare un nuovo senso del mondo, finalmente svincolato dalla violenza. Senonché un interscambio modale sul finire della battuta – più precisamente, il passaggio da un Do maggiore a un Do minore – in concomitanza con i riferimenti a Teheran e a Taiwan, fa di nuovo ‘precipitare’ la canzone su un tono disperato. Difficile, se non impossibile, sembra ormai anche solo ipotizzare l’amore in un mondo dominato dalla morte e dalla violenza. E addirittura, nel ritornello finale, è il tempo stesso a ‘franare’ in relazione al presagio di un evento apocalittico.</p>



<p>“Buio in sala”, la canzone che dà il titolo all’album, tratta, in particolare, il tema della propaganda bellicista che da anni ormai imperversa sui media occidentali, utilizzando il cinema come metafora. Suddivisa in tre ‘stanze’ che si ripetono per due volte, con un doppio ritornello finale, le atmosfere della strofa sono oniriche, rarefatte, contraddistinte da suoni prevalentemente elettronici in modo da introdurre l’ascoltatore in una dimensione metafisica, dove una vera e propria cura Ludovico a base ideologica – il riferimento è al film “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick – viene messa in relazione alla creazione di un intero cosmo e del suo significato; cosicché le immagini proiettate sullo schermo e i suoni e le parole diffusi dalle casse audio arrivano addirittura a determinare la struttura ontologica dello spettatore, processo descritto, sul piano fisiologico, nei termini di una vera e propria mutazione genetica dal sapore cronenberghiano. A tutto ciò il narratore si ribella, con l’invito rivolto a chiunque lo intenda ad amputare e distruggere tutte quelle parti di sé che dovessero eventualmente rivelarsi ‘contaminate’: la lingua, gli occhi, i timpani, la pelle… Il cuore soprattutto. Ecco allora che il corpo si dimostra il primo terreno di scontro tra la dimensione della vita e quella del Potere, secondo il concetto di biopolitica elaborato da Michel Foucault, che descrive l’insieme di norme e pratiche adottate dalle élite per controllare l’esistenza biologica della popolazione (sessualità, salute, riproduzione, morte ecc.). La canzone contiene, infine, una citazione a Franco Battiato: la voce del padrone a cui si fa riferimento nella seconda strofa è, infatti, anche il titolo dell’undicesimo album del cantautore siciliano, dove, tra le varie fonti di ispirazione, spicca il concetto di ‘padrone’ per come viene inteso nella filosofia gurdjieffiana, rappresentazione della coscienza e della volontà dell’individuo. Nel caso di “Buio in sala”, invece, tale immagine fa pendant con quella del demiurgo nella prima strofa, emblema di un Potere e una visione del mondo essenzialmente antiumani.</p>



<p>A chiedere il concept, “Prima della guerra”: più che una canzone, una vera e propria poesia recitata su un tappeto sonoro, scritta quando l’autore aveva diciott’anni e già oggetto, nel 2013, di un&#8217;interpretazione attoriale da parte di Gianni Moi, reperibile su YouTube. Il tempo purtroppo non ha fatto altro che confermare l’attualità di questo componimento, a cui viene data voce qui dallo stesso Iacopo Adami. Di fronte all’orrore di un Benjamin Netanyahu, di un Donald Trump o di una Ursula von der Leyen che vara il riarmo europeo per 800 miliardi di euro, mentre scuole e ospedali cadono a pezzi, resta solo il desiderio di una fuga impossibile verso mondi altri, dal momento che il nostro appare ormai irrimediabilmente condannato. Eppure il fatto stesso di scrivere, fare arte, testimonia, nonostante tutto, la volontà di non arrendersi. Il senso di disfatta, pur presente in questa poesia, non arriva mai ad assumere i connotati di una deriva nichilistica e prova piuttosto la necessità di confrontarsi con l’orrore sopracitato per superarlo. Detto altrimenti, assumere su di sé la realtà per ciò che è, senza ‘filtri’ di alcun tipo, costituisce sempre la precondizione necessaria perché divenga possibile trasformare radicalmente il mondo in cui viviamo; appunto l’urgenza di cui intende farsi portavoce questo disco nato sul <em>confine</em> ‘permeabile’ tra due epoche, quella passata e la nuova ancora là da venire, e, perciò, alimentato da tutte le paure, i dubbi e le speranze che una simile condizione comporta.</p>



<p><em>Testi e musica di Iacopo Adami, arrangiamenti di Enzo Beccia, cori di Serena Aldrighetti, mixaggio e mastering di Gregorio Carlino, copertina di Roberto Cracco.</em></p>



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